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Wikipedia, la mia utopia
da l'espresso n. 39 del 29\09\2009.
di lorenzo soria
Dal porno alla cultura. Dal boom in Borsa al sapere no profit. Il padre dell'enciclopedia on line racconta la sua impresa. Che all'inizio
sembrava impossibile
Ed ora, un po' di pubblicità
:Nel 2001, Jimmy Wales avrebbe potuto guardarsi allo specchio e dire a se
stesso con soddisfazione che ce l'aveva fatta. Con il denaro accumulato
negli anni '90 a Chicago con le opzioni sui futures aveva abbastanza
dollari da permettere a se stesso e ai suoi discendenti di non dover più
conoscere la parola lavoro per generazioni. Invece, nel pieno del boom
di Internet, si trasferì nella Silicon Valley dove fondò Bomis, 'il
Playboy di Internet', un sito basato sul concetto per quei tempi
rivoluzionario del Web 2.0: il contenuto viene generato dai suoi stessi
utenti. Ebbe successo, e soprattutto riuscì a vendere prima che la bolla
del mercato di Internet scoppiasse.
Ma a 'Jimbo', il soprannome che si porta dietro fin da quando era un
bambino dell'Alabama figlio del manager di un supermercato, venne l'idea
di applicare il concetto di Rete fatta dagli utenti a un progetto un po'
più nobile del porno. Quando iniziò a parlare in giro della sua idea
venne giudicato un utopista, se non un folle: farò, disse,
un'enciclopedia digitale redatta dagli utenti e in grado di portare
tutto lo scibile umano a ogni persona di questo pianeta nella sua lingua
originale. E come se quest'utopia non bastasse, si diede un altro
obiettivo: l'accesso sarebbe stato completamente gratuito.
Otto anni dopo, Wikipedia è nella classifica dei top ten tra i siti più
visitati di Internet. Contiene due milioni di voci in inglese e 11
milioni in altre 259 lingue, 20 volte di più di quanto appare nei 17
volumi dell''Enciclopedia Britannica'. Non solo. A differenza della
'Britannica', della 'Treccani' o di ogni altra enciclopedia
tradizionale, le voci di Wikipedia possono venire continuamente
aggiornate, corrette, integrate. Ma se Wales è orgoglioso della sua
creatura, si sente ancora molto lontano dal suo disegno di offrire a
ogni abitante della Terra la possibilità di essere un cittadino
informato. "Per chi vive nel mondo sviluppato, Wikipedia è una grande
risorsa", commenta: "Ma la vera sfida per noi sono la Cina, l'India,
l'Africa. Abbiamo ben 14 mila voci in swahili, la prima volta che quella
lingua ha una sua enciclopedia. Ma dobbiamo ancora coprire centinaia di
lingue e a volte è frustrante. Grazie ai cellulari l'accesso a Internet
e dunque a Wikipedia sta diventando più facile, ma come si contribuisce
alle voci avendo solo un telefonino?".
Per Wales Wikipedia non è un business, ma un agente di cambiamento
positivo, una responsabilità che lo porta a passare più tempo in giro
per il mondo che a St. Petersburg, in Florida, dove ha un modesto
ufficio sopra i neon del Willie's Daiquiri Bar. Quando gli parliamo è
appena tornato dalla Cina e sta per ripartire per l'Africa prima di
arrivare in Italia per partecipare a BergamoScienza, dove parlerà il 16
ottobre. In queste ultime settimane però più che della diffusione del
sapere si è dovuto occupare dell'accuratezza delle voci. Che a volte
lascia a desiderare. Ted Kennedy è morto il 25 agosto, ma secondo
Wikipedia era già spirato varie altre volte. Nella voce su Obama ogni
tanto apparivano commenti irripetibili, e sapete che cosa teneva Tony
Blair sul suo comodino, secondo la voce a lui dedicata? Un ritratto di
Hitler. è in corso una guerra: i 'Wikipedians' - un esercito di migliaia
di volontari sparsi per il mondo che contribuiscono all'ideale di
diffondere il sapere - contro i 'Wikitrolls', un termine che indica i
sabotatori, i vandali e i giocherelloni che approfittano della facilità
con cui si può intervenire e cambiare le voci dell'enciclopedia on line
per disseminare informazioni errate o di parte. Un problema di
credibilità cui Wikipedia ha posto rimedio con la decisione, presa un
mese fa, di sottoporre le modifiche di voci delicate, da quelle sui
leader politici al conflitto in Medio Oriente, all'esame di un comitato
di esperti. "Non abbiamo istituito forme di controllo e non vogliamo
chiudere fuori chi può e vuole dare un contributo positivo", spiega
Wales senza nascondere la sua irritazione nei confronti di chi lo accusa
di avere tradito la causa: "Abbiamo sempre pensato e continuiamo a
pensare che la soluzione alla questione dell'accuratezza sta in più e
non in meno partecipazione. Più persone coinvolgi, più qualità avrai
alla fine".
Jimmy Wales vive in un palazzo anonimo dove molti vicini non sanno chi
è, e quando viaggia vola in classe economica. Uno stile di vita frugale
che ha contribuito alla sua leggenda. Ma non è un asceta, e non ha
nessuna ambizione di diventarlo. Per esempio, non snobba i proventi
della pubblicità, anche se non su Wikipedia. Accanto all'enciclopedia,
Jimbo ha lanciato Wikia, un servizio che ospita gratuitamente ogni tipo
di comunità, dai fan dei fumetti della Dc Comics e della Marvel a gruppi
religiosi e altri di senzatetto. E questo è un sito che accetta la
pubblicità, che mira al profitto e che ha dietro i capitali di pionieri
di Internet, come Jeff Bezos, Marc Andersen e Mitch Kapor, fondatori
rispettivamente di Amazon, Netscape e Lotus. Per quanto riguarda
Wikipedia, però, Wales è determinato a mantenerla come una no profit che
si regge sul lavoro e sui contributi di migliaia di volontari. "Abbiamo
il sostegno di qualche fondazione, ma la gran parte dei soldi con cui
operiamo viene da versamenti di 20-30 dollari", racconta orgoglioso:
"Sono convinto che se fossimo stati un'impresa volta al profitto non
saremmo arrivati dove siamo e non c'è nessuna intenzione di cambiare
sistema". Neanche se doveste ritrovarvi ad avere concorrenza, neanche se
la corazzata Google dovesse decidere di muovere al vostro attacco? "Non
pensiamo in quei termini e non vedo perchè a qualcuno dovrebbe venire in
mente di competere con noi. Il nostro non è un buon business".
In effetti è un business che non produce profitti. E che ha finito per
mettere in ginocchio la tradizione secolare della enciclopedia su carta.
"Il loro ruolo cambia, stanno diventando una sorta di autorità di
certificazione", commenta Wales. E il vostro? Con quei continui
aggiornamenti, non siete al confine tra il mondo del sapere e quello
dell'informazione? "Noi non facciamo informazione originale ma ci
limitiamo a fare una sintesi di fonti diverse senza prendere posizione.
E se è vero che il mondo dei giornali è nel mezzo di una grande
trasformazione, sono convinto che ci sarà sempre domanda per del buon
giornalismo. Resto ottimista: i tempi cambiano, ma la carta non sparirà,
è uno strumento troppo pratico e troppo comodo".