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Anna ed Angelo: dai banchi di scuola all'altare
inviata da Angelo Camoteca su mbx,30\09\2009, h. 21.41.
(tratto da controsenso, settimanale gratuito del quotidiano di basilicata)
L'HANDICAP SI RACCONTA
La bella storia del matrimonio di due non vedenti lucani: quando il sentimento supera tutte le barriere
di Roberta Giannini
Ed ora, un po' di pubblicità
:Quando si dice "se è destino...prima o poi ci si rincontra" sembra davvero che non si tratti di una frase fatta. Per lo meno non lo è nel caso dei nostri due intervistati Anna Varriale e Angelo Camodeca, rispettivamente di 40 e 43 anni; lei di origini napoletane, lui di San Paolo Albanese. La storia comincia quando Angelo e Anita (come si fa chiamare), non vedenti sin da bambini, si incontrano tra i banchi della scuola elementare di un collegio per disabili visivi di Napoli. Al termine dei cinque anni, però, si perdono di vista per ritrovarsi per caso, poi, circa un anno fa, ormai adulti, e decidere di convolare a nozze nel mese di maggio. Il loro matrimonio si svolge a San Paolo Albanese secóndo il rito bizantino ed è in tipico stile arbereshè. Così, incuriositi da questa love story, abbiamo chiesto loro di parlarci del memorabile incontro. "Quando ci siamo rincontrati io non mi ricordavo di lei, mentre Anita aveva ben chiari in mente i ricordi che ci legavano"-racconta Angelo- "ma in definitiva è stato come se non ci fossimo mai separati. Ognuno ha fatto le sue esperienze e poi è stato veramente straordinario ritrovarsi forti di una reciproca comprensione e condivisione" .La conversazione è diventata piuttosto confidenziale quando hanno deciso di raccontarci cosa significhi essere non vedenti in relazione al proprio ambiente familiare, alle amicizie e alle scelte di vita e di parlarci della conquista della loro autonomia. Anna, con sincerità e con una straordinaria e matura consapevolezza del proprio passato, ci ha parlato senza reticenze: "Purtroppo sono stata considerata sempre più dagli estranei che dalla mia famiglia che non mi ha mai dato fiducia. Non mi era permesso uscire da sola e, di conseguenza, non avevo occasione di fare amicizie;ero sempre in compagnia di un cane, il mio amato Lucio, un Labrador, una parte di me (anche se adesso faccio a meno di lui per motivi pratici e anche perché sono diventata abbastanza autonoma), oppure mi affiancavano qualcuno che si occupasse di me: mi hanno tarpato le ali sempre. Anche nelle scelte più importanti sono stata condizionata fortemente dalla famiglia: dopo le magistrali avrei voluto frequentare il corso di laurea in lingue ma i miei genitori mi imposero di lavorare come centralinista alle Poste a Napoli. L'unica cosa importante che ho fatto per me è stato frequentare il Conservatorio di Musica di Napoli dove ho conseguito la Laurea in Canto come Soprano Leggero con Specializzazione in Musica Sacra. In verità, anche al Conservatorio, nella mia classe si era creata una particolare situazione: all'inizio tutti credevano che per via della cecità non sarei riuscita a imparare a cantare bene, ma poi la compassione si è tramutata in invidia perché, invece, riuscivo meglio degli altri. Per me è stata una grande soddisfazione poter mostrare a tutti quanto valgo. Ah, dimenticavo! Ho una grande passione per il Napoli, amo il basket e sto imparando anche a sciare".
Angelo invece si racconta così: "La mia situazione è stata un po ' differente, sia perché vivere in un paese piccolo e raccolto non è come abitare in una grande città, sia perché la mia famiglia ha contribuito fortemente alla mia serenità. Mi hanno lasciato sin da ragazzo la massima libertà di movimento e di scelte, tanto che ho fatto sempre ciò che ho voluto nel limite delle mie possibilità, ovviamente. Nel paese conoscevo perfettamente l'ambiente in cui mi aggiravo, per cui camminavo e giocavo con i miei compagni tranquillamente. Solo quando i miei amici giocavano a calciò io non partecipavo, ma facevo di tutto per non far pesare loro la mia presenza, tanto che spesso andavo a fare qualcos'altro. In quanto a libertà di scelte, ho avuto anche l'opportunità di andare a studiare a Firenze per diventare fisioterapista, professione che ho svolto liberamente per diversi anni in Calabria. Oggi sono docente del corso di laurea in Fisioterapia all'Università Cattolica Sacro Cuore di Roma con sede presso l'Ospedale di Pescopagano, paese in cui vivo. Mi definisco un tipo piuttosto spericolato, mi piacciono le forti emozioni, infatti non ho esitato a provare il Volo dell'angelo e, in un 'altra occasione, a lanciarmi con un paracadute da 4500 metri di altezza, ovviamente in compagnia di un'altra persona. Mi piace leggere e ascoltare la musica e amo molto anche l'informatica e internet perché rappresenta una enorme finestra sul mondo e una valida alternativa alla tv, alla radio, al braille e alla sintesi vocale". Anita è sanguigna, Angelo invece è la classica persona che si fa letteralmente "scivolare tutto addosso", un tipo piuttosto tranquillo o almeno così pare. Il loro è un matrimonio fondato sull'auto-ironia, sul rispetto reciproco e su una grande empatia. E stata d'obbligo la domanda su come sia cambiata la loro vita dopo questo meraviglioso incontro, su come sia il ménage quotidiano e quali siano le sue difficoltà "Per il momento Anita lavora ancora a Napoli e siamo in attesa di un trasferimento di
sede per poter vivere insieme a Pescopagano dove abbiamo il nostro appartamento. Per questa causa si sta facendo promotrice, presso gli organi competenti, l'Unione ftaliana dei Ciechi é degli Ipovedenti, Sezione Provinciale di Potenza, unica garanzia effettiva per tutti noi e per il rispetto dei nostri diritti. Per il resto, la vita matrimoniale procede benissimo, ci prendiamo in giro dalla mattina alla sera sulle nostre gaffe, sui nostri difetti. Conduciamo una vita giocosa e tranquilla e penso che la filosofia che ci debba accompagnare sempre sia quella basata sull'idea che arrabbiarsi non serve a nulla, è solo uno spreco inutile di energie" -dice Angelo. E infine, alla domanda se sia meglio sposare un vedente o un non vedente, i nostri due amici ci rispondono in maniera concorde che "in definitiva avere un/a compagno/a che vede è sicuramente meglio per certi versi, ma per altri è una grande forma dì egoismo, perché la persona assistita, il non vedente appunto, nei momenti di difficoltà del compagno, non potrebbe dargli la stessa assistenza ricevuta, per cui si rischia di essere curati ma di non riuscire a curare poiché non si ha l'abilità per farlo o meglio non vi è stata l'opportunità di svilupparla. Inoltre, si potrebbero creare tantissime incomprensioni nella coppia perché come recita un vecchio detto "l'uomo sazio non può credere all'uomo digiuno". Ritrovarsi insieme significa, dunque, non perdere mai gli stimoli a fare meglio e a cercare nuove soluzioni ai problemi, senza adagiarsi mai".