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Siae ente inutile: và abolito!

art. postato da w. broccoli su smanettando, 27\05\2009, h. 08.01.

editoriale.
Altroconsumo pubblica una rivista chiamata Hi_Test che è completamente
dedicata ai prodotti ed ai servizio di tipo elettronico e digitale. Nel
numero corrente
(N° 13, Maggio 2009) è presente un articolo intitolato "Creatività tra
passato e futuro" che tratta del rapporto tra gli autori, i consumatori e
la Siae. Per i soci di Altroconsumo la rivista è disponibile in formato Pdf.
Se non sapete cosa sia la Siae, l'articolo lo spiega subito: "In Italia la
gestione dei diritti d'autore ha per protagonista un unico soggetto: la
Siae,
Società italiana autori ed editori. Fondata alla fine dell'Ottocento,
questa associazione, che è un ente pubblico, è l'unica preposta a fare da
intermediario
tra l'autore di un'opera e chi vuole utilizzarla". "Per un autore
l'iscrizione non è obbligatoria ma "consente di avere a disposizione
un'organizzazione capillare, in Italia e nel mondo, che provvede a seguire
le utilizzazioni delle opere ovunque e comunque avvengano", come si legge
sul sito Siae". "Insomma, potreste controllare voi stessi quando vengono
usati i vostri brani, riscuotere i diritti e verificare che non vi siano
abusi, ma sarebbe un lavoraccio".
In buona sostanza, la Siae si occupa di vigilare sull'uso che viene fatto
delle opere coperte da diritto d'autore e di incassare le relative
"royalties"
per conto degli autori.
Questo almeno in teoria. Nella pratica, le cose vanno in modo molto
diverso: "Vale la pena investire 220 euro alla prima iscrizione e altri
91,50 ogni anno
successivo per lo scrupoloso monitoraggio delle opere? Non proprio.
Qualunque locale che faccia musica dal vivo, pianobar o che diffonda musica
da ballo,
come le discoteche, deve stilare il "programma musicale" con la lista di
tutti i brani eseguiti con titolo e autore."
Cioè non c'è nessun bisogno di Siae. Basterebbero i normali controlli della
Guardia di Finanza per garantire che i diritti degli autori vengano
rispettati.
Ma non è finita qui: "Pensereste che la Siae raccolga tutte queste liste e
le usi per scoprire quante volte è stata eseguita una canzone di Ligabue e
quante
volte una del giovane autore Mario Rossi per poter distribuire a ciascuno
l'esatta quota di diritti".
"In realtà i diritti riscossi per i cosiddetti "balli e concertini" sono
basati in massima parte sulle verifiche campionarie: almeno 500 visite
anonime
ogni semestre nei locali del Paese, annotano di persona i brani che stanno
suonando o diffondendo".
"È su questi verbali che si basa il 75% della ripartizione dei diritti per
i concertini e il 50% per le discoteche. La percentuale rimanente dei
diritti
si basa su un campione pari a 1/5 dei programmi musicali pervenuti".
Insomma, Siae non fa nulla di più di quello che fa, dal canto suo, la
Guardia di Finanza.
Quindi: "Come potrà Mario Rossi, autore in erba, vedersi riconosciuti i
diritti per tutte le pubbliche esecuzioni nei locali della sua cittadina se
i programmi
compilati sono tenuti in così poco conto? Più che a un sistema
proporzionale di distribuzione questa assomiglia per lui a una lotteria".
E infatti, l'articolo prosegue in questo modo: "Ma l'autore che non ha
ancora inciso un pezzo di successo difficilmente riuscirà a fare soldi
grazie alla
Siae: lo dimostra il fatto che circa il 60% degli autori musicali iscritti
(cioè più di 44.000), per ammissione della Società stessa, è in perdita:
spende
ogni anno per l'iscrizione più di quanto guadagni in diritti".
"Una volta divenuto socio Siae, Mario Rossi non può più curare direttamente
i propri diritti, perché la Società è l'unica delegata a farlo. Che non si
azzardi
quindi a mettere a disposizione per l'ascolto su Internet i suoi brani,
come fanno tutti gli autori in cerca di fama: per non essere "fuorilegge"
deve
chiedere un permesso a Siae e pagare da 60 a 360 euro l'anno".
"A un giovane autore non conviene iscriversi alla Siae per inseguire i
diritti. Meglio produrre in proprio e lasciare la libertà di utilizzo dei
brani."
Insomma, l'ennesima testimonianza di quanto il meccanismo attuale di
protezione del diritto d'autore sia in realtà ingiusto, aleatorio,
farraginoso e obsoleto.
Leggendo questo articolo, la domanda sorge spontanea: "si potrebbe fare di
meglio?"
In realtà, si può già fare di meglio adesso, senza toccare una sola riga
della legislazione esistente. Basta ricordarsi che per per molte opere
(specialmente
di giovani autori) la raccolta di compensi da parte degli utilizzatori (che
viene curata dalla Siae) è ben poca cosa.
La distribuzione gratuita di musica e altri prodotti attraverso Internet ed
altri canali è invece un'ottima forma di pubblicità e permette di ottenere
l'attenzione
dei "veri" clienti:
TV, radio, produzioni TV e cinematografiche, altri tipi di editori e di
committenti.
Con questi clienti professionali l'autore può trattare in modo diretto
(avvalendosi di un avvocato e/o di un consulente), senza passare da Siae.
Siae può
essere tirata in ballo in seguito, se e quando se ne sentirà effettivamente
la necessità.
Dal punto di vista politico e legale, tuttavia, il giudizio negativo nei
confronti di Siae è ormai unanime, se non altro per il suo bilancio
eternamente
in rosso. Anche Altroconsumo denuncia questo stato di cose
nel suo articolo:
"I costi superano di 31 milioni di euro i ricavi: il bilancio perciò
andrebbe in rosso se non fosse per quei 41 milioni di proventi da
investimenti finanziari.
Tra i ricavi spiccano i 3,6 milioni per la gestione monopolistica dell'equo
compenso, i 30 milioni ottenuti dallo Stato per la riscossione di imposte e
i 12 milioni del bollino."
Siamo di fronte a un vero e proprio "ente inutile" che sottrae risorse al
sistema e crea molti più problemi di quanti ne risolva.

Ed ora, un po' di pubblicità

:

A questo punto, la soluzione è una sola: questo ente deve essere abolito e
sostituito nei suoi compiti di "sorveglianza" dalla Guardia di Finanza (che
già
se ne occupa). Per ogni altro compito svolto da Siae basta e avanza un
normale avvocato.
Di Alessandro Bottoni.

fonte:
http://www.zeusnews.com/news.php?cod=10386