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La tassa sulla musica colpisce anche i telefonini

art. postato da Antonio Ferrazza su smanettando, 16\01\2010, h. 16.40.

Da "la stampa" del 16 gennaio 2010

Ed ora, un po' di pubblicità

:

Ciao, ci riguarda molto da vicino....

Sul sostantivo sono quasi tutti d'accordo, è sull'aggettivo che le polemiche
si sprecano. L'equo compenso è una remunerazione dovuta per legge alla Siae
per rimediare al mancato guadagno di autori ed editori, i cui introiti
vengono erosi dalla copia privata. Esiste da tempo, e torna ora d'attualità
perché il governo ha deciso di estenderlo a tutti i supporti su cui è
possibile registrare contenuti multimediali: la norma è stata approvata il
30 dicembre scorso e resa nota solo due giorni fa; sarà in vigore a breve,
dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Cosa cambia Oggi chi
compra un disco rigido o una memory stick paga solo l'apparecchio, in futuro
parte del prezzo d'acquisto andrà anche alla Siae, per il solo presupposto
che prima o poi quel supporto sarà usato per registrare o conservare
materiale protetto da copyright. Non ha importanza che sull'hard disk ci
siano le copie dei vecchi filmini in Super8, né che la chiavetta usb sia
usata per copiare le foto delle vacanze: il governo, che da anni lotta
contro la pirateria senza riuscire a sconfiggerla, decide che siamo tutti un
po' colpevoli, anzi, che più memoria usiamo e più lo siamo. Così l'equo
compenso è applicato in misura proporzionale alla capacità dei vari
supporti: per un hard disk da 1 Terabyte, sarà pari a 10 euro, ma se
l'apparecchio è anche in grado di registrare e riprodurre musica e video,
allora salirà a 30 euro. Gli hard disk multimediali costano tra 80 e 150
euro, in percentuale si tratta quindi di un aumento che può superare il 30
per cento: chi lo pagherà? Nelle intenzioni del legislatore, il prezzo
finale non dovrebbe salire e la differenza dovrebbe essere coperta dal
produttore. Il presidente della Siae Giorgio Assumma, raccogliendo l'allarme
lanciato dalla parlamentare pd Giovanna Melandri, ha sottolineato che la
Società degli autori e degli editori «vigilerà con attenzione» perché l'aumento
delle quote non si ripercuota sui consumatori». Le reazioni Apple, che
con l'iPod ha inventato il più famoso dei riproduttori multimediali. non
commenta, mentre da Nokia si registra una presa di posizione molto netta: «L'imposizione
di questa tassa sulla copia privata è iniqua e ingiustificata». Già, perché
adesso arriva pure sui telefonini, per quanto in misura ridotta; così chi
acquista legalmente una canzone da Ovi Store o iTunes e ha già versato alla
Siae i diritti d'autore, pagherà una seconda volta. Ma se ha un computer
pagherà una terza volta (perché l'equo compenso si applicherà anche ai pc),
e se decide di copiarla su cd, pagherà anche per il dischetto vergine. Nel
corso di un anno - secondo Altroconsumo - una famiglia media italiana
spenderà cento euro in più per gli apparecchi tecnologici interessati dal
decreto Bondi Lo scenario è raccapricciante, ma a quanto pare comune a
mezza Europa: per la Siae, in Francia, i compensi dal 2008 sono il 50 per
cento più alti di quelli che saranno introdotti in Italia, e tuttavia hard
disk e chiavette usb costano meno che da noi. Anzi: la società, pur
affermando che viene «restituita dignità a chi crea e a chi lavora e investe
nel settore dei contenuti culturali», spiega in una nota di «non essere
pienamente soddisfatta dei livelli di compenso che il decreto oggi fissa».
«Sereno e orgoglioso» del suo provvedimento si dice il ministro per i Beni
Culturali, Sandro Bondi. Nelle tredici pagine del decreto è stato capace
anche di fissare il compenso per un supporto che non ufficialmente non
esiste: l'Hd-dvd, è stato abbandonato perfino da Toshiba, che lo aveva
inventato.