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Il braille, ultima lingua a rischio scomparsa

art.commentato postato da m. dini su listavista, 31\05\2009, h. 09.18.

segnalo (e ricopio) un articolo apparso su IL VENERDI' di Repubblica del 29 maggio a pag. 29:
STAMPA ALTERNATIVA. L'allarme dell'unico editore di libri per ciechi: "Troviamo sempre meno candidati per questo mestiere"
IL BRAILLE, L'ULTIMA LINGUA A RISCHIO SCOMPARSA: NON CI SONO PIU' "TRADUTTORI"
Sempre meno persone sanno trascrivere in braille, il sistema di lettura per non vedenti. L'allarme viene da Cecilia Trinci, responsabile della stamperia braille di Firenze, uno dei due centri italiani (l'altro è a Monza) specializzati nella traduzione, l'unico di proprietà pubblica. Esistono software per convertire un testo dall'italiano, "ma non si tratta di un semplice travaso, serve la mente umana" avverte Trinci. Servono esperti che conoscano regole e peculiarità, che si mettano nei panni del lettore non vedente, "perché i percorsi di lettura sono quelli della mano, non dell'occhio". Nel centro fiorentino lavorano dodici persone e si producono 200 mila pagine l'anno. La priorità viene data ai testi scolastici, ma è difficile stare dietro alle richieste. "Le assunzioni sono bloccate, quando invece c'è bisogno di formare esperti" dice Trinci, secondo cui l'urgenza riguarda soprattutto gli editor, in grado di "pensare" un libro dall'inizio alla fine. I timori sono fondati: la figura, per esempio, del musicista-trascrittore, che si occupa della trascrizione degli spartiti, si è persa negli anni 80 e da allora non è stata sostituita. Eppure questo è un centro d'eccellenza, noto anche per le illustrazioni tattili. "Ora stiamo producendo mappe per l'accessibilità negli alberghi" segnala Trinci. "Un lavoro altamente specializzato. E abbiamo una sola persona in grado di farlo". (chiara brusa gallina)
foto: particolare di un dito che scorre su una pagina in braille.

Ed ora, un po' di pubblicità

:

palpus(irene)
Ciao,

questo articolo mi lascia un po' perplessa a dire il vero.... intanto il
braille diventa una lingua, non un alfabeto, così sembra che noi parliamo
una lingua diversa, addirittura.... tradurre dall'italiano al braille? e
poi, se riesco a capire bene il discorso sul trascrittore di spartiti
musicali, capisco meno il resto del discorso.... che significa che un libro
va pensato per chi legge con le dita? un romanzo rimane quello, che io lo
scriva in braille o in nero, non cambio certo il contenuto o la forma....
sinceramente faccio fatica a comprendere l'utilità di articoli del genere,
soprattutto quando poi vengono letti da persone che non hanno la più pallida
idea di cosa si stia parlando, non so che idea possano farsi del braille e
del modo di trascrivere, per non parlare poi del nostro modo di leggere....
boh, sicuramente è un mio limite, ma, a parte sollecitare le assunzioni, non
temete che articoli del genere facciano in realtà disinformazione? ciao

donato taddei.
poi uno dice, io, che Repubblica è un giornaletto.

sono anche disposto a fare la "minoranza etnica" ma voglio una riserva con i
bisonti, le cascate, e soprattutto il diritto di conservare l'ascia di
guerra.
Manitù, Manitù, voglio scorazzare per le tue praterie, dipinto di rosso.
Povera Italia!
N.B. queste corbellerie le dicono i sedicenti specialisti, sacerdoti della
suglia, o punteruolo.
margherita dini.
Mi rattrista e mi indigna che l'allarme di Cecilia Trinci venga tanto
sottovalutato e preso in ridere. Ma forse ci stiamo allineando al fare
ridanciano e becero del nostro povero paese.
D'accordo: il braille non è una lingua e l'articolo, a causa anche
dell'estrema sintesi, contiene qualche inesattezza, ma come non condividere
lo sdegno per il fatto che manchi personale qualificato a trascrivere in
braille?
Sappiamo tutti che specialmente i testi scolastici hanno un apparato
iconografico (illustrazioni, fumetti, grafi, grafici, tabelle...) che
occorre adattare e non solo pedissequamente "ricopiare" in braille proprio
perché, come scrive la Trinci, "i percorsi di lettura sono quelli della
mano, non dell'occhio".
Non illudiamoci che le nuove tecnologie siano la panacea: nella scuola
stanno prepotentemente entrando lavagne multimediali e libri elettronici
ancora meno accessibili dei libri!
E a proposito di accessibilità, come possiamo rimanere indifferenti di
fronte al fatto che vi sia solo una persona in grado di produrre mappe
tattili?

Temo che Donato Taddei in fondo abbia ragione: il rischio di diventare una
"minoranza etnica" priva di quei diritti faticosamente conquistati non è poi
così lontano. Stiamo tranquilli: ai bisonti, alle cascate, ai giochini di
ruolo con vari travestimenti e danze propiziatorie ci penserà il Grande
Fratello.

md
antonio russo.
lasciamo perdere il braille è e resterà una modalità di scrittura e lettura,
un alfabeto che con segni convenzionali permette di costruire parole e
conseguentemente concetti e altro, matematica e lingue estere,musica e
disegno. gioco e quanto e molto dippiU, a me come sordo serve due volte ed
è intuituvo, tutti gli stati lo usano nel mondo come sistema convenzionale
di scrittura e lettura per i ciechi, le lingua specifiche sono altro,
dovendo avere una grammatica ed una sintassi, un dizionario e fraseoligie
appripiate, per adattare la realtà da riprodurre con la stessa linguam la
lis lingua italiane dei segni per i sordi lo è certamente, il braille resta
il fondamento anche teconolgico per l'educazione e l'istruzione dei ciechi
in generale e di chi lo vuole assimilare per aprofondire le sue conoscenze
ho insegnati il braille a vedenti ce leggono con le mani a luci spente ciao
aldo corsa.
Margherita Dini:
ma come non condividere lo sdegno per il fatto che manchi personale qualificato a trascrivere in braille?

Aldo:
intanto si potrebbe fare lo sforzo di spiegare bene le ragioni dello sdegno senza utilizzare questo tono altezzoso.
In quenao cinvinto fautore del valore della partecipazione di Gerry Longo al Grande Fratello, mi rendo conto di trovarmi in una condizione a metà strada tra un troll e una casalinga di Voghera. Ciò nonostante provo a dire qualcosa anch'io.
La mia dose di sdegno e raccapriccio la spendo molto più volentieri nel constataree che si sia permesso che lavagne elettroniche e documenti digitali "ancor meno accessibili dei libri" abbiano inpunemente invaso la scuola senza che nessuno provasse alcun disagio. E adesso invece ci si dovrebbe indignare per la carenza di personle specializzato in trascrizioni Braille? No grazie, il mio sdegno me lo indirizzo da solo senza suggerimenti cattedratici.
Ciò detto, ho l'ardire di aggiungere un piccolo vaticinio. Tempo cinque anni i libri digitali inizieranno a vivere di vita propria. Intendo dire che la loro natura di semplice trasposizione digitale di un libro cartaceo si evolverà in uno strumento ipermediale nel quale il testo scritto sarà solo uno dei tanti media coinvolti. Questa è un'evoluzione attesa da anni. Infatti, sulla base delle tecniche e dei principi individuati da Mayer:
Inizio citazione:
[l'ipermedia] è in grado di facilitare l’apprendimento, in quanto l’aspetto del sovraccarico cognitivo (derivante dall’eccessivo impiego di un solo veicolo) viene agevolmente superato attraverso la sinergia fra i codici sonoro e visivo, i quali se ben calibrati non generano sommatoria ma si sostengono reciprocamente.
Fine citazione. (in coda al messaggio troverete il riferimento bibliografico).
Fino ad oggi ciò non è stato possibile a causa dell'inerzia degli editori che però si vedono costretti ad aggiornare la loro organizzazione produttiva e progettuale dalla normativa che sta entrando in vigore.
Se ciò corrisponderà a realtà, dobbiamo ancora avere come preoccupazione principale che il bambino cieco abbia la sua copia del materiale didattico trascritta in Braille? E come lo trascriviamo un audiovisivo? E come rendiamo in Braille l'immediatezza della sinergia inter-mediale? E per quale maledetto motivo un bambino cieco dovrà arrancare su un testo cartaceo in Braille quando i suoi compagni apprenderanno attraverso percorsi sempre più individualizzati e facilitati?
Il Braille non è la risposta. Ed io non mi indigno.
Saluti.

Fonti della citazione:
1. Mayer, R. E. (1999). Designing instruction for constructivistic learning. In: Reigeluth, C. M. (a cura di). Instructional-Design theory and models (II): 141-159. New York – London, Lawrence Erlbaum Associates.
2. Mayer, R. E. (2001). Multimedia learning. Cambridge, Cambridge University Press.
donato taddei.
ormai non mi rattristano più le uscite giornalistiche dell'amica Cecilia,
brvissima persona, una vestale del braille, ma particolarmente infelice nel
comunicare con i giornalisti, come dimostrano le numerose smentite e
precisazioni che è costretta a rilasciare ad ogni articolo;
forse farebbe meglio ad astenersi completamente da tali interviste perchè,
non si sa perchè, si trasformano sempre in castronerie:
una volta "le cose dell'altro mondo", un'altra le "minoranze linguistiche da
tutelare", poi con le traduzioni dall'italiano al braille.
luca davanzo.
A me quest'articolo , a differenza di uno uscito qualche mese fa di cui si
era parlato anche in lista, basato anch'esso su un'intervista a Cecilia
Trinci, è sembrato equilibrato e sostanzialmente corretto, tenuto conto di
qualche semplificazione giornalistica.
Mi stupisco sempre piu' poi quando alcuni ciechi, che dovrebbero esser
stati a scuola e conoscere il braille, non possano capire in che cosa
consiste l'opera di traduzione, o di adattamento che dir si voglia, che
necessita compiere nel trascrivere in braille testi di scuola , specie di
scuola primaria, o testi scientifici, musicali o matematici ecc...
Due sono i casi, o non si è mai visto un testo braille di questo tipo, o
non si conosce come è fatto un testo in nero, di scuola elementare o di
carattere scientifico/musicale.
Detto questo, purtroppo c'è anche da constatare che non semrbe questo lavoro
di adattamento viene fatto, anche da istituzioni che dovrebbero avere le
conoscenze e che vengono pagate per farlo: è tantissimo che non vedo testi
braille prodotti dalla Stampèeria della regione Toscana, ma altri testi che
ho visto ad uso di studenti di scuola elementare non erano il massimo in
termini di usabilità, presenza di disegni in rilievo ecc...
Idem dicasi per testi informatici...
Perciò giusto attirare l'attenzione sulla mancanza di risorse/fondi che
mancano, ma sarebbe altrettanto opportuno domandarsi quanto
efficientemente vengono utilizzate le poche risorse disponibili.
margherita dini.
Ma non sono "le uscite giornalistiche dell'amica Cecilia" che devono
preoccuparci, perbacco!
Il guaio è che nessuno saprà più trascrivere il braille!

Ma, scusate, se avessimo letto che nessuno è più in grado di scrivere libri
"in nero", avremmo fatto l'esegesi dell'articolo o almeno un pochino di
indignazione l'avremmo provata? Forse no.
mario barbuto.
Vorrà dire che ci faremo montare audiovisivi intermediali in formato tattile.
Vedrete che Mayer lo sa di certo come si realizzano!
E se non lo sa, allora sì che ci indigneremo!

Chissà come reagirebbe l'umanità alla proposta di abolire la scrittura,
"che tanto ora c'è l'intermediale!"
Teuth almeno cercava di negarla per conservare il passato;
ma a sopprimerla per cpnquistare il futuro....
Bah!
donato taddei.
Margherita:

> Il guaio è che nessuno saprà più trascrivere il braille!
>
> Ma, scusate, se avessimo letto che nessuno è più in grado di scrivere
> libri "in nero", avremmo fatto l'esegesi dell'articolo o almeno un pochino
> di indignazione l'avremmo provata? Forse no.

Donato:
ma tu ti indigni del fatto che nessuno sa più zappare professionalmente
senza ausili meccanici?
ti indigni che manco a pagarlo si trova più un calzolaio capace di metterti
un chiodo sotto una scarpa, anche perchè i chiodi servono a poco nella
gomma e nella plastica?
Ma tu ti indigni che professioni nobili come l'orologiaio, che
appassionarono Carlo v o Voltaire, non esistono più?
Ti indigni se ora nessun cronista si fa più portare dallo schiavo stilo e
tavolette come Plinio o sul fatto che nessuno ora saprebbe più fare rotoli
di papiro che resistano millenni?

Io no.

Mi indigna molto di più non trovare sui rispettivi siti i documenti
contabili per capire quanto costano questi servizi e quanto producono e
quanti utenti servono.
Ma, perbacco, baccone, vi vedo intenti alla solita tetratricotomia, però nè
tu, nè Mario, nè Aldo, nè Michela avete ancora firmato.
Scommetterei che babbo Ernesto me la mette la firmetta.
Lui non ha paura di essere sfigurato dal leone.
margherita dini.
Io ho solo paura che se non ci saranno più libri scritti in braille nessuno
saprà più leggere il braille così come se non ci fossero libri scritti in
nero nessuno saprebbe leggere in nero.
E non mi pare che ciò sia equiparabile al non sapere piantare chiodi sotto
le scarpe, attività peraltro nobile e utilissima.

Non so cosa sia la tetratricotomia, ma se può essere utile per difendere il
braille, per divulgarlo, per portarlo nelle scuole, per insegnarlo, per fare
nascere liste di discussione ad esso dedicate, ben venga anche la
tetratricotomia.
O davvero riteniamo che leggere in braille sia diventata cosa superflua e
maniacale come spaccare un capello in quattro?
antonio russo.
bene marrgherita non possiamo paragonare la lettura e la scrittura ai
mestieri che scompaiono, e ammesso che non si leggesse e scrivesse in
braille e in nero, la povera umanità avrebbe una alternativa quale sarebbe,
chi ci vede tiene il video e noi che faremmo ssenza leggere e peggo senza
scrivere leggendo si impara a scrivere sarebbe tragico tutti analfbeti,
palpus (irene)
io adoro il braille, e non sto esagerando, lo adoro sul serio, adoro poter
leggere con le mani, adoro la possibilità che mi dà di poter scrivere e di
poter possedere un alfabeto, esattamente come un vedente. riterrei
gravissimo se il braille si perdesse e non capisco chi mette in
contrapposizione informatica e braille, come se non fossero complementari,
contestavo solo quelle che a mio avviso erano imprecisioni gravi, in
quell'articolo, perché se è vero che bisogna combattere per difendere la
nostra scrittura e insegnarla a chi poi dovrà formare i ragazzini ciechi
nelle scuole e provare comunque a farla apprendere agli adulti diventati
ciechi,non credo che informando male si aiuti in qualche modo la
scrittura.... perdere la capacità di leggere autonomamente, con la propria
voce, dando la propria espressività, facendo le pause come e quando si
vuole, potendosi concentrare su un testo scritto, non è qualcosa che si
possa paragonare al piantar chiodi o altro, secondo me.
***

io ho usato testi per le elementari, ho anche usato spartiti musicali, so
cosa si intende per adattamento e sul termine adattamento, se specificato
correttamente, non discuto, ma quando si parla di traduzione e quasi di una
lingua diversa, temo proprio che il messaggio arrivi al lettore ignorante in
materia, completamente distorto. Non sto certo discutendo la dottoressa
trinci che probabilmente le cose le ha spiegate in modo dettagliato, ma il
risultato finale di questo articolo l'ho trovato eccessivamente, se vogliamo
dir così, semplificato... il problema dei fondi poi sarebbe da analizzare in
dettaglio, bisogna anche dire che la regione toscana, a differenza di altre
regioni, si fa carico sia della stamperia braille che della scuola cani
guida per ciechi, il che probabilmente rende complessa una distribuzione di
fondi che, con i chiari di luna attuali, è difficile anche per regioni che
di ciechi si occupano molto meno.... qui il discorso credo si dovrebbe
ampliare e bisognerebbe tornare a parlare di come usino i soldi istituzioni
come la Bic e altre.