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I pirati del web ci riprovano
art. postato da Angela Delicata su smanettando, 24\01\2010, h. 18.24.
L'Unità
Oggi in edicola
23 GENNAIO 2010
Ed ora, un po' di pubblicità
:SOMMARIO:
I "pirati" del web ci riprovano
Dopo le numerose vicende giudiziarie, gli svedesi di Pirate Bay ci
riprovano e non con un nuovo sito per il download di prodotti audiovideo
protetti da copyright, ma con un marchingegno che rende anonimo il
navigatore: si chiama Ipredator, ha un costo di 5 euro al mese (15 a
trimestre) e inibisce la lettura dell'Ip (Internet protocol) ovvero il
proprio indirizzo sul web, poiche' lo sostituisce con un altro slegato
dalla persona. In piu' i gestori promettono a chi usa il sistema di non
registrare alcun dato di traffico. Il nome Ipredator prende sicuramente
spunto dalla controversa legge svedese Ipred, che fornisce ai detentori
del copyright gli strumenti per perseguire i pirati online. Per accedere
al sistema si può andare sul sito di Pirate Bay, e cliccare sulla
scritta Ipredator in basso a destra: una schermata in svedese e in
inglese spiega il funzionamento e le modalità di iscrizione. La nuova
mossa dei pirati svedesi fa ovviamente discutere. "Il fracasso provocato
dal lancio di Ipredator mi pare la classica scoperta dell'acqua calda -
dice Luca Neri, giornalista e autore del libro inchiesta 'La Baia dei
pirati - Assalto al copyright (Cooper) -. Quel servizio non offre
infatti nulla di piu' di un Virtual Private Network (Vpn), ovvero un
tunnel cifrato fra il computer dell'utente che lo usa e il server dei
suoi gestori. La stessa identica tecnologia usata ogni giorno da
un'infinità di imprese in tutto il mondo".
Neri aggiunge "che l'implementazione di questa tecnologia ricalca lo
schema di servizi costruiti su misura per chi vive in paesi totalitari,
come la Cina, dove l'accesso a internet viene filtrato e censurato dai
governi locali". Ipredator appare come l'ennesima riscossa del sito piu'
volte oscurato e riaperto, sui cui quattro inventori Peter Sunde,
Gottfrid Svartholm, Fredrik Neij e Carl Lundstrm, pende una condanna di
primo grado in Svezia ad un anno di prigione per complicità nella
violazione di diritti d'autore e il pagamento di circa 2,7 milioni di
euro per danni alle major dell'audiovideo. Anche per Andrea Monti,
avvocato esperto di diritto delle telecomunicazioni "Ipredator non e'
nulla di rivoluzionario". "Il pericolo che vedo - spiega - è che le
major e i loro lobbisti colgano la palla al balzo per cercare nuovamente
di mettere fuori legge l'uso della crittografia", già sotto la lente
della politica visto che "nel 2004, la Legge 128/04 di riforma del
diritto d'autore nota come 'Legge Urban, conteneva nelle sue bozze una
sanzione per l'uso di sistemi crittografici". "Sei anni fa il tentativo
non riusci' - conclude Monti - ma il timore e' che oggi il risultato possa
cambiare, sull'onda repressiva che investe internet e i fornitori di
accesso. Se l'uso della crittografia venisse messo al bando, o se
venisse indebolito, crollerebbe la sicurezza dei sistemi di internet
banking e delle infrastrutture critiche del Paese".
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