Nascita del Sistema BrailleIl metodo messo a punto da Barbier non era stato pensato per la lettura tattile dei ciechi, ma per la decifrazione al buio di messaggi militari. Esso tuttavia trovò efficace, sebbene sporadica applicazione tra un ristretto numero di ciechi dell’istituto di Parigi. Tra questi, Louis Braille.Quando Barbier introdusse il proprio metodo tra gli ospiti dell’istituto, Louis Braille, ancora giovanissimo, si rivelò tra gli allievi più abili e ed efficienti. Dalla diretta esperienza di un utilizzatore assiduo e intelligente, emerse il limite maggiore del metodo di Barbier: la scarsa duttilità tattile dovuta a una percezione difficoltosa, a causa delle dimensioni dei singoli segni. Colonne di sei punti infatti, si coglievano a fatica nell’esplorazione tattile del polpastrello del dito indice, rallentando così il processo di identificazione e l’intero fluire della lettura. Louis Braille pose rimedio a tale inconveniente mediante la riduzione della matrice di ciascun segno che passò da due colonne di sei punti, a due colonne di tre punti, dando origine al sistema così come oggi noi lo conosciamo. Egli Usò i quattro punti della parte superiore per rappresentare le prime dieci lettere dell’alfabeto francese e si servì metodicamente dei due punti della parte inferiore per rappresentare le lettere dall’undicesima alla ventesima, con l’aggiunta del punto "tre" e dalla ventunesima alla ventiseiesima, con l’aggiunta dei punti "tre e sei". Con i 63 segni a disposizione, egli procedette anche alla codifica dei numeri, della punteggiatura e della musica, regalando finalmente a tutti i ciechi del mondo un vero sistema per scrivere e per leggere. Possiamo dunque affermare che il sistema inventato da Louis Braille, lungi dall’essere un prodigio di congiunzioni astrali o un prodotto di magniloquenti dottrine filosofiche e scientifiche, fonda invece la propria efficacia nella semplicità, che è espressione di genialità e nell’esperienza, che è fattore di conoscenza. Tutto facile dunque? Ovazioni e trionfi per il nostro inventore? Niente affatto! Come spesso accade. Grazie al nuovo metodo, Louis Braille in persona e una cinquantina di altri frequentatori dell’istituto studiarono musica fino a diventare organisti professionisti e trovare impiego in molte chiese di Parigi e dintorni, nonostante la diffidenza palesata dagli insegnanti e dagli educatori vedenti che tuttavia era tenuta sotto controllo dal direttore Pignier. Quando egli però venne sostituito da Dufau, il quale avversava l’uso del Braille, la situazione mutò radicalmente e il sistema di Louis Braille venne additato come strumento di segregazione e perfino come elemento di disturbo dell’attenzione in classe, per via del ticchettìo del punzone, in fase di scrittura. Dufau sostituì il Braille con il sistema messo a punto da Johon Alston presso il ricovero per ciechi di Glasgow, una sorta di alfabeto normale molto semplificato e riprodotto in rilievo e diede ordine di eliminare sistematicamente le tavolette di scrittura e i pochi testi disponibili, tra i quali una "storia della Francia" in tre volumi che risulta essere il primo vero libro riprodotto in Braille. Gli studenti tuttavia resistettero a tanta furia distruttiva e continuarono a praticare il metodo Braille, servendosi di ogni sorta di utensile: coltellini, forchette, spilloni, ecc…. I più anziani insegnavano ai più giovani e l’alfabeto di Louis Braille continuò a esistere nonostante la sorveglianza, le punizioni corporali e le vessazioni d’ogni genere che si abbattevano sugli allievi ribelli. Fu un giovane assistente di Dufau, Joseph Gaudet, ammirato dalla resistenza dei ciechi ospiti dell’istituto e favorevolmente impressionato dal metodo Braille, che cominciò egli stesso a praticarlo e insegnarlo, e a convincere infine il direttore dell’opportunità di incoraggiare piuttosto che ostacolare. Con lusinghe e adulazioni egli riuscì a persuadere Dufau a farsi difensore e promotore del metodo Braille, allettandolo con la prospettiva di una pubblica notorietà, ove l’istituto da lui diretto fosse risultato fucina di invenzioni e innovazioni che potevano avere eco in tutta la Francia e forse nel mondo intero. Così, grazie alla vanità sapientemente stuzzicata di un miserabile personaggio chiamato a un posto troppo elevato per la sua intelligenza, il metodo Braille poté superare il primo e forse il più grave ostacolo alla propria diffusione. Di opposizioni ve ne furono altre e consistenti, come vedremo in seguito, ma intanto la battaglia per l’esistenza era vinta, grazie alla sagacia di un giovane maestro cieco e alla resistenza degli allievi ciechi dell’istituto di Parigi. |
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