- presentazione del sito
- Registrazione
- Eventi, mostre, convegni ed iniziative segnalate dalle aziende
- Recensioni ed articoli
- Le Mailing Lists
- La rivista Pc Ciechi
- Wiki
- Chi siamo
- Donazioni
- Un progetto degno di nota: Wintalbra
- Come navigare in questo sito
- rss
- Bancomat Accessibili sul territorio nazionale
- Contattaci
- I sostenitori di SpazioAusili
Abissi senza segreti per non vedenti.
Il Cittadino del 20-07-2009
Gli specialisti della scuola hanno realizzato l’unico impianto del genere esistente in Italia. Abissi senza segreti per i non vedenti.
All’Asinara il percorso realizzato dai subacquei laudensi.
Ed ora, un po' di pubblicità
:ASINARA - Grazie alla Scuola subacquea laudense il parco nazionale dell’Asinara può vantare il primo percorso sottomarino per non vedenti d’Italia. I lavori di costruzione del tracciato sono stati eseguiti dal 10 al 21 giugno nella splendida cala dei Detenuti, da un team della scuola di quattro operatori in immersione capeggiati da Alfonso Gangemi, responsabile tecnico e coordinatore di superficie. Il principio è paragonabile alle strisce gommate in rilievo in ogni stazione ferroviaria, che consentono l’orientamento dei non vedenti: ma in questo caso, il circuito è 8 metri sotto il livello dell’acqua, nelle meraviglie del blu. Al posto dei sentieri di gomma, una cavo di 15 mm di diametro, posizionato a un metro e mezzo dal fondo appuntito dell’isola sarda, guida i disabili nell’esplorazione in assoluta sicurezza. Lungo il cavo, annodate funi verticali per riemergere in tutta velocità. Il merito della Subacquea laudense è duplice: oltre ad aver posizionato l’install azione per conto della Hsa Italia (didattica per le attività subacquee disabili), «la scuola ha finanziato personalmente il preliminare studio di fattibilità, la scorsa estate» spiega con orgoglio Gangemi. Studio di fattibilità che ha portato la scuola di Lodi ha “brevettare” il progetto dell’Asinara «i cui standard diventeranno il punto di riferimento per simili interventi in altre baie d’Italia» afferma Gangemi. L’immersione prevede che il non vedente si cali in acqua sempre assistito da due scout, o guide, la cui attività è di semplice supervisione: tranne in caso di emergenza, il disabile ha piena libertà d’azione. Lungo il circuito sono collocati oggetti segnalati da pilastrini, alla cui sommità è posta una tabella braille che precisa specie e caratteristiche del reperto sul fondo. Non solo, è possibile modificare gli oggetti dislocati lungo le derivazioni verticali, come anfore e reperti archeologici, per stimolare nuovi approcci cognitivi nel disabile. Il percorso implementa un’attività cerebrale chiamata surriscaldamento del senso: se la corteccia riceve una percezione sensoriale molto intensa, ricostruisce artificialmente le altre percezioni complementari: il tatto sono gli occhi di chi non vede. «Seguendo la fune, si possono toccare con delicatezza stelle marine, nacchere, conchiglie, piante marine, ricci. Siamo rimasti stupiti dalle capacità dei non vedenti: descrivevano alla perfezione quanto avevano accarezzato - spiega Gangemi -, l’abitudine a muoversi in acqua porta chi è affetto da cecità a incrementare sensibilmente il grado di autonomia fuori dall’acqua».
Carlo Cerutti