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il multi-touch è universale

vari da varie fonti.

art. di punto informatico introdotto da g. di grande
su lista vista, 08\04\2009, h.09.25.

Ed ora, un po' di pubblicità

:

Circa un anno fa su questa stessa lista si accese un dibattito sui sistemi
Touch Screen. Io naturalmente credevo e credo fortemente nell'evoluzione di
queste tecnologie. D'altronde essere lungimiranti quando i tempi sono maturi
più che chiamarsi lungimiranza si può definire come apertura mentale di ciò
che è già realtà. L'IPhone è stata definitivamente la svolta per i
cellulari. Da Iphone in poi il must sono i cellulari touch screen. I sistemi
multitouch per i computer seguono a ruota, sebbene non abbiano ancora
diffusione, vuoi per il costo per ora esoso della tecnologia Surface di
Microsoft vuoi per l'assenza di un sistema operativo che supporti
nativamente questo nuovo modo di fruire di una interfaccia utente. Windows 7
in questo senso fa ben sperare.
I produttori di ausili per disabili visivi, se già non sono al lavoro,
dovrebbero sbrigarsi a mettere in moto le idee per produrre ausili che
permettano di fruire di simili meravigliose invenzioni.

G.

***

Tratto da Punto Informatico
Il multi-touch è universale
PI - News di Alfonso Maruccia
mercoledì 08 aprile 2009

Roma - Quando le interfacce touch e multi-touch diventano più di un vezzo,
nasce l'esigenza di sviluppare una modalità di interazione con un set di
"comandi" eseguibili con i gesti e il tocco che siano quanto più universali
è possibile. A quella esigenza vuole rispondere Microsoft, che a Boston ha
presentato i risultati dei test condotti su alcuni volontari.

Quello che può infatti condizionare l'utilizzo di dispositivi che applicano
praticamente il multi-touch come iPhone di Apple e Surface di Microsoft,
trasformandoli da raffinatezza hi-tech a strumenti di reale produttività e
utilità, è la disponibilità di comandi gestuali intuitivi e pratici con cui
potenziare le attuali possibilità di interazione date dal semplice tocco di
pulsanti o dallo scorrere di liste e pagine web. Alla conferenza CHI 2009
di Boston Microsoft ha mostrato al pubblico le sue idee per la codifica di
comandi gestuali utili a compiere 27 diversi azioni, idee raccolte
osservando i soggetti dei test tratteggiare su schermo i gesti a loro modo
di vedere più naturali per far riconoscere al sistema i comandi suddetti.

Windows 7 è quasi alle porte ormai, il nuovo OS integrerà il supporto per le
interfacce touch a livello di sistema operativo. I risultati della ricerca
mostrano come,
tra le attuali configurazioni gestuali implementate sui dispositivi
multi-touch,
solo una parte venga riconosciuta dagli utenti come dotata di senso
compiuto.

Al resto, come conferma la ricercatrice Microsoft Meredith Morris, gli
utenti "non assegnano alcun significato".
Lo studio evidenzia la tendenza ad alternare due o tre dita durante
l'esecuzione di un comando gestuale, un fatto secondo Morris da tenere bene
a mente nel design di interfacce touch avanzate.

Un'altra attitudine emersa nella ricerca è quella del desiderio degli utenti
di compiere "segni in aria" senza contatto diretto con lo schermo, un
caratteristica non supportata dai dispositivi attuali ma che andrebbe presa
seriamente in considerazione nella progettazione delle nuove generazioni di
sistemi multi-touch. Così come andrebbe considerata la possibilità,
anch'essa evidenziata dai test, di prevedere gesti multipli per eseguire uno
stesso comando.

Ma a fare notizia nel touch computing non sono solo le ricerche delle grandi
corporation:
la crew della e-zine Maximum PC pensa ai costi e a come realizzare, per una
frazione del suo prezzo, un prodotto del tutto sovrapponibile per
funzionalità al Surface di cui sopra.

Il "multi-touch table" di Maxium PC costa appena 350 dollari
(contro i 12mila di un esemplare di Surface), utilizza solo software open
source,
ricicla vecchio hardware per PC con tanto di CPU Core 2 Duo e 2 Gigabyte di
RAM e ha richiesto 2 settimane di lavoro in tutto. Il risultato?
Tracciamento completo del tocco di 10 dita in contemporanea, videogame in
stile Pong, gestione di contenuti fotografici, effetti luminosi dinamici e
molto altro.

Alfonso Maruccia

aldo corsa
Giuseppe:
Circa un anno fa su questa stessa lista si accese un dibattito sui sistemi Touch Screen.

Aldo:
sì, fui io la pietra dello scandalo. All'epoca lanciai l'allarme sull'esplosione che le tecnologie touch avrebbero avuto da lì a poco. L'allarme non era generica paura per il progresso (ed infatti mi ritrovai a dover difendere l'Iphone), ma derivava dalla constatazione che la forbiice tra interfacce standard e tecnologie assistive si stava pericolosamente ampliando. A un anno di distanza mi trovo a ribadire le stesse perplessità: può un'interfaccia sequenziale come quella di Jaws continuare a supplire ad interfacce fortemente parallele come quelle multitouch?
E questa è solo la punta dell'iceberg. Se sfogliate i cataloghi di elettrodomestici noterete che forni, lavatrici, piani cottura ad induzione fanno già un uso intensivo di pannelli di controllo touch. Presto toccherà ai televisori.
Finora "l'arte di arrangianrsi" l'ha fatta da padrona. Etichette dymo, segnalini in piombo fuso e centinaia di altri stratagemmi. Adesso siamo giunti al limite: o le interfacce touch nascono accessibili, oppure saremo presto fuori gioco.
c)articolo di p.i. inoltrato su uictech da massimo rainato
Distribuzione soggetta a licenza Creative Commons Attribuzione-Non
commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia
attribuzione: Vincenzo Gentile, per Punto Informatico, rif. web
Anno XI n. 3201 di mercoledi' 8 aprile 2009

Meglio toccare o ascoltare?
Il tanto discusso text-to-speech sembra destinato a lasciar posto a
tecnologie che rendano i dispositivi touch screen accessibili anche a
chi non vede

Roma - Se appare innegabile che l'accessibilità alla tecnologia è
ancora un miraggio per molti utenti con limiti fisici, è altrettanto
vero che alcune tecnologie, divenute quasi standard de facto, limitino
sempre di più le possibilità di alcuni utenti. In particolare, sul
banco degli imputati sarebbero finiti i sempre più popolari
dispositivi touch screen che, con le loro superfici piatte risultano
particolarmente ostici per gli utenti diversamente abili. In risposta
a quella che sta divenendo un'esigenza prioritaria di molti, sono ben
due le applicazioni in via di sviluppo per permettere di rendere in
qualche modo utili i dispositivi tattili di ultima generazione.

Il primo sistema ha l'ambizioso scopo di portare la scrittura Braille
sui dispositivi touch screen, grazie ad un sottile pannello
piezoelettrico e ad un sistema di vibrazione codificato appositamente.
Sviluppato da un team di ricercatori dell'università finlandese di
Tampere, il metodo è stato testato su un "vecchio" Nokia 770, uno dei
primi tablet dotati di interfaccia tattile mai prodotti. Il
dispositivo utilizza un software appositamente sviluppato in modo da
vibrare in maniera tale da identificare i piccoli rilievi che
costituiscono le varie lettere e i simboli. Ognuno dei sei elementi
che compongono una lettera è distanziato a livello temporale di 360
millisecondi, trascorsi i quali l'utente percepirà una vibrazione
piena in caso di rilievo ed una meno intensa ma prolungata nel tempo
in caso di punto vuoto.

Contrariamente a quanto accade con la scrittura Braille tradizionale,
l'utente non dovrà far scivolare i propri polpastrelli sulla
superficie del dispositivo per leggere le sequenze di punti: basterà,
semplicemente, poggiare il dito sul dispositivo e decodificare i
caratteri utilizzando gli imput trasmessi dalle vibrazioni. I
ricercatori si sono avvalsi dei suggerimenti di alcuni collaboratori
non vedenti per testare la praticità e la comodità di utilizzo: in un
primo momento era stata proposta una variante a scorrimento, giudicata
però meno intuitiva e veloce del sistema appena descritto.

Va comunque specificato che si tratta di un progetto ai primi stadi di
sviluppo e che per poterne usufruire appieno sarà necessario un non
meglio specificato periodo di training. Nonostante ciò, chi ha provato
il nuovo sistema si sarebbe adattato in poco tempo. Per quanto
riguarda possibili utilizzi futuri, al momento non è dato sapere
molto: di sicuro tra i pro di questo sistema c'è il basso costo
generale necessario per rendere un dispositivo comune più vicino alle
esigenze di tutti.

Sempre in ambito di dispositivi touch screen, appare molto
interessante l'applicazione sviluppata per Android da parte del team
di EyesFree di Google, community che ha già realizzato, tra i progetti
all'attivo, un'intera libreria text-to-speech disponibile
all'integrazione per tutti gli altri developer. Stroke Dialer, questo
il nome dell'applicazione, basa il proprio funzionamento sul layout
classico in cui sono disposti i numeri sulla tastiera di un qualsiasi
telefono standard: com'è facile da immaginare, il tasto corrispondente
al numero 5 si trova al centro della tastiera. Ed è proprio da questo
presupposto che parte l'intera idea del progetto: una volta avviata
l'applicazione, basta premere in un qualsiasi punto dello schermo per
visualizzare la tastiera in modo che il 5 sia sempre sotto al
polpastrello dell'utente. Per confermare la propria scelta, validata
da una voce che reciterà il numero corrispondente, basta allentare la
presa, mentre per selezionare un nuovo numero è sufficiente strisciare
il dito verso la posizione dei tasti desiderati e rilasciare. Se, ad
esempio, si vuole selezionare il tasto due, basterà muovere verso
l'alto il dito o, nel caso si voglia digitare l'8, si dovrà far
scorrere il dito verso il basso.

Nonostante Stroke Dialer sia strettamente legata alle applicazioni
text-to-speech, va comunque detto che appare piuttosto netta la
necessità di distaccarsi dai sistemi di input vocale, attualmente
molto macchinosi ed imprecisi nonostante le interessanti prospettive
future. Inoltre, va considerato che applicazioni come quelle già
descritte risultano essere più economiche e più semplici da integrare:
secondo quanto dichiarato dai suoi ideatori, la stessa interfaccia
montata dal team finlandese sul Nokia 770 potrebbe essere implementata
su altri dispositivi a costi relativamente bassi.

Sempre in tema di text-to-speech va comunque ricordato che tale
funzionalità è al centro di accese polemiche in seguito al silenzio
forzato imposto dagli editori al Kindle di Amazon. A protestare sono i
rappresentanti della Reading Right Coalition e della National
Federation of the Blind, che vedono nella mossa degli editori un vero
e proprio impedimento all'accesso di un vastissimo numero di opere
letterarie. Come ben sapranno i lettori di Punto Informatico l'intera
vicenda che ruota intorno al Kindle parlante è strettamente legata
alla questione dei diritti d'autore: secondo le associazioni di
editori, un ebook parlante diventerebbe a tutti gli effetti un
audiolibro e necessiterebbe, quindi, di una nuova licenza per la
riproduzione.

Una licenza che chi non fosse in grado di utilizzare il Kindle in
maniera tradizionale sarebbe costretto a sobbarcarsi, arrivando a
pagare il doppio del prezzo dell'opera solo perché ne fruisce in
maniera diversa da tutti gli altri utenti. Secondo quanto stabilito
dagli autori, sarebbe consentita la riproduzione vocale solo a chi sia
disposto a provare in maniera effettiva la propria disabilità o a chi
intendesse pagare, come già detto, un extra. "Con l'avanzare della
tecnologia, molti libri si sono spostati dalle copie cartacee verso
formati elettronici. Le persone con difficoltà nel leggere meritano
l'opportunità di godere dell'accesso ai libri così come accade con chi
è in grado di leggere" si legge sulle pagine della Reading Right
Coalition, organizzatrice insieme al già citato ente di un sit-in di
protesta. "Noi vogliamo comprare i libri. Abbiamo combattuto duramente
per lunghi anni per avere un accesso paritario alla tecnologia e
all'informazione e, con il Kindle 2 di Amazon ci viene offerta
l'opportunità di comprare e poter fruire come chiunque altro grazie
all'ausilio del text-to-speech. Tristemente - continuano i
responsabili della protesta - la Authors'Guild non supporta un accesso
uguale per noi".

Vincenzo Gentile
d)aldo corsa su listavista
qualunque sperimentazione per rendere fruibili interfacce touch è degna di attenzione e certamente apprezzabile. La lettura di quell'articolo mi ha però risvegliato un disagio che ultimamente provo sempre più spesso.
Tra i motivi del massiccio utilizzo di intterfacce touch c'è la dichiarata volontà di abbassare la soglia di abilità necessaria per l'urilizzo di apparecchi complessi. Parlando come uno snob potrei affermare che queste interfacce permetttono anche ad un perfetto idiota di utilizzare un'amplificatore multicanale per home theatre o navigare in internet dal televisore del soggiorno.
Perfetti idioti dunque, perché essere idioti è ormai un diritto riconosciuto a tutti, a patto di essere normodotati. Perché tanti sforzi per venire incontro agli idioti? Semplice, perché gli idioti sono una tipologia di disabili molto più diffusa dei ciechi, dei sordi, dei tertaplegici. Quindi se si vuole ampliare la base di consumatori è a loro che bisogna rivolgersi.
Lo so, sto estremizzando, ma la morale della storia non è affatto da disprezzare: spesso sfugge la profonda differenza tra accessibile e usabile. Va bene la sperimentazione di interfacce da sovrapporre a quelle touch, ma qual'è il carico cognitivo necessario per il loro utilizzo? L'impressione è che mentre per chi ci vede le cose sono sempre più facili, per chi non ci vede si fa sempre più dura.
Non mi accontento più di sapere che una data cosa la può fare anche un cieco. Quello che voglio davvero sapere è il prezzo da pagare in termini di trainig, frustrazione e stress.
e)giuseppe di grande
L'universo mondo pullula di associazioni per ciechi, nazionali e
sovranazionali. E' mai possibile che non si riesca a instaurare un dialogo
coi produttori di nuove tecnologie, come il multitouch, per evitare ogni
volta di inventarsi interfacce alternative per l'accesso? Si legge sempre di
nuove tecnologie e di pool di esperti che le inseguono per renderle
accessibili. Una sinergia interna tra disabili e cosiddetti abili, già
all'interno dei laboratori di produzione non si riesce ad ottenere? Abbiamo
l'esempio di IBM e anche di Microsoft che hanno dei settori adibiti allo
sviluppo di tecnologie per disabili. Però ho l'impressione che siano settori
scollegati dai veri nuclei di ricerca, e il paradosso è che inseguono se
stessi. Perché sviluppare un substrato o un superstrato di interfacce per
disabili quando si potrebbe progettare sin dall'inizio per tutti? E' più
difficile, si sa, ma in questi ambiti c'è stato mai qualcosa di facile da
sviluppare?
E' questo che non riesco a cogliere, questo muro che separa chi produce da
chi fruisce, come se chi sviluppa in una minima percentuale non avesse
internamente una fascia di disabili, come se fosse sempre all'oscuro durante
la progettazione e lo sviluppo e poi si accorgesse a posteriori che esistono
anche i disabili.
E questo discorso va oltre al semplice e superficiale sviluppo di una
interfaccia, delle aziende terze che vivono di questo e di tutto il business
che gli gira attorno. Intendo proprio il core di una nuova tecnologia che se
ben progettata dovrebbe essere fruibile da tutti, indipendentemente dai
software di terzi che successivamente ne agevolassero l'usabilità (notare
usabilità e non accessibilità). Per ora si hanno solo contentini, e
null'altro.