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Blackout per Google: un virus blocca il sito. La rete va nel panico

4articoli da varie fonti.

a)art. postato da Deejay Raf su uic h.e.31\01\2009, h. 17.05.

Ed ora, un po' di pubblicità

:

,

Da
http://www.ilgiornale.it

Milano - "Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer". È la
scritta che appare, per la prima volta nella storia del più grande
motore di ricerca
al mondo, in inglese e in diverse lingue. La sirena d'allarme che mette
in guardia i navigatori sul web. Probabilmente si tratta di un virus.

Googledipendenza
L'importanza delle cose si comprende nel momento in cui non ci sono più.
Gesti routinari. Apri il browser, vai sul re dei motori di ricerca
e distrattamente digiti il nome del sito a cui vuoi approdare. Sbagli a
digitare? Non c'è problema, ci pensa il motore a correggerti. La pagina
di Google
è la tappezzeria di chissà quanti desktop al mondo. Uno dei punti di
riferimento nella dispersione liquida del web. L'elenco telefonico del
terzo millennio.
Poi di colpo, non funziona più. E scatta il panico. Piccoli, piccoli,
Cybernauti dispersi in una zattera nel mare della rete.

Un mondo senza Google
Google va in panne per quasi un'ora. "Questo sito potrebbe arrecare
danni al tuo computer". E' questa la scritta ansiogena che appare
cercando gli indirizzi. Qualunque indirizzo. Anche quello di Google. E
qui scatta il dubbio. Vacilla la solidità granitica delle certezze della
cybervita:
forse Google ha dei problemi. Che si sia ammalato? "Difficile", sostiene
un amico, "sarà il tuo computer", insinua malignamente un collega. Dal
libero
professionista all'idraulico, tutti utilizzano il motore di ricerca. Per
leggere news, fare la spesa, incontrarsi con gli amici nei social forum
e lavorare.
Appunto, lavorare. Immaginatevi il panico in una redazione online. Il
motore di ricerca più che un amico, diventa un collega. Di quelli
indespensabili.
Il telefono suona e da una parte all'altra dello Stivale rimbalzano i
dubbi e le perplessità. E invece no, alla fine era proprio il motore di
ricerca.
Ma poi, poco dopo, tutto torna al suo posto. E per mettere ordine nel
caos della rete basta, ancora una volta, fare clik. Un sospiro di
sollievo.
b)carlo loiodice su uic h.e.
Google in tilt per 15 minuti
ricerche e news fuori uso
Il motore più usato dava ogni risultato come potenzialmente dannoso. Allarme
in tutta la rete. Il problema è stato risolto in un quarto d'ora di MAURO
MUNAFO'
Google in tilt per 15 minuti ricerche e news fuori uso
ROMA - Google, il motore più utilizzato di tutta la rete, è rimasto fuori
uso per circa 15 minuti, abbastanza per mettere in allarme tutta la rete.
Tentando
di eseguire una qualunque ricerca sul sito di Mountain View, sia in Italia
che nel resto del mondo, ogni risultato veniva indicato come potenzialmente
dannoso e, se si decideva di proseguire comunque, l'utente veniva
indirizzato a una pagina che lo invitava a riprovare più tardi perché il
sito poteva
presentare del malware, cioè dei software dannosi per il computer. Problemi
di accesso ci sono stati anche per il sito delle news.

Il mistero sulle cause. Al momento nessuno conosce le cause di questo bug e
lo stesso blog ufficiale di Google non riporta nessun tipo di spiegazione (
http://googleblog.blogspot.com/
), anche se dei portavoce della società hanno riferito alle agenzie di
stampa di essersi messi subito all'opera per risolvere il problema. Il
momentaneo
"guasto" che ha investito il motore di ricerca non sembra invece aver
interessato i tanti altri servizi del sito come le News, Gmail o i Gruppi.

La rete. In pochi secondi la notizia ha fatto il giro del mondo e sul
servizio di microblogging Twitter, (
http://search.twitter.com/search?q=google
) centinaia di utenti hanno segnalato lo stesso problema da ogni parte del
pianeta.

(31 gennaio 2009)
Fonte:
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/tecnologia/google-world/google-...

--

carlo loiodice su uic h.e.
Roma - Nella giornata di sabato, quando in Italia era primo pomeriggio, è
andato in onda
l'interessante esperimento sociologico dal titolo: "Mezzoretta senza Google". Come quasi tutti sanno, visto che la notizia è stata drammatizzata ed urlata
a squarciagola da ogni media possibile, per una manciata di minuti il motore di Mountain View ha restituito per ogni ricerca, in tutto il mondo, un unico
bizzarro consiglio: "Vuoi andare su questo sito? Lascia perdere, potrebbe essere pericoloso". Il sistema di segnalazione del malware di Google, improvvisamente
ipertrofico, ha di fatto azzerato l'attività di ricerca di centinaia di migliaia di persone in tutto il pianeta, pur se per lo spazio temporale di una
breve passeggiata al parco.

Nulla di drammatico ovviamente, ma un episodio capace di segnalare gli straordinari imbambolamenti di una generazione che senza Google si ritrova improvvisamente
perduta. Ed è proprio in occasione di simili inconsueti episodi che la normalità delle nostre vite legate a doppio filo con spiccioli di tecnologia del
genere si rivela nei suoi aspetti più imbarazzanti.

Un numero consistente di utenti della rete in tutto il mondo non sente più nemmeno la necessità di utilizzare i bookmark. Recuperare un indirizzo web dalla
form di google è una operazione velocissima e automatica, i bookmark vanno invece mantenuti, organizzati, ripuliti, trasferiti da un computer all'altro.
Tutto troppo complicato, semplicemente per una vasta fascia di utenza internet non c'è partita: con Google si fa prima. Almeno fino al momento in cui Google
non funziona più, anche solo per mezz'ora.
Poco importa che Google non sia l'unico motore di ricerca, che esistano alternative forse altrettanto efficaci o comunque certamente in grado di sostituirlo
per un breve periodo. Con l'abitudine è difficile combattere. Non ci aiuta nemmeno sapere che Google rappresenti un potenziale pericolo per la nostra privacy,
data l'ampia messe di informazioni che è in grado di raccogliere. Esiste una soglia di normalità molto difficile da raggiungere ma superata la quale, e
nel caso di Google tale soglia è stata ampliamente oltrepassata, l'identità fra strumento e suo utilizzo non può più essere ragionevolmente discussa.

Noi pensiamo intimamente che Google non possa "rompersi". Ce lo dicono intanto anni di onorato ininterrotto servizio, lo raccontano le storie epiche della
ridondanza fantascientifica dei datacenter di Mountain View, centinaia di migliaia di computer collegati uno all'altro all'interno di enormi misteriosi
capannoni in regioni sperdute del midwest americano, ce lo spiega, soprattutto, il nostro intimo bisogno di sicurezza nel momento in cui un numero di persone
impressionante in tutto il mondo ha incaricato Google di cercare per loro il numero della pizzeria all'angolo, un antico testo medioevale, una foto per
la ricerca scolastica dei figli.

L'errore umano di un dipendente di Google (difficile essere nei suoi panni oggi) è servito a ricordarci questa nostra nuova dipendenza, che si aggiunge
ad altre misconosciute abitudini alle quali non facciamo più caso da tempo. Ci ha anche consentito di osservare una certa velocità di Google stessa, capace
di riparare il danno nel giro di poche decine di minuti e di postare sul suo blog la spiegazione di quanto accaduto a firma di uno dei suoi più alti dirigenti,
Marissa Mayer, circa un'ora e mezzo dopo. Questo ha limitato fortemente la ridda di speculazioni su ipotetici attacchi informatici a Google, virus e cedimenti
improvvisi del pagerank che da subito sono iniziati a circolare in rete.

Ma in un enorme sistema informativo i cui fili avvolgono ormai il pianeta intero basta una slash di troppo, digitata un sabato mattina presto durante uno
sbadiglio, per spegnere il giocattolo di tutti. E questa, tutto sommato, è oggi la notizia.

Massimo Mantellini
***
d)Google è impazzito? Ecco cosa è successo
da il giornale del 04\02\2009
Google impazzito? Ecco cosa è successo
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Scritto da Francesco Napoletano   
mercoledì 04 febbraio 2009

Image

...

Google sabato scorso è impazzito per quaranta minuti. Quaranta lunghissimi minuti (a qualcuno sono parsi un’eternità)  durante i quali per il motore di
ricerca di Mountain View tutto il web era diventato pericoloso.

Qualunque ricerca (anche le più innocue come “Google” o “Barack Obama”) riportava, sotto gli URL, la dicitura “questo sito potrebbe arrecare danni al tuo
computer”.
Subito il tam-tam si è diffuso su Internet. Dapprima
su twitter
(sistema di microblogging di cui abbiamo già
parlato
in passato) poi su moltissimi blog, sono comparsi articoli che descrivevano il problema e ipotizzavano cause e soluzioni.
Ma cosa è successo? Secondo Google stessa, che ha pubblicato un
post
di scuse e di spiegazioni sul suo blog (in inglese) si è trattato di un errore umano.
Un errore (una banalissima “/”) nella lista dei siti malevoli mantenuta da Google per assicurare la qualità dei risultati delle ricerche effettuate non
è stato interpretato come tale e l’errore si è propagato a cascata su tutti gli indirizzi internet dello sterminato indice di Google.
Senza entrare nel tecnico vi basti sapere che il simbolo “/” (slash) ha un significato speciale nel mondo dell’informatica e in particolare nei sistemi
basati su UNIX. La slash infatti rappresenta la directory radice di un sistema (da cui si diramano tutte le altre, che sono quindi directory “figlie” della
radice). Interpretando come malevole “la root” Google ha marchiato come malevoli tutte le “cartelle” derivate da essa (tutti i siti web del mondo).
L’errore per fortuna è stato individuato e risolto nel giro di quaranta minuti (meno in realtà, i 40 minuti sono stati necessari per diffondere l’aggiornamento
a tutti i datacenter Google), ma ha mandato comprensibilmente nel panico gran parte degli utenti...
L’errore, anche se di breve entità e subito risolto è costato comunque qualcosa anche a Google stessa. Secondo una stima fatta dal blog SearchEngineLand.com
la cifra persa da Google durante il “down” si aggirerebbe intorno ai 2 milioni di dollari. Non proprio bruscolini, nonostante i ricavi iperbolici che ogni
anno macina il motore di ricerca.