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Brunetta dice no all'open source

art. postato da W. Broccoli su smanettando, 08\10\2009, h. 11.16.

Dopo le recenti notizie sui disservizi basati su piattaforme Microsoft e la
lettera aperta al ministro Renato Brunetta (che non ha ancora risposto)
inviata dall'Associazione Software Libero a proposito dei costosi
protocolli d'intesa sottoscritti dalla Pubblica Amministrazione con
Microsoft (che ad esempio fattura in Irlanda le licenze software
vendute in Italia, con relativo danno economico per noi), suscita
perplessità l'idea di ricerca, innovazione e abbattimento dei costi tanto
pubblicizzata
dal ministro.
Che un politico non abbia competenze tecniche informatiche è comprensibile:
non è il suo mestiere; tuttavia è compito di ogni politico e più in generale
di ogni dirigente saper formare uno staff tecnico competente che lo
consigli nelle questioni non di sua competenza diretta; in più è compito di
ogni politico
e di ogni dirigente tenersi informato su cosa accade nell'ambiente
circostante.
La notizia del centro di controllo della rete elettrica australiana è solo
l'ultima di una vasta serie di casi eclatanti; citiamo per esempio le
relativamente recenti decisioni della Borsa di Londra (fusa con la nostra
Borsa di Milano) che tra l'altro sembra abbattano i costi in maniera più
che significativa.
Senza entrare nel comparto tecnico, guardando un po' in giro possiamo
notare che servizi come le Ferrovie italiane,
tedesche e svedesi girino su piattaforma Linux (come le principali banche
italiane), mentre le ferrovie svizzere utilizzano Sun Solaris (dopo una
esperienza con Microsoft) e quelle spagnole siano su IBM Aix.
Le nostre Poste sono su Solaris come numerose grandi aziende, per esempio
Vodaphone,
Toshiba, HP, senza voler arrivare a Google o Yahoo! o al sito del
Parlamento Italiano.
Insomma un po' di esempi non mancano: il trend e lo stato attuale e passato
del mercato, se si è un minimo informati, sono facilmente comprensibili. È
poco
chiaro come mai per ridurre i costi e stroncare le inefficienze si debba
finanziare Microsoft con fondi pubblici (senza neppure una gara d'appalto),
un'azienda
che all'Italia non porta granché e che, stando agli esempi sopra citati e
allo stato del mercato, non è in grado di fare innovazione e men che meno
ridurre
i costi.
I prodotti di questa azienda non sono nati e non sono alla prova dei fatti
in grado di soddisfare esigenze di stabilità, sicurezza e trasparenza
richieste
da servizi critici come possono esserlo quelli governativi.
Osservando l'IT governativo italiano, anche da piccoli spunti come i
software per la compilazione della denuncia dei redditi (realizzati in
linguaggio Java
su più macchine virtuali obsolete, e distribuiti in modo da blindarli senza
nessuna ragione tecnica evidente) viene in mente l'affermazione del senatore
a vita Andreotti "A pensar male si fa peccato, ma si indovina". Non osiamo
pronosticare quale futuro avrà l'IT in questo Paese.
di Kim Allamandola.

Ed ora, un po' di pubblicità

:

fonte:
http://www.zeusnews.com/news.php?cod=11113