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Così internet può salvare i libri di qualità

da la repubblica del 13\01\2010.

Cultura:

Ed ora, un po' di pubblicità

:

Il più grande agente letterario del mondo, che seguiva Calvino e Nabokov
e oggi Roth, si racconta: "Ho studiato Milton ma è stato Andy Warhol a
cambiarmi. Le vendite on line aiuteranno i buoni scrittori"
"Oggi nelle librerie si privilegiano i bestseller: in Rete c'è maggiore
indipendenza"
"Rappresento qualcuno perche' mi piace. Mi sento un giardiniere in una
tenuta"
"Philip ama dire che prima di incontrarmi era senza una lira ma io non
ci credo"
NEW YORK Andrew Wylie è il più potente, rispettato e temuto agente letterario del
mondo. Solo per fare alcuni nomi, tra i suoi clienti ci sono Philip Roth
e Orham Pamuk, Salman Rushdie, Oliver Sacks, Dave Eggers e Martin Amis.
Sono stati suoi clienti anche Norman Mailer, Saul Bellow e Susan Sontag,
dei quali oggi amministra i diritti letterari, oltre a quelli di Jorge
Luis Borges, John Cheever, Raymond Carver, Yukio Mishima, Vladimir
Nabokov e, tra gli italiani, Italo Calvino e Giorgio Bassani.
Il suo ufficio principale è a New York, ma ha una sede non meno
importante a Londra, gestita dal suo braccio destro Sarah Chalfant. Ha
da poco superato la sessantina, e comunica immediatamente un'aria di
sicurezza ed energia. è perfettamente consapevole di essere un'icona sia
del mondo newyorkese che di quello letterario, e non si preoccupa
affatto di nasconderlo. Quando convinse Martin Amis ad abbandonare la
sua storica agente Pat Kavanagh, moglie di Julian Barnes, all'epoca
migliore amico dello scrittore, i nemici gli affibbiarono il soprannome
"sciacallo". Wylie non se la prese molto, e ricorda che il passaggio
fruttò ad Amis un anticipo per il nuovo romanzo di 750 mila dollari,
cifra all'epoca assolutamente inaudita.
Nel gruppo di oltre seicento autori che rappresenta ci sono anche David
Rockefeller, Al Gore e Nicolas Sarkozy, e di quest'ultimo sottolinea,
con una punta di orgoglio, che fa parte dell'agenzia prima che
diventasse presidente.
Originario di Boston, si è laureato ad Harvard in letteratura romanza ed
è diventato agente letterario relativamente tardi: gli anni Settanta e
Ottanta sono stati caratterizzati da una sfrenata vita notturna, nella
quale frequentava il giro di Andy Warhol. Oggi ricorda quel periodo con
simpatia, gratitudine, e nessun rimpianto per gli eccessi. "La mia
educazione è stata molto convenzionale", racconta nel suo ufficio di
fronte alla Carnegie Hall, "ho studiato i classici e ciò è stato
importantissimo per la mia formazione. Tuttavia Andy Warhol è stato un
maestro di vita, che ha avuto un ruolo non meno importante: era un uomo
eccitante, divertente e sempre interessante, che mi ha insegnato a
vedere il mondo in modo diverso. Sino ad allora il mio mondo era fatto
di Milton, Eliot e i classici italiani e francesi: necessari, anzi
fondamentali, ma non sufficienti per affrontare la vita".
Quanto è importante oggi un agente letterario?
"Le rispondo che John Updike non aveva un agente, e per cinquanta anni
ha trattato i suoi diritti attraverso il suo editore americano Knopf.
Quando gli offrii di rappresentarlo mi disse gentilmente "no", e non
posso dire che i suoi libri non abbiano avuto la circolazione che
meritavano. Tuttavia oggi ne rappresentiamo i diritti letterari, e a
questo punto sento una responsabilità morale".
Come ha iniziato?
"Ho lavorato per due anni in una piccola agenzia chiamata JCA, il cui
titolare si chiamava John Cushman. Quando mi sono reso conto di aver
imparato il mestiere mi sono messo in proprio. Il primo ufficio è stato
il mio appartamento, dal quale ho dovuto traslocare quando mia moglie ha
scoperto di aspettare il nostro primo figlio".
Philip Roth racconta che all'epoca in cui ha cominciato a rappresentarlo
era senza una lira.
"Io non credo che lo fosse, ma Philip ama raccontare la storia così. Gli
proposi di rappresentarlo all'epoca di Inganno. Ovviamente dovetti
incontrare il suo editore Roger Strauss, il quale deteneva i diritti
internazionali dei suoi libri, e mi mandò violentemente a quel paese. Ma
Philip capì che aveva tutto da guadagnare, e dopo un po' di tempo feci
la pace con Strauss: mi invitò a pranzo fuori e pagai io".
Quali sono i clienti più difficili da rappresentare?
"Io ritengo che nessun autore di qualità sia veramente difficile.
Rappresento qualcuno perche' sono appassionato al suo lavoro, e si tratta
di trasmettere questo sentimento, perche' è difficile resistere a una
passione sincera. Io vedo il mio ruolo come quello di un giardiniere in
una tenuta. So di poter essere licenziato se non svolgo il mio lavoro in
maniera soddisfacente. A volte può succedere anche il contrario, anche
se in trenta anni di carriera mi è capitato solo due volte di dire a un
autore che doveva trovarsi un altro agente. Spiegando ovviamente che era
meglio per lui".
Lei ha sempre valorizzato autori non commerciali. Non ritiene che ci sia
un rischio anche nell'élitismo?
"Non credo proprio. La qualità non è mai snob".
Ha dichiarato che i più grossi anticipi sono dati ai politici in
disgrazia o agli scrittori falliti, aggiungendo anche che non
rappresenta alcuno di costoro.
"Era una risposta data a chi mi faceva notare che rappresento raramente
autori di best seller. Per scrittori falliti intendo i cattivi
scrittori, anche se di successo. Ritengo che nel nostro mestiere sia
data troppa importanza alla quantità e poca alla qualità. Ovviamente non
ho nulla contro i politici, e nel caso di Sarkozy, mi resi conto che chi
lo rappresentava ne aveva venduto i libri a case editrici sconosciute.
Io mi limitai a far notare che avrebbe potuto diventare presidente e che
avrei potuto vendere gli stessi libri a case di ben altro livello".
Le vendite via Internet con Amazon stanno rimpiazzando gradualmente le
librerie.
"Non ritengo che si tratti di un problema per l'industria. Le grandi
catene saranno gradualmente rimpiazzate, e non è necessariamente un
male: oggi si privilegiano pochi best seller sui libri di sostanza. Le
vendite tipo Amazon garantiranno più spazio a libri che oggi vengono
schiacciati da titoli di facile presa. Ci sarà maggiore indipendenza, e,
potenzialmente, la resurrezione di un prodotto di qualità".
La percentuale degli autori stranieri pubblicati in America è
decisamente più bassa di quella degli autori americani nel resto del mondo.
"è un problema che personalmente mi sta molto a cuore. Basta vedere la
lista dei miei clienti per comprendere quanto sia attento agli autori
non americani. Ovviamente si tratta di un problema culturale, prima che
commerciale, riguardo al quale non si può puntare il dito
frettolosamente sull'industria letteraria. Tuttavia, anche in questo
caso, i nuovi strumenti di vendita possono aiutare molto: è possibile
valorizzare i vecchi titoli di autori di successo e riscoprire anche
scrittori meno noti. Ritengo che nel nostro settore sia necessario fare
investimenti culturali a lungo termine, altrimenti è inevitabile il
declino".