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diamo i numeri. quelli veri
Ven, 04/06/2010 - 00:20
Diamo i
numeri, quelli giusti, però! (di Franco Bomprezzi*) Di
numeri, infatti, ne sono circolati sin troppi, in questi giorni di Manovra
Finanziaria, ma ben pochi si sono presi la briga di verificarli, di analizzarli
al meglio, di scomporre i dati, forniti ad arte per ottenere una serie di
risultati eclatanti: prima di tutto individuare un nemico comune (il "falso
invalido"), in secondo luogo indicare un possibile grande risparmio "etico" (la
spesa destinata a ingrassare i falsi invalidi e le loro ricche famiglie), in
terzo luogo spostare lattenzione da altre criticità della manovra, e infine
precostituirsi un alibi di fronte alleventualità, tuttaltro che remota, di non
riuscire a recuperare grandi cifre da questa poderosa lotta contro i "lestofanti
a rotelle" o "pseudociechi" o "falsi sordi". Ciò che resta, in realtà, è un
enorme danno di comunicazione, destinato a durare nel tempoÈ il momento
di dare i numeri. Quelli giusti, però. Perché in questa vicenda dei tagli
previsti dalla manovra economica e di pesante sottolineatura da parte del
ministro Tremonti della rilevanza della spesa sostenuta per gli invalidi (altro
che "persone con disabilità", siamo tornati bruscamente al "burocratese" e
dunque "siamo tutti invalidi"!), di numeri ne sono circolati parecchi, grazie
anche al meccanismo del "copia e incolla" dai comunicati ministeriali, una
pratica evidentemente in auge nel giornalismo di informazione italiano, anche da
parte di firme illustri, di fustigatori dei costumi e del
malcostume.Nessuno, infatti, si è preso la briga di verificare i numeri, di
analizzare al meglio le cifre, di scomporre i dati, forniti ad arte per ottenere
una serie di risultati eclatanti: prima di tutto individuare un nemico comune
(il "falso invalido"), in secondo luogo indicare un possibile grande risparmio
"etico" (la spesa destinata a ingrassare i falsi invalidi e le loro ricche
famiglie), in terzo luogo spostare lattenzione da altre criticità della
manovra, e infine precostituirsi un alibi di fronte alleventualità, tuttaltro
che remota, di non riuscire a recuperare grandi cifre da questa poderosa lotta
contro i "lestofanti a rotelle", o "pseudociechi", o "falsi sordi". Questo lo
scenario, e questi i numeri.2,7 milioni di invalidi civili.Tanti
sono secondo il ministro Tremonti, ma non è così. Questo numero, infatti, è solo
la somma delle prestazioni fornite agli invalidi, dal momento che in molti casi
le prestazioni appunto si sommano: ad esempio pensione di invalidità e indennità
di accompagnamento. Perciò in realtà il numero complessivo di invalidi civili è
di circa 2 milioni.Grande enfasi è stata posta sulla scoperta di falsi
invalidi (i casi eclatanti dei "ciechi che guidano", per fare un esempio), ma
forse è utile sapere che in tutto (fonte INPS 2009), i ciechi assoluti che
percepiscono la pensione (277,57 euro) sono soltanto 40.614. Salgono a 50.376 se
si contano i ciechi assoluti che percepiscono lindennità di accompagnamento
783,60 euro, a riprova che solo 10.000 ciechi assoluti superano il limite di
reddito previsto per ottenere la pensione. Quale grande risparmio sarebbe mai
possibile incidendo su questi numeri?273.726 assegni di
invalidità.Tanti sono quelli erogati nel 2009 a invalidi civili compresi fra
il 74 e il 99%. La Manovra interviene sulla percentuale minima di invalidità
richiesta per la concessione dellassegno: viene elevata all'85% a partire dal
1° giugno [oggi, N.d.R.] e sarà applicata solo alle nuove domande. Rimangono
fermi gli altri requisiti reddituali e di inoccupazione.Con questa
disposizione non si colpiscono i disabili "più gravi", ma sicuramente quelli che
attualmente hanno meno tutele, meno garanzie. Persone escluse dal mondo del
lavoro e comunque con un reddito personale bassissimo, già sottoposte a
requisiti molto stringenti. Per intenderci: una persona con l80% di invalidità,
disoccupata e priva di reddito, non avrà più diritto allassegno mensile di
assistenza, a meno che non ne sia già in possesso. Si tratta di un danno
notevole per i singoli, senza un effettivo impatto positivo sui bilanci dello
Stato.«Facciamo due conti - e cito una puntigliosa analisi di Carlo
Giacobini, apparsa in questo stesso sito [la si legga cliccando qui, N.d.R.] -.
Nel 2009 i titolari di assegno mensile di assistenza erano 273.726, la
percentuale richiesta 74-99%, limporto mensile 256, quello annuale 3.328. Dal
primo giugno 2010 si eleva la percentuale minima all85%. Supponiamo per assurdo
che - di punto in bianco - ci siano 50.000 nuovi casi in un anno (cioè oltre il
20% dellattuale universo) e che a tutti questi casi venga riconosciuta
uninvalidità inferiore all85%. In questa ipotesi il risparmio sarebbe di
166.400.000 euro (50mila x 3.328 euro). Ovviamente non è pensabile che le
domande siano 50.000: negli ultimi anni, infatti, si sono registrati mediamente
fra i 10 o 15.000 nuovi casi lanno. Non è credibile nemmeno che tutte le
percentuali di invalidità riconosciute siano inferiori al 85%. Quindi 166
milioni non sono raggiungibili neanche lontanamente». E infatti una s tima forse
realistica parla di un risparmio possibile di 30 milioni di euro.7.000
euro.Questa cifra corrisponde al costo medio di una causa civile, intentata
come ricorso per aver visto decurtata o annullata lerogazione di una
prestazione per invalidità. Al momento sono pendenti 400.000 cause di questo
genere. Il giro daffari è dunque enorme, 2 miliardi e 800 milioni di euro.
Inutile dire che molto spesso lo Stato soccombe ai ricorsi e deve ripristinare
le indennità o le pensioni soppresse.2.500 euro.Questo è il costo
medio mensile per il mantenimento di una persona con disabilità non
autosufficiente, in ambito familiare. Lindennità di accompagnamento (480 euro)
incide dunque per meno del 20 per cento sulla spesa complessiva.0
euro.È la cifra in bilancio questanno per il Fondo per le Non
Autosufficienze (erano 400 milioni per il 2009). Gli stanziamenti regionali
compensativi sono disuguali sul territorio nazionale e comunque cresce
rapidamente la partecipazione alla spesa per servizi da parte delle
famiglie.Per finire.Laumento delle prestazioni agli invalidi civili
sta diminuendo negli ultimi anni. Nel 2008 le prestazioni erogate sono aumentate
del 5,9% rispetto all'anno precedente. Nel 2009 l'aumento è stato del 4,5%. Il
trend è in calo (fonte INPS, Relazione Annuale 2009, pagina 165). Dunque: tanto
rumore per nulla. O quasi. Ma chi davvero non potrà più accedere a prestazioni
minime come la pensione o lassegno di invalidità, sarà vittima di numeri falsi,
di numeri diffusi volutamente per convincere unopinione pubblica distratta e
stanca.I numeri che non ci sono.Manca una seria analisi dei dati
economici relativi alla povertà delle persone con disabilità. Se è vero che è
nettamente maggiore il numero di pensioni di invalidità al Sud, questo significa
anche che al Sud una persona disabile non trova lavoro e dunque, a parità di
certificazione corretta, ha diritto alla pensione.Al Nord il livello di
occupazione delle persone disabili è nettamente superiore, ma questo dato non
viene mai citato. Si preferisce il luogo comune della "disonestà meridionale".
Senza contare, come ha argomentato il sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio (sic!) Gianfranco Miccichè: «A un'area, quella del Nordest, già piena
di imprese, si è consentito di non pagare tasse, perché per 20 anni non si è
fatta una sola indagine fiscale; contemporaneamente, in Sicilia, piuttosto che
meccanismi strutturali di compensazione alla disoccupazione, si è permessa la
facile concessione dell'invalidità civile, oltre al contributo a fondo perduto a
chi faceva impresa creando una mostruosità di incompetenza
imprenditoriale».E soprattutto manca, al termine della manovra, una stima
realistica del risparmio effettivo. Ma il danno di comunicazione è enorme, e
durerà nel tempo.*Testo pubblicato dal periodico «Vita Magazine» e qui
ripreso - con lievi adattamenti - per gentile concessione.superando
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