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Storie, troupe e cast: sono solo non vedenti!

Angela delicata su listavista,28\01\2010, h. 09.53.

Giro una notizia piuttosto singolare. Spero di non annoiare nessuno.

Ed ora, un po' di pubblicità

:

Troupe e cast: sono solo non vedenti
Regista e attori tutti ciechi,
in Israele nasce un nuovo film
«I preparativi sono un po' più lunghi che per un set "normale", ma
neanche più di tanto»
DAL NOSTRO INVIATO

Francesco Battistini
Corriere della Sera - 27 gennaio 2010

RAMAT GAN (Israele) - L'unica regola è che, quando si dà il ciak,
bisogna fare silenzio. Dina Guder, la regista, quarantun anni senza
vedere, non sa dove stiano i suoi attori e gli attori non hanno
idea di dove sia la cinepresa e l'operatore ignora se siano state
accese le luci e al tecnico, al momento giusto, qualcuno deve pur dire
se trucco e costumi siano pronti. Silenzio, allora. Un paio di
secondi. Poi, ognuno grida il suo nome. Così tutti gli altri capiscono
in che punto esatto si trovi. E possono cominciare le riprese. «I
preparativi sono un po' più lunghi che per un set 'normale', ma
neanche più di tanto», dice Dina: «Siamo tutti molto professionali. E
abituati a sopportare ben altri disagi». Una piccola fatica, una
soddisfazione enorme, in questo posteggio alle porte di Tel Aviv.
Dove, caso forse unico, si sta facendo un film interamente pensato,
girato, interpretato da ciechi. Tutti con certificato d'invalidità.

SOLO PER I LORO OCCHI - Dietro l' idea c'è una signora molto
determinata, Yaeli Rokach, che è la direttrice del centro servizi per
i non vedenti di Ramat Gan, cittadina della cintura telavivi: «Da anni
mi occupo dei loro problemi - racconta -. Ma finora, abbiamo offerto
assistenza, aiuto. Volevo coinvolgere tutti in qualcosa di creativo.
Un giorno, ho scoperto che la macchina da presa, la viedocamera è uno
strumento molto amato da chi non vede. C'è chi lo usa regolarmente,
con una manualità e una tecnica sorprendenti. Allora m'è venuto in
mente che valesse la pena tentare con questo progetto». Yaeli ha
chiesto il sostegno d'una scuola di comunicazione israeliana, la
"Reia", e ha trovato entusiasmo in Sami Khalil, il vicedirettore:
«Chiunque senta parlare di ciechi che fanno un film - spiega lui - non
capisce di che si parli. Anch'io, quando Yaeli m'ha accennato
all'idea, ero scettico. Invece, ho imparato con loro nuovi sistemi per
lavorare. E come girare al meglio questo film».

IL BUIO OLTRE IL SET - Il budget non è alto, l'opera è fatta in
economia. Trenta minuti di cortometraggio, titolo ancora da definire.
«E' un dramma comico - dice la regista -. La storia d'una giovane non
vedente dalla nascita che, per la sua cecità, avverte di non essere
accettata dalla famiglia. Scappa di casa, incontra un ragazzo senza
disabilità, insieme fanno gite in moto e sul mare. Finché, pure lui,
per una malattia perderà la vista. Capendo tante cose di lei». Dina
Guder sta sulla sedia di regia con grande esperienza, dà ordini, ogni
tanto si spazientisce pure. Adi (non vuol dire il cognome, né l'età) è
la protagonista ed è l'unica del cast che faccia solo se stessa, tutti
gli altri recitano come se ci vedessero: «Non è difficile, è un mondo
che conosciamo bene, anche se possiamo solo intuirlo», spiega Oz Ben
David, 36 anni, nel ruolo dell'innamorato focoso, ma anche il curatore
della fotografia. Adi ha imparato la sua parte leggendo il copione in
braille. Ricky Fritesh, 53 anni, preferisce usare un sistema sonoro
del computer che usa già per leggere le email. Dudu Kazaz, 36 anni, la
vista persa in un incidente d'auto, fa da costumista-truccatore e
all'occorrenza sorregge anche qualche fondale, per le scene d'interno:
«Quando siedono nel camerino e si fanno sistemare, gli attori si
fidano di me - la butta sul ridere -: del resto, non hanno altra
scelta.».

COME TORNATORE - Si gira una volta la settimana. Due ore. «Per
primavera dovremmo avere finito». E' un work in progress e ogni tanto
si cambia qualche parte. Non ci sono tesi politiche: «Magari ci
occuperemo della pace arabo-israeliana in un altro lavoro». Ci sono
esperienze di vita vissuta, però. Come quella di David Ben Zyon, 40
anni, che si occupa di suono e luci e dà qualche suggerimento. «Un
giorno, mentre passeggiavo in centro, sono inciampato nel piattino
pieno di monete d'un mendicante. Quello s'è infuriato, m'ha insultato
davanti a tutti. E nessuno gli ha detto che non potevo accorgermene.
E' stata una cosa molto umiliante»: l'episodio è diventato una scena
del film. E quando sarà pronto, chi lo vedrà? Yael Rokach e i suoi
servizi sociali sono in trattativa con Yes Planet, una catena di sale
israeliane: «Ci piacerebbe fare la prima su uno dei loro schermi. E
magari avere in cabina, a dare il buio in sala e a schiacciare il
tasto play, un tecnico non vedente». Come il Philippe Noiret di "Nuovo
cinema Paradiso": chissà se a Tornatore piacerebbe l'idea.