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vendere\comprare mp3 di seconda mano?
art. postato da w.broccoli su smanettando, 05\01\2009, h. 10.59.
Bopaboo:
http://www.bopaboo.com/
può definirsi il primo tentativo di vendita di
Mp3
di seconda mano, anche se il concetto di "usato" per un file assume
sicuramente connotazioni differenti rispetto a qualsiasi oggetto reale.
Ed ora, un po' di pubblicità
:L'idea è semplice: permettere a utenti registrati di mettere online i
propri file Mp3 "usati" e rigorosamente senza Drm per rivenderli. Da sempre
le persone
nel loro quotidiano hanno chiara la possibilità di cedere o rivendere un
bene in loro possesso ma è evidente come per un contenuto digitale le cose
siano
molto diverse: il bene venduto resta banalmente ancora in possesso del
venditore. E' questa la contestazione che è stata spesso utilizzata per
contrastare
la diffusione di copie di musica e film in formato digitale.
Per ora si sa solo delle buone intenzioni di Bopaboo che, nel
difendere
l'idea di business, sostiene di poter essere un nuovo modo di vendere
musica digitale.
Bopaboo si pone come aplternativa del peer to peer illegale, dichiarando di
essere in grado di utilizzare mezzi sicuri per far sì che un venditore di un
file non torni a rivenderlo altre volte. Inoltre ci sarebbero presunti e
soprattutto positivi contatti con le major discografiche vantati dal
fondatore
del sito, Alex Meshkin; la Riaa però nega qualsiasi abboccamento e conferma
solo una semplice richiesta di incontro.
La Electronic Frontier Foundation, per bocca del suo legale Fred von
Lohmann, ritiene l'argomento della vendita dell'usato un fatto molto
importante, anche
in vista di un mercato della musica digitale destinato a crescere, portando
con sé dunque anche significativi interessi nel poter rivendere un proprio
bene digitale.
Ma non può che essere scontato ritenere illegale il servizio così come
presentato, continua l'avvocato, dal momento che allo stato attuale un
utente potrebbe
comprare legalmente una traccia libera da Drm su uno store online, quindi
rivenderla immediatamente recuperando i soldi spesi per l'acquisto
mantenendo
contestualmente copia del file. Tralasciando poi il fatto che alcuni store
contrattualmente proibiscono la rivendita del prodotto comprato e qualsiasi
uso che non sia personale.
Al momento comunque il servizio è ancora in beta e solo per gli utenti
negli Usa che possono chiedere di entrare a far parte del ristretto numero
di tester.
Si potrebbe intendere il business potenziale di Bopaboo in modo differente
e più facilmente accettabile: non un servizio di reale vendita di file
usati,
ma di condivisione legale della musica attraverso il versamento di una
cifra che potrebbe servire a pagare il servizio medesimo, nonché una
royalty ai
legittimi proprietari dei diritti.
Certo verrebbe immediatamente snaturato il concetto di partenza, ma
potrebbe rivelarsi un'alternativa valida per quelle canzoni non facilmente
reperibili
sugli store online. Si tratta comunque di speculazioni: non resta che
attendere questa ennesima promessa di rivoluzione per la musica online alla
sua prima
uscita in pubblico, sperando che non si sciolga al sole delle major.