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Facebook colabrodo

panorama on line, 28\08\2009.

Facebook-colabrodo: i profili sono identificabili da terze parti. E l'utente non lo sa

Ed ora, un po' di pubblicità

:

luca.delloiacovo Martedì 25 Agosto 2009

Facebook in tribunale, sul banco degli imputati: ad accusarlo sono cinque canadesi convinti che il social network abbia utilizzato le loro informazioni personali senza chiedere il consenso.

Ricorda il Christian science monitor che la rete sociale online aveva già impiegato le fotografie degli iscritti per le inserzioni pubblicitarie, senza avvisare le persone ritratte nelle immagini. Poi, ha dovuto fare marcia indietro a causa delle proteste piovute dai blog e dagli utenti. Questa volta, però, i giovani canadesi non si sono accontentati delle critiche online, ma hanno deciso di portare Mark Zuckerberg in un'aula giudiziaria.

Eppure, alla ricerca di anonimato su Facebook si contrappone il bisogno di celebrità «internettiana« tra amici. Anzi, di autocelebrazione. Secondo gli adolescenti americani, piÙ della metà dei loro coetanei usa i social network «per narcisismo e per ricercare di attenzione da parte di altri«.

Un bisogno rivelato da un sondaggio di Usa Today: l'inchiesta ha sollevato i commenti di genitori sconcertati: «Deve esserci qualcosa che noi delle vecchie generazioni non capiamo nel nuovo modo di vivere dei giovani« ha scritto una mamma. Ricorda un insegnante: «Avevo uno studente che lavorava per me ed è stato invitato a un party. Prima di decidere è andato a vedere su facebook chi sarebbe venuto. Se gli piacevano gli invitati sarebbe andato, altrimenti no«.

Foto, video, aggiornamenti di status: ogni settimana Facebook raccoglie un miliardo di informazioni inviate dai suoi iscritti. Secondo i «termini di utilizzo« accettati al momento della registrazione, però, può impeigare con terze parti (ad esempio, un videogioco online o un'agenzia per la raccolta pubblicitaria) i contenuti archiviati dalle persone che fanno parte del social network. Come il video di una festa o la propria fotografia. Che, però, non dovrebbero essere collegabili a una persona con nome e cognome senza il consenso dell'interessato.

Sarà vero, nel tumultuoso mondo dei social network, da MySpace a Hi5? Se lo sono chiesti due ricercatori, Balachander Krishnamurthy e Craig Wills, che hanno esplorato dodici reti sociali online (Bebo, Digg, Facebook, Friendster, Hi5, Imeem, LiveJournal, MySpace, Orkut, Twitter, Xanga, LinkedIn) per capire se le identità online possono essere «silenziosamente« accessibili ad altri, sfruttando falle nei sistemi di sicurezza.

Gli esiti del viaggio non sono incoraggianti: undici reti sociali su dodici rilasciano dati che identificano i profili degli utenti. Sono informazioni che, unite con il monitoraggio dell'attività online messo in pratica da terze parti su altri siti web, forniscono un elenco minuzioso delle abitudini personali, captate attraverso brevi righe di codice (i cookies) inviate ai programmi utilizzati per navigare (browser come Firefox o Explorer).

E, dimostrano i due ricercatori, aggirare le mura dei social network è piuttosto semplice: basta sfruttare «porte d'accesso« ai dati individuali come gli headers http e i cookies inviati durante le visite sui siti internet.

Come difendersi? Un primo accorgimento è di «essere molto selettivi sulle informazioni condivise«, osservano i due analisti di tecnologie del web. In particolare, Facebook consente di modificare le opzioni per la privacy piÙ di altri social network.

Poi, è utile rifiutare i cookie proposti da terzi parti (per esempio, da altri servizi web) e installare software per anonimizzare le connessioni a internet come Tor. Chi usa il browser Firefox, inoltre, può contare su un ulteriore livello di protezione: Refcontrol, un'applicazione che permette di filtrare i dati ricevuti e inviati nei percorsi sul web.