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la mia esperienza nell'audio digitale
massimo vettoretti, su uictech, 22\02\2009, h. 08.57.
Difficoltà, soddisfazioni ecc?
r.
Ed ora, un po' di pubblicità
:nel campo dell'audio ci ho lavorato per diverso
tempo. Iniziai nel 1998, con, se non mi ricordo male, una delle
primissime versioni di Cool Edit e con Sound forge. All'epoca non
sarebbe stato mai possibile ipotizzare di lavorare in quel campo, a meno
di non avere a disposizione una gran quantità di danaro e comperare
attrezzature del prezzo di settantacinquemila euro di oggi.
Le cose hanno iniziato a cambiare e notevolmente dopo il duemiladue. E'
ovvio che nel frattempo non ho mai smesso di giocare con l'audio
digitale: per chi non vede è un po' come l'editing di immagini o,
meglio, di filmati. I primi prodotti semi-professionali iniziai a
realizzarli nel 2002 con Forge e lavorai per aiutare una collega del
consiglio della mia sezione UICI a costruire la colonna sonora di uno
spettacolo di arte varia. In particolare, realizzai un mix per una
sfilata e altro ancora. Nel 2004, mi fu chiesto di partecipare come
co-conduttore a un programma radiofonico. Siccome la regia della radio
non aveva il tempo (e forse nemmeno la voglia) di montare le interviste
che venivano realizzate fuori dallo studio, me ne occupai io, stavolta
usando un semplicissimo Goldwave. Il mio compito principale era, in
sostanza, quello di tagliare le risposte degli intervistati per riuscire
a farle star dentro ai tempi prestabiliti. Poi, siccome la gente, quando
parla, non sempre tiene conto delle domande che gli fai, spesso ero
costretto a rimuovere le domande originali dall'intervista e a inserirne
di nuove che fossero coerenti con la risposta... Sì, può sembrare
strano, ma succede. La maggiore soddisfazione che ebbi in quella
particolare occasione fu che il tecnico di regia non si accorse mai dei
tagli e dei montaggi che avevo fatto. A un certo punto, ci fece i
complimenti per la scelta degli "ospiti" intervistati: gente così
preparata, che non sbagliava mai una parola, che stava nei tempi, che
rispondeva a tono alle domande, insomma, roba mai vista. Gli spiegai che
il risultato finale che lui metteva in onda aveva molto molto poco a che
fare con l'originale registrato. Non ci credette e fui costretto a
fargli ascoltare le registrazioni live per convincerlo.
Nel 2007, collaborai con il Narratore per diverse cose, tra cui alcune
relative all'elaborazione audio. dal 2005 al 2008, lavorai con il Centro
Nazionale Piero Bigini di Padova nell'ambito di un progetto per la
realizzazione di audiofiabe adattate a persone con pluriminorazione
anche grave. Il mio compito era quello di tagliare le registrazioni,
effettare là dove necessario le voci dei lettori, inserire effetti audio
e ambientali opportuni e necessari e scegliere le musiche
d'accompagnamento. Sono state confezionate all'incirca un centinaio di
fiabe, alcune delle quali davvero pregevoli per interpretazione, testo e
montaggio. Nel 2007 ho curato la realizzazione di un recitato con la
collaborazione di due dei corsisti di Firenze. Be', sul merito artistico
della cosa avrei più di un'osservazione da fare, ma tecnicamente la
realizzazione non è malaccio. Vainer sa di cosa sto parlando, perché
l'ha potuta ascoltare e può dire la sua in merito. Vainer, evita di dire
che come attore sono una schifezza, vuoi? Vedi, ci ho già pensato da solo!
Nel novembre 2007, ho acquistato una scheda audio multitraccia
semi-professionale firewire e da allora capita che dia una mano a
qualche poveretto che vuole realizzare qualche demo. In un caso, ho
ricevuto i complimenti di un docente del Pollini per la qualità
professionale della registrazione. Il che mi ha fatto, lo ammetto,
parecchio piacere,considerando che in mano non ho nessun pezzo di carta
attestante le mie competenze in materia e che, fondamentalmente, mi
sento ancora un enorme ignorante.
Pensi che possa essere una professione full time che possa dare da vivere?
Io credo di sì, ma sarebbe necessario associarsi. E questo per diverse
ragioni. In Svezia stanno facendo dei corsi estremamente
professionalizzanti in materia. Ma temo che il costo sarebbe abbastanza
proibitivo per una persona sola. Associarsi in un gruppo permetterebbe
di mandare una persona da quelle parti, una persona che poi,tornata a
casa, potrebbe condividere la formazione ricevuta con gli altri. Sempre
in materia di costi, per potere lavorare a livelli professionali, le
attrezzature hanno un costo non indifferente: non meno di cinquemila
euro, per una postazione base, mi dice Vainer. E per ottenere qualcosa
di più, di più occorre anche spendere. Poi, un gruppo potrebbe essere
attivo in più luoghi del territorio, raggiungendo una maggiore
efficienza nella raccolta delle occasioni di lavoro. Occorre anche
pensare che, per quanto la tecnologia possa essere adeguata, esiste ed
esisterà sempre uno scarto nel livello di competitività raggiungibile.
Qualche volta, il vedente può accorgersi di alcune imperfezioni
semplicemente osservando il grafico della forma d'onda sullo schermo. A
noi questa opportunità non è data e non sarà data per un bel pezzo,
sicché ci tocca ascoltare e ascoltare con un'attenzione maniacale. Un
settore in cui si possono fare buone cose anche con attrezzature non
necessariamente eccelse è la realizzazione di audiolibri sia per il
mercato mainstream, che per quello di nicchia di noi non vedenti. Ma
anche qui una organizzazione tipo cooperativa sarebbe auspicabile.
Insomma... qui si sta parlando di nuovi sbocchi professionali nel campo dell'audio,, tu Massimo Wainer e probabilmente altri avete notevole esperienza
nel campo... raccontate!
Ecco fatto.