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il garante predica l'oblio on line

art. postato da w. broccoli su smanettando, 07\04\2009, h. 13.32.

Il Garante per la protezione dei dati personali torna a occuparsi del
diritto all'oblio, ossia il diritto dei protagonisti di alcuni fatti
diventati noti
(soprattutto eventi criminosi) a essere dimenticati: quando il fatto non è
più d'attualità, tutti i nomi devono scomparire.
Il punto nodale della questione è ora rappresentato dai motori di ricerca e
da Google in particolare. Con l'avvento di Internet praticamente nulla viene
dimenticato: tutto resta negli archivi, gli spider indicizzano ogni pagina
che trovano e le informazioni relative ai protagonisti (in positivo o in
negativo)
delle varie vicende sono sempre rintracciabili.
Basta digitare un nome nella casella di ricerca e tra i risultati appaiono
notizie relative ad avvenimenti accaduti anche molti anni prima. L'apertura
degli
archivi giornalistici a Google e agli altri motori, poi, rende facilmente
consultabile materiale relativo a decenni fa.
Così, chi per esempio è stato accusato di furto nel 1994 può fare una
ricerca usando il proprio nome come chiave e riesumare quell'ormai passata
stagione.
Poco importa che poi sia stato assolto o condannato, o anche che abbia
interamente scontato la pena: chiunque farà la stessa ricerca verrà a
conoscenza
di quell'episodio, con buona pace del diritto all'oblio.
Il Garante vorrebbe porre fine a tutto ciò, ma si scontra con la natura
stessa del Web, nato per condividere le informazioni, e dei motori di
ricerca: il
loro scopo è proprio raccogliere qualunque dato, così che sia facile da
trovare in un qualunque momento successivo all'indicizzazione.
Le soluzioni proposte dal Garante vanno in due direzioni: da un lato,
obbligare i giornali
a mettere a disposizione dei motori di ricerca solo versioni dei vecchi
articoli (in archivio) epurate dei dati sensibili. Così la vicenda sarà
ancora
disponibile, ma senza il riferimento diretto alle persone coinvolte.
Dall'altro lato, i giornali potranno conservare le versioni complete degli
articoli, ma queste dovranno essere raggiungibili solo tramite il motore di
ricerca
interno, non tramite quelli generici.
In pratica, invece di consultare un'unica fonte (per esempio Google) che
aggrega le altre bisognerà consultarle tutte, una alla volta: tutti i
motori di
ricerca di tutti i giornali online.
Così il Garante crede di poter salvare capra e cavoli: l'integrità della
memoria storica (con l'annessa libertà di ricerca e i relativi diritto allo
studio
e diritto all'informazione) e la tutela degli interessati.
In realtà, con questo provvedimento si apre un'era di incertezza e di
faticoso lavoro burocratico. Intanto bisognerà istruire Google e compagni a
non indicizzare
completamente un sito ma solo le parti che si possono rendere pubbliche (il
primo suggerimento è l'uso del file robots.txt).
Quali possono esser le soluzioni? Ne abbiamo ipotizzato una. Per gli
articoli già esistenti, occorrerà approntare due versioni: una "ripulita",
e accessibile
dai motori generici, e una integrale, accessibile solo dal motore interno.
Per gli articoli ancora da pubblicare, invece, gli editori dovranno
valutare di volta in volta se la vicenda contenga dati personali da far
sparire quando
gli avvenimenti non saranno più d'attualità e, nel caso, preparare le due
versioni. Sperando che il Garante la pensi come l'editore.
Google - o chi per esso - dovrà poi eliminare dai propri archivi la
versione completa (indicizzata quando il fatto era d'attualità) e
sostituirla con quella
ripulita, pubblicata dopo un certo lasso di tempo.
Non sembra che il Garante si renda conto di quanto sta chiedendo a
qualunque sito Web (perché non sono solo i siti dei giornali a occuparsi di
persone e
avvenimenti) e a tutti i motori di ricerca.
Né è chiaro, se è per questo, come farà a imporre le stesse regole ai siti
stranieri. Né se come "editore" vada identificato chiunque pubblichi un
blog.
Si tratta di un lavoro immane e di una sorta di autocensura imposta ai
webmaster: dovranno ripulire le storie personali di chiunque sia diventato
noto facendo
finta che siano sempre state immacolate, invece di dire onestamente come
stanno le cose e lasciare a chi legge il compito di valutare e giudicare,
anche
sulla base del tempo trascorso da quegli avvenimenti.

Ed ora, un po' di pubblicità

:

fonte:
http://www.zeusnews.com/news.php?cod=9985