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gli editori: i computer non possono leggere ad alta voce!

da la stampa del 15\02\2009.

Gli editori: i computer non possono leggere ad alta voce, violerebbero il copyright (!)

Ed ora, un po' di pubblicità

:

«Almeno non liberamente: devono pagare le royalty» – lo chiedono gli editori che si sono scandalizzati perché Kindle2, il nuovo lettore di e-book di Amazon,
ha integrata una nuova funzionalità di digitalizzazione vocale dei testi, che permette a noi umani di farci leggere un libro. La differenza sostanziale
e che i capitoli possiamo ascoltarli con le cuffie, anziché percepirli nella nostra mente.

Sicuramente non è una grande invenzione, lo faceva anche il nostro vecchio Commodore 64 negli anni ’80, anche se con una voce più gracchiante e metallica
e un po’ più incurante di punteggiatura e intonazione. Oggi i nostri elaboratori hanno fatto grandi passi avanti, ma certo non riescono ancora a infonderci
l’emozione che proviamo ascoltando Vittorio Gassman leggere la Divina Commedia. A dir la verità a volte sembra un po’ che a leggerla siano Dan Peterson
o Heather Parisi, che non è proprio la stessa cosa.

Eppure, agli editori, il fatto che il nostro piccì abbia preso la sufficienza in lettura non va proprio giù. Non importa se lo ha sempre fatto e loro se
ne sono accorti con più di vent’anni di ritardo. Ora, con una sempre più crescente diffusione dei libri elettronici grazie alla possibilità di leggerli
perfettamente su lettori portatili basati su tecnologia e-ink, potrebbe diventare un fenomeno di massa e, di conseguenza, una grande oppurtunità commerciale
di cui approfittarsi, soprattutto in un periodo di forte crisi del settore – sempre a sentir loro. Quindi perché non aggrapparsi agli specchi, sostenendosi
a leggi volute e spesso scritte da loro stessi, o approfittando di vuoti legislativi da riempire con sostanziose donazioni elettorali?

Lo specchio per le allodole, l’ennesimo cavillo per spillare quattrini a noi consumatori, questa volta è che un testo letto da una voce digitale viola
diritti d’autore in quanto paragonabile all’audiolibro (come se fosse la stessa cosa!), per cui devono essere riconosciuti compensi differenti. Non hanno
il diritto di leggere un libro ad alta voce – questa la denuncia di Paul Aiken della Authors Guild – è un diritto relativo all’audio, che è un diritto
derivato, sulla base della legge che regola il copyright.

Un’affermazione/paradosso che va contro i nostri diritti naturali (quelli a cui siamo abituati da secoli): se acquistiamo legalmente un libro, riconoscendone
i diritti d’autore e pagandone le royalty, noi umani possiamo tranquillamente leggerlo (anche ad alta voce!) ai nostri figli. La stessa cosa, secondo gli
editori, non potrebbe farla il nostro computer, anch’esso regolarmente acquistato e di nostra proprietà. Perché?

Un ennesimo diritto negato, che si aggiunge alla libertà negata di effettuare infinite copie a uso personale o a fini di archiviazione, a causa di restrizioni
tecnologiche (i famigerati drm e trusted computing), che si stanno sempre più diffondendo.

Ma sarebbe ancora più assurdo se dovessero iniziare a preoccuparsi i disabili e, in particolare i non vedenti e gli ipovendenti, perché, in un futuro prossimo,
potrebbero dover pagare doppie royalty per poter ascoltare il proprio browser vocale leggere un quotidiano online o il proprio lettore di e-book leggergli
un libro di testo universitario o narrargli l’ultimo racconto di Montalbano.

Fortunatamente Electronic frontier foundation e Amazon non hanno avuto difficoltà nel controbattere alle associazioni di editori e autori con argomentazioni
convincenti: l’affermazione della gilda la voce di un sintetizzatore da testo a voce trasforma il testo in una nuova esperienza di fruizione è ingannevole;
un’opera derivata consta in un sostanziale apporto di creatività all’opera originale che necessariamente si deve attribuire ad un autore. Umano.

Sono fiducioso del fatto che gli editori siano in grado di dimostrare che un lettore digitale ha una propria intelligenza ed è capace di innovare creativamente.
Penso abbiano già pronta una Carta dei diritti e dei doveri delle intelligenze artificiali che le equiparerà agli esseri umani. Attenti però, perché, a
questo punto, potreste negare alle macchine di leggere una fiaba ad alta voce ai loro pargoli?

Cerchiamo di fermare gli editori e le multinazionali dell’intrattenimento prima che ci neghino ogni libertà e diritto. Protestiamo dimostriamoli che possiamo
vivere senza di loro. Saltiamo gli intermediari ormai inutili nell’era digitale e optiamo per l’autorproduzione e l’autodistribuzione.

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Pubblicato il 13/02/2009 da Lorenzo De Tomasi in Articoli, Frontiere digitali, Testi, e-book.

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