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allarme nel cosentino per le scorribande degli hacker su internet

la gazzetta del sud del 16\01\2009.

Appello della Polizia postale agli utenti

Ed ora, un po' di pubblicità

:

Vincenzo Brunelli
cosenza
Pirateria informatica. La Polizia Postale di Cosenza sta ricevendo numerose denunce e richieste di delucidazioni da parte di utenti internet, che lamentano
di trovare nelle proprie caselle di posta elettronica una mole sempre maggiore di messaggi provenienti da sedicenti siti delle Poste Italiane o di E-Bay,
il noto sito di compravendita online. Gli agenti della Polizia Postale confermano che "quasi mai questi messaggi sono da ritenersi veri, ma che si tratta
invece di operazioni di "phishing", ovvero tentativi di carpire fraudolentemente i dati degli ignari utenti che rispondessero ai messaggi. Tali dati verrebbero
poi sicuramente utilizzati per frodi informatiche". Gl'investigatori invitano pertanto gli utenti ad utilizzare dei programmi antispamming, che possono
subito cancellare le mail truffaldine, e a non cadere nella tentazione di rispondere se non si ha certezza che la mail ricevuta non sia davvero proveniente,
per qualche valido motivo, dalle Poste o da E-Bay. La Polizia delle Telecomunicazioni consiglia soprattutto di non rivelare le proprie password e i numeri
di carta di credito. Per ogni indirizzo web che si desiderasse contattare, è poi sempre opportuno digitarlo direttamente nella barra del programma di navigazione,
anzichè cliccare sui link proposti, che spesso reindirizzano su siti apparentemente esatti, ma che in realtà si rivelano essere delle copie di quelli veri,
utilizzate per carpire i dati sensibili dei navigatori internet. La rete è ormai diventata una giungla. Nei mesi scorsi in quarantott'ore cento cosentini
utenti della rete subirono attacchi da un misterioso hacker. Un predone in grado d'impossessarsi dei dati personali contenuti sui pc degl'ignari cybernavigatori
che avevano ricevuto una e-mail "particolare". Un messaggio di posta elettronica spedito da un fantomatico capitano di polizia che "chiedeva il conto"
all'internauta dei file musicali in formato Mp3 scaricati illegalmente dalla rete. Quella dell'improbabile ufficiale era una vera e propria requisitoria.
Un atto d'accusa rivolto al destinatario della missiva dal quale si pretendeva una sorta di ammissione di colpevolezza e una promessa a non reiterare l'ipotetico
reato. Una dichiarazione prestampata e fornita in allegato zip. Un file zippato (cioè: compatto) che si può aprire direttamente. Bastava un clic per mettersi
in regola. Ed era questa la fregatura. Già, perchè aprendo il file allegato non si faceva altro che innescare l'inferno. Un inferno di virus che s'impossessavano
dell'hardisk del computer, rubando dati personali e documenti contenuti, prima d'avviare la memoria alla distruzione. Per fortuna, poi, è intervenuta la
Polizia...