Salta al contenuto principale

A proposito del font

giuseppe di grande su biblos-group, 03\11\2008, h. 18.59.

menù Formato/CARATTERE

Ed ora, un po' di pubblicità

:

Mostra la finestra di gestione del tipo di carattere su cui si trova il
cursore o della parte di testo selezionata. La scelta del Carattere, in
inglese chiamato Font, è una delle operazioni che in videoscrittura si
compie per rendere esteticamente gradevole i propri documenti.

Per dare una più ampia spiegazione su cosa sia il Carattere e quali siano le
sue caratteristiche, attingiamo direttamente dall'enciclopedia libera
Wikipedia le necessarie informazioni.

Un tipo di carattere consiste di una serie di glifi (immagini)
rappresentanti i caratteri appartenenti ad un particolare insieme in uno
stile o disegno particolare. Un tipo di carattere solitamente contiene un
vario numero di singoli simboli, detti glifi, quali lettere, numeri e
punteggiatura. I tipi di carattere possono contenere anche ideogrammi e
simboli come caratteri matematici, note musicali, segni geografici, icone,
disegni e molto altro ancora.

Si potrebbe definire il design del carattere, nel suo senso più ampio, come
una serie di regole di progetto (per esempio di stile, immagine o
impressione) all'interno delle quali il progettista può concepire ogni
singolo carattere. Questa definizione permette inoltre l'aggiunta di nuovi
caratteri a design preesistenti, per esempio con l'introduzione dell'euro.

STORIA DEL FONT (DA WIKIPEDIA)

Storicamente i tipi di carattere venivano fabbricati in dimensioni ben
definite (l'altezza effettiva dei caratteri) e qualità, ovvero la quantità
di ciascuna lettera presente. Lo stile di un dato carattere teneva conto di
tutti questi fattori. In seguito, a causa della maggiore disponibilità di
stili e delle maggiori richieste degli stampatori, dei tipi di specifico
peso (quanto scuro appare il testo, neretto, grassetto, normale o leggero,
per esempio) e con specifiche condizioni aggiuntive (generalmente
"regolare", contrapposto a " corsivo" o "condensato") hanno portato alla
definizione di famiglie o tipi di caratteri, raccolte di stili tra loro
collegati, che possono includere anche moltissime varianti.

Gli stampatori anglofoni hanno utilizzato il termine fount per secoli
riferendosi al dispositivo utilizzato all'epoca per assemblare la stampa in
una particolare dimensione e stile. Le fonderie di caratteri colavano
praticamente ogni carattere in varie leghe

di piombo dal 1450 fino alla metà del XX secolo.

Per alcuni caratteri particolarmente grandi veniva talvolta utilizzato il

legno, specialmente negli Stati Uniti d'America.

Nel 1890 emerse la composizione meccanizzata che fondeva al momento i
caratteri direttamente in linee della corretta dimensione e lunghezza,
secondo necessità. Questa tecnologia rimase nota come a metallo caldo e
rimase diffusa e proficua fino agli anni settanta. Dopo ci fu un periodo
relativamente breve di transizione (circa 1950 -1990) in cui la tecnologia
fotografica (nota come fotocomposizione) produceva tipi di carattere
distribuiti in rotoli o dischi di pellicola.

La fotocomposizione permette la scalatura ottica, il che permette ai
progettisti di produrre dimensioni multiple da un singolo tipo (esistono
comunque limitazioni fisiche sul sistema di riproduzione ed erano comunque
necessarie alcune modifiche di progetto su dimensioni diverse, per esempio
per permettere la corretta distribuzione dell'inchiostro).

I sistemi di fotocomposizione manuali che utilizzavano caratteri su
pellicola in rullo permettevano per la prima volta una spaziatura di
precisione fra i caratteri senza grandi sforzi. Questo diede luce ad una
grande industria di produzione dei tipi di carattere negli anni sessanta e
settanta.

Nella metà degli anni settanta erano in uso tutte le maggiori tecnologie
tipografiche, ed i loro tipi di carattere, dal processo originale in pressa
di Johann Gutenberg, alle compositrici meccaniche in metallo,
fotocompositrici manuali, fotocompositrici controllate da elaboratori
elettronici e le prime compositrici digitali (macchine massicce con piccoli
processori ed uscita su video a tubo catodico).

Dalla metà degli anni ottanta, data l'avanzata della tipografia digitale, è
stata universalmente adottata la grafia americana font, che oggi quasi
sempre indica un file contenente le sagome scalabili dei caratteri (font
digitali), generalmente in un qualche formato comune. I progettisti di
alcuni tipi di carattere, come il Microsoft Verdana, hanno ottimizzato il
prodotto principalmente per l'uso su schermo.

I tipi di carattere digitali possono codificare l'immagine di ciascun
carattere o come bitmap (descrizione di tipo bitmap) o con una descrizione
di livello superiore delle linee e delle curve che racchiudono uno spazio
(descrizione vettoriale). Lo spazio definito dalla sagoma di un carattere è
poi riempito da un " rasterizzatore" che decide quali pixel sono "neri" e
quali "bianchi". Questo processo è semplice alle alte risoluzioni, come
sulle stampanti laser o sui sistemi tipografici di fascia alta, ma sullo
schermo, dove ogni singolo pixel può fare la differenza fra leggibilità ed
illeggibilità, i caratteri digitali necessitano di informazioni aggiuntive
per produrre bitmap leggibili nelle dimensioni più piccole. Oggi i caratteri
digitali contengono anche dati rappresentanti la tipografia utilizzata per
comporli, incluse le spaziature, i dati per la creazione dei caratteri
accentati dai componenti, regole di sostituzione per la tipografia araba e
semplici legature come fl. I linguaggi di descrizione che fungono da formato
per i caratteri digitali includono PostScript, TrueType e OpenType.

La gestione di questi formati (incluso la conversione in immagini) è
presente nei sistemi operativi di Microsoft e Apple, nei prodotti Adobe ed
in quelli di diverse altre compagnie minori.

CARATTERI MOBILI (DA WIKIPEDIA)

L'uso dei caratteri mobili avviene sostanzialmente secondo l'antico sistema
inventato da Gutenberg. Si tratta di riprodurre il testo con dei blocchetti
in lega di piombo su ognuno dei quali è inciso in rilievo un segno
tipografico (una lettera, un numero e così via).

È comprensibile perciò che questi blocchetti, dovendo formare il testo
all'interno di una pagina, debbano possedere una forma regolare e ben
precisa. Si stabilisce quindi di prendere un'unità di misura e di fare in
modo che ogni variazione avvenga secondo multipli o sottomultipli di tale
misura (spazi tra le lettere, altezza o larghezza delle lettere e così via).
Tale unità di misura è chiamata punto tipografico o punto Didot (dal nome
del tipografo francese che lo stabilì nel Settecento, Firmin Didot). Tale
unità corrisponde a poco meno di 0,376 mm, nei Paesi anglosassoni a 0,352
mm. Il punto è anche chiamato piccola unità tipografica, in virtù del fatto
che esiste la grande unità tipografica o pica, corrispondente a 12 punti.

La grandezza di un carattere viene perciò misurata in punti e viene chiamata
corpo, ma dato che ogni carattere avrà, in generale, un'altezza diversa
dagli altri, ci si riferisce all'altezza del blocchetto di piombo che lo
imprime sulla carta. Ogni blocchetto sarà, come detto, uguale all'altro.

CARATTERISTICHE DEI TIPI DI CARATTERE (DA WIKIPEDIA)

I tipografi hanno derivato un completo vocabolario per descrivere e
discutere l'aspetto dei caratteri. Qualche termine è applicabile solo ad
alcuni sistemi di scrittura.

DIMENSIONI (DA WIKIPEDIA)

La maggior parte dei modi di scrittura condividono la nozione di una linea
di base: una linea orizzontale immaginaria su cui si appoggiano i caratteri.
Talvolta parte dei glifi, la parte discendente, cresce al di sotto della
linea base. Similmente, la distanza tra la linea base e la cima del glifo
più alto è chiamata ascesa. L'ascesa e la discesa non necessariamente
includono lo spazio occupato da accenti o altri segni diacritici.

Nelle scritture latina, greca e cirillica, la distanza fra la linea base e
la cima di un normale carattere minuscolo è chiamata occhio medio. La parte
di glifo al di sopra è l'ascendente. L'altezza dell'ascendente può avere un
effetto sostanziale sulla leggibilità e l'aspetto di un carattere. Il
rapporto fra l'occhio medio e l'ascesa è spesso utilizzata per classificare
i caratteri tipografici.

Minuscole: l'altezza delle minuscole è misurata sulla lettera x. Infatti le
lettere tonde tendono ad avere dimensioni più grandi delle lettere lineari,
per applicare una correzione ottica senza la quale apparirebbero al lettore
più piccole delle altre.

Maiuscole: è l'altezza misurata sulle lettere maiuscole, solitamente sulla
E, sempre per problemi legati alla correzione ottica.

Ascendenti: l'altezza delle lettere minuscole quali l e f ad esempio, è più
grande di quella delle altre lettere minuscole, e, di norma, anche delle
lettere maiuscole.

Allineamento: è la somma della distanza tra la linea dell'ascendente e la
linea di delimitazione del corpo superiore e la linea del discendente e la
linea di delimitazione del corpo inferiore. In pratica è la distanza
verticale minima dei caratteri.

APERTURA (DA WIKIPEDIA)

L'andamento delle aste curve aperte di caratteri come la C, c, S, s, a, e e
così via, è definito apertura. Alcuni caratteri come l'Helvetica o il Bodoni
sono caratterizzati da aperture più ridotte, mentre il Bembo, il Centaur o
il Rotis possiedono aperture più ampie.

CRENATURA (DA WIKIPEDIA)

La crenatura, in inglese kerning, indica la riduzione dello spazio in
eccesso tra le due lettere, allo scopo di eliminare spazi bianchi
antiestetici e dare un aspetto più omogeneo al testo. Un esempio dove spesso
si attua la crenatura è quello di avvicinare le due lettere a bracci obliqui
A e V. Può comunque avvenire tra lettere curve come O e C.

PESO (DA WIKIPEDIA)

Il peso è il rapporto tra area inchiostrata ed area in bianco della serie di
caratteri, o meglio lo spessore dei tratti che lo compongono
indipendentemente dalla sua dimensione.

GRAZIE (DA WIKIPEDIA)

Si possono suddividere i tipi di carattere in due categorie principali: con
o senza grazie (note anche con l'inglese serif). I caratteri graziati hanno
delle particolari terminazioni alla fine dei tratti delle lettere. L'uso
delle grazie deriva dai caratteri lapidari romani, dove era molto difficile
scalpellare nel marmo angoli di novanta gradi necessari a terminare le aste.

L'industria tipografica si riferisce ai tipi di carattere senza grazie come
bastoni, lineari, sans-serif (dal francese sans, "senza") o anche grotesque
(in tedesco grotesk).

Esiste una grande varietà sia fra i tipi di carattere graziati che fra i
bastoni; entrambi i gruppi contengono tipi progettati per testi lunghi e
altri intesi per scopi principalmente decorativi. La presenza o l'assenza di
grazie è solo uno dei molti fattori nella scelta di un tipo.

I caratteri con grazie sono generalmente considerati più facili da leggere
in lunghi passaggi che quelli senza. Gli studi al riguardo sono ambigui e
suggeriscono che la maggior parte dell'effetto sia dovuta solo ad una
maggiore familiarità ai caratteri con grazie. Come regola generale, i lavori
stampati come libri e giornali usano quasi sempre caratteri graziati, almeno
per il corpo del testo. I siti Web non sono obbligati a specificare un tipo
di carattere e possono semplicemente rispettare le preferenze dell'utente.
Fra i siti che specificano il carattere, la maggior parte utilizzano un tipo
di carattere non graziato moderno quale il Verdana dato che è opinione
comune che, diversamente dal materiale stampato, sullo schermo del computer
i caratteri senza grazie siano di migliore leggibilità a causa della loro
minore risoluzione.

PROPORZIONALITà (da wikipedia)

Un carattere tipografico che mostri glifi di larghezza variabile è detto
proporzionale mentre un carattere tipografico che possieda glifi con
larghezza fissa è detto non proporzionale (o monospace o a larghezza fissa):
ad esempio nei caratteri proporzionali la "w" e la "m" sono della stessa
larghezza mentre la "i" è più stretta.

I caratteri proporzionali sono generalmente considerati più attraenti e più
facili da leggere e sono quindi i più comunemente utilizzati in materiale
stampato pubblicato professionalmente. Per la stessa ragione, sono
tipicamente utilizzati anche nelle interfacce grafiche delle applicazioni
per computer. Molti caratteri proporzionali contengono cifre di larghezza
fissa in modo che le colonne di numeri possano essere allineate.

I primi caratteri monospazio sono stati creati per le stampanti, in quanto
lo spostamento da un carattere all'altro era sempre della stessa larghezza.
L'utilizzo dei caratteri a larghezza fissa continuò nei primi computer che
potevano visualizzare un solo tipo di carattere. Comunque, anche se i
moderni PC possono mostrare qualsiasi carattere, i caratteri monospazio
vengono ancora usati nella programmazione, l'emulazione di terminale e per
la stampa di dati incolonnati dei documenti di solo testo. Esempi di tipi di
carattere monospazio sono l'Andale Mono, il Courier, il Prestige Elite, il
Monaco e l'OCR-B.

I caratteri non proporzionali sono considerati migliori per alcune
applicazioni, dato che si allineano in colonne ordinate.

I redattori leggono i manoscritti in caratteri a larghezza fissa. Sono più
semplici da correggere ed è considerato scortese inviare un manoscritto
scritto con un carattere proporzionale.

FAMIGLIE DI CARATTERI (DA WIKIPEDIA)

Dato che è stata creata una quantità immensa di caratteri nei secoli, essi
vengono comunemente categorizzati in famiglie, in base alla loro apparenza.
Questa categorizzazione corrisponde vagamente con la loro evoluzione
storica. Inizialmente si possono suddividere fra maiuscoli, con grazie,
senza grazie, e decorativi.

TIPI DI CARATTERI INFORMALI (DA WIKIPEDIA)

I tipi di carattere informali (o script) simulano la calligrafia: Zapfino e
Zapf Chancery ne sono esempi. Non si prestano molto bene a grandi quantità
di corpo di testo, poiché l'occhio umano li trova più difficili da leggere
rispetto a molti serif o sans-serif.

TIPI DI CARATTERE ORIGINALI (DA WIKIPEDIA)

Hanno generalmente forme di caratteri molto particolari e possono
addirittura comprendere immagini di oggetti, animali o altro nel design.
Hanno generalmente caratteristiche molto specifiche (per esempio, evocativi
del Wild West, del natale, di film dell'orrore,...) e quindi uso molto
limitato. Non sono adatti per il corpo del testo.

TIPI DI CARATTERE PI (DA WIKIPEDIA)

I tipi di carattere PI sono principalmente costituiti da pittogrammi come
segni decorativi, orologi, simboli da orari ferroviari, numeri racchiusi in
cerchi ed altro. Alcuni esempi sono lo Zapf dingbats, il Webdings e il
Wingdings.

SIMBOLI (DA WIKIPEDIA)

Consistono di simboli e non da caratteri per il testo. Esempi ne sono lo
Zapf Dingbats (un famoso tipo di carattere con simboli vari) e il Sonata (un
tipo di carattere per spartiti musicali)