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Storie\Il treno dell'indifferenza era solo un'esercitazione di scrittura
art. postato da mm su listavista, 03\12\2010, h. 17.41.
l'articolo postato anche qui mi aveva fatta molto riflettere. Onestamente mi
e' sembrato esagerato, ma visti i tempi che corrono magari quello che
c'era scritto era anche tutto e desolantemente vero... ma pare che non sia
esattamente cosi'.
Ambasciator non porta pena, ma ci tengo a girare un un articolo scritto da
Franco Bomprezzi, un giornalista, per inciso
anche lui disabile ma questo ha una importanza minima, che stimo molto.
Ed ora, un po' di pubblicità
:Michela
Tratto dal blog su vita.org tenuto da Franco Bomprezzi
fonte:
http://blog.vita.it/francamente/tag/ferrovie/
Disabili in viaggio
di Franco bomprezzi
Ho atteso qualche giorno. Avevo letto subito su Repubblica.it la denuncia di
Shulim Vogelmann, giovane scrittore nato a Firenze, di cultura ebraica e
cittadinanza anche israeliana, testimone di un trattamento discriminatorio
nei confronti di un viaggiatore disabile in treno. Un racconto a tinte
forti, pieno di particolari, ma anche, per certi versi, ai limiti
dell'incredibile, pur essendo io, abbastanza logicamente, pronto a prendere
le parti di una persona con disabilità che venga maltrattata.
La storia è nota ormai quasi a tutti, perché è diventata una delle notizie
più commentate e riprese da giornali, tv e radio a fine d'anno. Una storia
di ordinaria maleducazione, peggio, di maltrattamento verbale da parte del
personale delle Ferrovie e della Polfer, nella totale indifferenza degli
altri passeggeri, tranne lo scrittore, che racconta tutto per filo e per
segno. In estrema sintesi un ragazzo disabile probabilmente romeno, privo di
braccia, sale in treno senza biglietto ma con i soldi giusti pronti per
pagarlo. Siamo sull'eurostar Bari-Roma del 27 dicembre. Atteggiamento ostile
del controllore donna, parole pesanti nei confronti dei disabili da parte
degli agenti della Polfer, unico paladino del malcapitato disabile è lo
scrittore che peraltro non provvede direttamente a pagare il biglietto
mancante, ma si limita a intavolare una discussione con il capotreno. Alla
fine, secondo Vogelmann, il giovane disabile viene fatto scendere dal treno.
Prima ancora che sia possibile avere una versione da parte delle Ferrovie,
che in verità subito si scusano in attesa di verificare la vicenda, si apre
sul sito di Repubblica.it una valanga incontenibile di commenti, quasi tutti
di indignata solidarietà, senza alcun dubbio, nella convinzione che la
storia non solo sia credibile così com'è stata raccontata, ma la sua
veridicità dipende dal fatto che si inserisce in un quadro disastroso di
episodi, citati dai lettori, a conferma della maleducazione dei ferrovieri,
dei passeggeri, del popolo italiano, e così via lamentando.
Per la verità arrivano anche i commenti di altri passeggeri di quel treno,
che non confermano affatto la versione dello scrittore fiorentino, ma anzi,
raccontano di un finale diverso. Leggiamo su un altro articolo di
Repubblica.it, "Secondo quanto scrive un testimone, l'atteggiamento degli
altri passeggeri non è stato affatto indifferente. "Sono uno dei passeggeri
che si trovava accanto al ragazzo nel `famigerato' viaggio - si legge in uno
dei commenti -. Mi permetto di rettificare l'articolo (.). E' vero, la
ragazza e i due agenti della Polfer saliti alla stazione di Foggia si sono
rivolti al giovane romeno con toni francamente evitabili, ma parlare
dell'indifferenza dell'intero vagone è assolutamente scorretto - conclude -.
Su richiesta della ragazza è infatti intervenuto un altro controllore e il
suo comportamento è stato ineccepibile. Ha evitato che il ragazzo disabile
pagasse la tratta precedente (a suo rischio) e si è impegnato personalmente
a comprargli il biglietto con la modalità self service senza ulteriori
sovratasse". Nel medesimo articolo il quotidiano on line dà conto della
versione delle Fs: "Il viaggiatore non è mai stato fatto scendere dal treno,
il biglietto gli è stato acquistato a Foggia dal personale di bordo. Il
Gruppo Fs è da sempre attento e sensibile ai diritti dei diversamente
abili". La capotreno in servizio sull'Eurostar 9354 Bari-Roma di domenica 27
dicembre, durante le operazioni di controllo dei biglietti ha riscontrato
che un viaggiatore privo del braccio sinistro ma in grado di parlare in modo
corretto, era senza biglietto. L'ha quindi informato delle regole di
ammissione sul convoglio. "Considerata la particolare condizione del
passeggero - si legge sul comunicato ufficiale delle Fs -, risulterebbe che
la Capotreno si sia ulteriormente attivata per consentire al cliente di
proseguire il viaggio sullo stesso treno e senza alcuna sanzione. Per questo
è scesa durante la sosta a Foggia provvedendo a recarsi in biglietteria e
acquistando il biglietto per conto del passeggero".
Questa versione coincide con le precisazioni e le rettifiche già espresse
dai lettori di Repubblica.it, ma non viene inserita nel corpo del primo
articolo, quello di denuncia del fatto, e così i commenti continuano a
essere raccolti senza posa, contribuendo a creare il convincimento che sia
avvenuta una grave e inaccettabile discriminazione.
Ne traggo ora alcune riflessioni, che offro al vostro pensiero perché magari
tutti insieme possiamo trarre qualche piccolo insegnamento dalla vicenda.
Secondo me la verità è à meta strada. Ovvero: la persona disabile è salita
sul treno senza conoscere le procedure che consentono di essere registrati
(carta Blu delle Ferrovie per i viaggiatori disabili) e quindi assistiti
secondo regole note da tempo. Il personale delle Ferrovie sicuramente non
brilla per preparazione nel trattare con viaggiatori in difficoltà e
l'atteggiamento peggiora quando si ha a che fare con cittadini stranieri. Ma
alla fine il buon senso e le regole prevalgono, e infatti il viaggiatore non
ha pagato sovrapprezzo, e ha potuto completare il suo percorso, sia pure
dopo una disavventura non piacevole.
Seconda considerazione: la disabilità fa notizia solo quando è clamorosa,
altrimenti niente. In questo caso ha fatto presa il racconto ricco di
particolari emotivi, compresa una discutibile descrizione delle condizioni
fisiche del viaggiatore disabile: "Sì, senza braccia, con due moncherini
fatti di tre dita che spuntano dalle spalle - scrive Vogelmann - È salito
sul treno con le sue forze. Posa la borsa a tracolla per terra con enorme
sforzo del collo e la spinge con i piedi sotto al sedile. Crolla sulla
poltrona. Dietro agli spessi occhiali da miope tutta la sua sofferenza
fisica e psichica per un gesto così semplice per gli altri: salire sul
treno". E più avanti: "articolando le parole con grande difficoltà, riesce
a mormorare una frase sconnessa: "No biglietto, no fatto in tempo, handicap,
handicap". Con la bocca (il collo si piega innaturalmente, le vene si
gonfiano, il volto gli diventa paonazzo) tira fuori dal taschino un mazzetto
di soldi". e infine: "Il ragazzo farfugliando le dice di non avere altri
soldi, di non poter pagare nessun sovrapprezzo, e con la voce incrinata dal
pianto per l'umiliazione ripete "Handicap, handicap". Insomma una
descrizione alquanto indelicata ma strappacuore. Giusto quello che serve per
guadagnarsi l'home page del quotidiano on line e il link in centinaia di
profili di facebook e note di commento sdegnato, da parte di lettori in
buona fede ma del tutto privi, secondo me, di un minimo spirito critico,
oserei dire di un minimo spirito giornalistico.
Da quando sono giornalista, gennaio 1984, ho sempre pensato che le notizie
vanno verificate con cura. A maggior ragione se si tratta di fatti che
suscitano emozioni forti e condivisione, pathos. In questo caso sin
dall'inizio ho nutrito qualche dubbio. Prima di tutto perché ho viaggiato
molto in treno, e non ho mai incontrato episodi di così evidente inciviltà.
Casomai, e qui sta il punto, ho sempre potuto constatare una certa
difficoltà a garantire al meglio i servizi promessi. L'assistenza è
efficiente solo sulle tratte principali, le stazioni non servite sono la
maggioranza, chi vuole viaggiare in treno e vive in provincia non può
proprio farlo, ancora adesso, in moltissime regioni italiane.
L'incarrozzamento delle sedie a rotelle spesso è garantito da mezzi obsoleti
o non funzionanti. Ora bisogna prenotare con due giorni di anticipo, il che
oggettivamente discrimina rispetto agli altri viaggiatori. Voglio dire: i
disservizi esistono ma sono altri, e rientrano in un giudizio complessivo
scadente sulla qualità e sulla omogeneità del trattamento da parte delle
Ferrovie. Un problema dunque che riguarda tutti, non solo le persone con
disabilità.
Altra riflessione: si sta consolidando sul web la tendenza allo sfogo
collettivo, una "class action" dei sentimenti repressi. Tutti concordano nel
protestare, nel denunciare, nell'indignarsi. Chi esprime dubbi viene isolato
e bollato come "buonista". Difficile in questa situazione svolgere
quotidianamente un corretto servizio di informazione sui diritti delle
persone con disabilità, diritti che si traducono in norme, in regolamenti,
in procedure verificabili, in accordi con le associazioni, in corsi di
formazione, in buone prassi, in testi da consultare, insomma in strumenti
maturi di democrazia partecipata.
Quel viaggiatore senza mani e senza braccia è ora scomparso nel nulla, e
nessuno lo ha davvero aiutato a essere consapevole della sua cittadinanza.
Ma tutti sono convinti di aver solidarizzato con lui, e si mettono il cuore
in pace. Fino alla prossima indignazione.
__._,_.___