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Disabilità e dipendenze da internet, parliamone!

Talksina su parliamone, 21\12\2009, h.10.16.

quasi sicuramente mi conosce mezzo mondo qui dentro da quando ero in
giro per le mailing list, perciò non credo ci sia bisogno di troppi
convenevoli; non partecipo più molto attivamente a forum e liste, con
interventi più o meno tecnici perché mi sto dedicando ad altre cose e,
appunto, ad eccezione del lavoro, su Internet e al PC in genere, meno sto e
meglio sto.
Attualmente sto avviando un progetto che si chiama "IAD Killer" e mi sto
occupando della cosiddetta "dipendenza da Internet", IAD, retomania,
netdipendenza, anzi più in genere la dipendenza dalla tecnologia e ne
approfitto quindi della sezione "parliamone", per...parlarne.
Quando parlo di dipendenza da tecnologia, non mi riferisco al fatto che,
oramai, al giorno d'oggi il mondo gira tutto con i computer e perciò se
capita qualcosa tipo mancanza di elettricità, si va in ginocchio; mi
riferisco ai casi in cui, e purtroppo sono sempre di più, le persone hanno
"bisogno della tecnologia" anche per cose, e in momenti, in cui non è
assolutamente indispensabile averci sempre un computer e un telefonino in
mano sempre in funzione e questo va, inevitabilmente, a svantaggio netto
della propria vita sociale. Disabili o meno che si sia.
Io stessa sto uscendo da questa patologia, dopo 8 anni, e devo dire che la
strada non è assolutamente stata facile soprattutto il primo passo ovvero
ammettere, circa 10 mesi fa, di star male. Vuoi perché sapevo di star male
ma volevo nasconderlo a tutti compresa a me stessa, vuoi perché pur
sospettando, da quel che leggevo in giro, di essere netdipendente, non volevo
assolutamente crederci, pensando che fosse impossibile fosse capitato proprio
a me, e credendo di essere ormai in un circolo senza fine e che se avessi in
qualche modo parlato o chiesto informazioni sull'argomento, avrei rischiato
di perdere il lavoro perciò ogni volta che sentivo parlare dai media
tradizionali della IAD (poco e male), ero la prima a ridicolizzarla dicendo
di esserne ben distante: sì, certo, come no. Non sto qui molto a dilungarmi
sul perché e per come ci sono cascata, se no non finirei + di scrivere, dico
solo che c'è troppa disinformazione sull'argomento e quando se ne parla, si
parla solo dei casi gravi tipo crisi d'astinenza, notti insonni, ecc, e
quando si pensa di risolvere il problema, nei media si parla sempre e solo di
metodi drastici tipo periodi di totale isolamento dalla tecnologia o terapie
farmacologiche, come quelle per la tossicodipendenza. E, se l'informazione è
scarsa in generale, nell'ambito della disabilità è assolutamente
inesistente tanto che, vari psicologi che ho contattato in giro per parlare
del progetto "IAD Killer", mi hanno detto che sono la prima persona a porgli
il problema della disabilità: io stessa la ridicolizzavo questa malattia,
lavorando nel settore Internet dicevo sempre, io conosco la rete perciò non
posso caderci dentro invece anzi, è proprio chi conosce di più che ha il
dovere di tenere alta la guardia, informarsi, ed informare. A causa della
necessità di usare il computer per ragioni di autonomia, i disabili azzardo
a dire che sono soggetti a massimo rischio di IAD, perché in molti casi
nascono, oltre che le esigenze pratiche di autonomia, anche esigenze di
comunicazione, specie per i giovani di oggi cresciuti(come nel mio caso) con
famiglie iper-protettive, poi ovvio c'è disabilità e disabilità, a seconda
della gravità della situazione c'è più o meno possibilità di costruirsi
una vita sociale vera ed uscire, non parliamo poi delle persone prive di
un'occupazione o con una vita familiare/coniugale/relazionale priva di
stimoli; in questi casi il computer, internet, diventa in qualche modo uno
stimolo in più, proprio perché dietro ad una tastiera si riesce in qualche
modo a nascondere la propria vera identità, facendo uscire il meglio (o il
peggio) di se stessi, rimanendo sempre e comunque in un ambiente
relativamente protetto ed anonimo, parlo ovviamente anche per me, in quanto
è stata una profonda infelicità dovuta ad un lutto non superato, ad avermi
fatto sprofondare lì dentro: inoltre non aiuta affatto il diffuso concetto,
"se al disabile togli il computer, gli togli la libertà".
Ho il sentore che se ne abusi troppo, di questa parola, libertà. Sì,
libertà, autonomia, ma non significa che le macchine devono prendere il
totale controllo della nostra vita, fino a diventare gli unici nostri
stimoli. L'idea di poter volare con la fantasia, di non scontrarsi
quotidianamente con le barriere poste in reale dalla nostra disabilità, va
impiegata in modo positivo e costruttivo: internet ci elimina la barriera di
far le code ai negozi e di dover far le lotte grecoromane per portarci il
bastone, il cane o la carrozzina in mezzo agli scaffali. Internet ci leva la
barriera di doverci passare allo scanner i giornali comprati in edicola, o di
dover scrivere lettere cartacee, possiamo comunicare indistintamente con
tutti...sì. Ma dobbiamo essere consapevoli che esiste anche il mondo, che
noi viviamo in QUESTO mondo, che non ha senso inventarcene uno nostro grazie
a internet, o isolarci utilizzando i siti, le chat e le liste per far
comunella, tipo mal comune mezzo gaudio perché questo, alla fine, arriva a
distruggerci; almeno con me così è successo: ho dato molto peso ed
importanza al potenziamento delle abilità informatiche, dal 1998 ad ora, e
cos'è successo? Avrò un lavoro, in tanti mi dicono che sono una scheggia
con i computer, però, autonomia personale uguale a zero: non è un bel
traguardo, a quasi trent'anni, non sapersi muovere nella città in cui si è
nati e non sapersi gestire la casa neanche nelle cose essenziali a parte i
piatti da lavare e il letto da fare ma se c'è bisogno di farsi una pasta,
dover sempre chiedere aiuto. Sono arrivata alla triste conclusione che sì,
la tecnologia avanza, ci sta dando davvero molto, ma stiamo rischiando
seriamente di diventare ostaggio di noi stessi, peggio di quanto si poteva
essere un tempo quando le macchine non c'erano: è vero che gli ausili ci
hanno risolto e continueranno a risolverci un sacco di problemi, ma dobbiamo
applicarci con la nostra testa anche dove gli ausili non ci aiutano, e non
renderli mezzi di sopravvivenza veri e propri, come potrebbe essere un
pacemaker: sarà pur vero che la pigrizia mentale da
PC/calcolatrice/telefonino affligge anche chi non ha alcun tipo di
disabilità ma a maggior ragione noi disabili dobbiamo essere il doppio più
autonomi, nel senso di saper decidere, essere liberi di utilizzare risorse
anche al di fuori della macchina o l'aiuto del familiare stretto, in quanto,
sebbene comunque l'indipendenza totale non è raggiungibile in ogni caso,
adagiarsi è la prima tappa per essere, alla fine, ostaggio di se stessi e
degli altri il che inevitabilmente si ripercuote anche nei rapporti umani.
Anche senza essere casi gravi, di IAD (Internet Addiction Disorder) avanzata,
che si caratterizza come la dipendenza dal gioco d'azzardo; basta molto meno
per essere ostaggio di se stessi e per isolarsi dai rapporti reali, anche
perché voler sempre avere tutto fatto, dove le macchine non possono
arrivare, significa anche costringerci ad adeguarci, volendo o no, anche a
condizioni poste da chi vive con noi, per paura, o certezza, che altrimenti
ci cacciano di casa e noi siamo a piedi nel vero senso della parola quindi,
doppia schiavitù: delle macchine e degli altri; una cosa è la
consapevolezza di aver bisogno d'aiuto perché oggettivamente abbiamo una
disabilità fisica, un'altra è adagiarsi e chiedere aiuto anche dove non è
indispensabile, arrivando a farci condizionare la vita.
Quello che io invito a fare chi mi legge, il primo passaggio per prendere
consapevolezza, è questo: chiedersi se in quel preciso istante in cui
abbiamo in mano un pc o un cellulare, è davvero indispensabile scaricare la
posta e rispondere alle mail, o stare in chat o guardarsi il giornale, se in
quel momento potremmo usare lo stesso ausilio in altro modo o non usarlo
proprio e, magari, stare ad osservare, con qualsiasi senso a nostra
disposizione, ciò che ci sta attorno piuttosto che mandare messaggini.
Ogni tanto qualcuno mi prende in giro dicendomi, ma come, tu combatti la
dipendenza da internet navigando. Fai come chi vuol smettere di fumare
fumando.
Peccato che le 2 cose siano assolutamente diverse: non è Internet in quanto
tale, che crea dipendenza e condizionamento, ma è l'uso smodato che se ne
fa. Quando si perde di vista il fatto di avere in mano uno strumento in grado
di aiutarci in alcune cose, e ci si illude invece di aver trovato la
soluzione definitiva per tutti i nostri problemi compresa la solitudine,
l'accettazione, e chi più ne ha più ne metta, voltando così la faccia ai
nostri problemi reali o, comunque, rassegnarsi alla loro insolubilità. Ecco
perché eliminare definitivamente Internet, per una persona che soffre di IAD
specie se affetta da disabilità, non è la soluzione definitiva. La persona
deve fare un percorso, aiutata anche da uno psicologo dove necessario, al
fine di capire le motivazioni che l'hanno spinta a farsi condizionare da una
chat, piuttosto che da un gioco on line, dalla posta, dallo shopping
compulsivo... perché la IAD, come tutte le dipendenze, arriva quando ci sono
dei problemi di fondo, che possono o no essere legati alla disabilità, ma
sono quelli che vanno affrontati per poter capire il perché e, quindi, avere
tutte le armi per non poterci più ricascare o, almeno, dove possibile,
evitare qualsiasi ricaduta sul nascere.
Il progetto che sto seguendo comunque risponde all'indirizzo
http://www.iadkillervirus.org
E perché ne parlo su Internet? Perché è proprio su Internet che è
necessario mettersi in gioco per affrontare il problema, spesso si trova in
rete molto materiale di tipo medico a proposito della IAD, mancano le
testimonianze dirette di chi l'ha vissuto: la gente non deve temere non ci si
deve vergognare di questa cosa, né darsi per vinti ancora prima di iniziare
a combattere. E' una situazione da cui si può uscire, e a testa alta. Essere
affetti da IAD non vuol dire essere sconfitti, né si deve credere che tanto
noi disabili siamo destinati a, diciamo così, ammalarci di internet. Il
computer ci dà la libertà, è vero, ma stiamo attenti che questa libertà
non diventi una prigione!

Ed ora, un po' di pubblicità

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