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Il paziente è nomade tutti in ospedale nei paesi low-cost

da la repubblica del 25\01\2009.

Ricerca di Lancet: boom del turismo sanitario

Ed ora, un po' di pubblicità

:

La tecnologia consente anche di fare all´estero le analisi e avere i referti
via mail

ELENA DUSI

Pazienti che viaggiano per farsi operare. Ospedali che offrono immagini
digitali per diagnosi a distanza. Ditte occidentali che investono nei paesi
in via di sviluppo per mettere in piedi cliniche extra lusso e giovani
medici che dalle aree povere del mondo cercano opportunità di studio in
Europa, Stati Uniti, Canada o Australia. La tecnologia e le comunicazioni a
distanza alimentano un settore che oggi ufficialmente fa girare 30 miliardi
di dollari e arriverà al traguardo dei 100 entro il 2012. Ma se si
considerano anche i costi non trasparenti, Lancet stima che il giro d´affari
tocchi già il trilione di dollari e sia destinato col tempo a destrutturare
i sistemi sanitari nazionali.

«La teleradiologia è uno degli esempi più lampanti - scrive l´inglese
Richard Smith, ricercatore della London School of Hygiene and Tropical
Medicine - nel quale il passaggio dalle immagini cartacee a quelle digitali
permette la consultazione, la conservazione e l´interpretazione dei dati
anche a distanza. L´accesso a questi referti radiologici può essere espanso
ben oltre i confini nazionali». Risonanze magnetiche, Tac e ultrasuoni hanno
preso il posto delle vecchie lastre. E i paesi leader in questo settore sono
India, Filippine e Cuba. Solo a New Delhi le persone impiegate nella
teleradiologia sono passate dalle 30mila del 2000 alle 242mila del 2005 per
un giro d´affari di 264 milioni di dollari. Il gigante di questo settore -
l´Apollo Group - è diventato il terzo operatore sanitario del mondo e dal
quartier generale di Kolkata spedisce le sue diagnosi dal Bangladesh agli
Stati Uniti, grazie anche a una classe di medici che parla perfettamente
inglese, spesso si è specializzata in occidente, ma nella madrepatria si
accontenta di uno stipendio di 20mila dollari l´anno (per un radiologo di
media esperienza) contro i 300mila di un collega statunitense. La Apollo ha
una quindicina di filiali in franchising dagli Emirati Arabi alla Tanzania,
con un centro per la telemedicina piazzato in Kazakistan.

Le Filippine, per sfruttare l´onda del turismo della salute in un periodo in
cui le fonti di capitali sembrano essersi essiccate, offrono incentivi
speciali agli investitori stranieri. Con il risultato che la maggior parte
delle 25 aziende impegnate nelle telediagnosi hanno una paternità a stelle e
strisce. E quando dalla diagnosi occorre passare all´intervento, paesi come
Singapore offrono pacchetti-viaggio che si presentano in maniera del tutto
simile alle offerte turistiche. «Un marketing aggressivo cerca di promuovere
i vari paesi come hub del turismo medico» prosegue Smith. «I governi offrono
procedure facilitate per ottenere i visti e spesso alle cure mediche si
unisce un programma di escursioni».

I pazienti che viaggiano per salute ogni anno sono 4 milioni, secondo gli
ultimi calcoli di Lancet. Solo in Thailandia un milione di persone sbarca
per sottoporsi a interventi che possono essere programmati con anticipo o
ritocchi di chirurgia estetica. I tariffari sono addirittura appesi nei vari
consolati. «Costi del lavoro bassi e qualità professionale alta (molti
medici hanno studiato negli Usa o in Gran Bretagna) danno ai paesi in via di
sviluppo un vantaggio incolmabile», prosegue Smith. Per un´industria, come
quella della salute, che in tempi di crisi non ha certo la possibilità di
contrarsi, ma ha come unica alternativa quella di ritagliarsi sentieri più
economici.