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Commemorazione del re del quizz

ascolta la furiosa lite tra Mike e Sgarbi in mp3

Anche il papa' della televisione ci ha lasciati e PcCiechi
lo vuole ricordare sotoponendoti la lettura di due articoli raccomandandoti quello contenente un genuino ricordo personale di un amico delle nostre liste: !" Mike Bongiorno e i non vedenti" di Enea Galetti.
L'allegato audio contiene una registrazione tratta da una puntata di teleMike di un furioso litigio tra Mike Bongiorno e Vittorio Sgarbi. Assolutamente da non perdere!
Primo articolo.

Ed ora, un po' di pubblicità

:

a)Mike bongiorno e i non vedenti
articolo di Enea galetti, inviato in privato il 13\09\2009, h. 19.26.

Mike Bongiorno e i non vedenti

Martedì 8 settembre, all’età di 85 anni, si è spento il grande Mike, durante una vacanza a Montecarlo, con una morte improvvisa che ha stupito tutti noi. Radio, tv e giornali non hanno mancato di parlarne a lungo con articoli, programmi radiofonici e televisivi, testimonianze di gente comune, personaggi politici e televisivi ed ex concorrenti, come la signora Giuliana Longari.
Anch’io, attraverso queste righe, desidero parlarne, sperando di dare un piccolo contributo a chi leggerà quanto sto per scrivere.
Era il 1971 quando, all’età di sette anni, ne sentii parlare per la prima volta. Da un anno, ogni giovedì andava in onda Rischiatutto. Io non sapevo neppure che cosa fosse e, anzi, quasi non sapevo chi fosse Mike, tanto che il giovedì non mi preoccupavo affatto di accendere il televisore, non già perché mi trovavo all’Istituto dei Ciechi di Milano, dove se avessi voluto avrei certo potuto farlo, ma, piuttosto, perché la mia mente era attratta da altri interessi.
Ogni tanto, però, mi giungeva qualche eco. Sentii, ad esempio, parlare di un concorrente eccezionale di nome Massimo Inardi, anche se non sapevo chi fosse, a quali domande rispondesse o su quale materia si fosse meglio preparato. Sapevo che Mike Bongiorno era un volto molto noto, ma per me risultava essere un perfetto sconosciuto.
Poi, durante le vacanze estive del .74, scoprii attraverso la radio e per puro caso un programma presentato da Mike bongiorno intitolato “Alta stagione”, un programma fatto di canzoni, sketch, e quiz ed interviste telefoniche a personaggi famosi. Fu proprio attraverso questo programma che scoprii la fama di questo grande presentatore. Scoprii anche che la sua voce mi piaceva e che presto avrei imparato a farne l’imitazione che, debbo dirlo, non è poi così difficile.
Nel 1976 ebbi modo di seguire una trasmissione di cui non ricordo di cosa parlasse, ma della quale ricordo ancora il titolo: “Ieri e oggi”.
Ma la grande svolta la ebbi, sempre nello stesso anno, con “Scommettiamo?” La seguii ogni giovedì, non importa se a casa durante le varie vacanze o in collegio con i miei compagni.
Per la prima volta avevo imparato a scoprire il meccanismo del gioco a quiz, come pure imparai anche a scoprire l’abilità e la bravura dei concorrenti nel rispondere alle domande. Di quella trasmissione mi rimasero impressi alcuni concorrenti come Maria Teresa Lattanzi, che si presentò su Herrera e sulla storia dell’Inter e che all’epoca – lo ricordo ancora bene come fosse ieri – aveva raggiunto un raddoppio di circa 24 milioni, e Giuliano Canevacci, uno stranissimo concorrente che rispondeva a domande sui Maya e che all’epoca raggiunse un raddoppio ancor più considerevole.
Da quel momento rimasi fedele a Mike per molti anni, anche e soprattutto in considerazione del fatto che, come non vedente, era molto meglio per me seguire una trasmissione a quiz senza difficoltà, pouttosto che film o sceneggiati molto movimentati di difficile ascolto.
Poi, nel gennaio del 1983 – ormai gli anni di collegio erano terminati da un bel po’ di tempo – estrassi la mia macchina per scrivere e scrissi una presunta lettera a Mike. Presunta, in quanto mia madre si mise a ridere dicendomi: “Non vorrai mica spedirgliela sul serio”! Poi quel foglio fu stracciato. Scopo di quella lettera era stato quello di volerlo conoscere. Per un po’ vi rinunciai.
Un giorno, però, venne a trovarmi un’amica insegnante alle scuole elementari, collega, a sua volta, della moglie di Renato Pareti, un cantautore e compositore che fin da quell’epoca abitava nello stesso paese dove abito e dove vive tutt’ora. Io avevo già sentito nominare Renato. Fin da quei tempi conoscevo qualche sua canzone, oltre a canzoni da lui composte per Vecchioni, gli Homo Sapiens, i Nuovi Angeli e tanti altri. Andare a casa sua per conoscerlo non mi fu difficile. Gli dissi che volevo assolutamente conoscere Mike Bongiorno. Lui non si mise a ridere e, anzi, considerò seriamente la mia richiesta.
Pochi mesi dopo ebbe in mano tre biglietti per andare ad assistere come pubblico ad una puntata di “Superflash”. Oltre a lui vi fummo infatti anche mia madre ed io.
Era l’11 aprile, un mercoledì. La puntata venne poi trasmessa in differita su Canale Cinque la sera seguente.
Me ne ricordo ancora bene con grande emozione. Ogni persona del pubblico ricevette diversi omaggi. Mia madre ed io – come tutti, de resto – ricevemmo a testa una bandiera con lo stemma della Juve – di cui Mike è sempre stato un grande tifoso – e due confezioni di shampoo. Il motivo di quegli omaggi era legato, rispettivamente, al fatto che fosse ospite l’allenatore od il presidente della Juve, ed un esperto parrucchiere che al termine di un dibattito con Mike, invitava ad usare quel determinato tipo di shampoo. Ricordo anche che all’inizio della trasmissione una volta messi i nostri omaggi in borsa, al momento giusto fummo invitati da un assistente di studio a tirarli fuori affinchè fossero bene in vista.
Ricordo anche che come ospiti ci furono Aba Cercato, il duca Amedeo d’Aosta, Gilbert Montagné e Gianna Nannini. Questi ultimi si erano esibiti rispettivamente con i brani “Just for tonight” e “Fotoromanza”.
Il concorrente che rispondeva alle domande del raddoppio si chiamava Pietro Mangano, un ex maresciallo dei carabinieri che ebbi modo di conoscere e che si presentava al raddoppio con domande su Giacomo Leopardi. Lui, ogni volta che rispondeva, si lasciava prendere da così grande emozione, al punto tale che gridava le risposte.
Poi la trasmissione terminò. Il noto cantante, mia madre ed io fummo vicini a Mike, attorno al quale vi erano molte persone che gli chiedevano l’autografo. Poi, arrivato il mio turno, glielo chiesi anch’io, gli parlai facendogli i complimenti per le sue trasmissioni ma, soprattutto, un fotografo aveva pensato bene di immortalare quel momento mentre ero vicino al noto presentatore.
Ebbi così la soddisfazione di avere una foto con Mike Bongiorno che conservo tutt’ora. Nel corso della trasmissione, però, ebbi un’altra soddisfazione non meno importante: quella di venire inquadrato tra il pubblico assieme a mia madre ed a Renato, quasi ogni volta che il pubblico applaudiva.
Voglio scusarmi con chi leggerà queste righe, ma ho ritenuto doveroso far conoscere a tutti voi un ricordo a me particolarmente caro. Ciao Mike. Sei stato grande! Allegria!

Enea Galetti
***

b)*Addio Mike Bongiorno. Eroe o antieroe?
art. postato da Angela delicata su incensuraty, 08\09\2009, h. 16.22.

Per mezzo secolo ha rappresentato la tivù italiana: prima alla Rai, poi a
Mediaset. Volevano farlo senatore a vita. Ma poi ha lasciato Berlusconi. E
voleva vivere un'altra avventura a Sky. Ma non ce l'ha fatta. Lo rimpiangeremo o
ha rappresentato il peggio dell'Italia? Partigiano. Detenuto dai nazisti. Mezzo
americano. Eroe della prima tivù popolare: quella di "Lascia e raddoppia" prima
e di "Rischiatutto" poi. Alla Rai, in bianco e nero, con gli italiani che ancora
non possedevano una televisione e si riunivano a centinaia nelle piazze o nei
bar per vedere la sua trasmissione. Umberto Eco lo erige a metafora della nuova
era televisiva, basata sull'esaltazione della mediocrità, dell"everyman".

Poi, negli anni Ottanta, la svolta: già popolarissimo, Bongiorno abbandona la
tivù di Stato e si lancia nell'avventura di Canale 5, la nuova emittente di
Silvio Berlusconi. Il presentatore è sempre lui, con il suo linguaggio semplice
e le sue gaffe, ma nelle tivù commerciali è immerso in un mare di spot e
telepromozioni, capace di esaltare il Granprosciutto Rovagnati come se davvero
lo amasse con tutto se stesso.

E nelle reti di Berlusconi, Bongiorno rimane più di due decenni, sempre a suo
agio, a tutte le ore, arrivando a fare uno spot in diretta per il suo editore
quando questi entra in politica, nel '94. La sinistra inizia a detestarlo, viene
considerato uno strumento culturale della destra. Che non perde l'occasione e
sfrutta la popolarità del presentatore proponendolo come senatore a vita.

Con il passaggio del potere in Mediaset a Piersivlio, tuttavia, Bongiorno viene
gradualmente messo da parte, fino al punto in cui non gli viene rinnovato il
contratto. Offeso, se ne va e - puntando anche sull'amicizia con Fiorello -
tenta una nuova avventura a Sky. La sinistra che lo aveva a lungo avversato, lo
prende inevitabilmente in simpatia. Ma lui non fa dichiarazioni politiche, si
limita a preparare la nuova trasmissione per la tivù di Murdoch: gli spot
andavano in onda in questi giorni.

Ma chi è stato veramente Mike Bongiorno? Un alfabetizzatore dell'Italia nel
dopoguerra? Un affabulatore cortese che ha intrattenuto generazioni di
casalinghe e non solo? Un ignorante che della sua ignoranza ha fatto un'arma
vincente? Uno strumento del successo di Berlusconi? Che cosa ha rappresentato
per questo mezzo secolo in Italia? In sintesi, lo rimpiangeremo o no? Che cosa
ne pensate?
(08 settembre 2009)

art. postato da angela delicata sumbx
"Quando Mike voleva commemorare il '77
Ciao a tutti,
Mi scuso per l'off topic.
Buona lettura.
Cordialità.
Angela Delicata.

www.lucatelese.it

Quando Mike voleva commemorare "il Settantasette"
Pubblicato il 8 settembre 2009

(ANSA) - ROMA, 8 SET - E' morto Mike Bongiorno. La notizia si e' appresa da
una fonte a Montecarlo, dove il decano dei presentatori tv e' scomparso la
notte scorsa. Secondo quanto si e' appreso, Bongiorno sarebbe stato colto da
un'infarto nella sua casa del principato. (ANSA). BSA 08-SET-09 14:11
***
Un giorno, mentre parlavamo di altro, buttò lì la cosa, come se lo desse per
scontato: "Sai, adesso dobbiamo celebrare il trentennale del settantasette".
Rimasi per un attimo spiazzato, convinto di non aver capito bene. Mi riusciva
difficile pensare che Mike Bongiorno potesse solo evocare l'anno chiave degli
anni di piombo, che avesse addirittura un qualche interesse a celebrarlo. Gli
chiesi: "Ma che dici Mike? Tu che c'entri?". Per un attimo quasi si arrabbiò:
"Ma come che c'entro! E' li che è cominciato tutto, mica nel settantotto, come
pensano molti, e nemmeno nell'ottanta Io sono stato il primo!". Continuavo a non
capire, e lui proseguiva: "Mi ha chiamato pure Berlusconi, anche lui è
d'accordo". Berlusconi, d'accordo sul settantasette? E lui: "E certo, chi mi
doveva chiamare? E lui che mi ha assunto!".
Capii solo il quel momento che Mike Bongiorno non mi stava parlando dell'anno
dei movimenti, ma di quello in cui lui era passato alla nascente Fininvest. E la
ricorrenza da commemorare, per lui, non erano i fatti di Lama alla Sapienza o
gli indiani metropolitani, ma una fatidica cena, quella nel ristorante "44", che
aveva suggellato l'incontro. A quel punto i ricordi di Mike si infilavano in una
sequenza di memoria blindata e per lui indimenticabile, come se corressero sui
binari di una ferrovia, un racconto ripetuto molte volte: era a cena con un
imprenditore di cui allora non sapeva molto, lui era già Mike Bongiorno (l'uomo
più famoso d'Italia), ma pur sempre un dipendente Rai, e con la sua busta paga,
per nulla generosa. Così Berlusconi l'aveva guardato, aveva sorriso e gli aveva
detto: "Parliamo di soldi. Io avrei pensato a seicento."». Seicento cosa? Avevo
chiesto lui, interrompendolo. E Mike: «Bravo! è quello che gli avevo domandato
io: 'Seicento che?'». E lui? «"Ma milioni, ovviamente!"». A quel punto Mike era
quasi svenuto per l'emozione: «Ero così incredulo che gli avevo chiesto ancora:
"Oddio, e per quanti anni di contratto?". L'uomo di Mediaset stranamente non
aveva capito che a Mike la cifra sembrava enorme, e già lo corteggiava: «Ma devi
immaginare che sono solo per un solo anno, ovvio. Poi però potrai arrotondare
con le televendite e con gli sponsor"».
In questo dialogo, a bene vedere, c'era già tutta l'essenza dei due personaggi.
Nel 2007 Mike, mentre mi raccontava questa storia era sinceramente dispiaciuto
che il locale non esistesse più. Ne avrebbe voluto fare un piccolo museo, così
come aveva fatto della sua casa-palazzo-ufficio trasfigurata in mausoleo, in cui
le pareti dei corridoi e delle stanze erano letteralmente tappezzate di cimeli,
gadget, pupazzi, reperti degli anni cinquanta e sessanta: tutti con il volto, il
logo, persino la caricatura del più celebre presentatore della tv italiana. Non
posso certo dire di aver avuto un rapporto di confidenza con Mike Bongiorno,
però mi sembra di averlo conosciuto bene, benissimo, nell'anno in cui con
imprevedibile generosità e orgoglio regale, accettò di collaborare con il gruppo
di Tetris per la seconda serie del nostro programma. Il contatto lo aveva
propiziato il nostro produttore, Lorenzo Mieli, che cercava insieme alla moglie
di Mike, Daniela, di mettere su un progetto a cui il presentatore teneva
moltissimo, quello di un canale satellitare. Così, una volta ogni quindici
giorni io Lorenzo e un altro autore del nostro programma, Valdo Gamberutti,
salivamo a Milano per registrare le domande dei Quiz politici a casa sua. Nelle
prime puntate di Tetris - mi diverto ancora rivedendole - lo annunciavo così:
"In mondovisione dalla cucina di Mike Bongiorno..". E lui appariva davvero nella
sua cucina. Più tardi ci convinse a passare al salone, che considerava più
appropriato. Fu, in qualche modo un'esperienza indimenticabile.
Ricordo un giorno in cui Mike - non so dove fosse - mi passò a prendere in
centro con un autista, ma a bordo di una nuova Panda, quasi fiammante. Salii in
macchina, eravamo diretti a Cologno, ero stupito di quel contrasto fra l'autista
il mito, e l'utilitaria. Lui sospirò: "Me l'ha regalata l'avvocato". Agnelli era
scomparso da due anni e così gli chiesi conto di quel sospiro: "Ancora commosso
per la scomparsa?". E lui, con quella inconfondibile schiettezza che avrei
imparato a conoscere: "Ma non dire fesserie! Mi aveva regalato la macchina, mi
hanno chiamato per darmela, nel frattempo è morto, e così ho dovuto persino
pagarla. Una follia!". Ecco, Bongiorno ti spiazzava perché ti accorgevi che il
personaggio tirato fuori dalla partnership con Fiorello non era una finzione
drammaturgica, ma era proprio la quintessenza di Mike. Ovvero: capace di slanci
di generosità e grandi taccagnerie, di momenti verità commoventi, genialmente
autoreferenziale, incontenibile, capace di vette di professionismo inarrivabile.
Un giorno, per dire, andammo a casa sua a registrare i quiz che sarebbero dovuti
servire per una puntata in cui avevamo ospite Paola Binetti. Le domande
paradossali di Mike nascevano da un lavoro della nostra redazione, ma poi lui le
rileggeva meticolosamente, e, ovviamente, le adattava al suo stile. Talvolta ci
suggeriva dei quesiti a cui noi magari non avevamo pensato. Non c'erano mai
stati problemi tranne quel pomeriggio, in cui visionando questa domanda ("Gli
omosessuali sono a), persone normali b) dei malati.") esplose in un gesto di
rabbia furibonda: "Nooooh! Mike Bongiorno non può dire simili schifezze!". Un
attimo dopo il foglio era stato coriandolizzato e tirato sulla faccia del povero
ed esterrefatto Valdo. Si era alzato ed era corso in balcone. Cosa lo aveva
fatto arrabbiare? Ce lo chiedevamo, indecisi se andar via. Lui era tornato dopo
pochi minuti come se fosse un altro. Affettuoso, bonario, rilassato: "Ne avete
un'altra copia?": Aveva letto tutto davanti alla telecamera, e poi ci aveva
spiegato: "Voi non sapete quanti bambini mi scrivono! Io mi preoccupo per loro.
Io devo essere anche quel Mike Bongiorno lì". E noi: "Ma queste domande non sono
offensive per i bambini. Sono nel tuo stile, dell'unico uomo che può chiedere le
cose scomode senza essere volgare". Ovviamente Mike mangiò la foglia e disse con
un sorriso dei suoi: "Ehhhh siete dei bei filoni, voi.. La verità è che
qualunque fesseria scriviate, se lo dico io, pesa più di una sentenza".
Aveva ragione lui e, come sempre accade in tv, la prova ci arrivò in un baleno.
Il giorno dopo quelle domande, lette da Mike, portarono la Binetti, (che
istintivamente avrebbe preferito sfumare) a una risposta pericolosamente netta:
"L'omosessualità è una malattia". Accadde un putiferio, già in studio, con
Grillini che gridava, i blog furono tempestati di messaggi furibondi, La
Repubblica ci fece una mezza paginata. Al telefono Mike sogghignava divertito:
"Ma benedetti ragazzi! Che cosa vi avevo detto? Siete un po' ingenui, fidatevi
del vecchio Mike..".
Un altro giorno, accadde una di quelle cose che ti vorresti sparare. Registrammo
mezz'ora, poi aprimmo la telecamera, e si scoprì che la cassetta era
smagnetizzata. Lui ebbe un altro attacco di ira nera: "Ma insomma, siete dei
dilettanti! Volete costringere Mike Bongiorno a rifare dei ciak? Ma stiamo
impazzendo?". Di nuovo , con velocità sorprendente, se ne andò e tornò, quasi
serafico. Un altro uomo: "Che dite, ci prendiamo una bella Coca Cola?". Quel
pomeriggio, sempre nella famosa cucina, ci parlò della rivalità con Pippo Baudo:
"E' lui che ha un caratteraccio e la prende male, non avete idea. Ha un
caratteraccio, non è mica un bonaccione come me". E poi, mandandoci in estasi,
parlò persino del celebre saggio di Umberto Eco: "Daaaiii. Tutti a dire che è
uno scritto geniale, ma la verità è che è diventato famoso dandomi del fesso..
E' che sono troppo buono perchè avrei potuto persino querelarlo. Ma Eco è una
persona squisita, come si fa?". Puntata dopo puntata, intanto la magia di Mike
bucava il video, creava paradossi, rendeva possibile discutere di qualsiasi
tema, se a fare le domande era lui. E lui, soddisfattissimo quando vedeva i
politici arrancare di fronte ad A o B distillava perle come questa: "In Italia
il quiz è stato uno strumento di progresso. E io ho potuto diventare l'uomo del
quiz perchè in questo ero americano".
Un'altra volta andammo a registrare nel suo studio a Cologno. Era felice come
una Pasqua, e ripeteva: "Faccio ancora il 14 per cento di share, e mi fanno
registrare otto puntate insieme, un ventenne stramazzerebbe". La sera dopo,
rivedendo le domande nel programma, Mike mi parve splendido. Lui invece era
furibondo: "Ma ti sei reso conto che vi ho dato il tappeto musicale originale
del mio programma e quasi non si sentiva? Avete rovinato tutto. Imbecilli!". Ci
rimasi male. Ma la volta dopo il volume del "tappeto" del quiz quasi sovrastava
le parole. Ancora una volta non si sbagliava: c'era la stessa differenza che
poteva esistere fra una messa recitata in una chiesetta desolata, o da un
sacerdote accompagnato da un coro gospel. Aveva ragione lui, maledizione, e lo
capivo solo in quel momento. Il quiz di Mike era liturgia. L'essenza della
televisione è anche liturgia.
Ma poi Mike aveva nel sangue un'altra cosa molto meno poetica. Che per lui era
un vero oggetto di culto, e non solo un'occasione di guadagno. In una intervista
mi disse: "Senta, non amo quelli che fanno le anime belle, a me dell'avventura
non me ne fregava nulla.. Accettai l'offerta di Berlusconi perché solo un matto
avrebbe potuto rifiutarla. E poi perché lui aveva avuto l'intuizione geniale che
avrebbe cambiato tutto, e quel giorno me lo disse chiaramente: la pubblicità». E
se provavi a obiettare che esisteva già si arrabbiava di nuovo.«Ma va làaaa!
Fino ad allora si andava a letto con Carosello, si giravano gli sketch e il nome
del prodotto andava solo in coda. La pubblicità era un appannaggio di pochi,
grandi gruppi, il simbolo di un'Italia austera e allergica ai consumi, in cui si
vendeva poco e male». Quindi, ancora una volta Mike identificava la modernità
della rivoluzione commerciale con se stesso: "Pensi che i primi tempi arrivavano
gli inserzionisti, e dicevano che erano perplessi del fatto che io parlassi in
trasmissione del prodotto! Volevano messaggini scritti, sceneggiati,
convenzionali, separati dal quiz. Io invece non leggevo nulla, ne parlavo alla
mia maniera». Qui Mike andava in estasi: «Capisci? Fu un terremoto! Pensi che
uno dei nostri primi sponsor, Rovagnati, scoprì che ogni volta che andavo in
onda, il giorno dopo le massaie assaltavano i supermercati per comprare i suoi
prosciutti. Hanno costruito i loro stabilimenti con i nostri spot!». Poi si
toglieva un sassolino: «Rovagnati si è comportato da ingrato, nemmeno un
prosciutto, mi manda! Ma intanto - proseguiva - noi avevamo creato un mercato,
il mercato produceva fatturato, e il fatturato creava nuova pubblicità. Glielo
ho detto, era una vera ri-vo-lu-zio-ne. Presto lo diranno anche gli storici». A
casa e nel camerino dove eravamo andati a trovarlo, Mike esibiva come una icona
sacrale la foto di lui e di Berlusconi alla serata di presentazione de la Cinq.
Mike mi aveva fatto notare il gioco delle dediche: la prima scritta, sulla foto,
recitava: "Come eravamo belli"». Però subito dopo Berlusconi aveva cancellato e
aggiunto: "Come siamo belli". Allora Mike sospirava: "C'è tutto lui. Io e Silvio
siamo amici veri, è il padrino di mio figlio».
Bisogna capire questo legame, per rendersi conto di cosa fu, per Bongiorno,
perdere in un colpo solo la televisione e il rapporto con Berlusconi. A La
Zanzara, su Radio 24, solo pochi mesi, fa, rispose alle domande che gli facevo
su quel rapporto con disincanto sorprendente: "Pensa, non mi rispondeva più al
telefono! Mi hanno pensionato senza nemmeno dirmi ciao. Roba da pazzi!". Andare
a Sky, per Mike, voleva dire tornare alla tv che gli era stata sottratta, per
l'ultima rivincita della sua vita: quella a cui teneva di più. Le agenzie ci
hanno raccontato che il suo cuore non ha retto. Ma forse, l'unica cosa che uno
come lui non poteva reggere, era la lontananza dal piccolo schermo. Mike, nel
bene o nel male, era la storia della televisione, era la storia della
pubblicità, la filosofia del quiz era l'anima dell'Italia nazionalpopolare del
boom che adesso diventava quasi colta, nel tempo dei reality. Ma il problema è
che un ministro del culto non poteva essere strappato dal suo tempio catodico,
senza rischiare di perdere la sua sovrumana invulnerabilità.