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il formidabile chitarrista cieco e il grande tenore
jeff healey e giuseppe di stefano commmemorati da pcCiechi.
In questo numero il nostro digest ricorda due personaggi indimenticabili proponendoti un virtuosissimo pezzo alla chitarra e "libiamo ne'lieti calici" nella magistrale esecuzione di giuseppe di stefano in duetto con Maria Callas.
(mp)
Ed ora, un po' di pubblicità
:a)è morto jeff healey, genio della chitarra.
jacopo balocco su lista vista,, 04\03\2008, h. 00.11.
Il mondo della musica piange Jeff Healey, straordinario chitarrista morto
ieri all'ospedale St.Joseph di Toronto. Il decesso del musicista, per ironia
della sorte, è avvenuto pochi giorni prima che venisse pubblicato "Mess of
blues", il suo primo album di studio dopo otto anni. Healey, 41 anni, era
non vedente e suonava la chitarra seduto, tenendola sulle ginocchia. Negli
assolo più infuocati il musicista rock-blues, come un orso buono e un po'
impacciato e suscitando al contempo tenerezza e ammirazione, si alzava in
piedi continuando a suonare saltellando. Il chitarrista era nato il 25 marzo
1966 a Toronto ed è morto per un raro tipo di tumore. Il suo migliore lavoro
probabilmente rimane l'album d'esordio, "See the light" del 1988.
Per sentire il suono della sua chitarra andate su
http://www.youtube.com/watch?v=rBBCJ68mC4c
***
b) Morto il tenore Di Stefano, duettò con la Callas
da la stampa del 03\03\2008
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Una strepitosa quarantennale alla Scala. Nel 2004 era stato aggredito dai rapinatori nella sua casa in Kenya e non si era mai ripreso
È morto, all’età di 86 anni, nella sua casa di Santa Maria Hoè (Como), il tenore di origine catanese Giuseppe Di Stefano. In coma dallo scorso dicembre,
il famoso cantante lirico era malato da tempo: la notizia dell’aggravarsi delle sue condizioni, poche settimane fa, era nota nell’ambiente della musica
lirica.
Le condizioni di salute del tenore erano peggiorate dopo il 3 dicembre 2004, quando era stato picchiato da una banda di rapinatori, che lo avevano aggredito
mentre si trovava nella sua casa di Diani, in Kenya. Ricoverato all’ospedale di Mombasa, il 7 dicembre era entrato in coma. Dopo un lungo viaggio di trasferimento
verso l’Italia, era stato poi ricoverato in un ospedale di Milano. Le sue condizioni si erano stabilizzate, ma è rimasto infermo fino alla morte, avvenuta
oggi. La sua situazione si era aggravata sotto Natale.
Dotato di una voce chiara, di una spiccata sensibilità interpretativa e di un’innata simpatia, potè rivestire interpretare con successo oltre cento ruoli
da protagonista in un ampio repertorio: dal lirico puro dei primi anni, come Des Grieux nella Manon di Massenet o Arturo nei Puritani di Bellini; fino
al repertorio lirico drammatico, come Cavaradossi nella Tosca di Puccini, Don Alvaro nella Forza del Destino di Verdi, Calaf nella Turandot di Puccini
o lo Chenier in Andrea Chenier di Umberto Giordano.
Notevole la sua discografia, sempre diretto dai principali direttori dell’epoca, Victor De Sabata, Tullio Serafin, Antonino Votto, fino a Herbert Von Karajan.
Ma il meglio lo dava nel caldo rapporto diretto con il pubblico. La generosità del temperamento lo portò ad includere in repertorio opere che non si addicevano
del tutto alla sua vocalità. Con generosità, dalla metà degli anni Settanta in poi si dedicò a master e seminari per giovani artisti, come quello a Spoleto,
nel 1975, quando per i vincitori del Concorso Nazionale di canto, A. Belli, firmò anche la regia della Bohème di Puccini.
Espresse il meglio di sè come cantante lirico dagli anni ’40 fino alla metà dei ’70, periodo in cui il suo nome era anche legato artisticamente e affettivamente
a quello di Maria Callas. I due avevano cantato insieme per la prima volta nel 1951 a San Paolo del Brasile, in una Traviata diretta dal maestro Tullio
Serafin. Assieme alla cantante greco-americana si esibì negli anni successivi in opere e concerti, registrando anche dischi di grande valore artistico.
Osannato dal pubblico, per oltre venti anni calcò i palcoscenici più famosi del mondo, formando una coppia inossidabile con la Callas. E fu ancora lui
nel 1973, ad accompagnarla nell’ultimo tour intorno al mondo.
Ventisei titoli, quarantatre produzioni, centottantacinque recite: il passaggio di Giuseppe Di Stefano sul palcoscenico della Scala è stato lungo, appassionato,
fitto di compagni e di eventi memorabili. Vi aveva debuttato ventiseienne, il 15 marzo 1947 nella Manon di Massenet, accanto a Mafalda Favero; per l’ultima
volta avrebbe cantato in Carmen, nella recita del 21 aprile 1971. Non un addio alle scene, ma l’inizio di un’altra stagione della sua vita.
Era nato il 24 luglio 1921 a Sant’Anastasia, in provincia di Catania. Il padre era carabiniere, poi piccolo commerciante; la madre, sarta. A sei anni la
famiglia si trasferisce a Milano, Porta Ticinese. A 13 anni Giuseppe entra in seminario, immaginando una vocazione presto smentita: ne esce tre anni dopo.
Studia all’istituto magistrale, dove un compagno appassionato di lirica ne scopre la voce e gli paga le prime lezioni di canto.
Nel 1938 partecipa al primo Concorso Nazionale di canto e lo vince. Seguono audizioni con Gino Marinuzzi e con il baritono Luigi Montesanto, che diverrà
suo agente. Nel 1941 è chiamato alle armi. Nel 1943 ritorna a Milano e inizia una carriera come cantante leggero, di canzonette e avanspettacolo, con il
nome d’arte di Nino Florio.
Dopo l’8 settembre sconfina in Svizzera e affronta i primi ruoli impegnativi in L’elisir d’amore e Il tabarro.Nel 1946 debutta a Reggio Emilia in Manon
di Massenet, canta a Venezia, Barcellona, Bologna e Roma. Il 15 marzo del ’47, il debutto alla Scala, la rivelazione, l’inizio della carriera. Seguono
25 anni scaligeri entrati nel mito, accanto a Mafalda Favero, Giulietta Simionato, Maria Callas, Renata Tebaldi, diretto da maestri come Antonio Guarnieri,
Nino Sanzogno, Antonino Votto, Victor de Sabata, Herbert von Karajan, Gianandrea Gavazzeni, Leonard Bernstein, Georges Pretre; con La traviata di Visconti-Giulini-Callas
come zenit, ma senza dimenticare un Rienzi di Wagner sotto la direzione di Hermann Scherchen.
Il 12 dicembre 1997, per i cinquant’anni dal suo debutto, la Scala gli aveva dedicato un omaggio, una serata nel Ridotto dei Palchi e una pubblicazione.