Qui di seguito, si troverà una breve storia del sistema Braille, con cenni alle prime tecniche rudimentali di scrittura, fino a giungere al riconoscimento ufficiale della comunità mondiale.
Nonostante alcuni grandi studiosi ciechi come Nicholas Saunderson che ereditò la cattedra di Newton, leggere e scrivere senza la vista rimaneva un ostacolo insormontabile. Fin dalla seconda metà del XVI secolo si ha notizia di tentativi di escogitare un sistema che consentisse ai ciechi di leggere e scrivere. L’abate italiano Lana-Terzi ideò un complicato sistema di fili intrecciati e annodati che rappresentavano le diverse lettere dell’alfabeto. Nel 1640 il tipografo francese Pierre Moreau aveva messo a punto un metodo di lettura per i ciechi basato sulla combinazione di lettere mobili. Molti altri tentarono con successo più o meno eclatante, ricorrendo a ogni sorta di sistemi e strumenti per ottenere una rappresentazione tattilmente riconoscibile dell’alfabeto. Il primo impiego sistematico di un alfabeto tattile si ebbe a Parigi verso il 1780 quando Valentin Haüy mise in opera un metodo per tracciare le lettere su fogli di carta spessa mediante una penna con punta dotata di rotellina dentellata. Lo stesso Haüy, direttore dell’istituto dei ciechi, sperimentò ben presto con successo una modalità di impressione delle lettere sulla carta inumidita, servendosi di lastre metalliche sulle quali le lettere stesse venivano incise preventivamente.
Il primo libro prodotto con questa tecnica fu pubblicato a Parigi nel 1787 ed era una sintesi delle teorie sull’educazione dei ciechi. Haüy sosteneva che occorresse mantenere la massima analogia nei metodi e nelle tecniche di educazione delle persone vedenti e delle persone non vedenti. William Moon, un inglese divenuto cieco all’età di 21 anni, nel 1845 mise a punto un sistema tattile che da lui trasse il nome. Il Moon si basava sulla rappresentazione in rilievo delle normali lettere dell’alfabeto, ma modificate e semplificate per consentirne una migliore percezione. In pratica, otto lettere rimanevano identiche; quattordici risultavano parzialmente modificate, mentre cinque erano totalmente ridisegnate. Il primo libro nel sistema Moon fu pubblicato in Gran Bretagna nel 1847 e per l’epoca, l’idea incontrò un vasto e duraturo successo.
Qualcuno sostiene ancora che i ciechi divenuti tali in età avanzata, incontrerebbero minori difficoltà nell’apprendere una modalità di lettura basata sul sistema Moon piuttosto che sul Braille. Il vero precursore dell’alfabeto Braille fu il sistema messo a punto da Charles Barbier, un capitano di artiglieria dell’esercito napoleonico. Barbier riteneva, a giusta ragione, che i punti sarebbero risultati più consoni delle linee all’identificazione tattile, realizzando così il suo alfabeto puntiforme nel 1815. Si trattava di due colonne verticali di sei punti ciascuna: un massimo di dodici punti per ogni simbolo, per rappresentare non tanto le singole lettere dell’alfabeto, quanto piuttosto le combinazioni dei suoni della lingua francese; di qui la definizione di "metodo sonografico". Il sistema risultava piuttosto complicato nella decodifica dei segni e nella loro traduzione in parole, ma aveva aperto la via al moderno metodo di lettura e scrittura dei ciechi. Barbier inoltre, per scrivere con il proprio codice, aveva ideato e realizzato la tavoletta e il punteruolo, quasi del tutto simili a come oggi li conosciamo.
Il metodo messo a punto da Barbier non era stato pensato per la lettura tattile dei ciechi, ma per la decifrazione al buio di messaggi militari. Esso tuttavia trovò efficace, sebbene sporadica applicazione tra un ristretto numero di ciechi dell’istituto di Parigi. Tra questi, Louis Braille.Quando Barbier introdusse il proprio metodo tra gli ospiti dell’istituto, Louis Braille, ancora giovanissimo, si rivelò tra gli allievi più abili e ed efficienti. Dalla diretta esperienza di un utilizzatore assiduo e intelligente, emerse il limite maggiore del metodo di Barbier: la scarsa duttilità tattile dovuta a una percezione difficoltosa, a causa delle dimensioni dei singoli segni. Colonne di sei punti infatti, si coglievano a fatica nell’esplorazione tattile del polpastrello del dito indice, rallentando così il processo di identificazione e l’intero fluire della lettura. Louis Braille pose rimedio a tale inconveniente mediante la riduzione della matrice di ciascun segno che passò da due colonne di sei punti, a due colonne di tre punti, dando origine al sistema così come oggi noi lo conosciamo.
Egli Usò i quattro punti della parte superiore per rappresentare le prime dieci lettere dell’alfabeto francese e si servì metodicamente dei due punti della parte inferiore per rappresentare le lettere dall’undicesima alla ventesima, con l’aggiunta del punto "tre" e dalla ventunesima alla ventiseiesima, con l’aggiunta dei punti "tre e sei". Con i 63 segni a disposizione, egli procedette anche alla codifica dei numeri, della punteggiatura e della musica, regalando finalmente a tutti i ciechi del mondo un vero sistema per scrivere e per leggere. Possiamo dunque affermare che il sistema inventato da Louis Braille, lungi dall’essere un prodigio di congiunzioni astrali o un prodotto di magniloquenti dottrine filosofiche e scientifiche, fonda invece la propria efficacia nella semplicità, che è espressione di genialità e nell’esperienza, che è fattore di conoscenza. Tutto facile dunque? Ovazioni e trionfi per il nostro inventore? Niente affatto! Come spesso accade.
Louis Braille dunque pubblica il suo "metodo" sistematico nel 1829, ricevendo subito una favorevole accoglienza da parte degli allievi dell’istituto di Parigi che cominciano a praticare il nuovo sistema. Il prof. Pignier, direttore del tempo, accolse con entusiasmo il nuovo metodo e incoraggiò Louis Braille in ogni modo, nominandolo perfino insegnante nell’istituto. Furono realizzate le tavolette per la scrittura che Louis Braille aveva progettato correggendo gli originali strumenti ideati da Barbier e si cominciò a leggere e scrivere in Braille con ottimi risultati per gli allievi.
Grazie al nuovo metodo, Louis Braille in persona e una cinquantina di altri frequentatori dell’istituto studiarono musica fino a diventare organisti professionisti e trovare impiego in molte chiese di Parigi e dintorni, nonostante la diffidenza palesata dagli insegnanti e dagli educatori vedenti che tuttavia era tenuta sotto controllo dal direttore Pignier. Quando egli però venne sostituito da Dufau, il quale avversava l’uso del Braille, la situazione mutò radicalmente e il sistema di Louis Braille venne additato come strumento di segregazione e perfino come elemento di disturbo dell’attenzione in classe, per via del ticchettìo del punzone, in fase di scrittura.
Dufau sostituì il Braille con il sistema messo a punto da Johon Alston presso il ricovero per ciechi di Glasgow, una sorta di alfabeto normale molto semplificato e riprodotto in rilievo e diede ordine di eliminare sistematicamente le tavolette di scrittura e i pochi testi disponibili, tra i quali una "storia della Francia" in tre volumi che risulta essere il primo vero libro riprodotto in Braille. Gli studenti tuttavia resistettero a tanta furia distruttiva e continuarono a praticare il metodo Braille, servendosi di ogni sorta di utensile: coltellini, forchette, spilloni, ecc…. I più anziani insegnavano ai più giovani e l’alfabeto di Louis Braille continuò a esistere nonostante la sorveglianza, le punizioni corporali e le vessazioni d’ogni genere che si abbattevano sugli allievi ribelli. Fu un giovane assistente di Dufau, Joseph Gaudet, ammirato dalla resistenza dei ciechi ospiti dell’istituto e favorevolmente impressionato dal metodo Braille, che cominciò egli stesso a praticarlo e insegnarlo, e a convincere infine il direttore dell’opportunità di incoraggiare piuttosto che ostacolare.
Con lusinghe e adulazioni egli riuscì a persuadere Dufau a farsi difensore e promotore del metodo Braille, allettandolo con la prospettiva di una pubblica notorietà, ove l’istituto da lui diretto fosse risultato fucina di invenzioni e innovazioni che potevano avere eco in tutta la Francia e forse nel mondo intero. Così, grazie alla vanità sapientemente stuzzicata di un miserabile personaggio chiamato a un posto troppo elevato per la sua intelligenza, il metodo Braille poté superare il primo e forse il più grave ostacolo alla propria diffusione. Di opposizioni ve ne furono altre e consistenti, come vedremo in seguito, ma intanto la battaglia per l’esistenza era vinta, grazie alla sagacia di un giovane maestro cieco e alla resistenza degli allievi ciechi dell’istituto di Parigi.
Nel 1852, esattamente un secolo e mezzo fa, a soli 43 anni, il 6 Gennaio, muore Louis Braille, dopo una vita troppo breve, costellata sovente di stenti e privazioni. L’amore per i suoi allievi ciechi dell’istituto di Parigi che aveva sempre aiutato con sostegno materiale e morale, trova il suo culmine quando, ritrovata una cassetta che egli aveva disposto fosse distrutta senza verificarne il contenuto, obbligati ad aprirla, vi rintracciarono un elenco dei piccoli debiti in denaro che molti allievi avevano nei suoi confronti e che egli con quel gesto, all’atto della morte, cancellava per sempre. Il sistema però, sebbene lentamente, cominciò a diffondersi e ad affermarsi in Francia e all’estero. Già nella seconda edizione del suo metodo, Louis Braille aveva adattato l’alfabeto alle sei maggiori lingue parlate e scritte in Europa e in America: inglese, francese, spagnolo, tedesco, italiano e portoghese.
Nel 1852 il Braille fu introdotto nella scuola per ciechi di Losanna, dove nel 1860 sorse una vera e propria copisteria che produceva volumi in francese e in tedesco. Nel 1854 il sistema fu adottato ufficialmente in Francia e nello stesso anno venne realizzata la prima edizione del metodo in lingua portoghese per espressa volontà dell’imperatore del Brasile Don Pedro II. Nei paesi di lingua tedesca il Braille si affermò con qualche variante segnografica che per alcuni decenni costituì un motivo di confusione e di disorientamento come certificato nel primo congresso degli educatori per ciechi tenutosi a Lipsia nel 1873 e nel secondo congresso tenutosi a Dresda nel 1876. Su 25 scuole per ciechi, quattordici adottavano il Braille modificato e soltanto undici quello originale derivante dal francese.
Nel contempo, celebrati educatori quali Klein e Knie continuavano ad avanzare forti riserve sull’impiego esclusivo del Braille per l’istruzione dei ciechi, ritenendolo un sistema emarginante e totalmente inadatto all’occhio.In Inghilterra all’epoca erano in voga quattro sistemi di lettura e scrittura di caratteri normali a rilievo (Moon, Fry, Alston, e Gall), più due sistemi di tipo stenografico (Lucas e Frère). Thomas Ermitage, fondatore dell’associazione per l’educazione dei ciechi in patria e all’estero, propose che fossero direttamente gli interessati, cioè i ciechi, a decidere circa il sistema da adottare. Venne costituito un comitato di valutazione composto solo da ciechi che conoscessero almeno tre dei sistemi citati. Il comitato, nel 1870, si pronunciò in favore del Braille che già nel 1883 risultava ufficialmente adottato nella stragrande maggioranza delle scuole inglesi per ciechi. Nel 1878 finalmente, nell’ambito del primo congresso internazionale per l’educazione dei ciechi svoltosi a Parigi, dopo aspre e prolungate dispute, il 27 Settembre in seduta plenaria, il Braille fu universalmente adottato come metodo di scrittura e lettura per i ciechi, nella sua forma originale francese. Soltanto gli Stati Uniti d’America, tra i grandi paesi evoluti, seguivano e seguirono un percorso diverso che ugualmente portò all’affermazione del Braille, ma dopo controversie laceranti tra gli educatori che provocarono ritardi e incertezze nel processo di istruzione dei ciechi in quel grande paese.
Il metodo Braille è il metodo di lettura e scrittura che permette ai non vedenti di poter usufruire di tutte le conoscenze disponibili nel mondo. Il metodo si basa sulla combinazione di punti in rilievo percepibili al tatto, corrispondenti alle lettere dell’alfabeto. Louis Braille nasce a Coupvray nel 1809, in una famiglia povera, quarto figlio di un sellaio. Il bambino è gracile ma pieno di curiosità. Spesso, si avvicina al tavolo da lavoro del padre, incuriosito dai suoi strumenti. Più volte il padre gli proibisce e lo rimprovera perché non si avvicini, ma purtroppo il piccolo Louis non ascolta mai. Un giorno, durante un’assenza dei suoi genitori, il bambino comincia a prendere dal tavolo gli strumenti di suo padre per scrutarli da vicino. Malauguratamente, uno di questi colpisce un occhio del piccolo Louis. Quando i genitori arrivano trovano il bambino che piange per il dolore ed il viso pieno di sangue e capiscono immediatamente che per l’occhio di Louis non c’è più nulla da fare.
Ad aggravare lo stato di salute, arriva una congiuntivite che colpisce l’altro occhio, fino a produrre pus. Le cornee dei due occhi sono ambedue distrutte ed il piccolo Louis non ci vede più. Ma in paese l’abate Palluy, il maestro Becheret e perfino il marchese d'Orvilliers prendono a cuore la sorte di questo piccolo bimbo curioso e interessato al mondo. Grazie all’interessamento del marchese, Louis viene mandato a studiare a Parigi, alla Regia Istituzione dei Giovani Ciechi, nata grazie a Valentin Hauy. Quest’ultimo aveva ideato un metodo di lettura a beneficio dei ciechi, creando delle lettere in legno per poi riportarle su cartone in rilievo. Questo metodo, però, aveva innanzitutto il difetto di rendere voluminoso anche il libro più sottile, e poi, sebbene fosse ben visibile e leggibile per i vedenti, le lettere erano difficili da distinguere per i non vedenti. Inoltre, la loro composizione richiedeva parecchio tempo. Nonostante tutto, questa era la breccia nel muro che divideva i vedenti dai ciechi per quanto riguardava la lettura e la scrittura e l’apprendimento in generale. Louis Braille, a contatto con questo metodo, comincia a pensare come migliorarlo. D’altro canto, continua a studiare ed apprendere tutto ciò che gli viene proposto, perfino la musica, imparando così a suonare l’organo ed il piano, il flauto ed il fagotto. Purtroppo, l’ambiente circostante non è dei migliori: il palazzo in cui si trova l’Istituto è umido e freddo, le punizioni all’interno del collegio fioccano per i motivi più banali.
La svolta avviene quando Charles Barbier de la Serre, capitano d’artiglieria, propone un nuovo metodo all’Istituto. Egli aveva creato un metodo che doveva rendere più facile la comunicazione notturna nelle file dell’esercito, fatta di punti e linee, segni convenzionali che rappresentano degli ordini da “leggere” con le dita. Alla fine della guerra, il capitano, al quale non serve più questo metodo, pensa di applicarlo per la comunicazione tra i ciechi. Questo metodo permette di scrivere con una stecca scorrevole forata, ma senza tener conto di ortografia, di cifre e segni di interpunzione. Il direttore del collegio Pignier lo prende in considerazione come metodo accessorio di insegnamento. Braille fa notare che ci sono delle lacune e cerca di porvi rimedio. Finalmente dopo tante prove e ricerche, Braille inventa 63 combinazioni di segni per le lettere dell’alfabeto, le vocali accentate, le cifre, i segni matematici e i segni di interpunzione. Il direttore Pignier ne è felice ed adotta questo metodo affiancandolo al metodo Hauy, che è ancora costretto ad insegnare, sebbene superato.
Grazie al metodo Braille i ciechi possono scrivere sotto dettatura dei libri, possono scrivere e leggere tra loro. Una nuova porta si schiude al loro mondo. Per la sua invenzione, Braille viene nominato istitutore ad appena 20 anni. Purtroppo, la sua salute cagionevole mina il suo fisico. Sebbene, Louis cerchi di far finta di niente, un giorno ha un’emorragia, che lo costringe a vivere una vita più tranquilla; gli vengono assegnate le classi inferiori, meno turbolente di quelle superiori. Ma la sua curiosità lo porta a continuare la ricerca ed inventa un macchinario che permette ai non vedenti di scrivere esclusivamente per i vedenti; si chiama rafigrafo, ma non ha grande applicazione perché piuttosto complicata. Sarà l’invenzione della macchina da scrivere, poi, a permettere questo tipo di comunicazione.
Quando Pignier viene sostituito da Dufau alla direzione del collegio, il metodo sembra fare un passo indietro; tutti gli studenti che seguono il metodo Braille vengono puniti, finché Dufau viene affiancato da un vicedirettore di larghe vedute, grazie al quale i dissapori vengono appianati. Intanto, l’Istituto cambia sede, spostandosi al Boulevard des Invalides e l’inaugurazione sancisce la validità del metodo Braille; la serata si svolge tra esercizi di lettura e scrittura effettuati grazie al metodo inventato da Louis Braille con risultati entusiastici. Purtroppo, la nuova sede non giova alla sua tubercolosi e nel 1835 Louis Braille muore. Il suo metodo però rappresenta una pietra miliare e nel 1949 l’Unesco si è incaricata di diffonderlo in tutto il mondo perché i non vedenti di tutti i continenti se ne possano giovare. Sono infatti ben 800 attualmente i dialetti e le lingue che utilizzano il metodo Braille per la comunicazione tra i non vedenti.
Vengono qui proposte alcuni sezioni nelle quali si cerchera' di spiegare nel dettaglio la struttura dell'alfabeto braille, con riferimenti sia a quello classico, sia a quello denominato informatico o contratto.
I non vedenti leggono e scrivono con l'alfabeto Braille, che è in rilievo sulla pagina. È composto da 6 o 8 punti che vengono rappresentati in un rettangolo in posizione verticale che, a propria volta, a seconda della quantità di detti punti nel casellino e della loro posizione in esso, rappresenta il singolo carattere di una riga a prescindere da quale strumentazione si usi per la lettura e scrittura.Il metodo di lettura/scrittura dei non vedenti inventato nel XIX secolo da Louis Braille, rappresenta lettere e numeri, segni di interpunzione e musicali, attraverso combinazioni di 6 o 8 puntini a rilievo che il non vedente legge passandovi sopra il polpastrello.
Qui sotto potete vedere le lettere dell'alfabeto Braille con in parentesi la rappresentazione numerica dei punti che le identificano.
Lettera a (punto 1);
lettera b (punto 1,2);
lettera c punto (1,4);
lettera d (punto 1,4,5);
lettera e (punto 1,5); lettera f (punto 1,2,4);
lettera g (punto 1,2,4,5);
lettera h (punto 1,2,5);
lettera i (punto 2,4);
lettera j (punto 2,4,5);
lettera k (punto 1,3);
lettera l (punto 1,2,3);
lettera m (punto 1,3,4);
lettera n (punto 1,3,4,5);
lettera o (punto 1,3,5);
lettera p (punto 1,2,3,4);
lettera q (punto 1,2,3,4,5);
lettera r (punto 1,2,3,5);
lettera s (2,3,4);
lettera t (punto 2,3,4,5);
lettera u (punto 1,3,6);
lettera v (1,2,3,6);
lettera w (punto (2,4,5,6);
lettera x (1,3,4,6);
lettera y (1,3,4,5,6);
lettera z (punto 1,3,5,6).
A completamento della segnografia alfabetica, mancano le vocali accentate che, anche in braille, possono mantenere la differenziazione dei vari tipi di accento (acuto, grave e circonflesso) come accade per la normale segnografia in nero. È da notare che i segni braille che identificano le vocali accentate, sono segni doppi quindi vanno adattate, al fine di attribuire loro un esatto significato, al contesto in cui ci si trova.
Lettera a con accento acuto (punto 3,4,5);
lettera con accento grava (punto1,2,3,5.6);
lettera a con accento circonflesso (punto 1,6);
lettera e con accento acuto (punto 1,2,3,4,5,6);
lettera e con accento grave (punto 2,3,4,6);
lettera e con accento circonflesso (punto 1,2,6);
lettera i con accento acuto (punto 1.2.4.5.6);
lettera i con accento grave (punto 3,4);
lettera i con accento circonflesso (punto 1,4,6);
lettera o con accento acuto (punto 2,4,6);
lettera o con accento grave (punto 3,4,6);
lettera u con accento acuto (punto 1,2,5,6);
lettera u con accento grave (2,3,4,5,6).
Le vocali maggiormente in uso, ad ogni modo, sono le seguenti e quindi sono da tenere in maggiore considerazione:
lettera a con accento grave (punto 1,2,3,5,6);
lettera e con accento grave (punto 2,3,4,)6;
lettera i con accento grave (punto 3,4);
lettera o con accento grave (punto 3,4,6);
lettera u con accento grave (punto 2,3,4,5,6).
L’effettuazione della Maiuscola in braille, non essendovi altri segni che possano identificare le vocali o consonanti specificamente maiuscole, si regola nel modo che segue: esiste un segno, rispondente ai punti Braille 4,6, che si antepone innanzi a vocali e consonanti che, grazie alla presenza di tale segno, senza che vi sia alcuno spazio fra esso e il simbolo alfabetico, sono da intendersi maiuscole. Se, ad esempio, vogliamo scrivere la lettera C maiuscola, dovremo inserire in un casellino il simbolo Braille 4,6 e in quello successivo il simbolo alfabetico che vogliamo maiuscolo (in questo esempio la lettera C) e, quindi, si potrà continuare a scrivere regolarmente.
I segni di interpunzione, in Braille, vengono rappresentati come segue tenendo comunque conto delle semplici regole che spiegheremo al termine dello schema:
Punto esclamativo (punto 2,3,,5);
punto interrogativo (punto 2,6);
due punti (punto 2,5);
trattino (punto 3,6);
punto fermo (2,5,6);
virgola (punto 2);
punto e virgola (punto 2,3);
apostrofo (punto 3);
apertura virgolette (punto 2,3,6);
chiusura virgolette (3,5,6);
parentesi (punto 2,3,5,6);
asterisco (punto 3,5).
Come già accade per il simbolo di maiuscola, si deve fare attenzione a non lasciare spazio fra l’ultima parola del periodo che il segno di interpunzione disciplina e il simbolo stesso; per quanto concerne la formazione di un discorso diretto, l’unico spazio va interposto fra i due punti e l’apertura delle virgolette (punto 2,3,6) dopo la quale si continua a scrivere regolarmente; diversamente dalla scrittura in nero, il trattino può essere inserito, allorquando si deve effettuare una separazione in sillabe, sia nel rigo in cui si trova la parola da separare che nel rigo successivo senza, naturalmente, lasciare alcuno spazio. È da dire che tutti i simboli di interpunzione, come già sottolineato per le vocali accentate, hanno una doppia valenza che spiegheremo allorquando parleremo della simbologia matematica.
La formazione della simbologia numerica Braille, può ottenersi secondo diverse modalità a seconda del tipo di Braille che si intende utilizzare. Secondo il Braille standard, un po quello che tutti conosciamo, il simbolo numerico si forma in modo simile alla lettera maiuscola. Avremo perciò la presenza di un segno particolare, che è denominato segnanumero (punto 3,4,5,6), anteposto ai simboli alfabetici, dalla lettera a alla j, che solo in questo caso rappresenteranno numeri. Se ad esempio dovessimo trascrivere il numero 2, seguiremo questo procedimento:
inserimento del segnanumero (punto 3,4,5,6);
inserimento della lettera b che, quale seconda lettera dell’alfabeto rappresenta in questo caso il simbolo numerico 2.
È da notare che per ciò che concerne la trascrizione di cifre superiori ad una unità, si usa solo un segnanumero davanti all’unità, quindi, avremo che se dobbiamo trascrivere il numero 1234567890, seguiremo la seguente procedura: segnanumero abcdefghij (la lettera j rappresenta lo zero). La situazione muta allorquando andremo ad effettuare operazioni matematiche, infatti, inseriremo il segnanumero davanti ad ogni fattore di esse. Attenzione ulteriore va prestata nella trascrizione dei decimali, infatti, dopo la virgola decimale il segnanumero va omesso poiché il decimale fa parte del numero intero e l’immissione del simbolo in oggetto potrebbe dare l’idea che la cifra che va a rappresentare sia facente parte di fattori diversi.
Possiamo ora passare ad analizzare i segni matematici con l’avvertenza che la similitudine che si riscontrerà in relazione a segni precedentemente citati, è dovuta al fatto che, come anticipato, molti segni sono doppi e, quindi, va dato loro l’esatto significato rispetto al contesto in cui si collocano.
Oltre al sistema con il segnanumero, il Braille, al fine di risparmiare un casello di spazio, utilizza il metodo che prevede per la trascrizione dei simboli numerici l’abbassamento del punto braille 1 di un livello. Ciò significa che, ad esempio, il numero 1, invece di trascriversi con il segnanumero e la lettera a, verrà evidenziato con il punto braille 2, il numero 2, verrà evidenziato con i punti 2.3 e così via.Il sistema, è poco usato, ma, comunque presente e si riscontra spesso nei testi meno recenti ed in alcuni applicativi informatici per non vedenti di generazione anch’essa meno recente.
Il terzo sistema, che poi è quello più conosciuto da chi utilizza i software informatici più vicini a noi è il cosiddetto sistema della contrazione che predispone per i simboli numerici l’aggiunta alla lettera che identifica un determinato numero del punto braille 6. Ne consegue, ad esempio, che il numero 1, sarà effettuato con i punti braille 1.6. In ogni modo riprenderemo quest’argomento fra poco quando ci occuperemo del Braille Contratto.
Possiamo passare ora alla elencazione dei singoli simboli che identificano i segni matematici utili all’effettuazione delle diverse operazioni:
segno di addizione (punto 2,3,5);
segno di sottrazione (punto 3,6);
segno di moltiplicazione (2,3,6);
segno di divisione (punto 2,5,6);
virgola decimale (punto 2);
segno di uguaglianza (punto 2,3,5,6);
segno di elevazione a potenza )1,6);
segno di proporzione (sta) (punto 1,3);
parentesi tonda aperta (punto 2,6);
parentesi tonda chiusa (3,5);
parentesi quadra aperta (punto 1,2,3,5,6);
parentesi quadra chiusa (2,3,4,5,6);
parentesi graffa aperta (punto 1,2,3,4,6);
parentesi graffa chiusa (punto 1,3,4,5,6);
segno di maggiore di (punto 4.5);
segno di minore di (5.6).