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Un colpo al cerchio e uno al diritto d'autore
2 art. postati da f. tranfaglia su mbx, 10\06\2009, h. 20.27.
http://m.repubblica.it/mobile/r?gx=e1s1&mf:_idcl=j_id10:3:j_id44&mf=1
Ed ora, un po' di pubblicità
:La legge più rigida di Europa "corretta" dal Consiglio Costituzionale francese. "L'utente potrà essere solo avvisato" di ALESSANDRO LONGO
Disinnescata la bomba francese dell'Hadopi, che doveva essere la legge più severa in Europa contro gli utenti peer to peer (che condividono file di opere pirata su internet).
LEGGI IL BLOG DI VITTORIO ZAMBARDINO
Con un colpo di scena, il Consiglio Costituzionale francese ha
stabilito che la connessione a internet è un diritto fondamentale del cittadino e che quindi nessuna autorità può alienarlo. L'Hadopi obbligava i provider internet a sospendere il contratto di accesso a internet agli utenti colti, per tre volte, a scambiare file pirata.
Adesso, con la presa di posizione del Consiglio, cambia tutto. L'autorità preposta a questi controlli potrà solo avvisare l'utente, scrivendogli che è stato scoperto; non potrà più togliergli l'accesso a internet. Sparisce quindi la sanzione legata all'Hadopi. Resta solo un avviso di dubbio valore deterrente.
Il Consiglio ha deciso sulla base della dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1789, che protegge la libertà di espressione. È la prima volta che un'autorità stabilisce in modo così netto che l'accesso a internet fa parte dei diritti fondamentali di espressione. È quindi una decisione che potrà fare storia, spostando l'ago della bilancia del conflitto tra diritti degli utenti e tutela del copyright. Il legislatore francese, approvando l'Hadopi, aveva stabilito che il copyright è più importante del diritto d'accesso a internet. Il Consiglio ribalta la posizione.
Il Consiglio ha deciso in tal senso anche perché - scrive - il diritto francese mette avanti a tutto la presunzione d'innocenza dell'utente (il titolare dell'abbonamento internet). L'Hadopi invece, togliendogli la connessione, lo presumeva colpevole prima di un effettivo processo. Il punto: in realtà, è sempre possibile- scrive il Consiglio- che a fare peer to peer non sia stato il titolare dell'abbonamento internet, ma qualcun altro che ha accesso alla sua connessione. Solo un processo può stabilire chi sia stato il responsabile.
Il Consiglio così appoggia un'idea sempre sostenuta da coloro che, anche in Italia, difendono i diritti degli utenti contro misure severe come l'Hadopi. E cioè che non è possibile identificare con certezza, senza un processo, il titolare dell'abbonamento internet con il responsabile del traffico peer to peer.
Esultano i socialisti francesi, che si erano appellati al Consiglio contro l'Hadopi, accusandola di incostituzionalità. Era l'ultima spiaggia per bloccare la legge, ormai approvata definitivamente. Mossa riuscita, ora si aspetta la reazione della controparte.
***
secondo articolo.
http://m.repubblica.it/mobile/r?gx=e2s1&mf:_idcl=j_id15:1:j_id59&mf=1
Avviata un'inchiesta sugli accordi tra la società e gli editori Per i testi disponibili on line: "Violazione del diritto d'autore"
WASHINGTON - Obama contro Google, in difesa del diritto d'autore. Il ministero della Giustizia Usa ha infatti avviato un'inchiesta sull'accordo tra il colosso di Mountain View, editori e scrittori, riguardo ai piani di Google di trasferire on line milioni di testi. Mettere questi libri gratuitamente
alla portata di tutti, infatti, potrebbe rappresentare una gigantesca violazione alle leggi Usa sul diritto d'autore.
L'inchiesta è un segnale forte della maggiore attività Antitrust promessa da Obama al suo insediamento. La "civil investigative demand" avviata da ministero, infatti, potrebbe portare a bloccare l'iniziativa di Google, partita nel 2004 con le prime scansioni di libri.
L'anno successivo c'era stato un primo stop, dopo la protesta di autori editori che accusavano la società di una massiccia violazione del copyright. Lo scorso anno, Google ha raggiunto un accordo con loro versando 125 milioni di dollari per chiudere l'azione giudiziaria e soprattutto promettendo di creare un registro degli autori che permetta loro di venir pagati quando i loro libri finiscono online. L'accordo non è piaciuto, comunque, a moltissimi editori, che si sono lamentati del fatto che in questo modo Google avrebbe avuto comunque libero accesso a tutti quei testi per cui si è esaurito il diritto d'autore.
E ora anche l'amministrazione Obama è scesa in campo per fare luce sulle attività di Google, visto fino ad oggi come una realtà privilegiata nei rapporti con il nuovo presidente: Obama usa il canale di YouTube (gruppo Google) per comunicare con gli americani, e l'amministratore delegato della società californiana, Eric Schmidt, è un consigliere personale del presidente. E anche altri quadri del colosso californiano hanno recentemente trovato lavoro con il governo.
Schmidt, intervistato dal Wall Street Journal, si è dichiarato tranquillo: "Ce lo aspettavamo, in un modo o nell'altro, non fa differenza quale governo è in carica". E un portavoce di Google ha aggiunto: "Loro fanno il loro lavoro e noi il nostro, non ci trovo niente di strano. Siamo comunque in buoni rapporti".
I contrasti di Google non sono solo con il governo: la società di Mountain View deve vedersela in questi giorni anche con Microsof, che la accusa di essere un pericolo per la privacy. Tra i due è scontro aperto, e la concorrenza è spietata: mentre Bill Gates lancia un proprio motore di ricerca, Bing; Google risponde con un servizio per permettere agli utenti di Microsoft Outlook di integrarlo con la mail e il calendario di Google.
(10 Giugno 2009)