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Conferenza sulla disabilità: parole e fatti
art. postato da Angela Delicata su incensuraty, 05\10\2009, h. 23.14.
Attenzione: vista la natura del presente articolo, pubblicato dalla
testata online _Superando.it _, se ne
autorizza e gradisce la pubblicazione da parte di chiunque lo desideri
(integrale e citando la fonte) sia su carta che su internet.
Ed ora, un po' di pubblicità
:Parole e fatti
riflessioni e dati reali a margine
della Conferenza Nazionale sulle Politiche per la Disabilità
di Carlo Giacobini
Siamo reduci dalla III Conferenza Nazionale sulle Politiche per la
Disabilità (Torino 2-3 ottobre). Alla kermesse torinese hanno
partecipato, con grande schieramento, molti rappresentanti associativi e
operatori pubblici e del privato sociale. Decisamente sottodimensionata
la presenza governativa. Oltre alla costante presenza del
sottosegretario On. Eugenia Roccella, il Ministro Maurizio Sacconi
si è limitato all'invio di un "contributo filmato", sottolineato dai
fischi della platea.
Altri parlamentari, di maggioranza o di opposizione, non se ne sono visti.
La Conferenza Nazionale sulle Politiche per la Disabilità è stata
sapientemente direzionata verso la celebrazione della nuova Convenzione
delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,
ratificata in Italia dalla Legge 18 del 3 marzo 2009.
Nei gruppi di lavoro e nell'assemblea plenaria sono stati evidenziati
con la giusta enfasi i diritti che la Convezione introduce (o ribadisce)
e la "rivoluzione" che le nuove disposizioni comporteranno
nell'elaborazione normativa e delle politiche a favore delle persone con
disabilità.
E a dimostrazione dell'interesse del Governo per questo nuovo caposaldo
normativo, si è orgogliosamente annunciato l'imminente insediamento
dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con
disabilità previsto espressamente dal terzo articolo della Legge
18/2009 al fine di "promuovere la piena integrazione delle persone
con disabilità in attuazione dei princìpi sanciti dalla Convenzione
(...), nonché dei princìpi indicati nella Legge 5 febbraio 1992, n. 104".
Diritti umani, diritti civili, diritti all'inclusione nella scuola, nel
lavoro, nella società non saranno più un miraggio ma una concretezza
esigibile per un paio di milionate di cittadini italiani con disabilità
e per le loro apprensive famiglie. O almeno questo è stato il
tranquillizzante messaggio che è passato.
Dalle parole ai fatti
Ma mentre le parole di speranza, di incoraggiamento, di celebrazione e
di raccomandazione hanno tenuto la scena, quelle di critica e di
realismo sono passate in sordina.
Le politiche attive per le persone con disabilità necessitano anche di
una copertura economica, oltre che di un rinnovamento culturale per
traghettare il welfare da logiche pietistico-assistenziali e
"risarcitorie" a strategie che rendano esigibili i diritti soggettivi.
Il rinnovamento culturale -- si sa -- ha i suoi tempi. La copertura
economica no: serve subito. Le persone hanno necessità ora e qui di
servizi, assistenza, garanzie.
Appare quindi stridente il contrasto fra la celebrazione governativa (e
non) di rinvigoriti diritti e la deriva dell'impegno economico a favore
delle persone con disabilità, dei non autosufficienti e delle loro famiglie.
Le prove evidenti -- a volerle vedere -- di questo disimpegno sono, nero
su bianco, nelle Gazzette Ufficiali e nelle stesse fonti governative.
Prove che, con abilità prestidigitatoria, vengono nascoste ad un grande
pubblico purtroppo sempre più distratto da escort e veline.
La storia del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali e del Fondo per
le non autosufficienze sono un macroscopico esempio di scomparsa per
dissolvenza.
Il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali
Il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali (FNPS), istituito
inizialmente dalla Legge 449/1997 e ridefinito dall'articolo 20 della
Legge 328/2000, dovrebbe essere la fonte nazionale di finanziamento
specifico degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie,
così come previsto dalla Legge quadro di riforma dell'assistenza (la
Legge 328/2000, appunto).
Il Fondo Sociale, nelle intenzioni, va a finanziare un sistema
articolato di Piani Sociali Regionali e Piani Sociali di Zona che
descrivono, per ciascun territorio, una rete integrata di servizi alla
persona rivolti all'inclusione dei soggetti in difficoltà, o comunque
all'innalzamento del livello di qualità della vita. Questo significa che
gran parte del Fondo dovrebbe essere destinato alle Regioni che a loro
volta lo direzionano agli enti locali o agli stessi Comuni per attività
reali di sostegno alle persone.
Fra il 2000 e il 2006 gli stanziamenti sono rimasti sostanzialmente
stabilizzati attorno ai 1.600 milioni di euro.
In realtà una buona metà del fondo se ne va all'INPS "per il
finanziamento degli interventi costituenti diritti soggettivi" e cioè
i permessi lavorativi (art. 33 della Legge 104/1992), assegni di
maternità, assegni al nucleo familiare, indennità a favore dei
lavoratori affetti da talassemia major ecc.). Solo la metà viene
trasferito alle Regioni e ai Comuni per interventi diretti in ambito
sociale (non solo destinati alle persone disabili).
Nel 2008 lo stanziamento scende, per la prima volta, sotto i 1.500
milioni di euro (fonte: Ministero del Lavoro, della Salute e delle
Politiche Sociali).
Ma la vera sorpresa è per il 2009, 2010 e 2011: il Fondo ha una decisa
retrazione (fonte: Legge 22 dicembre 2008, n. 203, Supplemento ordinario
285/L, pagina 54).
Nel 2009 sono stanziati 1.355 milioni, che diventano 1.070 per il
2010, e solo 960 nel 2011. Nel 2010 ci saranno, quindi, rispetto al
2007, circa 700 milioni di meno.
Tenuto conto che circa 750 milioni andranno all'INPS per le spese di cui
abbiamo parlato, è evidente quanto rimane per le politiche attive
previste dal Fondo e destinate agli Enti locali e alle Regioni. Questi
sono dati certi che trovano testimonianza in documenti ufficiali. Ma non
è finita!
Il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali è una di quelle voci di
spesa contemplate nel Bilancio dello Stato la cui quantificazione è demandata annualmente
alla legge finanziaria. Sono voci riassunte nella Tabella C delle disposizioni per
la formazione annuale e pluriennale dello Stato.
Recentemente il Ministro Tremonti ha più volte affermato che alcune
discusse operazioni di "drenaggio fiscale" ("scudo fiscale" e tassazione
dei depositi aurei delle aziende) forniranno risorse in più per le
famiglie e per le imprese.
In realtà non è così, o almeno non è questo che le norme approvate dal
Parlamento prevedono.
L'articolo 14 della Legge 3 agosto 2009, n. 102 consente al Ministero
dell'Economia di ridurre alcuni stanziamenti della Tabella C (fra cui
quelli relativi al Fondo) nel caso lo Stato non riesca ad ottenere il
gettito previsto dalla tassazione sulle plusvalenze su oro non
industriale di società ed enti.
Quindi la realtà è che se il "drenaggio fiscale" non dovesse funzionare
come auspicato, le risorse per il sostegno alle imprese e soprattutto
alle famiglie diminuiranno ulteriormente. Il che è significativamente
diverso da quanto affermato dal Ministro dell'Economia.
Il Fondo per le non autosufficienze
Il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, come già detto, non si
occupa solamente delle persone con disabilità. In alcuni casi le risorse
sono state pure considerate senza vincolo di destinazione (es. si è
usato il Fondo per fronteggiare l'emergenza -- o almeno così era
considerata -- della "mucca pazza").
Nel 2006, quindi, si pensa di fronteggiare l'emergenza -- stavolta vera
e concreta -- delle persone non autosufficienti, cioè i cittadini con
disabilità con maggiore, e spesso drammatico, carico assistenziale. Si
istituisce quindi uno specifico Fondo per le non autosufficienze
(articolo 1, comma 1264, della legge 27 dicembre 2006, n. 296) subito
contestato per l'incongruità della copertura finanziaria rispetto alle
esigenze che dovrebbe affrontare.
Al Fondo è stata assegnata la somma di 100 milioni di euro per l'anno
2007 e di 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009.
L'articolo 2, comma 465, della Legge 24 dicembre 2007, n. 244 ha
incrementato il Fondo di euro 100 milioni per l'anno 2008 e di euro 200
milioni per l'anno 2009.
Pertanto: 100 milioni per il 2007, 300 milioni per il 2008,
400 milioni per il 2009.
Altra amara sorpresa: per il 2010 e gli anni a venire la voce "Fondo per
le non autosufficienze" non compare più nei bilanci di previsione.
Non se ne trova traccia nella Finanziaria del 2010 appena approvata. Il
Fondo per le non autosufficienze non esiste più.
Quando si tratta di ratificare la Convenzione l'attenzione è massima; lo
è pure se si devono costituire tavoli ed osservatori, ma difetta se quei
diritti bisogna pure sostenerli concretamente con la carta filigranata.
Scuse infondate
Di fronte a questa innegabile ed ingiustificabile retrazione della spesa
le "scuse" rimangono accettabili fintanto che qualcuno non ne fa notare
l'insostenibilità.
"Il Fondo per le non autosufficienze era stato previsto dalla legge
solo per tre anni". Falso! La norma istitutiva non indica nessuna
sperimentalità del Fondo e nessun limite temporale. Come di prassi per
qualsiasi altro Fondo, provvede allo stanziamento nei primi tre anni, rimandando alla volontà politica successiva gli
ulteriori stanziamenti. No: la cessazione di questo Fondo è una scelta
politica, non dettata da vincoli normativi, su cui, peraltro, il
Parlamento ha potestà di modifica.
"Il Governo ha previsto altre forme di sostegno alla non autosufficienza".
Fuorviante! Esiste un Fondo strategico per il Paese a sostegno
dell'economia reale istituito presso la Presidenza del Consiglio dei
ministri (fonte: articolo 18, comma 1, lettera b-bis), del Decreto Legge
29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla Legge 28
gennaio 2009, n. 2).
L'articolo 22 ter della Legge 3 agosto 2009, n. 102 prevede che quel
Fondo sia incrementato di 120 milioni di euro nell'anno 2010 e di 242
milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2011 per interventi dedicati
a politiche sociali e familiari con particolare attenzione alla non
autosufficienza.
Quali siano i criteri e modalità, quanto vada alla non autosufficienza e
quanto al resto, lo stabilirà non il Ministero del Lavoro, della Salute
e delle Politiche Sociali, ma la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
E comunque c'è una bella differenza fra i già insufficienti 400 milioni
destinati alla non autosufficienza e una parte incognita di 120 milioni
accantonati in un Fondo che nulla ha a che vedere con i problemi reali e
drammatici delle famiglie in cui è presente una persona con disabilità
grave.
"Non bisogna guardare a questi tagli, che hanno un'importanza relativa,
ma al modo in cui viene gestito il Fondo Sanitario Nazionale, laddove
occorre razionalizzare e recuperare in efficienza, con eccellenze
qualificate negli ospedali per il trattamento delle fasi acute e presa
in carico della persona a livello territoriale con servizi decentrati"./
Discutibile. Molto. Si torna alla sanitarizzazione di un bisogno che non
ha prevalenza sanitaria con i rischi che tutte le necessità della
persona non vengano affatto affrontate nel loro contesto, ma in realtà
spedalizzate. Ancora una volta si "crede" ad un Servizio Sanitario
Nazionale, ma non ad un Servizio Sociale Nazionale.
Eppoi è un'affermazione dura da sostenere nel momento attuale: i
commissariamenti e piani di rientro delle Regioni tagliano
orizzontalmente e senza alcuna valutazione di merito l'assistenza
socio-sanitaria alle persone con disabilità, specie più gravi (dal 10 al
30%).
Le risorse
Alla fine la risposta più sconsolata è "mancano le risorse". Viene cioè
evocata quella stessa crisi di cui non si può più parlare, pena essere
tacciati di "disfattismo" o "antiitalianità".
In un momento difficile per il Paese, ad essere in maggiore difficoltà
sono le famiglie che sono sempre più impoverite (fonte: La povertà in
Italia nel 2008. Istat, 2009) anche dalle spese assistenziali di cui
devono farsi carico. Non ci si indebita solo per comprarsi la TV al
plasma o per andare in vacanza in Paesi esotici, o per impossessarsi
dell'ultimo modello di auto (pur eco-rottamo-incentivata). Sono molte,
moltissime, le famiglie che si indebitano o rinunciano a tutto per
pagare l'assistenza ai propri familiari, per compartecipare alla spesa,
per pagare e regolarizzare le badanti e tanto altro.
La vecchia scusa delle risorse è insostenibile, soprattutto da parte di
chi evoca le salvifiche proprietà della "finanza creativa".
Ma come? L'INPS ha testé dichiarato che grazie al contrasto dei "falsi
invalidi" si recupereranno, a regime, 100 milioni di euro l'anno.
Vogliamo restituirli, per contrappasso, ai veri invalidi?
L'azione, condivisibile nei fini, promossa dal Ministro Brunetta contro
le elusioni in materia di permessi lavorativi, produrrà un risparmio per
l'Erario. Vogliamo restituirlo a chi ne ha davvero bisogno?
E che dire dell'8 per mille? Se il Governo decidesse di destinare la
propria parte alla non autosufficienza (pubblicizzando questa decisione)
troverebbe molte più firme di contribuenti nel quadratino riservato allo
Stato. Ne saremmo tutti, a parte la Chiesa Cattolica, ben lieti.
Ma al di là di queste soluzioni tampone, un'emergenza come quella del
carico assistenziale (al 90% sulle famiglie) della non autosufficienza
merita di essere trattata come tale ed essere concretamente affrontata.
Con le chiacchiere non si arriva da nessuna parte, ma con il silenzio ci
si ferma ancora prima.
5 ottobre 2009
Carlo Giacobini
Direttore responsabile di _HandyLex.org _ e di
HandyLexPress
Per chi vuole approfondire
Sul Fondo Nazionale per le Politiche Sociali _Legge 8 novembre 2000,
n. 328 -- articolo 20 _
_Legge 22 dicembre 2008, n. 203 -- Gazzetta Ufficiale Supplemento
ordinario 285/L, pagina 54__ _
Sul Fondo per la non autosufficienza
_Legge 27 dicembre 2006, n. 296 -- articolo 1, comma 1264 _
_Legge 24 dicembre 2007, n. 244 -- articolo 2, comma 465 __Legge 3
agosto 2009, n. 102 -- articoli 14 e 22 ter_
Sulla Convenzione ONU
_Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti della persone con disabilità _
_Legge di ratifica n. 18 del 3 marzo 2009__ _