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don fausto Marinetti scrive al papa che non risponderà.

Fausto Marinetti è un sacerdote cattolico dissidente che, in occasione del recente viaggio papale in Brasile, ha scritto un'appassionata, coinvolgente e in gran parte condivisibile lettera al pontefice romano che sicuramente non risponderà.
Come ogni buon cattolico egli si pone in posizione filiale nei confronti del vescovo di Roma, anche dopo aver vissuto sulla sua pelle l'impossibilità dell'esistenza di un padre terreno di tutti, come ci insegnano le parole di Gesu'

(vangelo di luca)
Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.
E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.
E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.
Il più grande tra voi sia vostro servo;
chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.
Dopo le note bio-bibliografiche trovi la sterile e inutile lettera che ti invito a commentare.

Ecco qui di seguito alcune notizie autobiografiche dell’autore. 

Fausto Marinetti è nato a Milano nel 1942. Ordinato sacerdote nel 1968, si è licenziato in Teologia Pastorale a Roma, rinunciando al dottorato accademico
per entrare nell’«università del popolo». Le seguenti esperienze hanno determinato la sua vita.

     ? 1. La convivenza con i rifiuti umani scaricati ai margini della città (miserabili, tossicodipendenti, prostitute, ecc.) gli insegna che i mali della
società non possono essere curati con semplici palliativi.

     ? 2. Dieci anni in una piccola società alternativa (Nomadelfia: «la fraternità è legge»), dove quaranta famiglie stanno tentando l’avventura dell’uomo
nuovo, della famiglia nuova e della nuova società, gli infondono la speranza dell’utopia.

     ? 3. Quasi vent’anni sul «Calvario» del terzo mondo (Nordest del Brasile) gli rivelano la più grande tragedia della storia: l’oceano della miseria,
l’arricchimento dei popoli del nord al prezzo della povertà estrema di quelli del sud. Alla scuola dei «depauperati del pianeta» impara che è necessario
mettere la scure alla radice del male e che la cosa più urgente è un cambiamento radicale della nostra civiltà.

     ? 4. Conferenziere e scrittore, denuncia le cause dell’ingiustizia istituzionale con libri-testimonianza: «L’olocausto degli empobrecidos» (1986, 7a
edizione), «Lettere dalla periferia della storia» (1989), «Canto l’uomo» (1990), «Ai confini di Dio» (1995), «L’eresia dell’amore» (2000), «Obbedientissimo
ribelle» (2006).

     ? 5. Dal 1990 al 2000 visita vari paesi come reporter per diverse riviste missionarie cattoliche.

     ? 6. Rientra in Italia nel 2000 e si dedica all’approfondimento e diffusione del messaggio di don Zeno.   

Caro Papa, tu che dici d’essere «padre di tutti», non puoi non ascoltare anche lo sfogo di quello che potresti considerare l’ultimo dei tuoi figli, vero? 

     ? 1. E se invece d’incontrarti con cinque vittime degli abusi sessuali del clero ti fossi incontrato in uno stadio con i cinquemila e più preti pedofili?
Se invece di parlare di «questa terribile prova come un momento di purificazione», avessi riconosciuto con loro le colpe istituzionali, la violazione della
«Carta del fanciullo» dell’ONU che proibisce l’arruolamento e la segregazione dei minori in seminario? Se avessi ammesso che un ambiente in cui il celibato
è presentata come sublime virtù e dove la sessualità di per sé è considerata peccato, non può che favorire le peggiori depravazioni sessuali quali la pedofilia?
Se avessi individuato nella cultura catto-pagana della corporeità la causa di tante deviazioni e ossessioni sessuofobiche? Una certa devozione mariana
non contribuisce all’immaturità emozionale, trasmettendo un modello di donna asessuata, incorporea? Che cosa succederà quando il giovane prete sarà a contatto
con il gregge che al 50% è femminile? Come può il celibato essere una libera scelta se il candidato non sa, di fatto, ciò a cui rinuncia ed è travolto
dall’entusiasmo giovanile e dall’indottrinamento? Che ne sa della crisi di paternità, della naturale complementarietà con l’altra «metà del cielo», della
solitudine affettiva, che lo sorprenderà più avanti? Non è temerarietà mandare allo sbaraglio dei giovani, senza «istruzioni per l’uso», senza una maturazione
umana per il controllo delle pulsioni? In certi delitti ci sono gli esecutori materiali e i mandanti. Nel caso della pedofilia chi sono i mandanti? È sufficiente
elaborare un regolamento più restrittivo, chiedere perdono, alleggerire le casseforti diocesane (2 miliardi di dollari), lasciando tutto il resto come
prima?

     Si dice che tu abbia letto, da cardinale, i resoconti di migliaia di denunce. Ma allora perché usare questo linguaggio: «comportamento gravemente immorale»;
«questo male»; «la dimensione e la gravità del problema»; «il peccato d’abuso» — senza mai chiamarlo con il suo vero nome, cioè crimine, delitto, come
prevede il codice civile? (Anche il card. B. Law in tribunale aveva dichiarato: «Noi credevamo che fosse un peccato, non un crimine…»). Ti sei reso conto
che bambini e bambine, traditi dal rappresentante di Dio, hanno avuto la sensazione d’essere violentati da Dio stesso? Una tragedia così insopportabile,
che diversi hanno infierito su se stessi con il suicidio, la droga, l’alcool. Erano certi che neppure una chiesa-matrigna, cieca e sorda alla loro disperazione,
avrebbe potuto restituire loro la gioia di vivere? 

     ? 2. E se invece d’un incontro segreto, avessi invitato nello stadio le oltre diecimila vittime dichiarate, questo fatto non avrebbe incoraggiato tutte
le altre a venire allo scoperto? E se ti fossi fatto aiutare dai cinquemila preti pedofili a lavare loro i piedi? E se poi avessi fatto imbandire un banchetto?
Non sarebbe stato il segno più efficace della celebrazione del perdono? (Secondo certe proiezioni non c’è stadio capace di contenere le centomila vittime
presunte...)

     Doveroso mescolare le tue lacrime con quelle delle vittime, ma queste dichiarano che non basta piangere, ci vogliono azioni concrete, fatti nuovi.
Per esempio: non premiare il card. Law con il titolo d’arciprete di santa Maria maggiore; processare e destituire i vescovi responsabili della diffusione
dell’infezione; ascoltare i laici, coinvolgerli nella gestione della parrocchia e dei beni ecclesiastici. Meglio ancora, tornare alle origini: i preti
siano solo degli anziani di provata saggezza.  

     ? 3. L’incontro con il presidente Bush fa pensare a un Papa «americanizzato» più che globalizzato. E se invece di stringere una mano insanguinata,
avessi posato con l’ultimo candidato alla pena di morte, quale brivido evangelico avrebbe invaso il mondo? E se poi avessi celebrato il «Vangelo della
vita» nel braccio della morte del più grande carcere statunitense? Non è forse vero che il presentarsi sulla scena del mondo come capo di Stato non può
che indurre a inevitabili quanto intollerabili compromessi? Te lo immagini un Cristo che posa sorridente con Erode o con Nerone?  

     ? 4. Se il pastore chiama a raccolta solo le pecorelle che sono nel recinto; se cerca il loro plauso e applauso; se coltiva il loro servilismo, non
rischia d’ampliare il mito del «führer religioso»? Se invece d’una popolarità gonfiata ad arte, al costo di 20 dollari per gadget; se invece d’accarezzare
il vezzo popolare che mette sullo stesso piano rock star, politici, capi religiosi, tu avessi dato un segno profetico, celebrando nel Bronx, in una periferia,
in un nosocomio, in un raduno d’afro-americani? Oh, la lezione del Cristo, che fa il suo ingresso trionfale a Gerusalemme in groppa a un asinello! Che
presa in giro dei generali che celebravano i loro sanguinosi trionfi entrando in città a cavallo, con i trofei degli schiavi e i bottini di guerra! Perché
presentarsi ancora con insegne imperiali, bardature medioevali, cui hanno rinunciato anche i capi di Stato? Viene forse sminuito lo spessore morale di
altri capi religiosi, quando si presentano con il vestito della semplicità? 

     ? 5. È bene ricordare le «ingiustizie sofferte dalle native popolazioni americane e da quanti dall’Africa furono portati qui come schiavi». Ma perché
non mettere il dito sulla piaga dell’american way of living, su uno stile di vita all’insegna dell’usa-e-getta, che diventa il modello d’ogni popolo? Non
una parola sull’inquinamento delle culture minori, sulle nuove invasioni hollywoodiane, i fast-food, le armi personali, lo «spionaggio celeste», la tortura,
le guerre stellari, eccetera. 

     ? 6. Se Cristo afferma di essere venuto per i malati e non per i sani, perché non incontrare drogati, carcerati, malati terminali, prostitute, aspiranti
suicidi, traviati e quant’altro? E se invece di chierici, vescovi e cardinali (non li incontri tutti i momenti nei sacri palazzi?), avessi riservato un
incontro ufficiale alle madri, i cui figli sono stati uccisi in guerra? E se avessi ascoltato le donne, le ragazze madri, le vedove per sentire il loro
parere su contraccettivi, staminali, feti prematuri, eccetera? Tu, professore e gran teologo, saprai tutto, ma non saprai cosa vuol dire essere donna e
madre, vero? Ah, la mania clericale di predicare, insegnare, far piovere la «verità» dall’alto! Ma se non s’ascolta, se non s’accoglie il tormento degli
altri, se non si condivide, come sarà possibile dare delle risposte ai disperati e ai perduti? 

     ? 7. Se all’ONU invece di richiamare le nazioni ai loro doveri, avessi chiesto perdono per aver imbavagliato tanti teologi, interrotto il dialogo,
offeso le altre denominazioni cristiane, dichiarandole incapaci di salvezza? Forse che hanno un diritto al Cristo solo la curia e cattolicesimo romano?
Si parla di trionfo papale nel palazzo di vetro, ma fame e differenze fra nord e sud del mondo ci sono andati stretti nel discorso ufficiale. Sei forse
un papa filoccidentale, quasi sordomuto per i popoli senza voce?  

     ? 8. E se tu sapessi cosa vuol dire disperarsi per non poter dare da mangiare ai figli, non avresti detto una parola chiara a chi si dice cattolico
e possiede capitali tali da finanziare anche il viaggio papale? (Quattro cittadini americani — Bill Gates, Paul Allen, Warren Buffet e Larry Eleison —
detengono il PIL di 42 paesi poveri con una popolazione di 600 milioni d’abitanti!) Come può chi si definisce il «padre di tutti» ignorare che 50 milioni
d’americani sono a rischio impoverimento? Proprio nel palazzo di vetro il segretario generale aveva invitato le nazioni ad arrestare l’aumento del prezzo
dei generi alimentari, che è di circa il 40% in un anno
[1]
e che produrrà un vero «silenzioso omicidio di massa» (Jean Ziegler). «Più di tre miliardi di persone sono condannate a una morte prematura.

     ? 9. E se invece d’esaltare ancora una volta la carità, avessi detto che i problemi si risolvono con la giustizia e con cambiamenti strutturali? Come
esorti medici, infermieri e farmacisti a fare obiezione di coscienza contro tutto ciò che s’oppone al «Vangelo della vita», perché non inviti a obiettare
contro le guerre preventive, i bombardamenti all’uranio impoverito, le bombe intelligenti, i morti civili (che i generali chiamano danni collaterali),
i profughi (5 milioni), i mutilati (4 milioni), le vedove e gli orfani, i 12 milioni di senzatetto, i 12 milioni di traumatizzati, i 7/8 milioni di bambini
di strada in America Latina?

     ? 10. Se a Ground Zero non ti fossi limitato a pregare, ma avessi richiamato una nazione onnipotente al rischio d’essere erede della cultura del super-popolo,
d’una nuova «razza ariana», che tanta strage ha fatto? Non pesa su un terzo dei cattolici americani (60 milioni) la responsabilità d’essere la nazione
più armata (750 basi militari nel mondo), più arricchita, più sfruttatrice, più bellicosa del mondo?

     Forse gli ingenui siamo noi, che pretendiamo, da un papa-professore, di parlare più da «padre» che da cattedratico, più con segni efficaci che con
raziocini astratti?

     Saluti da quello che tu probabilmente considererai un tuo indegno figlio… {28 aprile 2008}