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speciale con i programmi dei raggruppamenti politici.

a cura di Mario Palma

n.b.
le previsioni sul dato elettorale sono del sito
http://www.politicaoggi.it/elezioni2008/#
chiedo scusa se non sono riuscito a trovare il programma elettorale completo della coalizione capeggiata da Pier Ferdinando Casini.
(mp)

Ed ora, un po' di pubblicità

:

a)Bertinotti sinistra arcobaleno 7.5% programma.
b)Veltroni partito democratico 38% programma integrale.
c)Berlusconi popolo delle libertà43.5% programma integrale.
d)Boselli partito socialista 1% programma.
e)Daniela Santanchè la destra 2% programma.
f)Pierferdinando Casini centro 6.5% alcune indicazioni programmatiche.

a)Bertinotti Sinistra arcobaleno 7.5% programma
IL PROGRAMMA
DE LA SINISTRA L’ARCOBALENO
la Sinistra l’Arcobaleno 2
LA SINISTRA - L’ARCOBALENO
L’Italia moderna nata dalla Costituzione repubblicana, democratica e antifascista, ha
bisogno di una sinistra politica rinnovata. Questi sono i nostri principi: uguaglianza,
giustizia, libertà; pace, dialogo di civiltà; valore del lavoro e del sapere; centralità
dell’ambiente, della biodiversità e dei diritti degli animali; laicità dello Stato; critica dei
modelli patriarcali e maschilisti.
La Sinistra l’Arcobaleno che vogliamo è del lavoro e dell’ambiente. La globalizzazione
liberista si è retta sulla svalorizzazione del lavoro umano e delle risorse naturali: ma un
altro mondo è possibile, dove è rispettata la dignità del lavoro; con un’economia ecologica
e non dissipativa. Per questo è necessaria la difesa e il rinnovamento dello Stato sociale e
un nuovo inventario dei beni comuni dell’umanità: acqua, cibo, salute e conoscenza.
La Sinistra l’Arcobaleno che vogliamo è della pace. Lo spirito della guerra minaccia
l’umanità, cresce la spesa per gli armamenti: ora è il momento di fermarli.
La Sinistra l’Arcobaleno che vogliamo è delle libertà individuali e collettive, che possono
crescere solo in uno Stato laico. Per questo la laicità dello Stato è un bene non negoziabile.
La Sinistra l’Arcobaleno che vogliamo guarda ad una nuova stagione della democrazia
italiana, autorevole e legittimata, con una nuova capacità di rappresentanza politica e
partecipazione democratica, contro i corporativismi, i privilegi, l’ineguaglianza; contro la
diffusa illegalità; che abbia al centro una nuova questione morale.
La Sinistra l’Arcobaleno che vogliamo è dell’accesso al sapere per tutti e tutte come
presupposto di trasformazione e democrazia.
PER UN BILANCIO DI VERITÀ
La Sinistra l’Arcobaleno ha condiviso la responsabilità dei due anni di esperienza del
governo, dopo essere stata, nelle precedenti elezioni, forza determinante per la sconfitta
delle destre.
Un bilancio di questa esperienza è necessario anche per rendere chiara la prospettiva con
cui oggi La Sinistra l’Arcobaleno si presenta autonomamente di fronte agli elettori.
Il governo è caduto a causa delle scelte e dei trasformismi di settori del centro moderato,
dell’Udeur, e di altre forze che provengono dall’interno dei partiti che hanno dato vita al
Partito Democratico; scelte e trasformismi che sono anche tra le cause profonde della crisi
della politica che attraversa il Paese.
La crisi, nel Governo e nel Parlamento, è stata covata a lungo. Ne individuiamo la causa
profonda nel potere di intervento dei poteri forti, che hanno saputo condizionare forze
della vecchia maggioranza, in particolare del Partito Democratico, per impedire o almeno
ostacolare il processo di rinnovamento politico, economico e sociale che il Paese attende
e che i grandi movimenti del lavoro, della pace e dei diritti civili richiedono con grande
forza. Una capacità di intervento che ha impedito la realizzazione dei punti più avanzati
e progressivi del programma con il quale era stato preso un impegno di fronte agli elettori.
Questa interdizione ha affossato leggi di civiltà come il riconoscimento delle coppie di
fatto, ha frenato gli interventi necessari per aumentare il reddito disponibile per le
famiglie e per aggredire la precarietà del lavoro, ha ostacolato l’approvazione di riforme,
che pure erano state elaborate, quali, per fare solo due esempi, il conflitto di interessi o
l’abrogazione di normative come la Bossi Fini sui migranti, ha impedito l’impegno assunto
per il varo di una commissione di inchiesta sulla repressione di Genova del 2001.
Abbiamo reagito a questa offensiva attraverso l’avvio del percorso unitario che ha dato
vita a La Sinistra l’Arcobaleno e proponendo una verifica politica e programmatica su temi
stringenti.
Non è un caso, però, che la crisi si sia consumata definitivamente proprio quando, grazie
alla battaglia dei parlamentari de La Sinistra L’Arcobaleno, abbiamo ottenuto di vincolare
l’uso del cosiddetto extragettito del 2008 ad interventi per diminuire le imposte sul lavoro
dipendente. Si tratta di una cifra importante, almeno 6 miliardi di euro, che va
immediatamente impiegata nella direzione già decisa. È un impegno che chiediamo venga
onorato prima dello svolgimento delle elezioni perché è una necessità per milioni di
lavoratori e pensionati che hanno visto diminuire sempre più il loro potere di acquisto.
Facciamo questa richiesta con grande forza anche per impedire che, dopo le elezioni,
questa norma venga cancellata.
la Sinistra l’Arcobaleno 3
Non intendiamo sottovalutare i risultati ottenuti dal governo di centro-sinistra, in
particolare nella lotta all’evasione e all’elusione fiscale, nonché nella messa in ordine dei
conti pubblici. Risultati importanti anche per trasmettere un’idea dell’etica pubblica.
Ma proprio questi risultati avrebbero dovuto consentire l’avvio della fase del risarcimento
sociale e di un’altra politica economica.
UNA PROPOSTA AL PAESE
La Sinistra l’Arcobaleno avanza una proposta al Paese.
Sono necessarie una nuova politica economica e una nuova idea della programmazione.
Occorre superare il vecchio e obsoleto misuratore della crescita del PIL come parametro
di valutazione della salute dell’economia e della società.
La riconversione ecologica della società e dell'economia costituisce un elemento
strategico entro cui si colloca tutto il programma de La Sinistra l’Arcobaleno. È oggi una
necessità su cui declinare un nuovo paradigma dello sviluppo, non più basato sull'idea
quantitativa della crescita, ma sulla qualità.
Non è più possibile riproporre una politica dei due tempi, quella che vuole imporre prima
il risanamento e i sacrifici e poi il rinnovamento e l’equità sociale.
Un’altra politica è necessaria e possibile:
- per ridistribuire il reddito a favore dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e di quanti
in questi anni hanno visto gravemente arretrare la propria condizione di vita;
- per restituire dignità e rappresentanza al lavoro, per uscire da una condizione di
arretramento nelle retribuzione nei diritti e nelle tutele;
- per ridare una speranza a milioni di ragazze e ragazzi che oggi non possono progettare il
futuro a causa della precarietà;
- per un nuovo patto tra le generazioni che investa sulla creatività e intraprendenza dei
giovani e che riconosca valore alla esperienza degli anziani e alla loro partecipazione alla
vita attiva;
- per fare della laicità il punto fondante di scelte politiche che vanno nella direzione
dell’estensione dei diritti civili, del contrasto a ideologie e comportamenti razzisti e
omofobici;
- per fare della Costituzione repubblicana, dell’antifascismo, del confronto democratico,
il cardine della vita del Paese e dell’apertura delle Istituzioni alla partecipazione;
- per rendere centrale il tema della libertà e del diritto delle donne all’autodeterminazione
e alla liberazione da forme vecchie e nuove di violenza, e da una concezione dello stato
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sociale che continua a imporre un ruolo di supplenza alle donne.
Vogliamo portare un’altra idea, economica e culturale, delle “grandi opere” di cui il Paese
ha bisogno, per una riconversione ecologica della nostra economia: risparmio energetico
e fonti rinnovabili; difesa del suolo dal rischio idrogeologico, mobilità sostenibile per
ridurre traffico ed inquinamento dell’aria, l’acqua come bene primario comune e
pubblico. La piena attuazione del Manifesto per il clima e delle azioni individuate dalla
conferenza nazionale sui cambiamenti climatici 2007, è la prima risposta a questa sfida.
Vogliamo valorizzare la vocazione del territorio, le produzioni agricole di qualità, il
primato culturale e ambientale dell’Italia per una nuova qualità dello sviluppo.
Vogliamo riprogettare nuove forme di intervento pubblico nell’economia, sugli assi della
ricerca, della qualità e dell’innovazione.
Vogliamo porre il tema dell’autonomia della politica e della sua indipendenza dai poteri
forti, della sua riforma, dell’etica pubblica, della trasparenza e della partecipazione come
elementi fondanti di un diverso rapporto tra politica, società e movimenti.
È una proposta di governo del Paese, per cambiare l’Italia e per farle svolgere un ruolo, in
Europa e nel mondo, nella difesa della pace e per nuove forme di cooperazione.
In questa prospettiva, avanziamo le seguenti proposte, essenziali per avviare questa nuova
politica.
Non esauriscono il programma e gli obiettivi de La Sinistra l’Arcobaleno: evidenziamo
quelle che sono le priorità. Proposte semplici e concrete che indicano con chiarezza un
cammino: quello della riforma economica, sociale, ambientale, culturale e politica che
questo Paese merita.
Una proposta di parte: dalla parte dei lavoratori e dell'ambiente in primo luogo ma anche
una proposta generale, perché solo cambiando questo Paese costruisce il proprio futuro.
la Sinistra l’Arcobaleno 5
LA NUOVA PROGRAMMAZIONE
Il nostro Paese da diverso tempo soffre un evidente declino industriale. Le cause sono da
ricercare nella ricorrente scelta delle classi imprenditoriali di privilegiare la finanza
piuttosto che il rischio industriale, nella mancanza di innovazione, nella ricerca del
massimo profitto con la compressione dei salari, nella rincorsa del minore costo del lavoro
in paesi esteri, nell’aggravarsi della questione meridionale, nelle debolezze più
tradizionali dovute alle strutture familistiche del capitalismo italiano, nel burocratismo di
tanta parte della pubblica amministrazione.
Gli anni che abbiamo alle spalle sono stati caratterizzati da selvaggi processi di
privatizzazione e da una sempre più marginale presenza dello Stato in economia,
perseguendo l’idea che il bene dell’impresa privata corrispondesse al bene del Paese. Tolte
poche, grandi aziende, il nostro sistema industriale è caratterizzato da un pulviscolo di
piccole e medie imprese incapaci di competere sul piano internazionale. Il risultato è un
Paese che nella classifica mondiale si attesta all’ultimo gradino, quello delle produzioni a
basso valore tecnologico. Vicende come quella di Telecom (una clamorosa speculazione
finanziaria unita all’incapacità imprenditoriale) o di Autostrade (con il passaggio dal
monopolio pubblico a quello privato) hanno dimostrato cosa può accadere quando lo
Stato, ossia la collettività, non ha più alcuna voce in capitolo nell’indirizzo e nel controllo
delle aziende e dei settori strategici per il Paese.
Il nostro sistema è pesantemente penalizzato dalla scelta miope delle imprese di
competere sul costo del lavoro anziché sulla ricerca e sull’innovazione.
Per questo proponiamo un governo che persegua una diversa politica economica e
industriale, evitando di concentrare le competenze nell’attuale ministero
dell’Economia (che riunisce le funzioni di Tesoro e Finanze), e ponendole invece in
capo a un Ministero che si occupi dell’economia reale.
Per fare questo serve una programmazione democratica: dunque non più decisioni
verticistiche, ma un processo costruito da un lato attraverso il dialogo con il territorio, gli
Enti Locali e i soggetti civili ed economici del nostro Paese, dall’altro con le Istituzioni
europee. È necessario, inoltre, abbandonare atteggiamenti di sottomissione nei confronti
del governo sovranazionale, per assumere ruoli propositivi, a cominciare da una
ridiscussione sui cosiddetti vincoli di bilancio.
Tutto questo richiede un intervento diretto dello Stato in quei settori a redditività
differita, ma a più alto tasso strategico, che il mercato si guarda bene dall’affrontare.
Anche l’intervento pubblico, infatti, si qualifica in base alle scelte produttive che compie:
va quindi ripensato e riqualificato rispetto alle esperienze passate, non con l’abbandono
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della presenza dello Stato nell’economia, già fin troppo ridotta, ma al contrario con la
difesa e il potenziamento della sua partecipazione.
Energia, gas, acqua, ferrovie, poste, reti di trasporto, di comunicazione e
telecomunicazione sono beni comuni, perché attengono alla vita, alla libertà e all’accesso
alla conoscenza dei cittadini, e determinano il livello di autonomia di un Paese e il suo
modello di sviluppo, che non può più prescindere dalla qualità ambientale e dal valore del
territorio ma che, al contrario, fonda su quegli elementi la propria capacità di
innovazione. Lo Stato può e deve investire nei settori strategici, non per sanare situazioni
ormai al disastro ma per sostenere piani industriali, investimenti, dare prospettive alle
aziende, mantenendo il controllo dei consigli di amministrazione delle società a grande
capitale pubblico. Non si tratta di riproporre la politica dei monopoli, ma di un nuovo,
serio ruolo di indirizzo e controllo pubblico.
LA RISORSA MEZZOGIORNO
Serve all'Italia una politica per la piena, stabile e buona occupazione. La piena
occupazione vuol dire politiche pubbliche per portare il lavoro là dove manca, e
soprattutto nel Sud. Il Mezzogiorno attende ancora la grande svolta, il profondo
cambiamento necessario. È ripresa l'emigrazione giovanile, riproducendo un dramma del
passato che si sperava non dovesse più tornare. La spesa in conto capitale del settore
pubblico allargato al Sud, che avrebbe dovuto raggiungere il 40% del totale nazionale, è
stata notevolmente inferiore.
La lotta contro la mafia, la camorra e la 'ndrangheta deve essere radicale; è necessario
combattere senza alcuna indulgenza i rapporti perversi tra criminalità organizzata e
politica, che coinvolgono in molte regioni del Mezzogiorno settori del centrodestra come
del centrosinistra.
Legalità vuol dire anche contrastare i meccanismi clientelari della politica, che hanno
portato alla dispersione, a beneficio di pochi, delle ingenti risorse dei fondi europei, senza
alleviare le drammatiche condizioni sociali di tanta parte delle realtà meridionali.
Alla lotta intransigente per la legalità e per l'uso corretto delle risorse si devono
accompagnare politiche pubbliche, come il credito d'imposta per la nuova e buona
occupazione, che senza intermediazioni politico-clientelari, garantiscano una fiscalità di
vantaggio alle imprese che creano nel Sud nuovi posti di lavoro stabile e a tempo
indeterminato.
Il nostro Mezzogiorno rappresenta un ponte non soltanto tra l’Europa e la riva sud del
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Mediterraneo, ma anche con l’Asia. La questione meridionale non è più unicamente una
questione nazionale ma ha assunto dimensione europea; il nostro Meridione rappresenta
una grande opportunità di sviluppo sostenibile per l’intero Paese e per il nostro
continente.
Occorre, dunque, promuovere una nuova qualità dello sviluppo su grandi assi
strategici.
Il Mezzogiorno può divenire il luogo nevralgico della grande innovazione necessaria per
lo sviluppo delle energie rinnovabili. Vanno sviluppate le infrastrutture per far diventare
il Mezzogiorno una piattaforma di interconnessione economica e culturale tra Europa,
Asia ed Africa, dando la priorità alla difesa del suolo, all’ammodernamento della rete
idrica, al completamento della rete a banda larga, ai collegamenti via cielo, mare e ferro,
piuttosto che per strada. Si deve investire in interventi volti alla creazione di grandi
distretti tecnici e scientifici, di formazione e ricerca, realizzare una grande università del
mediterraneo con sede nel Mezzogiorno; fornire adeguate risorse alle strutture
universitarie ed agli istituti di ricerca siti nelle aree meridionali, anche in previsione della
loro riqualificazione. È necessario sfruttare il valore del territorio per una nuova qualità
dello sviluppo, attraverso un programma di riqualificazione del patrimonio edilizio
esistente - con particolare riguardo ai centri storici delle città meridionali -, la
salvaguardia dei beni culturali, l’agricoltura di qualità, il turismo solidale.
L’utilizzo pieno dei fondi strutturali europei è fondamentale, ma altrettanto necessario è
garantire la trasparenza del loro impiego e il controllo sull’effettiva destinazione delle
risorse ai programmi di investimento produttivo, di interventi sociali, di recupero, per le
nuove tecnologie.
La Sinistra l’Arcobaleno propone nella nuova programmazione un impegno prioritario per
un programma nazionale di ricerca, sviluppo, e produzione rivolto al riutilizzo delle aree
industriali del Mezzogiorno, con un impegno prioritario verso nuove tecnologie e
all’impiego di giovani laureati al fine di favorire il loro inserimento lavorativo.
Va affrontato con decisione il tema della povertà e della disoccupazione: assume perciò un
valore strategico l’obiettivo di introdurre il reddito sociale.
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IL NUOVO FISCO:
PAGARE TUTTI PER PAGARE MENO
Il fisco rappresenta un poderoso strumento di redistribuzione del reddito e di equità.
Questo per due motivi: la progressività dell’imposizione, sancita dall’articolo 53 della
Costituzione; la prevalente fruizione dei servizi pubblici (realizzati grazie al gettito
fiscale) da parte dei meno abbienti.
In Italia il fisco è ingiusto: fino a 200 miliardi di euro all’anno non vengono versati al fisco
a causa di un fenomeno di evasione fiscale che è di molto superiore al resto d’Europa
(anche se con il governo di centro-sinistra è cominciata una lotta efficace contro
l’evasione: in questi due anni sono stati recuperati 20 miliardi di euro); le rendite godono
di un trattamento privilegiato; lavoratori e pensionati, al contrario, attraverso il
meccanismo del prelievo alla fonte, sono quelli che sostengono il peso sostanziale del
sistema. Il vero scandalo dell’Italia è che i più poveri sono quelli che pagano di più: ai
lavoratori dipendenti, infatti, si applica una aliquota superiore al 23% per i modesti
aumenti contrattuali, ottenuti spesso dopo aver perso centinaia di euro per gli scioperi,
mentre i manager prendono migliaia di euro di incrementi retributivi attraverso le
cosiddette stock option, tassate al 12,5%, ovvero meno della metà.
La Sinistra l’Arcobaleno propone:
• proseguire la lotta all’evasione e alla elusione fiscale con l’obiettivo di recuperare
entro la legislatura 50 miliardi di euro (pari a 10 miliardi l’anno di restituzione di
quanto oggi sottratto);
• elevare le detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti e la relativa quota esente
(portandola progressivamente fino a 12000 euro) con adeguamento automatico
all’inflazione e realizzando il raggiungimento del medesimo livello anche per i
pensionati;
• diminuire il prelievo fiscale sui redditi più bassi (portando l’aliquota Irpef del 23%
al 20%) e, contemporaneamente, elevare la tassazione sulle rendite finanziarieal
20%, salvaguardando i piccoli patrimoni familiari;
• restituire il fiscal drag;
• l’immediata attuazione del comma 4 dell’articolo 1 della Finanziaria 2008 che
destina tutto l’extragettito alle detrazioni d’imposta per il lavoro dipendente.
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SUPERARE LA LEGGE 30
USCIRE DALLA PRECARIETÀ
AUMENTARE LE RETRIBUZIONI
1. GARANZIE E DIRITTI PER TUTTI, CONTRO IL FALSO LAVORO AUTONOMO.
In Italia si è estesa a macchia d’olio una prassi fraudolenta: l’utilizzo di contratti precari,
camuffati da lavoro autonomo, per svolgere attività lavorative che hanno invece tutte le
caratteristiche sostanziali del lavoro subordinato.
Si tratta, in particolare, dei cosiddetti co.co.co. (collaboratori coordinati e continuativi),
dei co.co.pro. (lavoratori a progetto), degli associati in partecipazione, dei titolari di
partite iva di comodo.
La legge, in particolare quel monumento alla precarietà che si chiama legge 30, ha
ampiamente favorito la diffusione di questi abusi: solo così può spiegarsi, per fare un solo
esempio, che nei call center si possa essere impiegati con un rapporto di lavoro autonomo.
In questo modo gli imprenditori evitano di applicare salari, diritti e tutele previsti dalla
legge e dai contratti collettivi per i lavoratori dipendenti.
Noi ci proponiamo di abolire questi contratti fraudolenti, attraverso l’individuazione di
strumenti concreti. Vogliamo che il contratto a tempo indeterminato ritorni ad essere il
modello ordinario di assunzione. Crediamo che non vadano cancellati o peggiorati
istituti di civiltà del lavoro, come l’articolo 18 dello Statuto dei Diritti dei lavoratori
contro i licenziamenti senza giustificato motivo: al contrario, La Sinistra l’Arcobaleno
ne propone l’estensione.
La Sinistra l’Arcobaleno propone la cancellazione dall’ordinamento giuridico delle
collaborazioni coordinate e continuative e del lavoro a progetto, nonché
dell’associazione in partecipazione con apporto di lavoro, e la conseguente
riconduzione di tutta la vasta area del falso lavoro autonomo, anche attraverso
un’efficace azione di contrasto del fenomeno delle fittizie partite iva, alla disciplina,
ai diritti e alle tutele del lavoro subordinato. A tal fine l’attuale art. 2094 del codice
civile sarà sostituito da una norma di interpretazione autentica, costituzionalmente
orientata, incentrata sulla doppia alienità come criterio di identificazione del lavoro
subordinato.
capitolo primo 10
2. Combattere l’abuso dei contratti a termine
Grazie all’azione de La Sinistra l’Arcobaleno, con la legge 247/2007 è stato ripristinato il
principio che il rapporto di lavoro subordinato si instaura di regola a tempo
indeterminato.
Le regole attuali, però, di fatto compromettono l’attuazione di quel principio: di
assunzione in assunzione, infatti, si può arrivare a diversi anni di precariato (oltre il
doppio dei 36 mesi di cui si parla), poiché è possibile sommare contratti a termine e
impieghi interinali.
È inaccettabile che un lavoratore possa essere tenuto per anni di fronte a questa
situazione di precarietà, che rappresenta anche un ricatto perenne nei suoi confronti.
La Sinistra l’Arcobaleno propone una nuova disciplina del lavoro precario basata
sull’ammissibilità del lavoro a termine solo a fronte di esigenze obiettivamente
temporanee individuate dalla legge e/o dai contratti collettivi; sul ripristino del
concetto di frode alla legge per contrastare la prassi della reiterazione delle
assunzioni a termine, facendo gravare sul datore di lavoro l’onere della prova
dell’obiettiva temporaneità delle ragioni giustificative delle assunzioni effettuate;
sull’introduzione di un limite di durata massima di trentasei mesi per i contratti di
apprendistato.
Nelle nuove assunzioni, anche quelle a tempo determinato, deve essere garantito il
diritto di precedenza a chi è già stato assunto con un rapporto di lavoro a termine di
qualsiasi natura, in maniera che, a prescindere dall’accertamento della frode alla
legge, dopo 36 mesi sia comunque assicurato il diritto all’assunzione a tempo
indeterminato a tutti coloro che hanno lavorato in forma precaria per lo stesso
datore di lavoro.
3. COMBATTERE L’ABUSO DI ORARI TROPPO LUNGHI
Nel nostro Paese, a causa di una legge del governo Berlusconi, non esiste più un limite di
orario massimo giornaliero di lavoro.
Risulta, quindi, legittimo che un imprenditore chieda prestazioni giornaliere che possono
estendersi fino a 13 ore, nell’ambito di settimane lavorative di 77 ore.
La nocività per la salute dei lavoratori è assolutamente dimostrata. Risulta, inoltre,
evidente come questa situazione possa influire in maniera non indifferente anche sulla
minore sicurezza del lavoro, a causa della fatica e dello stress.
Pensiamo altresì che vada riproposta la questione della conciliazione tra lavoro e impegni
familiari.
capitolo primo 11
La Sinistra l’Arcobaleno propone che la durata normale massima della giornata
lavorativa sia stabilita per legge in otto ore, fermi restando limiti inferiori
eventualmente stabiliti dalla contrattazione collettiva; che in nessun caso il lavoro
straordinario possa essere svolto in misura superiore alle due ore giornaliere, con
costo dell’ora di lavoro straordinario non inferiore a quello del lavoro ordinario; che
sia riconosciuto, senza discriminazioni di genere, il diritto alla trasformazione del
rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale durante i
primi otto anni di vita del figlio.
Fissare per legge la durata massima dell’orario giornaliero contribuisce a favorire la
sicurezza del lavoro, vera emergenza del Paese: chiediamo che vengano emanati
immediatamente i decreti attuativi, necessari per rendere operativa la nuova legge delega, già
approvata, sulla sicurezza del lavoro.
4. IMPEDIRE LE ESTERNALIZZAZIONI FRAUDOLENTE
Un altro rilevantissimo aspetto della precarietà che caratterizza gli odierni mercati del
lavoro è costituito dal fenomeno delle esternalizzazioni fraudolente: somministrazioni di
manodopera spacciate per contratti d’appalto con condizioni salariali e di lavoro
deteriori; cessioni di fittizi rami d’azienda. È particolarmente grave che prassi del genere
siano ampiamente diffuse anche nelle pubbliche amministrazioni, ove, fra l’altro, si
traducono in costi maggiori e perdita d’efficienza del soggetto pubblico nell’erogazione
dei servizi alla collettività.
La Sinistra l’Arcobaleno intende contrastare il fenomeno delle esternalizzazioni
fraudolente, recuperando il principio giuridico di diritto comunitario, per cui il
trasferimento di ramo d’impresa può riguardare esclusivamente un’articolazione
funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata preesistente, che
conserva nel trasferimento la propria identità.
Ai lavoratori delle imprese appaltatrici e subappaltarici, quando si tratti di ipotesi di
decentramento di fasi del ciclo produttivo, va riconosciuto il diritto alla parità di
trattamento con i dipendenti dell’imprenditore committente. Le stesse regole
devono essere applicate agli appalti delle pubbliche amministrazioni.
Deve essere posto un divieto normativo rigoroso per gli appalti di mera manodopera,
in particolare quelli attuati da fittizie cooperative di lavoro.
capitolo primo 12
5. INTRODURRE IL SALARIO MINIMO LEGALE, AUMENTARE LE RETRIBUZIONI,
RICONOSCERE EFFICACIA GENERALE AI CONTRATTI COLLETTIVI NAZIONALI DI LAVORO
Negli ultimi anni la ricchezza prodotta è stata spostata sulle rendite finanziarie, a scapito dei
salari, introducendo così nel nostro paese una nuova “categoria”: la lavoratrice e il lavoratore
poveri.
Dal 2002 ad oggi, grazie allo scarto tra inflazione programmata e inflazione reale e alla
mancata restituzione del fiscal drag, il potere d’acquisto dei salari dei lavoratori dipendenti ha
perso 1.896 euro, mentre i redditi da lavoro autonomo sono aumentati del 13%.
Così, nel nostro Paese, sono oltre 14 milioni i lavoratori che guadagnano meno di 1.300 euro
al mese e di questi oltre 7 milioni percepiscono una retribuzione inferiore ai 1.000 euro al
mese. La questione salariale del lavoro dipendente si fa dirompente per l’impennata
vertiginosa dei prezzi e delle tariffe, lo scandaloso aumento degli affitti e dei mutui, la riduzione
dello stato sociale che costringe le lavoratrici e i lavoratori ad “acquistare” dal privato beni e
servizi (a partire da quelli sanitari).
I più penalizzati sono i giovani e i lavoratori con contratti precari, costretti a subire frequenti
periodi di non lavoro.
Mentre le retribuzioni medie italiane sono più basse di quelle percepite nei maggiori paesi
europei, la tassazione delle rendite finanziarie nel nostro paese è di molto inferiore a quella del
resto d’Europa.
Questo quadro si può modificare. Pensiamo, quindi, che per contrastare la frammentazione
delle regole del mercato del lavoro e combattere i bassi salari sia indispensabile oggi affrontare
il tema del salario minimo e connetterlo con quello dell’efficacia generale dei contratti di
lavoro.
La Sinistra l’Arcobaleno propone di dare piena attuazione all’articolo 36 della
Costituzione italiana stabilendo per legge un’adeguata retribuzione minima, che sia il
risultato della media fra quelle previste dai contratti nazionali e dalla contrattazione
aziendale o territoriale, pari per l’anno 2008 a circa euro 8 lordi all’ora.
Tale retribuzione oraria va definita in maniera tale da assicurare una retribuzione
mensile netta per un rapporto a tempo pieno di 1000 euro. Il salario minimo legale
dev’essere pienamente indicizzato con cadenza annuale rispetto al tasso di inflazione
reale e va accompagnato da sanzioni – anche di carattere penale – contro eventuali
violazioni. Il salario minimo legale è destinato ad operare come base di sostegno della
contrattazione collettiva e, dunque, solo laddove non risultino applicati contratti
collettivi o nelle situazioni in cui i livelli salariali divengano insufficienti a causa dei
ritardi nel rinnovo dei contratti.
Lo strumento principale contro i bassi salari e la frammentazione delle regole nel
capitolo primo 13
mercato del lavoro resta comunque quello di una legge sulla rappresentatività sindacale,
funzionale all’estensione erga omnes dell’efficacia dei contratti collettivi nazionali di
lavoro.
Si possono aumentare da subito i salari dei lavoratori dipendenti:
• utilizzando i miliardi di euro dell’extragettito derivato dalla lotta all’evasione (è
stabilito nella legge finanziaria);
• introducendo un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione
reale e restituendo il fiscal drag;
• Resta ferma, in ogni caso, l’esigenza di un sistema contrattuale adeguato,
incentrato sull’insostituibile funzione di solidarietà generale del contratto collettivo
nazionale di lavoro, atto a garantire integralmente il potere d’acquisto delle
retribuzioni, ad incrementarne il valore reale, assegnando ad esso il compito di
divisione della ricchezza prodotta.
Siamo nettamente contrari a qualsiasi incentivo del lavoro straordinario. La parola d’ordine
delle forze moderate e della Confindustria è “lavorare di più per guadagnare di più” e così
propongono di detassare gli straordinari. Gli effetti sarebbero doppiamente negativi:
verrebbe elusa la necessità di un aumento reale degli stipendi e aumenterebbe, con
l’allungamento dell’orario di lavoro degli occupati, la disoccupazione.
6. UNA LEGGE PER LA RAPPRESENTANZA SINDACALE
La frantumazione dei rapporti di lavoro impone una ricomposizione dei diritti sul piano
legislativo, prima ancora che contrattuale. Perciò è necessario ed urgente riprendere un
confronto nel Parlamento e nel Paese per una legge sulla rappresentanza, per favorire la
partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori al processo democratico, per superare
limiti e ritardi nella democrazia sindacale. La Sinistra l’Arcobaleno, che intende restituire al
lavoro protagonismo sociale e politico, è impegnata a costruire una proposta.
Le lavoratrici e i lavoratori devono avere l’ultima parola sull’approvazione delle piattaforme e
degli accordi.
7. PIÙ VALORE AL LAVORO PUBBLICO, CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI.
La Sinistra l’Arcobaleno assume il valore del lavoro pubblico come fattore determinante
per affermare un’idea di modello sociale fondato su uno sviluppo duraturo e di
qualità. Occorre affrontare la sfida dei processi di inclusione e coesione sociale resi
necessari dalla frammentazione sociale indotta dalla globalizzazione, dalla
trasformazione dei processi produttivi, dalla crescita dei flussi migratori e quindi dalle
capitolo primo 14
nuove domande di tutela, di protezione sociale e di partecipazione. Tale impostazione è
alternativa alle privatizzazioni dei servizi pubblici che, in questi anni, hanno raggiunto
limiti tali da mettere a rischio il welfare universalistico. In particolare, beni comuni
come acqua, ambiente, salute, istruzione, sicurezza, devono restare di proprietà e a
gestione pubblica perché il loro affidamento al mercato metterebbe a rischio la
capacità stessa di garantire diritti fondamentali della persona. La valorizzazione del
lavoro pubblico è per noi funzionale a questa innovazione necessaria per riformare
radicalmente la Pubblica Amministrazione e per sottrarla al peso di condizionamento
delle burocrazie e delle clientele.
8. COMBATTERE LA PRECARIETÀ OGGI E DOMANI: LE PENSIONI E I GIOVANI
Sulla base del sistema pensionistico contributivo, combinato con la discontinuità dei
versamenti causata dai contratti precari, milioni di ragazze e ragazzi saranno condannati a un
futuro di povertà.
Noi vogliamo affrontare questo tema decisivo che riguarda il futuro di intere generazioni. È
necessario un intervento legislativo che metta in discussione il meccanismo di calcolo delle
pensioni a base meramente contributiva, modificandolo con apporti della fiscalità generale,
in modo da garantire una pensione netta non inferiore al 65% dell’ultima retribuzione.
La Sinistra l’Arcobaleno propone un intervento legislativo di riforma del meccanismo di calcolo delle
pensioni a base meramente contributiva, atto ad assicurare effettivamente che tutti coloro che
andranno in pensione esclusivamente nell’ambito del sistema contributivo percepiscano una pensione
netta non inferiore al 65% dell’ultima retribuzione.
Tale percentuale non potrà essere inferiore al valore di 600 euro mensili per l’anno 2008, cifra
che dovrà essere rivalutata annualmente sulla base dell’inflazione reale.
Nei criteri di accesso alla pensione va considerata non solo l’età, ma anche gli anni di
contributi versati.
Occorre, inoltre, garantire il principio che la tipologia del lavoro svolto influisce
direttamente sia sull’aspettativa di vita sia sulla sua qualità.
I lavori usuranti (notturni, a vincolo, alla catena, a rischio) dovranno essere riconosciuti
effettivamente e definitivamente. Occorre, quindi, assicurare a questi lavoratori il diritto di
andare anticipatamente in pensione.
Il TFR dei lavoratori deve poter essere versato volontariamente anche all’Inps e la scelta verso
i fondi pensionistici deve essere resa reversibile.
Occorre incrementare le pensioni attuali minime e basse fino ad almeno 800 euro nette
mensili e cambiare il meccanismo di rivalutazione di tutte le pensioni collegandolo alla
ricchezza prodotta dal Paese e all’inflazione calcolata su un paniere di beni e servizi essenziali.
capitolo primo 15
LAICITÀ, DIRITTI, LIBERTÀ
1. LAICITÀ È:
• nessuna imposizione per legge di una concezione, di un’etica, di un valore come i soli
legittimi e indiscutibili;
• riconoscimento delle differenze quale fondamento della convivenza;
• pari dignità di tutte le religioni, garantite nella libertà soggettiva e nelle pratiche di
culto;
• libertà di insegnamento e di ricerca, garantite dalla scuola e dall’università pubblica;
La Laicità è vuota retorica senza autorevolezza e autonomia della politica e senza etica
della responsabilità da parte di ogni uomo e donna in politica.
2. LIBERE DI SCEGLIERE
La libertà di scelta delle donne nella procreazione è a fondamento della nostra idea di
civiltà. Per questo difendiamo con la legge 194 il principio di autodeterminazione in essa
affermato e oggi sottoposto a pesanti attacchi. Il corpo della donna, insostituibile per
nascere, non può essere un mezzo per fini da lei non desiderati.
Vogliamo che la legge 194 sia applicata:
• garantendo la sua applicazione su tutto il territorio nazionale da parte del Servizio
Sanitario Nazionale.
• estendendo in tutto il paese la rete dei consultori come luoghi rispettosi
dell’autonomia delle donne e della loro riservatezza, in grado di offrire interventi più
efficaci anche per le donne immigrate;
• introducendo in via definitiva la pillola RU 486 come tecnica non chirurgica di
intervento che può essere scelta dalla donne;
• promuovendo l’educazione sessuale nelle scuole e una grande campagna di
informazione sui metodi contraccettivi:
• promuovendo la distribuzione gratuita dei metodi contraccettivi a tutti i giovani
e le ragazze fino ai 21 anni e alle donne immigrate che desiderassero farne uso.
3. RICONOSCIMENTO PUBBLICO DELLE COPPIE DI FATTO
Un Paese laico non può esimersi dal riconoscere l’evoluzione delle culture e del costume,
in particolare le differenti forme di convivenza.
capitolo secondo 16
La Sinistra l’Arcobaleno propone quindi, come un punto programmatico prioritario, il
riconoscimento pubblico delle unioni civili con tutte le conseguenze di estensione
dei diritti e tutele, come avviene nei principali Paesi europei.
4. UGUAGLIANZA SOSTANZIALE DEI DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE,
GAY E TRANSESSUALI
Consideriamo le battaglie di civiltà di lesbiche, gay e transessuali pienamente costitutive
de La Sinistra l’Arcobaleno. Nell’affermare il principio dell’uguaglianza sostanziale dei
diritti delle persone omosessuali, non ci limitiamo al riconoscimento delle coppie di
fatto, ma presenteremo proposte sul piano normativo in linea con i Paesi europei più
avanzati.
Riteniamo che vada introdotta nell’ordinamento giuridico una norma che persegua
tutte le forme di discriminazione basate sull’orientamento sessuale e l’identità di
genere. In linea con i paesi europei più avanzati, riteniamo che vada introdotta la
possibilità per le persone trans di ottenere la correzione anagrafica del sesso, a
prescindere dall'intervento chirugico
5. UNA NUOVA LEGGE SULLA FECONDAZIONE ASSISTITA
Il sistema giudiziario ha già bocciato le linee guida della legge 40 e ha riconosciuto alle
coppie il diritto alla diagnosi preimpianto.
La Sinistra l’Arcobaleno propone una nuova legge sulla fecondazione assistita, per
eliminare gli ingiusti divieti della legge 40, lesivi della libertà di scelta delle donne, dei
diritti costituzionali alla tutela della salute e della libertà di ricerca scientifica.
6. TESTAMENTO BIOLOGICO
Solo la persona interessata ha il diritto di decidere la sorte del proprio corpo, della propria
vita, delle terapie che può accettare o rifiutare, al fine di alleviare il dolore e di protrarre
con dignità il corso della vita.
La Sinistra l’Arcobaleno propone una legge che renda effettivo l’esercizio del diritto
individuale di decidere se sottoporsi o non sottoporsi ad un trattamento sanitario,
secondo i seguenti principi ispiratori: il carattere vincolante delle direttive di
volontà e la presa in carico della persona nella interezza della sua soggettività e della
sua rete di relazioni, comprese quelle di cura.
capitolo secondo 17
7. CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE
La violenza subita è la prima causa di morte delle donne.
La Sinistra l’Arcobaleno propone un intervento legislativo organico che contenga la
formazione all’eguaglianza dei generi fin dalla scuola primaria, l’informazione, la
costruzione di una rete di servizi sociali e di accoglienza e sostegno per le vittime, la
valorizzazione dei centri antiviolenza, la relazione con l’insieme dei movimenti e
l’associazionismo delle donne.
8. DIVORZIO BREVE
La Sinistra l’Arcobaleno propone di ridurre ad un anno il periodo di separazione
trascorso il quale chiedere il divorzio, così come avviene ormai da tempo in numerosi
paesi Europei. In caso di assenza di figli, i coniugi devono poter chiedere
immediatamente il divorzio, senza la necessità di un periodo di separazione.
9. DIRITTI UMANI
La Sinistra l’Arcobaleno individua come punto prioritario e urgente del proprio
programma l’istituzione di una Commissione Nazionale indipendente di
promozione e protezione dei diritti umani in attuazione delle risoluzioni ONU e del
Consiglio d’Europa, rispetto alle quali l’Italia è uno dei pochissimi Paesi europei a
risultare ancora inadempiente.
capitolo secondo 18
AMBIENTE, TERRITORIO, BENI
COMUNI, MOBILITÀ
TUTELA DEI CONSUMATORI
La riconversione ecologica della società e dell’economia è la strategia che informa il
programma de La Sinistra l’Arcobaleno. È oggi necessaria per declinare un nuovo paradigma
dello sviluppo non più basato sull’idea quantitativa della crescita, ma sulla qualità.
Il clima determina le condizioni di vita sul Pianeta, le sue variazioni casuate dalle attuali
economie, colpiscono tutti ed in particolare i più poveri del mondo. La questione del clima è
dunque questione generale, politica, economica e sociale.
Contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici è fondamentale per garantire una speranza
di futuro. Senza adeguate misure, alle sanzioni da parte della Commissione Europea, si
aggiungeranno i rischi certi per la salute delle popolazioni e per l’ambiente.
La Sinistra l’Arcobaleno è impegnata per la piena e completa attuazione delle misure previste
dal Protocollo di Kyoto, che è per noi la base di partenza per raggiungere gli obiettivi posti
dall'Unione Europea per contrastare gli effetti del cambiamento climatico: entro il 2020 almeno
il 20% dell’energia primaria dovrà essere prodotta con fonti rinnovabili, le emissioni in
atmosfera dovranno essere ridotte di un altro 20% e ancora un 20% è il risparmio di energia da
ottenere attraverso un ampio recupero di efficienza energetica.
Per raggiungere questi obiettivi è necessario un profondo cambiamento del nostro sistema
energetico e ambientale che, partendo dalla conferma del no al nucleare, progetti e realizzi la
progressiva fuoriuscita dall’uso dei combustibili fossili, a partire dal carbone e dal petrolio,
usando il gas naturale come combustibile di transizione verso lo sviluppo delle fonti
rinnovabili. La Sinistra l’Arcobaleno si propone di eliminare definitivamente la truffa del
CIP/6 e il tentativo in atto di continuare a finanziare gli inceneritori con le risorse destinate
alle fonti rinnovabili. Al contrario propone di affrontare una priorità: un grande piano
energetico nazionale fondato sulle fonti rinnovabili, in particolare promuovendo il solare,
anche attraverso il proseguimento del Conto energia, e sostenendo la ricerca e gli
interventi a favore delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico.
Proponiamo una grande investimento pubblico: pannelli solari su tutti i tetti delle case e dei
condomini. Un grande piano che permetterebbe risparmio energetico, diminuzione
dell’inquinamento, qualità nell’uso delle tecnologie avanzate, nella ricerca e nell’innovazione,
con la creazione di circa 100mila nuovi posti di lavoro.
Anche la lotta agli inquinamenti atmosferico luminoso e acustico è una priorità per la
prossima legislatura, aggiornando norme, piani e misure.
capitolo terzo 19
1. L’ACQUA COME BENE COMUNE
L’acqua è un bene comune e un diritto fondamentale per la vita e la salute di tutti gli
esseri viventi. La Sinistra l’Arcobaleno propone che sia davvero gestita come pubblica.
Sono necessari importanti investimenti nei controlli degli usi,
nell’ammodernamento delle reti, nel garantire l’accesso a tutti, in particolar modo
nel Mezzogiorno e nelle aree a rischio di desertificazione.
Proponiamo perciò la ripubblicizzazione dei servizi idrici ed investimenti adeguati
per la messa in efficienza e la manutenzione della rete, in particolare nel
Mezzogiorno e nelle aree a rischio desertificazione.
Per questo La Sinistra l’Arcobaleno condivide la proposta di legge di iniziativa popolare
depositata in Parlamento e presentata dai movimenti per l’acqua pubblica e la
sosterrà nella prossima legislatura.
Punto ineludibile sarà il conseguimento di obiettivi certi di risparmio idrico.
2. RISPETTARE IL TERRITORIO, I CITTADINI E LA LEGALITÀ
La sicurezza dei cittadini passa innanzitutto per la sicurezza del territorio e la difesa del
suolo. Vogliamo promuovere la democrazia ecologica, attraverso una corretta pianificazione
pubblica e una legge che garantisca la partecipazione dei cittadini alle scelte.
La Sinistra l’Arcobaleno propone una legge quadro sul governo del territorio che abbia
come obiettivo di fermare il consumo del suolo secondo gli indirizzi definiti nella
proposta già depositata nella scorsa legislatura. Per una efficace lotta all'abusivismo
vogliamo realizzare un corretto assetto del territorio e bandire definitivamente i
condoni edilizi.
Proponiamo, inoltre, una decisa politica di conservazione e ripristino del paesaggio, che è la
più grande risorsa a rischio del nostro Paese.
I tantissimi comitati presenti nel territorio richiedono rispetto dell’ambiente e della legalità,
spesso violata, come dimostra il record negativo di infrazioni alle direttive europee.
3. TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ
L’Italia è il paese europeo con la maggiore biodiversità, ma rischia di perderla per l'azione
dell'uomo e per i cambiamenti climatici. La Sinistra l’Arcobaleno propone una Strategia
nazionale di attuazione della Convenzione sulla Diversità biologica. In particolare,
chiediamo la piena applicazione delle Direttive comunitarie Habitat e Uccelli e della
legge 157 del 1992 con l'estensione del regime di tutela alle specie in diminuzione.
4. IL MARE E LA MONTAGNA
capitolo terzo 20
Proponiamo di rilanciare la difesa del mare e una legge a tutela delle coste.
La salvaguardia degli ecosistemi montani e delle economie non invasive che li hanno
garantiti è parte integrante di un consapevole agire sugli equilibri di ciclo delle acque e
del clima.
5. LE “GRANDI OPERE” DI CUI IL PAESE HA BISOGNO
Noi riteniamo che siano necessari grandi investimenti sulla qualità ambientale, che
queste risorse siano volano di una diversa qualità dello sviluppo e per una buona e
duratura occupazione. Con l’obiettivo di migliorare i servizi ai cittadini ed alle cittadine,
per restituire qualità alle nostre città, per muoversi meglio ed in libertà.
La Sinistra l’Arcobaleno propone di intervenire con queste priorità:
• La messa in sicurezza dal rischio sismico e idrogeologico, la difesa del suolo;
• Un’altra politica dei rifiuti in coerenza con le direttive comunitarie, non
incentrata sull’incenerimento ma fondata sulla riduzione all’origine, sulla raccolta
differenziata capillare e sul riciclaggio impostato come importante filiera di recupero
di materia.;
• Un piano per migliorare i servizi di trasporto per i pendolari e le città, dove il
traffico continua a crescere. Si tratta di realizzare nuovi chilometri di reti
metropolitane e tranviarie, servono mezzi di trasporto pubblici con energia pulita e
servizi innovativi per la mobilità sostenibile. Nei prossimi 5 anni occorre acquistare
1000 treni per i pendolari e investire sulle reti ferroviarie urbane.
• Proponiamo di superare la legge obiettivo, potenziando la procedura di
valutazione di impatto ambientale, per far decidere comuni ed istituzioni locali su
progetti che li riguardano e selezionare le opere con criteri sostenibili ed ambientali
• Vanno abbandonati definitivamente progetti inutili o devastanti come il Ponte
sullo Stretto, il Mose a Venezia, la TAV in Val di Susa. Pensiamo, al contrario che
occorra darsi altre priorità come la sistemazione dei nodi ferroviari urbani, la rete
obsoleta del Mezzogiorno, potenziare i valichi alpini, partendo dall’adeguamento e
dal miglior utilizzo delle ferrovie esistenti.
• Bisogna investire nell’adeguamento delle strade statali esistenti invece di costruire
nuove infrastrutture, come per esempio l’Autostrada della Maremma e destinare
risorse e regole per promuovere la sicurezza stradale e ridurre mortalità ed
incidentalità sulle nostre strade.
• Nel campo del trasporto merci, serve sostenere, con regole, tariffe ed incentivi, lo
sviluppo del cabotaggio e delle vie del mare, della logistica, intermodalità e del
capitolo terzo 21
trasporto ferroviario, da adottare con criteri sostenibili e di riduzione
dell'inquinamento.
6. CHI INQUINA PAGA
La Sinistra l’Arcobaleno propone norme specifiche sul danno ambientale e la lotta
contro ogni forma di inquinamento, contro le ecomafie e per l’introduzione dei reati
ambientali nel codice penale, comprese le attività criminose delle zoomafie.
7. DIRITTI DEGLI ANIMALI
La Sinistra l’Arcobaleno propone di inserire il rispetto della dignità degli animali e la
tutela della biodiversità nella Costituzione e riconoscere la loro natura di esseri
senzienti nel Codice Civile. Daremo piena attuazione alla normativa comunitaria e
nazionale per il benessere degli animali. Proporremo norme contro la reclusione e lo
sfruttamento degli animali negli zoo, nei circhi, negli acquari e nei delfinari con la
creazione di strutture per l'accoglienza di quelli sequestrati o in difficoltà. Ci batteremo
per la piena applicazione della legge sul randagismo con priorità per le campagne di
sterilizzazione e di adozione responsabile: mai più canili lager ma strutture di parco
canile. Riconosceremo lo status di animali da affezione agli equidi. Obiettivo
fondamentale è inoltre l'innovazione nella ricerca di base con l'obiettivo del superamento,
in tempi brevi, della sperimentazione animale.
8. PER UNA AGRICOLTURA DI QUALITÀ
La sovranità e la sicurezza alimentare devono essere poste al centro di ogni strategia,
anche di natura economica, e con esse le concrete condizioni di vita e di reddito di coloro
che consentono al cibo di giungere sulle nostre tavole.
La Sinistra l’Arcobaleno propone, in particolare, che sia necessario sostenere la
moratoria a livello europeo per gli OGM e non consentire forme di tolleranza per la
contaminazione delle sementi. Occorre contrastare l'abbandono delle aree agricole e
tutelare il paesaggio rurale, promuovere la vendita diretta degli agricoltori e la 'filiera
corta', sostenere con continuità l’agricoltura biologica ed i prodotti tipici, procedere
con decisione nell’introduzione dell’etichettatura di origine per tutti gli alimenti,
rafforzare e coordinare i controlli sulla sicurezza dei cibi. Con altrettanto impegno è
necessario favorire l’impegno dei giovani in agricoltura, promuovere la ricerca
applicata nel settore, ridurre gli oneri burocratici a carico degli agricoltori,
incentivare il risparmio idrico ed incrementare le risorse per lo sviluppo rurale.
capitolo terzo 22
9. COMBATTERE IL CARO PREZZI, TUTELARE I CONSUMATORI
Secondo le associazioni dei consumatori, dal 2002 al 2008, le famiglie di lavoratori
dipendenti hanno dovuto sopportare un aumento della spesa di 9.335 euro. Diciotto
milioni di famiglie di lavoratori dipendenti, hanno subito fra il 2002 e il 2007 rincari per
137,4 miliardi di euro in tutti i settori della vita produttiva.
Per il 2008, le associazioni prevedono che i rincari per le famiglie di lavoratori dipendenti
saranno, in totale, di circa 1700 euro. Tre famiglie su cinque hanno cambiato le abitudini
alimentari a causa dell’aumento dei prezzi al consumo, anche di prodotti di prima
necessità come il pane, la pasta e il latte. Attualmente, in media, ogni famiglia spende per
l’alimentazione circa 460 euro al mese e rispetto a dieci anni fa la spesa alimentare, che
oggi si avvicina a un quinto del reddito familiare, è cresciuta del 28 per cento. I rincari nel
settore alimentare hanno un peso fortissimo sulle famiglie, specie quelle a reddito basso.
È, dunque, necessario intervenire prima di tutto tagliando i prezzi, specie dei generi di
prima necessità, per consentire una ripresa dei consumi.
Nel 2007, gli acquisti alimentari delle famiglie sono diminuiti del 2 per cento rispetto al
2006 a causa dell’impennata dei prezzi, alimentata nella stragrande maggioranza delle
volte da rincari selvaggi e ingiustificati.
Cresce, poi, il numero delle famiglie indebitate in Italia: nel 2006, il 26,1 per cento dei
nuclei (rispetto al 24,6 per cento del 2004) ha qualche rata da pagare a fine mese.
Più alto il numero delle famiglie indebitate per acquisto di beni di consumo (12,8 per
cento), dall’auto al divano nuovo, che invece per il classico mutuo acceso per comprare la
casa (11,6 per cento).
La Sinistra l’Arcobaleno avanza le seguenti proposte:
- potenziare il ruolo di controllo e intervento pubblico sui prezzi su tutta la filiera,
con il compito di esercitare la sorveglianza dei prezzi dei beni considerati sensibili e
possa giungere fino alla possibilità del blocco dei prezzi per i beni di prima necessità;
- incentivare la vendita diretta, in particolare nel settore dell’ortofrutta, istituendo
400 mercati comunali settimanali (i cosiddetti “farmers market” ovvero i mercati gestiti
direttamente dalle imprese agricole) nel corso del 2008, con la partecipazione di 8 mila
aziende agricole in grado di offrire prodotti alimentari con la migliore convenienza
nel rapporto tra prezzi e qualità; si possono così ottenere risparmi per le famiglie,
secondo le organizzazioni dei contadini, fino al 30 per cento;
- maggiori agevolazioni ai Gruppi di acquisto solidali (GAS) formati da persone che
decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune,
da ridistribuire tra loro; alla base della scelta di aderire ai GAS vi è anche una critica
capitolo terzo 23
profonda verso il modello di consumo e di economia globale ora imperante, insieme alla
ricerca di una alternativa praticabile da subito;
- superare il criterio dell’inflazione programmata nel rinnovo dei contratti di lavoro
per garantire la copertura dall’inflazione reale;
- definire un paniere di prodotti più rispondente ai consumi reali delle famiglie
popolari per misurare l’inflazione e definire un paniere ad hoc per le famiglie con un
pensionato ultrasessantacinquenne; superare l’inadeguatezza delle rilevazioni territoriali
dei prezzi da parte dell’Istat;
- un fondo per interventi di sostegno al reddito per le famiglie disagiate per l’accesso
ai beni di consumo essenziali;
- piena attuazione dell’azione collettiva risarcitoria (cosiddetta Class action): la legge
finanziaria 2008 ha istituito l'azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori,
prevedendo la possibilità di una causa collettiva. È una novità importante perché aiuta i
cittadini a mettersi insieme per difendersi meglio dalle truffe, dallo strapotere di troppe
aziende. Contro l'introduzione di questa novità ci sono state forti resistenze da parte
imprenditoriale. Si tratta ora di varare i provvedimenti attuativi.
capitolo terzo 24
EUROPA, PACE, DISARMO,
COOPERAZIONE
1. L’ITALIA È EUROPA
Il nostro compito storico è costruire una Europa democratica e di pace. Diversamente da
quella attuale fondata su Maastricht e su principi liberisti, vogliamo una Europa fondata
sui diritti del lavoro, sulle libertà civili, sulla solidarietà e sull’accoglienza. L’Europa
deve divenire protagonista di un nuovo ordine mondiale basato sull’equa distribuzione
delle risorse, su di una idea di economia socialmente ed ambientalmente sostenibile, sul
protagonismo dei popoli e sulla libertà. Vogliamo un controllo democratico sulla politica
monetaria e sulla BCE. Le scelte economiche e monetarie devono ritornare sotto il
controllo della politica per favorire la crescita; lo sviluppo di uno stato sociale europeo e
la fine di ogni dumping sociale tra i lavoratori. Serve un piano europeo di investimenti,
finanziato anche attraverso un debito europeo (Eurobond), per realizzare infrastrutture
di qualità finalizzate ad una crescita in equilibrio con l’ambiente e che punti alla qualità
della vita dei cittadini che in Europa risiedono. Serve una difesa e un rilancio dei servizi
pubblici, la tutela dei beni comuni, contro le logiche di privatizzazione. Serve una politica
del lavoro che si fondi sulla garanzia di diritti universali e non sulla precarietà.
L’Italia de La Sinistra l’Arcobaleno sarà in prima fila nell’accelerare i processi di integrazione
politica, economica e sociale dell’Unione Europea superando i gravissimi deficit democratici
delle attuali istituzioni verso l’obiettivo di una Europa federale. È fondamentale lanciare un
progetto di integrazione non solo economica ma anche politica e sociale dei paesi del
Mediterraneo. L’Italia non è il sud dell’Europa ma il centro di una vasta area che, liberata
dalla guerra e dai muri, può tornare ad essere ponte di civiltà, fucina di cultura/e, nonché
motore di sviluppo.
Le scelte economiche e finanziarie devono ritornare sotto il controllo della politica per
favorire lo sviluppo e la fine di ogni dumping sociale tra i lavoratori.
Servono misure che aiutano anche a livello europeo la contrattazione e la promozione di
lavoro stabile e sicuro. Serve garantire in tutta Europa il diritto alla scuola, alla sanità, alla
pensione. Serve un’Europa alla testa delle politiche per il clima. Serve garantire i servizi
pubblici e di cittadinanza, distinguendoli da quelli di mercato. Serve garantire il diritto
alla mobilità e al soggiorno come pilastri della cittadinanza, non subordinati al reddito.
Serve un sistema fiscale coerente che punisca la rendita e la speculazione finanziaria
introducendo forme di tassazione delle transazioni (come la Tobin Tax).
L’Europa, autonoma e libera, non può più ospitare le basi logistiche della guerra
preventiva. Vogliamo la desecretazione degli accordi che hanno consentito la
capitolo quarto 25
realizzazione di basi militari straniere sul nostro territorio.
Siamo contrari alla costruzione della nuova base di Vicenza ed è necessaria una
Conferenza nazionale sulle servitù militari La Nuova Nato si è trasformata in una
alleanza offensiva ed aggressiva dentro la quale la posizione europea è subalterna.
L’occasione del 60° anniversario della Nato deve essere utilizzata per chiederne una
rinegoziazione radicale come premessa di un suo superamento.
La Sinistra - L’Arcobaleno si impegna alla piena applicazione delle normative
nazionale ed europee a tutela della minoranze linguistiche nazionali presenti in
Italia.
Una politica per gli italiani all’estero non può essere pensata fuori dall’iniziativa generale
per sostenere l’affermazione di un sistema di protezione sociale basato su criteri
universalistici, di mercati internazionali equi, di sviluppo della cooperazione. Pensiamo
necessario sostenere la cultura, come patrimonio non fermo nel tempo ma arricchito con
contenuti italiani, europei, extraeuropei; la lingua, conosciuta e studiata come corpo vivo
e in una dimensione interculturale; l’informazione, superando la tendenza unidirezionale
dall’Italia all’estero. Le rappresentanze consolari debbono essere adeguate alle nuove
esigenze introdotte dalla legge sul voto. Occorre ribaltare la logica che rende realtà deboli
le rappresentanze di base (i Comites) a causa della mancanza di collaborazione del
Ministero degli Affari Esteri e della carenza di stanziamenti. Il CGIE, oggi che ci sono i
parlamentari eletti all’estero, deve assumere un valore politico e propositivo autonomo.
2. RIPUDIAMO LA GUERRA
L’Italia de La Sinistra l’Arcobaleno sarà conseguente al dettato dell’art. 11 della
Costituzione.
La guerra è tornata ad essere strumento di offesa alla libertà dei popoli e mezzo di
risoluzione delle controversie internazionali. Gli enormi investimenti in armi e la corsa
alla rapina delle risorse del pianeta trasforma interi continenti in campi di battaglia per
conflitti armati, economici e commerciali. Popoli interi vivono sotto occupazione e
milioni di profughi sfuggono alle violenze, ai disastri ambientali, alla fame.
Sosterremo una riforma democratica che liberi le Nazioni Unite dagli anacronistici diritti di
veto, che preveda non solo il ruolo degli stati ma anche dei popoli e che riconosca le
grandi aree regionali mondiali come protagoniste di un nuovo equilibrio multipolare di
pace e cooperazione.
L’uso della forza può essere autorizzato solo in quanto misura di sicurezza collettiva ed
esercitato da una forza delle Nazioni Unite, di natura tale da garantire la terzietà rispetto
al Paese ed agli interessi in campo e la congruità dei mezzi rispetto ai fini perseguiti. In
capitolo quarto 26
questo quadro la missione NATO in Afghanistan è incompatibile e le nostre truppe
devono essere ritirate. Serve invece una Conferenza internazionale di pace che coinvolga
tutte le parti in causa ed i paesi confinanti. La presenza anche di truppe in quel Paese, a
supporto dell’aiuto alle popolazioni, a sostegno della cooperazione e del processo di pace,
può essere presa in considerazione solo nel quadro di una missione sotto il comando
politico e militare dell’ONU, in analogia con quanto accade per la missione UNIFIL in
Libano. Comunque gli interventi devono vedere la prevalenza dell’intervento civile e
la chiarezza delle finalità politiche perseguite ed i tempi di conclusione.
L’Italia deve battersi per la risoluzione di tragici conflitti nel pieno e rigoroso rispetto di
quella legalità internazionale che non consente deroghe o eccezioni. È stato un errore
grave il riconoscimento della proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo
che rischia di scatenare un devastante effetto a catena.
Siamo contrari a nuove avventure militari, come quella prospettata contro l’Iran.
Noi che lottiamo per il disarmo nucleare pensiamo che sia necessario continuare
sulla strada del confronto proponendo a tutti gli stati del Medio Oriente un’area di
sicurezza comune, libera da armi di distruzione di massa. La lotta alla proliferazione
deve iniziare dalla drastica riduzione degli arsenali di quelle potenze che già oggi
possiedono testate atomiche.
Siamo contro tutti gli embarghi.
Rilanciamo la necessità di una commissione parlamentare di inchiesta sulla repressione di
Genova del 2001 in occasione della mobilitazione contro il G 8 e ribadiamo la contrarietà
allo svolgimento del prossimo vertice alla Maddalena.
3. IL TERRORISMO È UN NOSTRO NEMICO MORTALE.
Il terrorismo è il nemico mortale dei popoli che si battono per la libertà. Bisogna
sradicare il terrorismo dal nostro tempo. Terrorismo e Guerra preventiva si giustificano a
vicenda. La lotta al terrorismo è prima di tutto una opzione politica, che presuppone la
risoluzione nella giustizia delle crisi e delle tensioni. L’azione di contrasto delle
organizzazioni criminali e terroristiche può essere efficacemente sostenuta solo con
il consenso attivo delle popolazioni coinvolte. Al contrario la guerra alimenta odio e
violenza, da cui trae forza l’estremismo ed il fondamentalismo. Bisogna spezzare questa
spirale perversa condannando con la stessa determinazione ogni crimine contro le
popolazioni civili. Inaccettabile è la violazione dei diritti umani e la sospensione del
diritto anche quando giustificata dalla lotta contro il terrorismo. Lo scontro di civiltà è
una follia a cui l’Italia de La Sinistra l’Arcobaleno risponderà con il rilancio del dialogo
tra culture e religioni. Serve un approccio fermamente rispettoso delle diversità ed
capitolo quarto 27
insieme irremovibile nella difesa dei diritti umani, politici e civili di tutte e tutti.
Urge l’approvazione di una moderna legge sul diritto di asilo che dia attuazione al
dettato costituzionale.
4. DUE POPOLI DUE STATI
La gravissima situazione in cui vive ormai da 60 anni il popolo palestinese impone una
azione decisa per l’applicazione di tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite. Deve cessare
l’occupazione e serve al più presto la nascita dello stato palestinese entro i confini stabiliti
nel ’67. Due stati per due popoli che vivano in pace e nella reciproca sicurezza è il
nostro obiettivo. Vanno rimossi tutti gli ostacoli come la costruzione del muro
dell'apartheid e la colonizzazione dei territori occupati. Combatteremo ogni ambiguità
sul diritto all’esistenza ed alla sicurezza dello Stato di Israele e lavoreremo perché Israele
e Palestina possano contribuire assieme alla nascita di una grande comunità mediterranea
dove questi due popoli fratelli tornino a costruire insieme un futuro di pace.
5. SRADICARE LA POVERTÀ
Il valore universale dei diritti umani non ammette doppi standard od interventi a senso unico.
La povertà è la più grande violazione dei diritti umani. La Dichiarazione Universale dei
Diritti dell’Uomo riconosce a tutti, il diritto ad un tenore di vita dignitoso; il diritto di avere
cibo, vestiario, cure mediche, un´abitazione, un´istruzione, un lavoro. Questi diritti sono oggi
negati a un terzo dell´umanita´ e minacciati anche all´interno dei paesi piu´ ricchi, mentre
nel mondo si spendono ogni anno 1.200 miliardi di dollari per guerre e armamenti.
L’Italia de La Sinistra l’Arcobaleno si impegna a mantenere gli impegni assunti per sradicare
la povertà e raggiungere almeno gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, con politiche e
misure sostenibili, trasparenti e partecipate ed a promuovere un commercio più equo,
eliminando i sussidi alle esportazioni agricole, assicurando ai produttori dei paesi più
poveri l’accesso ai nostri mercati, condividendo i frutti della conoscenza globale,
promuovendo l’occupazione, i diritti fondamentali dei lavoratori, la difesa dell’ambiente
e il trasferimento delle tecnologie sostenibili ai paesi poveri.
Procederemo alla definitiva cancellazione del debito estero dei paesi più´ poveri
aumentando fino allo 0,7% del PIL le risorse destinate alla cooperazione internazionale.
È urgente l’approvazione di una nuova legge sulla cooperazione che la renda efficace e
partecipata. L’Italia deve assicurare la coerenza tra gli obiettivi della cooperazione e le
scelte effettuate nelle istituzioni finanziarie internazionali e nella OMC. Sotto questo
profilo riteniamo sia necessaria una moratoria sugli Accordi Europei di partenariato
economico (EPA)
capitolo quarto 28
6. DISARMIAMO
La Pace costituisce il tema cruciale del nostro tempo. Gli apparati militari determinano
sempre più direttamente la crescita dell’economia e la politica sembra rattrappirsi di
fronte al dilagare di politiche belliciste che segnano interi comparti produttivi, di ricerca,
di comunicazione. Serve una risposta chiara che rimetta al centro la questione del
disarmo e l’opposizione al nucleare militare e civile.
Contrasteremo ogni progetto, come quello dello Scudo Missilistico, che rischia di
riaprire un conflitto ad est ed innescare una nuova Guerra Fredda.
Ci impegniamo a ripristinare il dettato e una letterale applicazione della legge 185/90
che proibisce la vendita di armi a Paesi in conflitto e che violano i diritti umani; contro la
proliferazione ed il commercio delle armi leggere ci impegneremo all’adozione del
trattato internazionale oggi in discussione all’ONU e per la progressiva riconversione a
scopi civili dell’industria militare. Serve un bando totale delle cluster bombs,
l’istituzione dei Corpi Civili di Pace che corrispondono ad una idea di difesa non solo
militare e sono uno strumento di società civile per la trasformazione costruttiva dei
conflitti internazionali.
Le armi non portano sicurezza. Serve una riconversione della politica di difesa
rinunciando innanzitutto ai progetti offensivi come gli Eurofighter o gli F35 per
liberare risorse verso politiche di cooperazione, di partenariato, di integrazione.
7. IL MONDO OLTRE NOI
L’Africa è una nostra priorità strategica. Un continente intero è in movimento ed alla
sua testa quasi sempre ci sono le donne. L’Italia de La Sinistra l’Arcobaleno investirà su un
rapporto privilegiato con l’Africa, anche avvalendosi dello straordinario ponte tra i
popoli costituito dalle comunità di immigrati. Abbiamo consapevolezza delle
responsabilità storiche che derivano dal feroce colonialismo italiano che ha causato,
prima e durante il fascismo, oltre 500.000 morti africani. L’Africa non ha bisogno tanto di
aiuti di emergenza quanto di una forte partnership politica e di una cooperazione che
la aiuti a riconquistare una piena sovranità alimentare e sostenga forme autonome di
dinamica economica spesso efficacemente alternative alle logiche mercantilistiche.
L’Africa non può essere continente di conquista per i predoni delle risorse, ma un nuovo
importante protagonista di un mondo multipolare.
Oggi l’America Latina rappresenta uno straordinario esperimento politico e sociale
con cui mettersi in connessione. L’emergere di un protagonismo indigeno accompagna
un ciclo di lotte popolari contro il neoliberismo e di sperimentazione delle forme più
avanzate di democrazia partecipativa. L’onda politica che ha cambiato il profilo del subcapitolo
quarto 29
continente offre una opportunità straordinaria all’Italia della Sinistra – L’Arcobaleno.
Sosterremo i processi di integrazione regionale che indicano la strada di una
autonomia sempre più marcata di queste economie. L’Italia, forte anche della presenza
delle comunità di emigrati, deve fare da ponte con un continente dove la sinistra sta
provando sul serio a cambiare le economie e la società.
capitolo quarto 30
PER UN NUOVO WELFARE
CASA, SALUTE,
REDDITO SOCIALE,
DIRITTI DI CITTADINANZA
La Sinistra l’Arcobaleno vuole costruire un nuovo welfare con al centro la qualità del
vivere e del convivere di donne e di uomini.
Non è vero che in Italia la spesa sociale sia troppo alta. È vero il contrario. La spesa sociale
italiana è significativamente inferiore alla media europea. E il sottofinanziamento è
particolarmente rilevante per quel che riguarda il sostegno al reddito dei disoccupati, il
sostegno per le persone non autosufficienti, le politiche abitative.
Le gravi carenze del nostro sistema di protezione sociale sono concausa, insieme alle
dinamiche salariali e pensionistiche, dell’acuirsi delle disuguaglianze, del disagio sociale,
delle povertà con 7 milioni e 537mila persone in situazioni di povertà relativa pari al
12,9% dell’intera popolazione (dati del 2006).
Il nostro sistema di welfare presuppone e dà per scontato il ruolo di supplenza che
socialmente ancora si esige da parte delle donne. L’ingresso delle donne nel mondo del
lavoro, senza che la società nel suo complesso abbia messo in discussione la divisione
sessuata tra la sfera della produzione e la sfera della riproduzione sociale, operando per la
necessaria redistribuzione della responsabilità e del tempo della cura e per l’altrettanto
necessario sviluppo della rete dei servizi, si traduce nel permanere di problemi antichi a
cui se ne aggiungono di nuovi.
Permane una concezione del lavoro femminile come attività aggiuntiva e accessoria alla
maternità, con penalizzazioni inaccettabili sul piano salariale e nella vita lavorativa: il
20% delle donne lascia il lavoro alla nascita di un figlio, il 60% nella fascia di età tra i 35
e i 44 anni è costretta a ridursi l’orario di lavoro per prendersi cura dei figli minori, con le
conseguenti penalizzazioni di trattamento pensionistico e la prevalenza di donne anziane
sole nelle fasce di povertà assoluta.
Il sovraccarico di lavoro produttivo e riproduttivo ( il 77% del lavoro domestico e di cura
è a carico delle donne!) rende cattiva la qualità della vita delle donne. Le mancate risposte
sul terreno dell’ampliamento del sistema di welfare portano come conseguenza da un lato
il trasferimento del lavoro di cura su altre donne, le donne migranti, la cui scelta
migratoria finisce chiusa, troppo spesso come nuovo destino, dentro le mura di una casa.
Dall’altro il processo di riduzione del tempo dedicato alla cura che comunque le donne
hanno messo in atto, in assenza di una risposta pubblica, si traduce nella diminuzione dei
capitolo quinto 31
tempi delle relazioni, nell’aumento delle solitudini
Le carenze del nostro sistema di welfare alterano profondamente anche il rapporto fra le
generazioni. La drammaticità della questione abitativa è concausa, insieme alla precarietà
del lavoro, anch’essa articolata e differenziata per genere, del dato abnorme della
persistenza dei giovani nelle famiglie di origine che nella fascia di età fra i 25 e i 34 anni
aumenta in 10 anni di 8 punti percentuali.
Vogliamo estendere e riqualificare il welfare, portare il suo finanziamento a livello
europeo, sviluppare la rete dei servizi alle persone: donne, uomini, bambini,
adolescenti, e anziani. Per un welfare universalistico che riconosca e sostenga i
percorsi di libertà delle donne. Perché investire nel welfare significa investire
complessivamente sulla qualità delle relazioni sociali, su una società capace di
riprogettare, nelle libertà, il proprio futuro.
Abbiamo l’obiettivo di costruire uno stato sociale europeo, fondato sul
riconoscimento della cittadinanza di residenza e di un pacchetto base di diritti
sociali esigibili; salute, istruzione, casa, servizi, salario sociale.
1. LE DONNE E IL LORO LAVORO
In Italia il differenziale retributivo uomo/donna si attesta su una media del 23% con
un’oscillazione che va da un minimo del 15% ad oltre il 40% per le libere professioni.
Si configura per questa via un nuovo pericoloso fenomeno: il progressivo impoverimento
del lavoro femminile, per cui centinaia di migliaia di donne lavoratrici, si trovano a rischio
di povertà (sotto i 7.000,00 ? di reddito) con carichi di lavoro e nastri orari
particolarmente pesanti ed aggravati dal rischio continuo della non rinnovabilità del
contratto.
L’attività economico-produttiva non può prescindere dal sistema di welfare in cui è
inserita e all’interno del quale si dipanano le strategie di vita, le fasi dell’esistenza delle
persone che utilizza per svolgere le proprie attività. In primo luogo si tratta di modificare,
ampliandolo, il sistema dei congedi parentali. L’uso dei congedi parentali è limitato ad
appena il 24% delle donne che hanno usufruito del congedo di maternità, nei primi tre
anni di vita del bambino, per crollare al di sotto del 10% per i successivi tre anni. Mentre
gli uomini utilizzano lo strumento per meno del 3% degli aventi diritto, a conferma della
totale assenza di una cultura della condivisione degli impegni di cura.
Vanno da subito previste misure d’innalzamento della copertura economica
rapportata alla retribuzione, portandola almeno al livello della copertura del
congedo obbligatorio (80%) e prevedendo condizioni premiali per le imprese che la
capitolo quinto 32
aumentino fino al 100 %, così come vanno ampliate le causali, comprendendovi
anche familiari di persone non autosufficienti e portando l’età dei figli fino alla
maggiore età.
In secondo luogo bisogna sostenere il lavoro delle donne nel primissimo periodo di
ritorno dalla maternità attraverso politiche di defiscalizzazione mirata delle
retribuzioni, che premino politiche degli orari ridotti e più compatibili con
l’esigenza dell’accudimento di bimbi piccolissimi (es. part-time reversibile, su richiesta
della lavoratrice e/o del lavoratore a 25/30 ore, retribuito 30/35 , una sorta di
prosecuzione per i primi tre anni delle cosiddette ore di allattamento).
2. IL REDDITO SOCIALE
Il nostro Paese è agli ultimi posti tra quelli dell’Europa a 15 nella spesa per il sostegno
diretto ai disoccupati. Contemporaneamente trasferiamo ogni anno un’ingente quantità
di milioni di euro alle imprese, sia con incentivi diretti, sia in termini di agevolazioni
fiscali, con l’obiettivo di aumentare l’occupazione. Il risultato di queste scelte è negativo.
La disoccupazione italiana si mantiene su livelli superiori rispetto ai paesi europei più
sviluppati, il precariato è aumentato, la inoccupazione, giovanile e femminile in
particolare, è a livelli allarmanti in particolare al Sud, la percentuale di disoccupati di
lunga durata sul totale è la più alta del contesto europeo. Siamo molto lontani dal
raggiungimento degli obiettivi di Lisbona sull’incremento del tasso di occupazione.
Bisogna cambiare politica, aggredire con decisione il fenomeno della inoccupazione e
della disoccupazione di lunga durata. Bisogna dare piena applicazione agli articoli della
Costituzione che impongono allo Stato di rimuovere tutti gli ostacoli nella ricerca del
lavoro e della piena occupazione. Per questo, sulla scorta dell’esperienza maturata in
diversi paesi d’Europa e di quelle condotte su scala locale e regionale anche in Italia,
proponiamo di istituire per legge la Retribuzione Sociale da riservare ai giovani
inoccupati e ai disoccupati di lunga durata, che consista di reddito e servizi sociali
gratuiti.
La nostra proposta garantisce a inoccupati, disoccupati ed occupati con contratto di
lavoro precario:
- un reddito diretto, fino al raggiungimento di 8500 euro lordi annui, con la relativa
copertura contributiva;
- un reddito indiretto, per un valore di ulteriori 2500 euro annui, che prevede
l’accesso ad un pacchetto ampio di beni e servizi. Tale pacchetto comprende: la
sanità, il trasporto pubblico in ambito regionale, agevolazioni sui canoni d’affitto e
sui mutui per l’acquisto della prima casa, la formazione professionale, l’ingresso
capitolo quinto 33
gratuito a mostre, concerti, cinema, teatri e impianti sportivi, e l’acquisizione
gratuita di libri di testo e supporti audio video.
Tali condizioni vanno garantite per un periodo da tre a cinque anni a seconda del tasso di
disoccupazione nel luogo di residenza, fermo restando l’obbligo per i disoccupati di non
rifiutare le occasioni di lavoro, se non per giustificate ragioni.
Per favorire l’assunzione va previsto una congrua incentivazione per le imprese che
procedono ad accendere contratti di lavoro a tempo indeterminato.
Conseguentemente vanno radicalmente modificate le norme attualmente vigenti che
prevedono trasferimenti monetari alle imprese finalizzati all’occupazione.
Tali misure vanno accompagnate dall’estensione alle piccole imprese delle norme sulla
cassa integrazione.
3. LA CASA È UN DIRITTO, NON UNA MERCE
Privatizzazione del patrimonio pubblico, deregolamentazione del mercato delle
locazioni, hanno avuto come esito la crescita esponenziale dei canoni, l’espulsione dei ceti
popolari in periferie sempre più distanti e degradate, il dato gravissimo degli sfratti per
morosità, di chi non ce la fa a pagare il costo dell’affitto, passato dal 13% del 1983
all’attuale 70% del totale degli sfratti. Per 10 milioni di persone non proprietarie di casa,
il 20% della popolazione - percentuale che raddoppia nelle aree metropolitane - il costo
dell’affitto raggiunge oggi il 50% del reddito e in alcuni casi anche più. Si tratta in larga
parte dai segmenti più fragili della società, lavoratori precari, anziani, migranti, il 75%
delle quali ha un reddito inferiore ai 20mila euro annui. La situazione del nostro paese è
oggi la più negativa a livello europeo: in Italia ogni cento alloggi meno di 5 sono a canone
sociale, mentre la media europea è di 16. La spesa in Europa per la politica sociale della
casa è oltre dieci volte superiore a quella del nostro paese. Occorre proseguire e rafforzare
il cambiamento avviato con la Finanziaria 2008 che ha destinato 550 milioni di euro
all’edilizia sociale.
La Sinistra l’Arcobaleno propone:
• che le commissioni prefettizie di graduazione degli sfratti diventino permanenti
per consentire che tutti gli sfratti vengano eseguiti con il passaggio da casa a casa;
• l’adozione di un piano abitativo pluriennale per recuperare il differenziale fra
Italia e Europa, triplicando l’offerta di alloggi a canoni socialmente sostenibili. Senza
nuove costruzioni indiscriminate, ma attraverso l’uso e il recupero di tutto il
patrimonio abitativo esistente. Ad esso va destinato 1,5 miliardi di euro all’anno;
• l’ampliamento della detraibilità dell’affitto dal reddito, anche per far emergere
gli affitti in nero;
capitolo quinto 34
• la modifica della legge 431/98 sulle locazioni private con l’abolizione del canale
libero;
• la costituzione di un fondo a sostegno della ricontrattazione dei mutui di chi ha
acquistato la prima casa e rischia di perdere definitivamente l’alloggio;
• consentire l’avvio della procedura di pignoramento del bene ipotecato da parte
degli istituti di credito per i mutui prima casa soltanto dopo due anni di mancato
pagamento delle rate;
• elevare dagli attuali 4.000 euro a 6.000 euro la spesa massima degli interessi
passivi sostenuti per mutui per l’acquisto della prima casa, sulla quale si può
applicare la detrazione IRPEF del 19%;
• l’eliminazione dell’ICI sulla prima casa non di lusso e per i redditi medio bassi,
elevando il prelievo sulle case tenute sfitte
4. IL DIRITTO ALLA SALUTE INDICE DI CIVILTÀ
La salute - e il modo in cui lo Stato organizza il sistema sanitario - è una questione politica
di prima grandezza, che ci coinvolge tutte e tutti. Incidono sulla nostra salute l'ambiente
fisico e quello sociale, la distribuzione del reddito e l'organizzazione del lavoro, il sistema
educativo come l'ambiente urbano e quello naturale. Per questo, il sistema sanitario,
l'attenzione che si presta al complesso di attività di prevenzione, cura e riabilitazione è
uno dei più sensibili misuratori del livello di civiltà di un paese: un paese che assicura la
salute solo a chi può pagare è un paese barbaro e senza futuro.
La consapevolezza della salute come diritto di tutte e di tutti ha connotato la legge di
riforma sanitaria 833 del 1978 ed ha contributo alla crescita di una richiesta di servizi non
solo quantitativa ma anche personalizzata e di qualità. Questa è stata e ancora rimane la
sfida, cui le politiche liberiste, in particolare l'apertura di un mercato delle prestazioni
sanitarie, che caratterizza le politiche sanitarie della destra, non sanno rispondere:
crescono le disuguaglianze nella salute insieme al crescere della spesa sanitaria privata.
La sfida che assumiamo è quella di dimostrare che migliorare il sistema sanitario pubblico
e universalistico improntato sulla giustizia sociale e sulla qualità è necessario e possibile:
VOGLIAMO, per realizzare un servizio sanitario accogliente ed efficace :
• Aumentare il finanziamento del Fondo sanitario nazionale a carico della fiscalità
generale, parametrandolo ai valori europei, per migliorare ed estendere i livelli e le
prestazioni essenziali ed uniformi da assicurare a tutti e tutte su tutto il territorio
nazionale, per lo sviluppo e la riqualificazione del sistema nel Mezzogiorno, il
superamento definitivo dei ticket e delle liste di attesa;
capitolo quinto 35
• Approvare una legge e istituire un fondo nazionale dedicato alla non
autosufficienza a cui destinare non meno di 1,5 miliardi di euro;
• Inserire le cure odontoiatriche nei livelli essenziali delle prestazioni del sistema
sanitario nazionale a partire dai soggetti più fragili: bambini ed anziani;
• Rilanciare e potenziare i consultori familiari pubblici come servizi essenziali di
primo livello per la salute della donna e dell’età evolutiva, valorizzando il ruolo
fondamentale che svolgono nel riconoscere la centralità della donna nelle relazioni
generative e la sua competenza e consapevolezza nella gestione della fecondità;
• Applicare per intero la legge 180 realizzando le strutture e i servizi di territorio, per
lasciarci definitivamente alle spalle gli ospedali psichiatrici giudiziari e ogni forma di
contenzione meccanica e farmacologica, a partire dalla pratica dell’elettroshock;
• Riattraversare ripensandola, l’impostazione aziendalistico/privatistica del
servizio sanitario nazionale: dal sistema di remunerazione a prestazione e dalle sue
distorsioni all’individuazione di criteri oggettivi per le nomine dei livelli apicali
all’effettivo coinvolgimento di tutte le professionalità nella definizione dei programmi di
intervento e della gestione degli stessi; dall’esclusività di rapporto per i dirigenti di
strutture semplici e complesse all’investimento sulla professionalità e sull’aggiornamento
continuo degli operatori e delle operatrici, superando l’emergenza infermieristica, le
esternalizzazioni e il precariato e definendo regole certe e uniformi per
l’autorizzazione e l’accreditamento delle strutture private
5. POTENZIARE LA RETE DEI SERVIZI,
RICONOSCERE DIRITTI CERTI ED ESIGIBILI
Il Fondo nazionale per le politiche sociali, che è fonte di finanziamento degli interventi di
assistenza alle persone e alle famiglie, attraverso la rete integrata dei servizi creata sul
territorio (strumento essenziale per finanziare i servizi socio-assistenziali forniti dai
Comuni), era stata portata a 550 milioni di euro dal governo delle destre. Rifinanziato,
ammonta oggi a 1660 milioni di euro, ma è comunque fortemente inadeguato per dare
una risposta efficace ai bisogni sociali. La modifica del titolo V della Costituzione, con le
regioni nuovi attori delle politiche sociali, ha determinato inoltre l’impossibilità di
strutturare una programmazione pluriennale degli interventi su base nazionale,
aumentando di fatto le differenze tra regioni ricche e povere.
Noi vogliamo:
• aumentare significativamente il Fondo nazionale per le politiche sociali,
definendo una quota pro capite;
• Definire i livelli essenziali delle prestazioni sociali, esigibili in maniera omogenea
capitolo quinto 36
su tutto il territorio nazionale;
• Portare a termine le procedure di ratifica della Convenzione Internazionale sui
diritti delle persone con disabilità e costruire un sistema di protezione sociale dove
sia garantita la partecipazione delle persone interessate e le loro organizzazioni,
incentivandone l’autodeterminazione;
• Sviluppare la rete dei servizi per le bambine e i bambini, mettendo al centro il
piano per l’incremento degli asili nido;
• Realizzare un piano nazionale di inclusione di rom e sinti che superi la logica
ghettizzante dei campi;
• Abrogare la legge Fini Giovanardi sulle droghe. Occorre decriminalizzare le
condotte legate al consumo personale in una prospettiva non proibizionista. Va attuata
la politica dei 4 pilastri, prevenzione ed informazione corretta, cura e riabilitazione,
sperimentazione e consolidamento delle politiche di riduzione del danno, lotta al
narcotraffico;
• definire un piano nazionale contro la povertà e l’esclusione sociale. Contro lo stato
sociale minimo e la guerra ai poveri delle politiche della tolleranza zero, occorre rispondere
contrastando le nuove marginalità sociali;
• riconoscere e promuovere il ruolo sociale ed educativo dello sport, contrastandone la
mercificazione in atto. Lo sport è un diritto di cittadinanza che va garantito a tutte e a tutti,
con un’organica riorganizzazione del sistema sportivo, partendo dalla liquidazione della
Coni Servizi Spa, e con una ridistribuzione delle risorse verso lo sport sociale e popolare.
6. ASSOCIAZIONISMO E TERZO SETTORE
In Italia, come nel resto del mondo, è cresciuta negli ultimi anni impetuosa la realtà
dell’associazionismo, del volontariato, della cooperazione sociale.
Milioni di donne e uomini, ragazze e ragazzi impegnati quotidianamente in forme di
partecipazione civica, di tutela dei diritti, di promozione sociale, di lotta all’esclusione, di
concrete forme di solidarietà, di servizio civile, di cooperazione internazionale, finanza
etica e commercio equo e solidale. È una risorsa straordinaria del Paese, che eroga servizi,
promuove occupazione, sperimenta nuove dimensioni economiche e sociali e innova con
la sua stessa presenza il welfare di cui l’Italia ha bisogno. Queste realtà meritano ascolto
e riconoscimento, nel rispetto della loro autonomia e della loro azione. La Sinistra
L’Arcobaleno rifiuta sia l’approccio della “carità compassionevole” tesa semplicemente a
mitigare l’abbandono di politiche di welfare e l’affermarsi di un mercato senza regole
proprio delle politiche "neocon", sia la riproposizione di neocollateralismi che ne
mortificano l’autonomia ed il pluralismo mantenendole in un ruolo subalterno. .
capitolo quinto 37
Esse invece rappresentano una delle risposte possibili alla profonda crisi della politica e
della rappresentanza, oltre che allo smarrimento ed alle incertezze che investono la
società in profondità. Si tratta quindi di costruire politiche e misure legislative in
grado di valorizzarne le esperienze e promuoverne lo sviluppo, riconoscendone
pienamente il punto di vista autonomo e le enormi potenzialità.
7. ABROGARE LA BOSSI FINI,
COSTRUIRE NUOVI DIRITTI DI CITTADINANZA
Il radicale cambiamento delle politiche sull’immigrazione e l’abrogazione della legge
Bossi Fini, sostituendola con una nuova normativa, è una necessità per le donne e gli
uomini migranti e per tutta la società italiana.
Impedendo di poter entrare legalmente nel nostro Paese, la Bossi-Fini ha tre effetti:
favorisce le organizzazioni che lucrano sui traffici di persone, crea “clandestinità”
sottoponendo donne e uomini migranti a ogni ricatto, provoca la tragedia delle morti nel
Mediterraneo.
La normativa che regola attualmente il soggiorno di donne e uomini migranti nel nostro
paese pone i migranti in una condizione di perpetuo inaccettabile ricatto. Se la fabbrica
in cui lavori da anni chiude, e in sei mesi non trovi un altro lavoro, sei espulso. È
facilissimo passare dalla condizione di regolarità a quella di irregolarità, mentre è
impossibile l’inverso. Oggi un migrante che abbia un lavoro non può, neanche se il suo
datore di lavoro lo vuole, regolarizzarsi in nessun modo. Può solo partecipare alla
“lotteria” del decreto flussi. La condizione di ricatto in cui si trovano i migranti, rende più
difficile costruire vertenze sindacali e mobilitazioni comuni. Donne e uomini migranti,
lavorano nell’agricoltura, nell’edilizia, nei servizi e nel lavoro domestico, nelle fabbriche.
Sono una parte decisiva della società e dell’economia del nostro Paese e una parte
fondamentale della classe operaia, ma hanno meno diritti dei lavoratori italiani. È
necessario rompere il ricatto per poter ricomporre il mondo del lavoro, per poter
conquistare più diritti per tutti i lavoratori, migranti o nativi che siano.
Oggi nel nostro paese la democrazia e lo stato di diritto sono erosi nei loro principi
fondamentali. Lo sono perché nei CPT si viene privati della propria libertà personale
senza aver commesso alcun reato. Lo sono perché nel nostro paese vivono più di tre
milioni di immigrati, molti da lungo tempo, che sono privati del diritto di voto.
La Sinistra l’Arcobaleno propone:
• una nuova normativa che favorisca gli ingressi legali, a partire dall’introduzione
dell’ingresso per ricerca lavoro;
capitolo quinto 38
• la regolarizzazione di ogni migrante che denunci la propria condizione di lavoro
nero o che, consensualmente con il proprio datore di lavoro, emerga dall’irregolarità,
oltre alla costruzione di meccanismi di regolarizzazione permanente;
• la chiusura dei CPT;
• l’approvazione di una legge organica sull’asilo a partire dal miglioramento delle
direttive europee recepite dal governo Prodi;
• il trasferimento delle competenze sui permessi di soggiorno agli enti locali e la
rottura della convenzione con le Poste;
• il diritto di voto alle elezioni amministrative;
• l’approvazione di una nuova legge sulla cittadinanza che dimezzi i tempi per gli
adulti e introduca per i nati in Italia il principio dello “jus soli”;
• un provvedimento immediato di regolarizzazione di quanti sono rimasti esclusi
dall’ultimo decreto flussi: persone che in larghissima parte vivono in Italia, lavorano
e hanno un datore di lavoro che vuole assumerle regolarmente.
Il contrasto a ogni forma di razzismo e xenofobia, la necessità di costruire nuova
convivenza sulla base dello scambio e della comunicazione fra storie e culture
diverse, la battaglia per nuovi diritti sociali, civili e politici per donne e uomini
migranti, sono per noi obiettivi fondamentali.
capitolo quinto 39
CONOSCENZA, ISTRUZIONE,
CULTURA, RICERCA,
COMUNICAZIONE
1. L’ISTRUZIONE PUBBLICA È PER TUTTI
La Conoscenza è un bene comune; in essa l’istruzione ha un ruolo centrale. Il rilancio
della scuola pubblica, gratuita, aperta a tutti ed a tutte è dunque un’urgenza non più
rinviabile.
Il primo terreno su cui misurarsi per rinnovare il sistema dell’educazione è ricostruirne la
funzione democratica, lasciandosi alle spalle un’idea di libertà improntata all’egoismo
sociale. Sviluppando e rafforzando un sistema formativo laico e pubblico, garantendo
l’uguaglianza del diritto all’istruzione per tutte e tutti.
Occorre ripensare l’asse culturale dell’intera scuola per rispondere a bisogni nuovi di
apprendimento. Non serve parlare di società della conoscenza se non c’è una cultura
politica che la renda possibile e se il sistema produttivo non investe in innovazione e
ricerca per sviluppare domanda di lavoro qualificato e per frenare l’emigrazione
intellettuale. Senza la capacità di garantire livelli diffusi di buona istruzione al più alto
numero di cittadini, garantendo equità e inclusione, i mali della scuola rimarranno
sempre gli stessi e il sistema non produrrà mai effetti positivi né per i singoli né per il
Paese. Nella scuola pubblica vanno previsti spazi maggiori di partecipazione e di offerta
culturale. L’inserimento dei/delle migranti va sostenuto con supporti adeguati.
La difesa della laicità della scuola pubblica è fondamentale a partire dal rispetto
rigoroso del principio che le scuole private sono libere ma senza oneri a carico dello
Stato. Contrastiamo ogni forma di privatizzazione dell’offerta formativa, a partire
dall’opposizione alla creazione di fondazioni per la gestione di segmenti educativi.
La Sinistra l’Arcobaleno propone :
• Un investimento per il sistema di istruzione pari ad almeno il 6% del PIL
• la generalizzazione della scuola dell’infanzia
• il rispetto del tetto massimo di 25 alunni per classe;
• estensione del tempo pieno e del tempo prolungato;
• piano nazionale straordinario per l’edilizia scolastica;
• eliminare il precariato esistente nella scuola, sia tra gli insegnati che tra il personale
non docente, oltre a quanto già significativamente fatto nel corso della finanziaria per il
2007.
• La prima formazione e la formazione degli insegnanti legata al reclutamento
capitolo sesto 40
pubblico;
• Rinnovamento della didattica a partire dalle migliori esperienze realizzate dagli
insegnanti;
• Valorizzazione degli organi di governo della scuola come strumento di
partecipazione;
• Revisione del biennio superiore nella realizzazione dell’obbligo a 16 anni nella
scuola;
• l’elevamento a 18 anni dell’obbligo scolastico;
• Riconoscimento economico e valorizzazione sociale del lavoro del personale della
scuola;
• Interventi specifici per il diritto allo studio dei disabili;
• Diritto al sapere per gli adulti per tutto l’arco della vita;
• Gratuità totale, compresi i libri di testo, nella fascia dell’obbligo
• Una carta di cittadinanza studentesca che attraverso convenzioni e progetti,
garantisca agli studenti l’accesso a manifestazioni culturali, teatri, cinema,
rappresentazioni artistiche e musicali, come parte fondamentale di una formazione
critica e libera. E che garantisca la gratuità dei mezzi di trasporto
• Una riforma degli organismi di rappresentanza studentesca
• Garantire finanziamenti per spazi autogestiti dagli studenti per l’orientamento, il
sostegno scolastico e le attività creative, al fine di stimolarne il protagonismo attivo
• L’educazione all’ambiente deve attraversare tutte le discipline e le pratiche
interne alle scuole
• Modifica del Titolo V della Costituzione
2. INVESTIRE SULLA CULTURA NON È UN LUSSO
La Cultura, risorsa fondamentale per lo sviluppo del Paese, ha per noi un valore in sé, a
prescindere dall’utile economico che può produrre.
Uno stato civile investe in cultura: per questo motivo, La Sinistra l’Arcobaleno propone di
portare l’insieme degli investimenti nella cultura dall’attuale 0.26% circa, almeno all’1%
del PIL.
Servono politiche pubbliche che garantiscano a tutti, soprattutto ai giovani, il diritto di
accesso alla produzione della cultura e il diritto di accesso alla sua fruizione.
La Sinistra l’Arcobaleno propone di:
• favorire e sostenere economicamente la produzione indipendente e quindi la
pluralità dell’espressione e dell’offerta culturale;
• creare spazi pubblici di produzione, sperimentazione, riflessione, ricerca,
capitolo sesto 41
incontro, aperti, utilizzando strutture pubbliche, a partire dalle scuole,
garantendone l’apertura e l’utilizzo a tempo pieno;
• incentivare programmi di promozione del libro e della lettura;
• contrastare con normative antitrust i monopoli nei settori della musica, del
cinema, dell’audiovisivo, dell’editoria e rivedere le norme sul diritto d’autore;
• ridurre l’IVA al 4% per tutti i prodotti e le attività culturali;
• prevedere interventi economici e prezzi ridotti per i giovani e le classi più
disagiate per concerti, teatri, cinema, mostre, biblioteche, musei, archivi;
• Riconoscere il lavoro creativo e artistico in tutte le sue fasi: ammortizzatori
sociali, malattie del lavoro, gravidanza, pensioni. Riconoscimento del periodo di non
lavoro come periodo di lavoro e quindi come tale retribuito. Garantire che il rispetto
del contratto nazionale di lavoro è requisito per accedere a qualsiasi forma di
finanziamento pubblico.
È necessario affermare il valore pubblico del bene culturale in tutte le sue espressioni,
finalizzato alla crescita politica, sociale, culturale e democratica dei cittadini.
È in atto una vera e propria emergenza: né l’amministrazione centrale, né le regioni e gli
enti locali sono in grado di fermare la cementificazione progressiva di aree sempre più
estese del Paese, che mette a rischio la salvaguardia di importanti beni culturali e la loro
fruizione.
• Proponiamo una conferenza nazionale con il coinvolgimento di tutti i soggetti
portatori di interessi: Stato, Regioni, enti locali, associazionismo;
• È indispensabile ridare un ruolo centrale alle Soprintendenze, sempre più
emarginate nell’esercizio della tutela.
3. PER FAR RINASCERE L’UNIVERSITÀ ITALIANA
Anche sul terreno dell’accesso ai più alti gradi del sapere cresce nel nostro Paese la
disuguaglianza. Oggi è sempre più costoso frequentare l’università e una volta presa una
laurea è difficile trovare lavoro adeguato al titolo di studio conseguito. Il sistema
produttivo italiano che, soprattutto in alcune aree del paese non punta sulla qualità e
sull’innovazione di prodotto, non sviluppa domanda di lavoro qualificato. Anche per
questo i nostri giovani sono costretti ad emigrare dal sud verso il Nord o anche all’estero.
Non possiamo permetterci di perdere il patrimonio più prezioso che abbiamo:
l’intelligenza delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. E non possiamo pensare di
puntare solo su poche Università e non garantire a tutti il diritto a una formazione di
qualità. Mai come oggi, cultura e sapere sono senso del vivere sociale , baluardo della
Repubblica come idea dello stare insieme, della costruzione di valori condivisi. Investire
capitolo sesto 42
in Conoscenza significa far crescere il Paese.
Negli ultimi anni, gli Enti e le Università sono state spinte ad avere come obiettivo
principale il trasferimento tecnologico verso le imprese, ma con scarsi risultati.
Queste le proposte fondamentali de La Sinistra l’Arcobaleno per l’Università:
- Autogoverno democratico. Presuppone una riforma partecipata della governance
universitaria che respinga una concezione economicistica e competitiva dell’autonomia.
- Offerta formativa. Occorre una revisione dei percorsi didattici che si opponga alla
parcellizzazione dei saperi e alla professionalizzazione precoce. Il sistema delle lauree su
due livelli va rivisto.
- Qualificazione delle scuole dottorali. Più risorse per aumentare le borse, per
assicurarle a tutti i dottorandi.
- Lotta al precariato. Investire risorse per incrementare le assunzioni in ruolo e
riformare quelle a tempo determinato.
- Stato giuridico dei docenti. Dare seguito legislativo all’idea di un ruolo unico dei
docenti, articolato in tre fasce.
- Diritto allo studio. Rivedere il tetto minimo per l’assegnazione delle provvidenze
pubbliche, elevandolo verso una soglia di almeno 20.000 Euro, introducendo un
meccanismo di progressività della borsa in relazione al reddito e alla composizione del
nucleo familiare.
- Impedire ulteriori aumenti delle tasse universitarie
- I materiali didattici devono essere consultabili e scaricabili gratuitamente nei siti
delle università in formato copyleft per arginare i costi sociali delle spese di
formazione
- Investimenti straordinari per il comodato d' uso gratuito dei libri di testo
- Una carta dei diritti per gli studenti che fanno stage
- Abolizione del numero chiuso. Proponiamo l’abolizione progressiva dei corsi di
laurea a numero chiuso anche ricorrendo all’abrogazione della legge n. 264/99 che ha
consentito di fatto la diffusione indiscriminata del numero programmato.
4. INVESTIRE SUL FUTURO DEL PAESE: LA RICERCA
La ricerca è un settore strategico in cui il ruolo pubblico è fondamentale. In questi anni è
stata invece trascurata la ricerca di base che ha ricadute dirette e/o indirette sul sistema
produttivo ma anche sullo sviluppo della società. L’arretratezza dell’Italia nel campo della
ricerca è una delle cause più gravi del declino del suo apparato economico e produttivo.
Bisogna scegliere di investire in ricerca per giungere progressivamente alla media
Europea. L’obiettivo che lanciamo è quello del raggiungimento del 2% del PIL dedicato
capitolo sesto 43
alla ricerca, individuando e selezionando pochi ma importanti campi che debbono
sostituire il riferimento per l’intervento pubblico.
È necessario sostenere una ricerca capace di affrontare le sfide ambientali e di tutelare la
salute attraverso la promozione di nuovi metodi scientifici nella tossicologia, quali ad
esempio la tossicogenomica , e il superamento della sperimentazione animale.
La Sinistra l’Arcobaleno propone questa nuova strategia:
- Lotta al precariato. Investire sulla stabilizzazione e il reclutamento di giovani
ricercatori e tecnici, incrementando da subito di almeno 20.000 unità l’attuale dotazione
di ruolo.
- Finanziamenti. Rifinanziamento sia dei bilanci ordinari degli Enti, sia di quei canali
che sostengono direttamente la ricerca di base e quella applicata.
- Autonomia. Gli Enti devono operare in piena autonomia statutaria, rispondendo agli
indirizzi generali indicati dal Governo, sostanzialmente attraverso il Piano Nazionale
della Ricerca.
- Statuto della ricerca. Definire uno “Statuto della ricerca” e un adeguato status
giuridico per i ricercatori che ne valorizzi l'effettiva attività scientifica e/o tecnologica e
una politica di assunzioni a tempo indeterminato di giovani ricercatori.
- Nuova imprenditoria. Lo Stato e gli Enti Locali devono incentivare lo sviluppo di una
nuova imprenditoria che punti sull’innovazione tecnologica. Ciò si può ottenere
garantendo l’apertura di credito e agevolazioni fiscali a giovani di adeguata preparazione
tecnico-scientifica.
- Strutture. Lo Stato e gli Enti Locali devono attivare, tenendole almeno inizialmente
sotto il proprio controllo, strutture destinate allo sviluppo tecnologico in settori utili alla
realizzazione di dispositivi che possano contribuire alla soluzione di problemi di interesse
generale (energie alternative, smaltimento di rifiuti, traffico, sanità, ecc.). Gli attuali “Poli
scientifico-tecnologici” dovrebbero quindi essere ripensati in questa ottica.
5. LIBERTÀ DI COMUNICARE , LIBERTÀ DELLA RETE
La questione della comunicazione, sia radio-televisiva sia web, è al centro della nuova idea
di Innovazione per il sistema Paese .
Lo spazio pubblico nella comunicazione non può essere ridotto: la Rai, come grade
industria culturale del Paese non deve essere privatizzata ma rimanere pubblica e va
ripensata interamente alla luce delle potenzialità delle tecnologie digitali, liberata dai
vincoli asfissianti delle lottizzazioni che hanno umiliato e mortificato le professioni,
svincolata dal condizionamento del modello commerciale, resa plurale nelle espressioni e
nelle voci.
capitolo sesto 44
La Sinistra l’Arcobaleno propone:
• L’applicazione delle normative antitrust europee ai soggetti privati, per allargare la
capacità di concorrenza e pluralismo aziendale, a partire dal rispetto delle sentenze;
• Il governo pubblico delle frequenze per le telecomunicazioni e la radiodiffusione.
Serve una normativa che stabilisca un piano delle frequenze radiotelevisive, e che
impedisca alla Rai di svendere un patrimonio inestimabile come quello rappresentato da
RAI Way, la società degli impianti dell'alta frequenza;
• Una società pubblica alla quale affidare il compito di garantire uno sviluppo
omogeneo della rete sul territorio nazionale (eliminando il digital divide per l'accesso)
a partire dalle reti dell'ex monopolista pubblico, per evitare il passaggio in mani straniere;
• Una corsia privilegiata ai comuni per offrire ai cittadini connettività gratuita,
attraverso hot spot nelle strade, nelle piazze e nei parchi della città e ai cittadini servizi
gratuiti di accesso attraverso il wi-max per tutte le applicazioni a banda larga non a
pagamento;
• Nuove forme al diritto d'autore e rivisitazione delle normative attuali in senso
libertario. Sganciare una fetta consistente delle nuove produzioni culturali dai vincoli
mercantili: gli autori che sono favorevoli devono poter aderire a nuove forme di tutele che
lascino aperte le strade ad usi sociali dei contenuti come le Creative Commons;
• Superare l'attuale sistema di norme sull'editoria che garantisce profitti alle grandi
imprese e non incoraggia la sperimentazione di nuove forme, autonome e indipendenti,
di comunicazione e informazione;
• Una normativa che incida sulla concentrazione della pubblicità, che oggi impone al
nostro Paese la svendita di questa risorsa nel mercato della pubblicità mondiale.
Gli informatici che si sono opposti alla brevettabilità dei linguaggi imposta dalla
Microsoft, hanno sperimentato e prodotto l'uso condiviso e a volte gratuito, attraverso la
logica Open Source.
Noi proponiamo di far migrare i sistemi informatici della Pubblica Amministrazione
verso l'Open Source, garantendo un risparmio di oltre 3 miliardi di Euro l'anno, una
più efficiente organizzazione e la rinascita di un'industria informatica nazionale.
Attraverso questa nuova idea dell'innovazione e attraverso queste scelte concrete è
possibile combattere la precarietà del lavoro che nei settori della comunicazione ha il
luogo di sperimentazione più avanzato, attraverso modelli di precarizzazione delle
condizioni materiali che vanno dai call center alle aziende pubbliche come la RAI.
capitolo sesto 45
TAGLIARE I PRIVILEGI,
ESTENDERE LA DEMOCRAZIA,
GARANTIRE LA GIUSTIZIA
Cresce in Italia il distacco fra i cittadini e la politica e la sfiducia nei confronti delle
istituzioni democratiche. Il sistema politico appare interessato molto più ai problemi del
ceto di cui fa parte che a quello delle italiane e degli italiani.
Si è aperta una nuova inquietante questione morale, della quale tratto saliente, più
ancora delle illegalità, sono gli sprechi, gli sperperi, i privilegi dei politici, considerati
come una casta. Per questo riteniamo che la riforma della politica e il ripristino dell'etica
pubblica siano oggi la questione democratica e istituzionale più importante per l'Italia.
La direzione complessiva del cambiamento deve andare nella direzione opposta a quella
seguita negli anni che abbiamo alle spalle. L'impianto parlamentare e unitario della
Costituzione va rinnovato e rilanciato, non smantellato. Lo svuotamento delle assemblee
elettive a favore dei poteri dell'Esecutivo, un federalismo egoista e autoreferenziale
mettono in discussione i principi fondamentali della partecipazione democratica alle
scelte e dell'eguaglianza dei diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale.
1. EQUITÀ SOCIALE E RIFORMA DELLA POLITICA
La questione dei costi della politica non può essere separata dalla condizione generale del
Paese, la crescita delle disuguglianze e dei privilegi.
Questo tema riguarda il rapporto tra affari e politica e la corruzione; il peso crescente sui
bilanci pubblici dei costi indotti dall’impiego di consulenze esterne e dalle cosiddette
esternalizzazioni; la zavorra rappresentata dal crescere di enti e istituzioni di secondo
livello, non elettive, alimentato in questi anni.
Siamo, quindi, favorevoli ad interventi di riduzione in quegli ambiti, ma assolutamente
contrari ad intervenire con tagli indiscriminati ai livelli decentrati della partecipazione,
che vanno anzi rilanciati e rafforzati.
Noi ribadiamo l’intangibilità della Costituzione (salvo per la riduzione dei parlamentari),
il rifiuto di ogni forma di presidenzialismo e di meccanismi elettorali tesi ad eliminare il
pluralismo della rappresentanza attraverso i sistemi maggioritari.
La Sinistra l’Arcobaleno assumerà un codice etico per l’individuazione dei candidati e
per il comportamento degli amministratori pubblici, per dare trasparenza alle
modalità di assunzione delle decisioni e per sottrarre al controllo politico la scelta
suoi ruoli di direzione amministrativa.
capitolo settimo 46
2. COMINCIAMO DALL’ALTO: IL PARLAMENTO E I CONSIGLI REGIONALI
La Sinistra l’Arcobaleno ritiene necessario il dimezzamento del numero dei
parlamentari. Allo stesso modo, ritiene che si debba ridurre il numero dei consiglieri
regionali, fissandolo sulla base di criteri oggettivi rispetto alla popolazione residente.
Rispetto alle retribuzioni dei parlamentari, la Sinistra Arcobaleno propone
l’eliminazione di tutti i benefici che non riguardano lo svolgimento diretto di funzione
inerenti il mandato e una drastica riduzione dell’indennità. La retribuzione dei
parlamentari italiani non deve essere superiore a quella media dei parlamenti
nazionali dell’Unione Europea.
3. RIDURRE LE CONSULENZE ESTERNE E LE ESTERNALIZZAZIONI
È dimostrato che nella Pubblica Amministrazione, le esternalizzazioni, per la gran parte,
non corrispondono né a un aumento dell’efficienza, né a una riduzione dei costi.
La Sinistra l’Arcobaleno propone l’introduzione di tetti rigidi per l’ammissibilità delle
consulenze esterne.
La Sinistra l’Arcobaleno propone una nuova stagione per le aziende pubbliche locali,
con la possibilità per i comuni di decidere in quale forma gestire liberamente i servizi,
senza i vincoli di una logica che imponga o favorisca la privatizzazione .
La Sinistra l’Arcobaleno propone un taglio drastico dei consigli di amministrazione e
che venga fissato un limite, non aggirabile, massimo dei compensi.
4. RISOLVERE IL CONFLITTO DI INTERESSI
Il fatto che in Italia non esita una normativa efficace sul conflitto di interessi è un grave
vulnus del sistema democratico.
La Sinistra l’Arcobaleno propone l’approvazione di una legge che risolva una volta per
tute questo problema e impedisca di cumulare cariche pubbliche, proprietà e
funzioni in imprese e nel sistema delle comunicazioni, che determinano un conflitto
di interesse tra i due ruoli.
Vanno applicati i concetti di incandidabilità per i titolari di concessioni pubbliche, in
particolare nel settore dell’etere; di incompatibilità per i soggetti che si trovano in
determinate condizioni; l’obbligo di cedere i beni o la società a un trust cieco per le
persone con determinati patrimoni o imprese
5. UNA GIUSTIZIA EQUA E LA LOTTA AI POTERI CRIMINALI
L'ordinamento della giustizia deve fondarsi sull'eguaglianza davanti alla legge. Le "leggi
vergogna", volute dal governo di centrodestra, e che le resistenze moderate hanno
capitolo settimo 47
impedito di abrogare nei due anni di governo di centrosinistra, vanno quindi abolite, a
cominciare da quella sul falso in bilancio. Garantismo vuol dire basta con la giustizia
diseguale: forte con i deboli e debole con i forti.
L'autonomia e l'indipendenza della magistratura costituiscono un fondamentale diritto
dei cittadini, e devono essere organizzate a tal fine, e non come privilegio di una
corporazione.
Del diritto alla giustizia è aspetto fondamentale il diritto alla difesa, a cominciare da una
normativa più adeguata sulla difesa d’ufficio e sul patrocinio dei non abbienti. Decisivo
per le garanzie dei diritto di difesa è il ruolo dell’avvocatura, e una riforma della
professione forense che la ponga nelle condizioni di svolgere al meglio tale funzione.
La percezione di insicurezza diffusa non trova spiegazioni nella dimensione qualitativa e
quantitativa del crimine. Essa va comunque tenuta in considerazione in quanto è
insoddisfatta la domanda di giustizia e di tutela dei diritti. La magistratura deve assicurare
efficienza attraverso processi dalla durata ragionevole. Un nuovo codice penale di
ispirazione garantista – come quello delineato dalla Commissione Pisapia -, la riduzione
del numero complessivo di reati, la depenalizzazione delle pratiche di consumo delle
droghe e della condizione di immigrato, l’abolizione dell’ergastolo e dei circuiti di
massima sicurezza, oltre ad avere ricadute positive sul sovraffollamento penitenziario
avrebbero una immediata ripercussione positiva sul lavoro dei magistrati che così
potrebbero concentrarsi solo su questioni di grave portata criminale, riducendo i tempi
infiniti della giustizia. Più in generale, vanno razionalizzate le risorse destinate alla
giustizia al fine di ridurre i tempi per addivenire ad una decisione finale senza che vengano
sacrificate le garanzie e i diritti dei cittadini in sede penale, amministrativa e del lavoro.
Va rivisitato inoltre il sistema sanzionatorio, che dopo l’approvazione della legge ex
Cirielli sulla recidiva, è definitivamente improntato a giudicare la storia socio-penale
degli imputati piuttosto che i singoli e concreti fatti da loro compiuti. È necessario
ritornare al diritto penale del fatto ponendolo in contrapposizione al nuovo e
pericoloso diritto penale del reo e alla deplorevole prassi dei c.d. pacchetti sicurezza, che
altro non sono che misure emergenziali populiste e inefficaci.
È necessario, al contrario, investire nelle misure alternative, come dimostrato dalle
statistiche, vero antidoto alla recidiva. Per queste ragioni va tenuta ferma la riforma c.d.
Gozzini, con l’espansione dell’intervento degli enti locali in tema di tutela e promozione
dei diritti delle persone private della libertà personale, in primis in tema di tutela e
promozione della salute e del rapporto tra detenute madri e prole.
La giustizia penale non può superare un limite invalicabile, quello costituito dai diritti
fondamentali della persona. Per questo va prevista, oltre all’abolizione dell’ergastolo e alla
capitolo settimo 48
chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, l’introduzione di garante delle persone
private o limitate nella libertà.
A oltre vent’anni dalla ratifica della Convenzione Onu contro la tortura, va
conseguito l’obiettivo dell’introduzione del crimine di tortura nel nostro codice
penale. L’Italia versa oggi in un pericoloso e umiliante vuoto normativo che va
urgentemente colmato. La tortura è un crimine contro l’umanità e la legislazione penale
vigente è assolutamente insufficiente.
L’impegno e il contrasto alle mafie debbono rappresentano una priorità del
programma della sinistra arcobaleno per avviare una stagione di forte discontinuità
soprattutto nelle regioni del sud. Punti principali di questo rinnovato impegno sono:
• Creazione di un Testo unico della legislazione antimafia, per armonizzare e garantire
maggiore organicità ad una materia così complessa e articolata
• Una legge che permette di perseguire con efficacia gli intermediatori illegali delle armi
• Una nuova normativa in materia di scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose
per garantire il ripristino effettivo della legalità all’interno delle amministrazioni
comunali e sostenere, anche con maggiori risorse finanziarie, l’azione dei commissari
prefettizi.
• Rafforzamento della normativa in materia di prevenzione delle infiltrazioni mafiose
nella gestione degli appalti, a garanzia della trasparenza e della legalità nei contratti di
lavoro, servizio e fornitura della Pubblica Amministrazione.
• Rafforzamento degli strumenti di aggressione alle ricchezze delle mafie (anche
attraverso una razionalizzazione della legislazione in materia di patrimoni di mafia) e
creazione di un’Agenzia nazionale per la gestione e riutilizzo dei beni sequestrati e
confiscati alla criminalità organizzata
• Estensione dell’uso sociale dei beni confiscati ai delitti contro la Pubblica
Amministrazione (ad es. corruzione)
• Adottare nuovi strumenti e rafforzare quelli previsti dalla legge n. 44/99 per una
maggiore incisività dell’attività delle associazioni antiracket .
capitolo settimo 49

b)Veltroni partito democratico 38% programma integrale.

Riportiamo il testo del programma di governo del Partito democratico, presentato a Roma il 25 febbraio dal segretario del Pd, Walter Veltroni, assieme ad
Enrico Morando.

L'ITALIA NEL MONDO CHE CAMBIA

I grandi cambiamenti demografici, migratori, tecnologici, economici, energetici, climatici e strategici, che hanno segnato il passaggio di secolo, hanno
mutato in pochi anni il volto del pianeta.
La globalizzazione mostra tutta la sua ambivalenza: migliorano le condizioni di vita e di reddito di milioni di uomini, che per la prima volta hanno accesso
allo sviluppo, ma le disuguaglianze tendono ad accentuarsi, mentre le turbolenze dei mercati finanziari ripropongono rischi di recessione e sollecitano
una nuova regolazione. Il recente protagonismo della Russia, il riemergere della Cina, l’affacciarsi dell’India e di nuovi Paesi leader continentali stanno
disegnando un mondo inevitabilmente multipolare e assai meno eurocentrico. Le minacce alla sicurezza internazionale sono cresciute, assumendo le forme
nuove e più insidiose del conflitto etnico e religioso.
In un contesto in rapida evoluzione e contraddistinto da elevata instabilità, l'Italia deve ribadire la scelta di un metodo multilaterale e di una presenza
attiva negli organismi internazionali. In questo quadro, l'Italia deve poter disporre di uno strumento militare che le consenta, in coerenza con il mandato
fissato nell'articolo 11 della Costituzione, di assicurare un'adeguata difesa del territorio nazionale; di svolgere da protagonista il ruolo che le compete
nelle alleanze internazionali; di condividere le responsabilità nel governo delle crisi e per la difesa della pace e della stabilità internazionale. La
lotta al terrorismo resta un'esigenza essenziale, da affrontare tramite le missioni internazionali di cui siamo parte e attraverso i nuovi strumenti europei
di cooperazione fra polizie e servizi di intelligence. L’Italia deve confermare il suo impegno nella missione in Afghanistan, decisiva per vincere la guerra
al terrorismo jihadista e nella riflessione strategica sul Medio Oriente e sulle crisi dell’area, tragicamente aggravate dall'errore compiuto dall'Amministrazione
Bush con la guerra in Irak. Contemporaneamente, deve affermare la necessità di un'iniziativa che fermi la corsa al riarmo convenzionale e nucleare che
segna questo tempo. Lavoreremo perciò ad un Mediterraneo e ad un Medio Oriente de-nuclearizzato e parteciperemo agli sforzi internazionali per fermare
il rischio nucleare iraniano e per assicurare la sicurezza ai Paesi dell’area.
Il PD lavora per rilanciare il processo di integrazione politica dell’Europa e crede nell’Europa massima possibile, non in quella minima indispensabile,
nell’Europa come risposta a chi crede che la globalizzazione sia ingovernabile. Dopo una sollecita ratifica del trattato di Lisbona, le nostre priorità
saranno una solida politica di sicurezza comune, una politica dell’energia coerente con la strategia del 20/20/20 e con una rappresentanza unitaria sui
mercati esterni, una politica della ricerca e delle reti europee da finanziarsi anche mediante l’emissione di euro-bond. Ci adopereremo per una cooperazione
rafforzata in materia di immigrazione e per un potenziamento delle politiche economiche comuni promosse dall’Eurogruppo.
Per il PD, il Mediterraneo deve essere la porta sud dell’intera Unione Europea e non di una sua parte. Il Mediterraneo ha oggi le caratteristiche per diventare
l’hub politico ed economico mondiale di questo secolo che collega Europa e Nord Africa, Caspio e area del Golfo, a sua volta porta per l’Asia, un hub per
le merci e per l’energia ma anche per le migrazioni e il dialogo religioso. E’ il bacino in cui il nostro Paese ha un naturale interesse strategico e la
sua stabilizzazione e valorizzazione deve essere la dote peculiare che porteremo all’intero continente e al mondo. L’Italia è forte e sicura quando esiste
un circuito “euro-mediterraneo” di cui siamo parte e perno.
Il PD è per il rafforzamento dell’amicizia e della collaborazione nazionale e europea con gli Stati Uniti. Siamo favorevoli alla proposta di costruire
uno spazio comune transatlantico in campo economico oltre che politico, che rafforzi il nucleo di base per il governo della globalizzazione e della liberalizzazione
e diminuisca il rischio di crescenti protezionismi. Europa e USA assieme rendono tutto più facile e possibile. La partnership atlantica è la base migliore
per un nuovo dialogo con il mondo arabo e islamico, per il governo delle crisi, per la piena integrazione dei Balcani occidentali nel sistema europeo e
per un approccio positivo nei confronti delle nuove potenze emergenti e dei rischi della proliferazione nucleare e del riarmo.
Il PD opera per il multilateralismo efficace, per il rafforzamento delle istituzioni internazionali e per la loro riforma. Dopo il successo all’Onu sulla
moratoria delle esecuzioni capitali, l’Italia continua a promuovere l’affermazione e il rispetto della legalità internazionale tramite la Corte di Giustizia
e il Tribunale Penale Internazionale e si batte contro ogni forma di discriminazione e violenza nei confronti delle donne e per la tutela dei diritti umani,
anche mediante gli accordi condizionati di cooperazione allo sviluppo. Il PD fa propri gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dell'ONU come chiave ineludibile
per promuovere pace, democrazia e sviluppo nel continente africano e si impegna per una sollecita approvazione della legge di riforma della cooperazione.
Il PD ritiene che sia prioritario fermare la corsa al riarmo e alla proliferazione nucleare, anche seguendo la strada maestra di un rafforzamento del regime
internazionale di controllo degli armamenti e elaborando nuove misure di fiducia e di disarmo su base regionale.
L’Italia intende far proprio, nel quadro di una governance europea e mondiale, il tema centrale del “riscaldamento globale”, problema inedito e motore
nuovo di un cambiamento tecnologico, economico e sociale, che inciderà sulla definizione dei futuri assetti del pianeta.
Il PD si prefigge l’obiettivo di far convergere su queste scelte le principali forze politiche del Paese, per approdare finalmente ad una idea condivisa
di interesse nazionale italiano nelle scelte internazionali.

1 - PER LO SVILUPPO DI QUALITA'

L'Italia punta alla riconquista di una posizione di primato nello sviluppo di qualità: più mobilità sociale, più spazio al merito e ai talenti, e meno
chiusure corporative; più legalità e meno furbizia; più ricerca, scienza, innovazione tecnologica e meno divisioni e steccati ideologici; più fiducia nel
futuro e in se stessi, meno paura del nuovo; più potere di decisione alla democrazia e meno poteri di veto.
Esistono le risorse su cui far leva.
In Italia, due-tremila imprese di media dimensione (ciascuna delle quali è al centro di una costellazione di decine, talvolta centinaia di imprese più
piccole) si sono ristrutturate, hanno tirato la cinghia, hanno sofferto, hanno innovato prodotti e processi, si sono internazionalizzate; e ora si sono
riproposte da leader nell'economia globale. E’ merito loro se nel 2007 le nostre esportazioni, in valore, sono tornate finalmente a crescere. Quando si
dice "imprese", si dice lavoratori e imprenditori, insieme.
In Italia ci sono centinaia di migliaia di giovani e meno giovani che fanno volontariato, per aiutare chi soffre.
In Italia, migliaia di giovani calabresi hanno sfidato la mafia: "ora uccideteci tutti". E sono italiani quegli imprenditori - industriali, commercianti,
artigiani - che in Sicilia rifiutano di pagare il pizzo ed espellono dalle loro associazioni chi continua a pagarlo.
In Italia ci sono stati recentemente tre milioni e mezzo di cittadini che si sono messi in fila per far nascere il PD.
Le potenzialità dunque ci sono, e sono grandi, dal Nord dell'eccellenza produttiva al Sud "naturale" piattaforma logistica nel Mediterraneo. Ma, senza
un progetto, sono destinate a rimanere tali.

2 - I QUATTRO PROBLEMI DEL PAESE

Lo sviluppo di qualità - l'Italia è la qualità, ciò che non potrà mai essere delocalizzato o clonato - si può conseguire solo se la politica si mostra
consapevole e si fa compiutamente carico della gravità dei problemi del Paese.
Un problema di efficienza economica, innanzitutto: le migliori analisi comparative mostrano che è in primo luogo il deficit di legalità, di innovazione
e di ricerca a tenere basso il ritmo della crescita.
Un problema di disuguaglianza, pari opportunità e immobilità sociale: si è bloccato l'ascensore sociale che consente ai giovani e alle giovani donne più
impegnate, intelligenti e preparate di salire quanto vorrebbero e meriterebbero.
Un problema di libertà, intesa come la possibilità per ciascuno di perseguire il proprio disegno di vita, compatibilmente con l'eguale diritto altrui.
Infine, un problema di efficienza, credibilità - in una parola di qualità - della democrazia e del sistema politico-istituzionale.
I Governi di centro-sinistra che hanno guidato l'Italia tra il '96 e il 2001 e tra il 2006 e il 2008, hanno creato - prima con la stabilizzazione economico-finanziaria
(Euro) e poi con il successo nella lotta all'evasione fiscale e l'avvio di un migliore controllo della spesa pubblica - le condizioni per il pieno dispiegarsi
di una strategia riformatrice che affronti questi quattro problemi strutturali.

2a - L'Efficienza economica e la qualità dello sviluppo
Il progetto del PD deve assumere l'aumento della ricchezza nazionale come obiettivo principale. Non è un obiettivo confinato nella sfera economica: l'aumento
della produttività (del lavoro e dei fattori) è frutto di una strategia a 360 gradi, abbraccia la cultura, la qualità dell'ambiente e l'educazione tanto
quanto la riforma della Pubblica Amministrazione. E, senza crescita, non c'è politica redistributiva che tenga[1].

2b - La disuguaglianza
Il progetto del PD deve cambiare profondamente qualità e quantità dell'intervento pubblico, per renderlo capace di aiutare davvero i più poveri ad uscire
con le loro gambe dalla situazione di disagio in cui si trovano; deve favorire il rapido innalzamento della partecipazione dei giovani e delle donne -
specie nel Sud - alle forze di lavoro e deve chiamare di più il mercato a risolvere problemi sociali e ambientali[2].

2c - Le libertà
La regolamentazione pubblica definisce lo spazio in cui tutte le libertà, anche quelle private, sono rese possibili ed effettive. Anche per questo, però,
essa è chiamata a giustificare il perché di divieti, ostacoli, strettoie che si frappongono fra la libertà individuale e l'effettivo perseguimento del
progetto di vita di ciascuno. Quali di queste giustificazioni siano accettabili è questione che investe la politica, le scelte collettive. Ma è giusto
rimuovere quei vincoli - e sono tanti - la cui giustificazione ormai non è più sostenibile[3].

2d - La qualità della democrazia
Il progetto del PD deve assumere la buona politica come architrave, sia per il suo costante riferimento all'interesse generale, sia nel senso di capacità
di decidere e rappresentare (sistema elettorale, sistema istituzionale, ecc), sia nel senso di capacità di auto riformarsi eticamente e di assumere, fino
in fondo, le sue responsabilità[4].

3 - IL PROGETTO: DIECI PILASTRI E UN METODO

Il progetto del PD deve aggredire contemporaneamente i quattro problemi - inefficienza, disuguaglianza, libertà e qualità della democrazia - se vuole risultare
credibile ed efficace[5].
Deve poggiare su questi dieci pilastri:
1. La sicurezza, prima di tutto. Severi contro il crimine e i criminali. Più severi contro chi fa violenza ai bambini.
2. Lo sviluppo è intenso e duraturo solo se è "inclusivo". Nuove sicurezze a fronte di nuove instabilità.
3. Una forte iniezione di concorrenza, innovazione e merito in tutti i settori della nostra società. Premiare i migliori è il primo principio di equità.
4. Uno Stato Sociale universalistico, fatto di nuovi ammortizzatori sociali e servizi pubblici efficienti, che aiuti tutti a camminare con le loro gambe.
Educazione alla cittadinanza e sostegno al servizio volontario civile e militare.
5. Un nuovo patto tra generazioni, imperniato sull'investimento in conoscenza, ricerca, innovazione tecnologica. L'educazione è il principale ascensore
sociale.
6. Una spesa pubblica più efficiente, che sposti l'accento dalla protezione di posizioni di rendita alla valorizzazione delle energie e alla fornitura
di servizi di qualità. Finanza pubblica stabile, grazie a costante disciplina fiscale e a misure, anche straordinarie, di abbattimento del debito.
7. Premere meno sui contribuenti leali - tutti, famiglie e imprese, dipendenti ed autonomi - grazie al maggiore gettito assicurato dalla lotta all'evasione
fiscale. Dopo il successo ottenuto dal Governo Prodi, si può: pagare meno, pagare tutti.
8. Diritto dell'economia che "liberi" le energie vitali del Paese. Più legalità per produrre buona e forte crescita.
9. La piena integrazione del criterio della sostenibilità e della qualità ambientale in tutte le politiche pubbliche. L'intervento diretto dello Stato,
attraverso meccanismi di premio, e non con nuovi enti/società, nel settore dell'ambiente, sul quale costruire una nuova frontiera di leadership tecnologico-industriale.
10. Una politica che decida e Pubbliche Amministrazioni che funzionino. Nel rispetto del principio di sussidiarietà: Stato forte, nel suo core business.
Per le relazioni con le forze economiche e sociali, si deve puntare ad una radicale riforma del Patto del Luglio del '93. Quel modello aveva un obiettivo
unificante: la stabilizzazione economico-finanziaria. Risultò decisivo per conseguirla, con l'Euro. Ora, serve un nuovo modello, con un nuovo obiettivo:
l'incremento della produttività totale dei fattori, introducendo fortissime dosi di innovazione nel nostro sistema economico ed aprendolo agli investimenti
stranieri. Protagonisti della nuova fase di concertazione - al pari dei sindacati dei lavoratori e di Confindustria - devono essere le Associazioni rappresentative
della piccola e piccolissima impresa artigianale e commerciale, unitamente alle organizzazioni della cooperazione e del no profit. In questo contesto,
tutti devono "cambiare" comportamenti e capacità di rappresentanza: la politica, certo. Ma anche le forze sociali, per le quali diventa urgente (per renderle
protagoniste della contrattazione di secondo livello, dove si può agire sulla produttività), una (auto)riforma delle regole della rappresentanza.

4 - DODICI AZIONI DI GOVERNO

1. FINANZA PUBBLICA: RIPRENDERE IL CONTROLLO

a) Spendere meglio e meno
Nella prossima Legislatura, il banco di prova decisivo per il Governo del PD è ben definito: riqualificare e ridurre la spesa pubblica, senza ridurre -
anzi, facendo gradualmente crescere, in rapporto al PIL - la spesa sociale[6].
Il conseguimento di questo obiettivo - mezzo punto di PIL di spesa corrente primaria in meno nel primo anno, un punto nel secondo e un punto nel terzo
- è condizione irrinunciabile per onorare l'impegno che assumiamo con i contribuenti italiani, famiglie e imprese: restituire loro, con riduzioni di aliquota
e detrazioni, ogni euro di gettito aggiuntivo, derivante da lotta all'evasione fiscale.
Procederemo con innovazioni legislative certo. Ma, soprattutto, con attività di alta amministrazione.
1. Sistematica comparazione - anche a livello micro - delle performances dei singoli uffici delle Pubbliche Amministrazioni, per assegnare a tutti credibili
obiettivi di convergenza verso quelle ottenute dai migliori. Attività di sistematica Revisione della spesa (anche utilizzando comparazioni internazionali)
e completamento della riforma del Bilancio per migliorare la responsabilizzazione dei politici e dei dirigenti.
2. Attivazione di efficaci meccanismi di valutazione per tutta la Pubblica Amministrazione (alla quale si deve accedere solo per concorso), a cominciare
dai dirigenti. Deve presiedervi un'apposita Agenzia Nazionale, anche al fine di aggiornare costantemente le metodologie. I cittadini devono inoltre essere
chiamati a valutare i servizi ricevuti, a fornire indicazioni per il loro miglioramento e a poter operare per realizzarlo.
3. Rigoroso rispetto delle scadenze per il rinnovo dei contratti di lavoro e riforma del modello di politica retributiva nelle Pubbliche Amministrazioni,
riconducendo lo spazio della contrattazione integrativa alla corresponsione di premi di produttività vincolati al raggiungimento di obiettivi trasparenti
e monitorabili dall'esterno, riferiti agli uffici e non ai singoli dipendenti. Remunerazione dei dirigenti robustamente condizionata al conseguimento di
risultati predeterminati.
4. Rimpiazzo parziale e selettivo (50%) del turnover, ricorrendo alla mobilità.
5. Abolizione dello spoils system e graduale superamento degli automatismi retributivi e di carriera.
6. Estensione a tutto il settore pubblico delle migliori esperienze di centralizzazione nell'acquisto di beni e servizi.
7. Compiuta informatizzazione delle Pubbliche Amministrazioni e unificazione degli uffici periferici dello Stato centrale in ognuno dei capoluoghi di Provincia.
8. Riduzione al 50% delle società e degli Enti partecipati dallo Stato centrale e dal sistema delle Autonomie.
9. Eliminazione, entro un anno, di tutti gli Ambiti Territoriali Ottimali, settoriali e non, attribuendo le loro competenze alle Province. Eliminazione
delle Province là dove (dieci milioni di abitanti) si costituiscono le Città Metropolitane.
10. Incentivazione dei processi di Unione (fino alla fusione) dei comuni piccolissimi, salvaguardando le specifiche identità politico-culturali.

b) Valorizzare l'attivo patrimoniale
Il patrimonio pubblico non è quello che si definisce tale. I beni demaniali sono oggi, in Italia, multipli di quelli che troviamo altrove. Ridefiniamo
le norme civilistiche per restringere in maniera europea la nozione di demanio pubblico e offriamo una tutela puntuale, ma flessibile, alla componente
di patrimonio pubblico che smetterebbe di essere demaniale. Ne seguirebbe una diversa fruizione di quel patrimonio. Questa azione è indispensabile premessa
di un’iniziativa volta alla valorizzazione della quota “non demaniale” del patrimonio pubblico, sia per ridurre il deficit annuale (la gestione dei beni
immobili è oggi una voce di costo per il bilancio pubblico), sia per ridurre più rapidamente e più massicciamente il volume globale del debito pubblico.
In un contesto di assoluto rigore nella gestione della finanza pubblica e di sostanziale pareggio di bilancio, l’ingente attivo patrimoniale della Pubblica
Amministrazione può contribuire a ridurre più rapidamente il debito sotto il 90% del PIL, così da liberare risorse per almeno mezzo punto di PIL all’anno
per politiche di sostegno alla crescita e di lotta alla povertà. Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che la spesa per interessi ammonta oggi a quasi
il 50% dell'intero gettito IRPEF.

2. PER UN FISCO AMICO DELLO SVILUPPO

a) Detrazione IRPEF più alta
Subito, un aumento della detrazione IRPEF a favore dei lavoratori dipendenti.
L'aumento è attuabile in più tranche, in progressiva crescita nel tempo, partendo dai redditi medio-bassi. E può essere usato per portare a regime l'intervento
per la restituzione del fiscal-drag: ogni anno, la detrazione aumenta per neutralizzare l'effetto del drenaggio fiscale.
La detrazione può essere utilizzata anche per sperimentare forme di "imposta negativa": si tratta di sostenere i redditi più bassi, erogando la detrazione
come trasferimento a favore dei lavoratori incapienti.

b) Riduzione delle aliquote IRPEF
Dal 2009, riduzione graduale delle aliquote IRPEF (un punto in meno all'anno, per tre anni) finanziata con le risorse rivenienti dalla lotta all'evasione
fiscale. Grazie all'azione del Governo Prodi, il rapporto tra crescita della ricchezza nazionale e aumento delle entrate è decisamente aumentato (nel 2006,
è stato pari a 2,6; nel 2007, tra 1,5 e 1,6). Scontando un suo riprofilarsi verso il basso, e ipotizzando che esso possa mantenersi attorno all'1,3 (migliore
di quello - 0,75 - della serie 2000-2005), è perfettamente fondato prevedere un andamento delle entrate capace di "coprire" finanziariamente questa riduzione.
Condizione indispensabile per il successo: mai e poi mai condoni fiscali; mai e poi mai norme fiscali retroattive.

c) Credito d'imposta per le lavoratrici
Credito d'imposta rimborsabile per le donne che lavorano, adeguato a sostenere le spese di cura, così da essere incentivante e graduato in rapporto al
numero dei figli e al livello di reddito. Tutte le donne lavoratrici - dipendenti, autonome, atipiche - con figli e reddito familiare al di sotto di una
certa soglia (che potrà crescere nel tempo) dovranno poterne beneficiare. Nei primi due anni della Legislatura, il credito d'imposta potrà essere applicato
alle donne lavoratrici del Sud, per poi essere esteso a tutto il territorio nazionale.

d) Meno tasse sul salario di produttività
Sviluppando ciò che è già previsto nel recente accordo con le parti sociali (Protocollo welfare), proponiamo di operare una significativa riduzione della
pressione fiscale (agendo sull'IRPEF, oppure con la contribuzione figurativa) sulla quota di salario da contrattazione di secondo livello (azienda, gruppo,
distretto, territorio), ridistribuendo finalmente un po’ dei vantaggi da aumento della produttività anche a favore dei lavoratori. Ciò che il contratto
nazionale, per ragioni ovvie, non può fare.

e) Semplificazione fiscale per 2 milioni di imprenditori
Per pagare le tasse, le piccolissime imprese commerciali ed artigiane sopportano esorbitanti costi di regolare tenuta della contabilità. Va dunque elevato
il tetto di 30.000 euro di fatturato per il pagamento a forfait delle diverse imposte e tributi, anche attraverso una differenziazione del tetto stesso
per settori e comparti, da concordare con tutte le categorie interessate (ad esempio: più alto - fino a 50.000 euro - per chi produce beni; un po’ più
basso per chi produce servizi). Prevediamo di innalzare il limite per le spese per l'acquisto di beni strumentali, in particolare per quanto riguarda l'affitto
dell'immobile strumentale all'attività e di ridurre al 10% la ritenuta d'acconto per i professionisti che aderiscono al forfettone.
L’applicazione degli studi di settore va drasticamente semplificata per imprese in monocommittenza e contoterzisti, fino a consentire loro la totale fuoriuscita
dall'uso di questo strumento.
In sede di gestione degli Studi di settore, prevedere:
1. entrata in vigore degli Studi non retroattiva (gli studi revisionati si applicano all’anno d’imposta nel quale vengono revisionati);
2. abrogazione della norma che prevede la possibilità di reiterare gli accertamenti (art. 70, L. 342/2000);
3. maggiore rilevanza della dimensione territoriale nella definizione degli indicatori utilizzati negli Studi;
4. potenziamento della formazione congiunta tra Agenzia delle Entrate e Associazioni di categoria.

f) Dote fiscale dei figli
La Dote sostituisce gli attuali Assegni per il nucleo familiare e le detrazioni Irpef per figli a carico, assicura trattamenti significativamente superiori
a quelli attuali, si rivolge anche ai lavoratori autonomi. La Dote parte da un valore pieno di 2.500 euro annui sul primo figlio, aumentando col numero
dei figli secondo parametri di equivalenza e riducendosi regolarmente in funzione del reddito familiare, ma in modo da migliorare i trattamenti anche per
i redditi medi e medio-alti.
Sostenere i redditi più bassi con un trasferimento monetario a loro favore: per le famiglie con figli, la Dote stessa fa da imposta negativa in quanto
viene erogata come trasferimento a favore delle famiglie incapienti.

g) Detraibilità di una quota fissa dell'affitto
Tassare il reddito da affitto non ad aliquota marginale, ma ad aliquota fissa; consentire la detraibilità di una quota fissa dell'affitto pagato; aumento
della quota fiscalmente detraibile della rata sui mutui relativi all'acquisto della casa di abitazione.

h) Per imprese più forti e capitalizzate
Per sostenere la crescita dimensionale delle imprese, si devono introdurre forti sconti di imposta (fino all’azzeramento di Ires ed Irap per un certo numero
di anni) per la quota di profitti corrispondente alla quota di capitale dell’impresa detenuto da fondi private equity. Allo stesso fine si deve abbattere
l’imposta sostitutiva per i disavanzi da fusione[7]. Deve, inoltre, essere equiparata la normativa fiscale relativa ai fondi d'investimento a quella degli
altri Paesi europei (tassazione sul realizzato e non sul maturato).

i) Federalismo fiscale e infrastrutturale
E’ necessario che i due terzi del paese siano liberati dal coinvolgimento del governo centrale nel finanziamento delle loro competenze e che l’intervento
dello stato sia limitato alla perequazione dei territori con più basso reddito pro-capite e di quelli storicamente svantaggiati nella distribuzione delle
risorse pubbliche. Un assetto efficiente della finanza decentrata richiede che si ricorra a vere compartecipazioni dinamiche al gettito dei grandi tributi
erariali e ad un vero coordinamento della finanza pubblica multilivello, a garanzia che il decentramento non modifichi le decisioni generali assunte in
merito al livello di pressione fiscale. La sede di questo coordinamento deve essere il nuovo Senato delle autonomie.
Attraverso i tributi propri, poi, ciascun territorio potrà completare il finanziamento dei servizi pubblici di prossimità. Una volta garantiti gli standard
di base espressamente individuati dalla Costituzione, ciascun territorio potrà, liberamente e democraticamente, decidere se e come differenziare i propri
servizi, avvicinando sempre di più, negli enti di prossimità, le decisioni di politica pubblica al controllo e al monitoraggio della popolazione.
Devono essere costruiti strumenti a garanzia della separatezza delle gestioni finanziarie, limitandosi lo stato a definire il contributo dei singoli comparti
del sistema delle autonomie all’azione di contenimento del deficit e della riduzione del rapporto Debito/PIL.
Deve essere esteso a tutte le Regioni, anche in cooperazione tra di loro, il metodo del “federalismo infrastrutturale”, sperimentato dal Governo Prodi
con la regione Lombardia, e avviato con altre. In particolare, il potere di assegnare concessioni di costruzione e gestione di significative opere stradali
e ferroviarie deve essere trasferito dallo stato centrale a soggetti misti stato-regione.

3. CITTADINI E IMPRESE PIÙ SICURE

a) Più agenti in divisa per strada, più tecnologia in città
Malgrado l’impegno generoso delle forza dell’ordine, i cittadini si sentono più insicuri: la qualità della vita ne viene gravemente danneggiata. E il danno
è più grave per chi è più debole.
E’ questione di entità delle risorse pubbliche dedicate, certo. Ma è anche questione di migliore impiego delle risorse umane e finanziarie disponibili.
Se si vogliono più agenti in divisa a presidio dl territorio, di giorno e di notte, in centro e in periferia, nelle città e nelle campagne, si impone l'adozione
di un vero e proprio "nuovo modello di sicurezza".
1. Immediata approvazione, in Parlamento, del "Pacchetto Sicurezza" approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 ottobre 2007 e bloccato dalla opposizione
della sinistra antagonista; e pronta attuazione del Piano d'azione contro la violenza sulle donne. In questo contesto, per il personale delle forze che
tutelano la sicurezza interna ed esterna, è necessario adottare misure di protezione sociale sulla certezza del loro rapporto di lavoro e per la conciliazione
delle esigenze del sevizio con quelle della vita privata.
2. Azione di riordino strutturale e organizzativo, volta a ridefinire su schemi più moderni e funzionali la mission istituzionale e l'impiego operativo
delle diverse forze di polizia e ad eliminare ogni duplicazione funzionale tra quelle a competenza generale (Polizia di Stato ed Arma dei Carabinieri)
e quelle a competenza specialistica (Guardia di Finanza, Corpo Forestale e Polizia Penitenziaria). In questa direzione, vanno ridotti al minimo indispensabile
gli "sconfinamenti" delle forze di polizia a competenza specialistica nei campi di attività di quelle a competenza generale, concentrandone l'azione nei
settori operativi di rispettiva attribuzione.
3. Estendere a tutti i Comuni capoluogo di Provincia il "Patto per la Sicurezza" già sperimentato, con ottimi risultati, in alcune delle principali città
italiane. In questo quadro, devono essere trasferite ai Comuni le competenze in materia di passaporti e permessi di soggiorno. Sperimentare da subito questo
trasferimento nei capoluoghi di Regione, tra cui Milano e Roma, già protagonisti del "Patto per la Sicurezza".
4. Mobilità interna alla Pubblica Amministrazione di personale civile oggi sottoutilizzato, per impiegarlo nelle attività amministrative di supporto (es.
Archivi) alle attività di polizia.
5. Adottare, nell'azione contro la criminalità organizzata, un approccio operativo orientato all'aggressione degli affari e dei patrimoni mafiosi. In questo
ambito vanno attribuiti alla Direzione Investigativa Antimafia - che in futuro dovrà operare in collaborazione sempre più stretta con la Guardia di Finanza
- nuovi e più incisivi poteri in materia di vigilanza sugli appalti pubblici. È necessario destinare personale specializzato e risorse alle Questure e
agli Uffici giudiziari per le procedure di sequestro e confisca dei beni mafiosi.
6. Le reti senza fili a larga banda (WI-FI, WIMAX) consentono un’infinita possibilità di controllo del territorio. Nel più assoluto rispetto del diritto
alla riservatezza, si possono aiutare i cittadini più esposti alla paura: le donne che escono sole di notte, gli anziani che si muovono nel quartiere,
i bambini che vanno a scuola, possono essere protetti dal sistema georeferenziale della rete, attivando un allarme in caso di pericolo. Le stesse iniziative
di video sorveglianza dei privati, che nascono come funghi, potrebbero avere convenienza a diventare un terminale interoperabile della rete, contribuendo
alla sua espansione e ottenendo in cambio preziosi vantaggi. Le stazioni del trasporto possono diventare le boe della sicurezza nel mare metropolitano:
informazioni sui servizi, collegamenti agili con le forze dell’ordine, telecamere, piccole attività commerciali, reti sociali di protezione.

b) Più certezza ed effettività della pena
Il cittadino pretende di essere certo che chi ha compiuto gravi reati contro la persona ed è stato condannato, sconti effettivamente la pena che gli è
stata inflitta.
Il Governo del PD offrirà questa garanzia. Verrà infatti immediatamente approvata quella parte del "Pacchetto Sicurezza" (30-10-2007) che ha ampliato il
numero dei reati di particolare allarme sociale - fra questi la rapina, il furto in appartamento, lo scippo, l’incendio boschivo e la violenza sessuale
aggravata - prevedendo la cosiddetta custodia cautelare obbligatoria; il conseguente giudizio immediato per gli imputati detenuti; l’applicazione d’ufficio
(e non più a richiesta del P.M.) della custodia cautelare in carcere già con la sentenza di primo grado (e non più con quella d’appello); l’immediata esecuzione
della sentenza di condanna definitiva senza meccanismi di sospensione.
Specularmente, va assicurato il massimo sostegno - sociale e psicologico - alle vittime delle azioni criminali.

4. DIRITTO ALLA GIUSTIZIA GIUSTA, IN TEMPI RAGIONEVOLI

a) Ridurre i tempi e aumentare l’efficienza della giustizia
Nella classifica relativa ai tempi della giustizia l’Italia è agli ultimi posti in Europa e nel confronto coi Paesi avanzati di tutto il mondo. I cittadini
e le imprese italiane vedono ridursi i loro diritti in presenza di un sistema giudiziario che impiega anni e anni per risolvere le controversie.
La ragionevole durata del processo, principio affermato dalla Carta Europea dei Diritti dell'Uomo e dalla Carta costituzionale, è un principio cui deve
ispirarsi ogni intervento riformatore.
È indispensabile completare la stagione di riforme '96-'02, portando a compimento innanzitutto le misure già avviate sul processo civile (razionalizzazione
e accelerazione del processo) e penale (razionalizzazione e accelerazione del processo, prescrizione dei reati, recidiva, tenuità del fatto); sviluppare
in sede comunitaria l'iniziativa per giungere ad una sorta di "codice civile europeo"; riprendere e approvare il disegno di legge contro lo stalking e
l'omofobia, già approvato dalla Commissione Giustizia della Camera nella XV Legislatura.
Il bilancio del Ministero della Giustizia deve essere considerato non solo sotto l'aspetto delle spese, ma anche sotto quello delle entrate. Solo il 3%
circa delle somme per pene pecuniarie e spese processuali sono effettivamente recuperate; eppure si tratta di somme non indifferenti[8], cui deve aggiungersi
l'enorme patrimonio costituito da beni in sequestro o confiscati, che giacciono per anni in depositi infruttiferi.
Ci sono alcuni provvedimenti che possono essere presi immediatamente, per accrescere l’efficienza del sistema giudiziario italiano.
1. Accorpare i tribunali, ridistribuendo i magistrati e le risorse.
2. Creare dell'Ufficio per il processo, che consentirà anche la riorganizzazione delle cancellerie e la valorizzazione e riqualificazione del personale.
3. Realizzare rapidamente il processo telematico, strettamente legato all'Ufficio per il processo, eliminando gli infiniti iter cartacei che assorbono
risorse preziose per la loro gestione e archiviazione.
4. Favorire la specializzazione dei magistrati, in particolare nel settore dei diritti fondamentali (famiglie e minori, diritti della persona, libertà
personale, espulsioni).
5. Ampliare la specializzazione delle sezioni per le tematiche economiche.
6. Adottare misure straordinarie per la definizione del contenzioso arretrato.
7. Favorire una modifica dei contratti tra avvocati e clienti verso forme basate su premi alla rapidità.
8. Sottoporre le diverse sedi giudiziarie ad un sistematico monitoraggio, al fine di far emergere le migliori pratiche, da valorizzare, diffondere e mettere
alla base di forme di premialità nella ripartizione delle risorse.
9. Incentivare la gestione manageriale degli Uffici giudiziari - anche prevedendo la figura del manager dell'Ufficio Giudiziario, un magistrato appositamente
formato per l'assolvimento di questo compito - che sono ormai grandi organizzazioni, con tante risorse umane e materiali.
10. Eliminare la sospensione feriale dei termini processuali.
11. Creazione e rafforzamento di (e sistematico ricorso ad) un sistema di composizione extragiudiziale delle liti.

b) Intercettazioni sì, violazione dei diritti individuali no
Lo strumento delle intercettazioni di comunicazioni telefoniche, informatiche e telematiche è essenziale al fine di contrastare la criminalità organizzata
ed assicurare alla giustizia chi compie i delitti di maggiore allarme sociale, quali la pedofilia e la corruzione.
Bisogna conciliare tali finalità con diritti fondamentali come quello all’informazione e quelli alla riservatezza e alla tutela della persona.
Il divieto assoluto di pubblicazione di tutta la documentazione relativa alle intercettazioni e delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di
misura cautelare fino al termine dell’udienza preliminare, e delle indagini, serve a tutelare i diritti fondamentali del cittadino e le stesse indagini,
che risultano spesso compromesse dalla divulgazione indebita di atti processuali.
E’ necessario individuare nel Pubblico Ministero il responsabile della custodia degli atti, ridurre drasticamente il numero dei centri di ascolto e determinare
sanzioni penali e amministrative molto più severe delle attuali, per renderle tali da essere un’efficace deterrenza alla violazione di diritti costituzionalmente
tutelati.

c) Per l'autodeterminazione del paziente
Il PD riconosce il diritto inalienabile del paziente a fornire il suo consenso ai trattamenti sanitari a cui si intende sottoporlo, così come previsto
dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione di Oviedo. Il PD si impegna inoltre a prevenire l'accanimento terapeutico anche attraverso il testamento
biologico.

d) Diritti della persona che convive stabilmente
Il Governo del PD promuove il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro
orientamento sessuale.

5. L'AMBIENTALISMO DEL FARE

a) Energia pulita, più abbondante, meno cara
1. Il problema ecologico ci impone una gigantesca riallocazione delle risorse di lavoro, di terra e di capitale.
Si deve
a. accelerare la transizione da settori, processi e prodotti energy intensive a settori, processi e prodotti energy saving;
b. spostare risorse dal consumo immediato all'investimento, in particolare all'investimento che ha il più lungo orizzonte temporale, quello in ricerca
e sviluppo;
c. incoraggiare l'abbandono di stili di vita consumistici fino alla dissipazione, a favore di stili di vita attenti alla eco-compatibilità dei comportamenti
individuali.
In questo senso, va sostenuta la sperimentazione di particolari incentivi di mercato, volti a ridurre le emissioni di CO2.
Molti gli interventi possibili, già sperimentati in diversi Paesi. Da tariffe di smaltimento dei rifiuti variabili a seconda che si partecipi o meno alla
raccolta differenziata, che va comunque incrementata, a tasse di possesso automobilistiche legate alle emissioni; dalla detassazione degli investimenti
in ricerca e sviluppo, alla previsione di una carbon tax che penalizzi processi particolarmente energivori.
In generale: maggiore ricorso al mercato e ai prezzi; minore ricorso a concessioni, licenze e divieti. Che è come dire: più libertà per tutti, più responsabilità,
anche economica, per ciascuno.
2. Sono indispensabili il potenziamento delle infrastrutture di rigassificazione, trasporto e stoccaggio del gas[9], la garanzia della loro reale terzietà
rispetto ai competitors e la diversificazione delle fonti, così da determinare quell'eccesso di offerta che può creare la concorrenza.
La Rete italiana del gas, se resa effettivamente libera nelle scelte di investimento garantite dal sistema tariffario, può molto rapidamente costituire
il nucleo fondante della rete europea dei gasdotti, alla quale affidare la realizzazione della borsa del gas. La creazione di un mercato a breve del gas
è necessaria per portare alla separazione dei prezzi del gas da quelli del petrolio.
3. L'Italia sia il Paese del sole anche in fatto di energia, diventando entro i prossimi cinque anni leader in Europa nell'energia solare per usi termici.
L'obiettivo è di incentivare l'installazione di pannelli solari termici[10] in tutte le case di abitazione, prevedendo l'integrale deducibilità della spesa
(circa 5 mila euro per 100 metri quadrati) in cinque anni. L'incentivo determinerebbe un fortissimo impulso alla nascita d'imprese di produzione, installazione
e manutenzione dei pannelli solari. Le misure a favore delle energie rinnovabili e per l'efficienza energetica devono avere durata pluriennale certa e
fondarsi sempre più sulla leva fiscale[11], al fine di mobilizzare al massimo le risorse private disponibili. Per l’Italia, produrre il 20% di energia
con il sole e con il vento, significa risparmiare miliardi di euro sulle importazioni di petrolio. La nostra proposta è quella di un piano per realizzare
in dieci anni la trasformazione delle fonti principali di riscaldamento degli edifici, privati e pubblici, in modo da creare al tempo stesso un gigantesco
risparmio energetico e un grande volano di crescita economica.

4. L'Italia deve impegnarsi sulle tecnologie di punta: che si tratti della cattura del biossido di carbonio per il "carbone pulito", o si tratti del metano,
delle biomasse o dell'idrogeno e anche del nucleare di quarta generazione, ovvero quello a sicurezza intrinseca e con la risoluzione del problema delle
scorie. È indispensabile essere presenti nelle partnerships internazionali in questi campi, per sviluppare un'industria energetica nazionale. Per valorizzare
le fonti rinnovabili e la microgenerazione, deve essere ristrutturato - in cooperazione con le Regioni e gli Enti locali - il sistema complessivo della
distribuzione. Quest'ultima non è più unidirezionale: da chi la produce alle case, alle aziende ed ai servizi. Ormai le famiglie e le imprese stesse possono
produrre energia, ciò che pretende un conseguente mutamento della concezione stessa della rete di distribuzione.

b) Nuove tecnologie urbane: 3 città in cui sperimentare
In tema di pianificazione dell’uso e di governo del territorio, l’ideologia della regolamentazione è cattiva consigliera. La direzione deve essere quella,
seguita nei Paesi europei più avanzati, di minimizzare il consumo di suolo vergine, di green land, e di puntare invece sulla riqualificazione delle brown
lands, le aree già costruite.
L'Italia ha bei centri storici conservati bene, mentre le periferie sono disastrate. Urge un piano di riqualificazione delle periferie, di riassetto urbanistico
e d’immissione delle tecnologie urbane. Ne deriverebbe anche una rivalutazione degli immobili, in parte utilizzabile per il finanziamento del piano.
Come sedi per una coerente e sistematica sperimentazione delle politiche ambientali, di applicazione delle nuove tecnologie di risparmio e microgerazione
dell'energia, di sostegno alla creazione di PMI high tech in campo energetico ed ambientale, saranno individuate tre città di media dimensione - una nel
Nord, una nel centro e una nel Sud.

c) Il "diritto" alla larga banda
L'effettiva possibilità di accesso alla rete a larga banda deve diventare un diritto riconosciuto a tutti i cittadini e a tutte le imprese, su tutto il
territorio nazionale - dalla grande città alla montagna, in ogni Comune d’Italia - esattamente come avviene per il servizio idrico o per l'energia elettrica.
Nelle grandi città, in particolare, è possibile e necessario realizzare reti senza fili a larga banda (WI-FI, WIMAX, etc.)[12] per creare un ambiente disponibile
alla gestione di nuovi servizi collettivi.

d) Slegare il trasporto urbano e treni decenti per i pendolari
1. Occorre aprire alla concorrenza sia la rete degli autobus sia le ferrovie regionali. Ciascuno deve tornare a fare il proprio mestiere: il sussidio statale
si deve trasformare in incentivo a mettere in concorrenza la gestione delle reti mediante gare europee e le aziende di trasporto devono imparare a gestire
normali relazioni industriali in un mercato aperto. Ciascuna amministrazione comunale sarà libera di scegliere le regole che preferisce, entro un campo
di soluzioni diverse, ma lo Stato premierà solo quelle che scelgono il mercato.
2. Lo stesso meccanismo si può applicare verso le Regioni per il trasporto ferroviario. E' davvero penosa la condizione del servizio offerto a milioni
di pendolari. Solo quando cominceremo a vedere diversi operatori sulle ferrovie regionali, a confrontare diversi prezzi e standard di qualità in un mercato
aperto dei servizi, potremo soddisfare le aspettative dei pendolari. Occorre inoltre rimuovere il blocco d’ingresso alla concorrenza costituito dalla disponibilità
dei treni, garantendo ai vincitori delle gare l’opportunità di acquisire con indennizzo il materiale rotabile utilizzato fino a quel momento sulle tratte
in concorrenza.
Oggi, si presenta una grande occasione: il completamento dell’Alta velocità metterà a disposizione del trasporto regionale un aumento del 50% delle tratte
ferroviarie. È possibile dare alle aree metropolitane italiane un’armatura su ferro.

e) Infrastrutture: proporre, valutare, decidere...
Il Paese ha bisogno di infrastrutture e servizi che oggi sono ostacolati più da incapacità di decisione che da carenza di risorse finanziarie. Maggiore
partecipazione/consultazione dei cittadini e maggiore capacità di decisione sono compatibili. I progetti devono essere presentati agli enti locali ed anche
alla cittadinanza, rendendoli disponibili su web. Dopo uno spazio di tempo per la discussione e per l'ascolto di tutte le opinioni, il progetto viene rielaborato
sulla base delle osservazioni, per poi decidere con un sistema di avocazione della capacità decisionale. In questo contesto, va riformata la normativa
di valutazione d’impatto ambientale delle opere (VIA-AIA) con l'eliminazione dei tre passaggi attuali e la concentrazione in un’unica procedura di autorizzazione,
da concludere in tre mesi. Una volta assunta la decisione, deve essere previsto un divieto di revoca o l'applicazione di sanzioni pecuniarie elevate con
responsabilità erariale a carico degli amministratori pubblici interessati.
La priorità va data al trasporto ferroviario (TAV Torino-Lione-Trieste, alta capacità e trasporto urbano e locale), agli impianti per produrre energia
pulita, ai rigassificatori indispensabili per liberalizzare e diversificare l'approvvigionamento di metano, agli impianti per il trattamento dei rifiuti,
alla manutenzione ordinaria e straordinaria della rete idrica.
Ecco la novità del nostro ambientalismo del fare: basta con l'ambientalismo che cavalca ogni Nimby e impedisce di fare le infrastrutture necessarie al
Paese: l'impegno va concentrato nella realizzazione di infrastrutture veramente moderne (quindi sostenibili).

f) Stadi: costruirne nuovi e privatizzare i vecchi
Potenziare ulteriormente il ruolo dell’Istituto per il Credito sportivo come “banca” destinata a facilitare, in collaborazione con enti locali e privati,
la realizzazione su tutto il territorio nazionale di impianti sportivi di nuova generazione, moderni, flessibili ed ecologicamente compatibili.
Continuare nella realizzazione del Programma Stadi confermando l’utilizzo di risorse pubbliche esclusivamente per la concessione di mutui ed attribuendo
in via prioritaria, con una legge che individui procedure snelle e tempi certi, a soggetti privati (club di calcio, finanziatori privati) il compito di
privatizzare, realizzare e gestire moderni stadi e palazzetti secondo modelli di efficienza economica.

6. STATO SOCIALE: PIÙ EGUAGLIANZA E PIÙ SOSTEGNO ALLA FAMIGLIA, PER CRESCERE MEGLIO

a) Infortuni sul lavoro: premiare chi investe in sicurezza
La Legge delega sulla sicurezza sul lavoro prevede tutte le misure legislative necessarie: il Governo Prodi è impegnato ad emanarle prima del 13 aprile.
Ma è soprattutto questione di gestione e di corretta applicazione delle norme, in un sistema in cui disordine, mancanza di coordinamento, inefficienza
la fanno da padroni:
1. bisogna creare un'unica Agenzia Nazionale per la sicurezza sul lavoro, come luogo di indirizzo e coordinamento per l'attività ispettiva, preventiva
e repressiva, anche rafforzando il ruolo della concertazione tripartita;
2. anche grazie all'attività dell'Agenzia, potrà essere realizzato un sistema di forti premi per le imprese che investono in sicurezza, agendo sul livello
della contribuzione; al tempo stesso, una quota delle risorse del surplus INAIL deve essere utilizzata per aumentare gli indennizzi ai lavoratori infortunati
e per aggiornare le tabelle delle malattie professionali;
3. i lavoratori in nero sono i più esposti al rischio infortuni. Anche alla luce dell'esperienza applicativa della norma sulla sospensione dell'attività
per le imprese con oltre il 20% di lavoratori irregolari, vanno premiate le imprese che accolgono l'invito a regolarizzarsi e a rispettare i contratti,
come prevedono le intese realizzate tra governo e parti sociali negli ultimi 18 mesi. L'obiettivo: "cento protocolli di civiltà", uno per ogni Provincia,
in cui costruire le condizioni concertate per l'emersione.

b) Sono le donne l'asso dello sviluppo
E’ necessario trasformare l’enorme capitale umano femminile inattivo in un “asso” da giocare nella partita dello sviluppo, della competitività, del benessere
sociale[13]. Passare dal circolo vizioso ad un circolo virtuoso. Più donne occupate significa, infatti, più crescita; più nascite; famiglie più sicure
economicamente e più dinamiche ;meno minori in povertà.
Le proposte per l’occupazione femminile:
1. incentivi fiscali mirati per il lavoro delle donne (vedi Azione n. 2 - lettera c), anche al fine di favorire il secondo reddito familiare;
2. incentivi fiscali per promuovere, sul mercato, un settore di servizi “avanzati” alle famiglie, che sia insieme un settore di occupazione per le donne
e un mezzo di conciliazione;
3. legge sull’eguaglianza di genere nel mercato del lavoro, come in Spagna, e punteggi più elevati nelle graduatorie per gli appalti alle aziende che rispettano
la parità di genere.
Le proposte per la conciliazione:
1. orari flessibili e “lunghi” negli asili, nelle scuole elementari e negli uffici pubblici che rendono i principali servizi ai cittadini; gli asili chiudono
solo una settimana a Ferragosto; le scuole elementari organizzano attività estive e restano aperte anche al pomeriggio; liberalizzazione degli orari del
commercio;
2. nuovo congedo di paternità interamente retribuito, dalle imprese, come nei Paesi scandinavi, addizionale alla maternità/paternità già oggi prevista
e non fruibile dalle donne;
3. congedi parentali al 100% per 12 mesi, come in Francia;
4. incentivi alla flessibilità di orario richiesta dal dipendente.

c) Asili nido per tutti e bambini più felici, dai primi giorni di vita
L'asilo nido deve diventare un servizio universale, disponibile per chiunque ne abbia bisogno. Grazie alla cooperazione con le Regioni e gli enti locali,
al lavoro avviato dal Governo Prodi e alle risorse già disponibili, è conseguibile l'obiettivo di quadruplicare il numero dei posti entro cinque anni,
con servizi che coprano il 25% dei bambini da 0 a 3 anni, contro il 6% attuale. A questo scopo, va superato qualsiasi eccesso di minuziosa regolazione.

Un bambino su tre incontra determinanti difficoltà di sviluppo nei primi dieci mesi di vita. In molti, troppi casi questo ritardo iniziale non verrà più
recuperato. Questo fondamentale fattore d'esclusione va dunque aggredito, fornendo alle mamme in situazioni di disagio economico/sociale l'aiuto individuale
di Assistenti di maternità, che intervengano prima ancora dell'ingresso del bambino all'asilo nido e gli garantiscano le prime settimane di vita in un
contesto affettivo stabile ed accogliente.

d) Sostenere le retribuzioni basse: garantire un compenso minimo
In Italia, come in altri Paesi, un numero consistente di lavoratori hanno retribuzioni inaccettabilmente basse; si trovano per questo in una situazione
di povertà che riguarda soprattutto i lavoratori atipici, giovani donne, e che si cumula spesso con condizioni di precarietà dell'occupazione.
Questa situazione va contrastata, secondo le indicazioni della Unione Europea e dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, con misure diverse e convergenti.
1. Attraverso incentivi e disincentivi (accesso ai benefici pubblici, appalti, etc.) favorire un migliore rispetto degli standard stabiliti della contrattazione
collettiva, anche sperimentando forme concordate con le parti sociali di estensione dell'efficacia dei contratti.
2. Sostegno ai bassi salari, riducendo il cuneo fiscale sugli stessi in modo graduale (come in Francia) per rendere più conveniente alle imprese assumere
questi lavoratori a tempo indeterminato.
3. Sperimentazione di un compenso minimo legale fissato in via tripartita (parti sociali e governo), per i collaboratori economicamente dipendenti (con
l'obiettivo di raggiungere 1000/1100 euro netti mensili). Va verificato con le parti sociali se questo minimo possa essere esteso a quei lavoratori dipendenti
che non godono di adeguata protezione da parte della contrattazione collettiva. In tal modo il compenso minimo si configura come rete di protezione di
ultima istanza anche nei confronti dei minimi contrattuali.

e) Rendere sostenibile la flessibilità e combattere la precarietà
La lotta alla precarietà è indispensabile per dare prospettive di vita dignitosa ai giovani.
Si devono estendere a tutti i lavoratori le tutele fondamentali, secondo i principi della Carta dei diritti.
Non è possibile garantire stabilità ai singoli posti di lavoro, ma si può garantire continuità all’occupazione delle persone, facendo della formazione
permanente un nuovo diritto di cittadinanza. Ma non solo: ci vogliono politiche attive sul mercato del lavoro, che forniscano tutele del reddito in caso
di disoccupazione; e un sistema efficiente di servizi, di formazione e di occasioni per il reimpiego. Questo è il senso della migliore flexicurity europea,
cui intendiamo ispirarci.
Un sistema attivo si ottiene potenziando la rete dei servizi, pubblici e privati, all’impiego e introducendo forme di responsabilizzazione reciproca fra
beneficiari di sussidi e erogatori dei servizi. I primi sono tenuti non solo ad accettare offerte di impiego e di formazione, pena la decadenza dal sussidio,
ma ad attivarsi per cercare il reimpiego. Cercare lavoro è in sé un’occupazione, che per questo va retribuita, con un contratto specifico di ricerca d’occupazione.
I servizi all’impiego devono essere responsabilizzati anch’essi ad attivarsi, offrendo agli operatori incentivi specifici e strumenti adeguati (compreso
il potere di erogare le indennità e di sanzionare le inefficienze).
L'insieme delle nuove politiche per il lavoro deve essere sottoposto - per un periodo sufficientemente lungo di sperimentazione - a sistematica valutazione/misurazione
degli effetti.

f) Favorire l’accesso dei giovani al lavoro stabile
Troppi giovani sono ora “intrappolati” troppo a lungo, spesso per anni, in rapporti di lavoro precari.
Questa situazione va contrastata da una parte facendo costare di più i lavori atipici e di meno il lavoro stabile; dall’altra favorendo un percorso graduale
verso il lavoro stabile e garantito, con varie misure:
1. allungamento del periodo di prova, in misura da concertare con le parti sociali, per permettere alle imprese, e anche al lavoratore, una più adeguata
valutazione della possibilità di una assunzione a tempo indeterminato;
2. incentivazione e modulazione del contratto di apprendistato come strumento principale di formazione e di ingresso dei giovani nel lavoro. Le agevolazioni
contributive vanno graduate in rapporto alla qualità e quantità della formazione dell’apprendista, e tenendo conto dei periodi di apprendistato.
In un primo periodo, di lunghezza variabile da definire con le parti secondo le necessità di formazione, i trattamenti e le agevolazioni all’impresa restano
quelle attuali; alla fine di questo periodo si procede alla verifica della qualificazione dell’apprendista, con la possibilità di continuare il rapporto,
se necessario a completare la formazione, con ulteriori agevolazioni, ovvero di terminare il rapporto (come oggi).
Dopo questo ulteriore periodo vanno previsti incentivi all’impresa che trasforma il rapporto in contratto di lavoro a tempo indeterminato.

g) Contratti "atipici"? Devono costare di più
I contratti temporanei dovrebbero essere utilizzati soltanto per prestazioni lavorative veramente a termine, riducendone la durata massima a due anni e
imponendo ai datori di lavoro che li utilizzano il pagamento di contributi più elevati per l’assicurazione contro la disoccupazione. Infatti, chi è assunto
con contratti a termine ha più probabilità di diventare disoccupato. Il datore di lavoro deve perciò contribuire a coprire questo rischio, più di quanto
avvenga con altri contratti. Altrimenti il costo della flessibilità graverà solo sui contribuenti.

h) Dare credito alla creatività
e all'attività delle ragazze e dei ragazzi
Costituire per i giovani - allargando le misure del Protocollo sul welfare - fondi per il credito e il micro-credito, che consentano di ottenere prestiti,
con restituzione posticipata agevolata, e sostenere finanziariamente percorsi formativi e progetti imprenditoriali nei settori dell’innovazione tecnologica,
dello sviluppo sostenibile, nei servizi di utilità sociale e impegno civile.

i) Per un vero mercato delle case in affitto
La disponibilità di case in affitto in Italia è di gran lunga inferiore a quella di altri Paesi. Tale scarsa disponibilità blocca la mobilità, specie dei
giovani e delle giovani coppie.
Una svolta può derivare dalle seguenti scelte:
1. investimenti nell'edilizia residenziale pubblica ad affitto sociale, con l'obiettivo di raggiungere quote simili a quelle presenti negli altri Paesi
europei;
2. accrescere la presenza di nuovi investitori privati nel settore immobiliare, attraverso l’utilizzo di Società d’Investimento Immobiliare Quotate e la
liberalizzazione del mercato: politiche di regolazione del mercato che incentivino i proprietari a porre sul mercato degli affitti le case, anche riducendo
progressivamente le proroghe generalizzate degli sfratti;
3. introdurre l’obbligo di destinare nelle convenzioni urbanistiche una quota (es. il 15%) delle nuove costruzioni agli affitti a canone concordato;
4. varare anche in Italia interventi di social housing[14]. Non si tratta della tradizionale edilizia residenziale pubblica, destinata a fasce sociali
svantaggiate (lettera a). I fondi immobiliari di tipo etico costruiscono o acquisiscono unità abitative e le mettono sul mercato, senza sussidi pubblici,
ad affitti sostenibili. Se i terreni delle nuove costruzioni sono conferiti dai Comuni, i fondi vanno in equilibrio con affitti ancora più bassi. Si possono
promuovere fondi a controllo o a partecipazione pubblica; si possono coinvolgere nell’operazione la Cassa Depositi e Prestiti e le Fondazioni di origine
bancaria. E si può intrecciare questa attività con la dismissione e riqualificazione di tanto patrimonio immobiliare pubblico, specie degli Enti locali.

j) Per l'invecchiamento attivo
Il nostro tasso di occupazione degli over 50 è sotto la media europea. Occorrono misure diverse: agevolazioni alle imprese che assumono over 50 a tempo
indeterminato, incentivi ai lavoratori che prolungano il lavoro oltre l’età pensionabile (sopravvalutazione del tempo di lavoro ai fini della pensione,
abolizione del divieto di cumulo fra retribuzione e pensione), part-time misto a pensione.

k) Il buono-servizio per i non autosufficienti e i diversamente abili
1. Elevare gradualmente l’importo mensile dell’indennità di accompagnamento da 455 fino a 600 euro in media per il 30% degli utenti (450.000 persone) che
hanno maggiore bisogno di assistenza, mantenendo il valore attuale per le altre. L’accesso alla misura rimane sulla base del bisogno: l’ammontare è determinato
in base all’Indicatore di Situazione Economica Equivalente.
2. Affiancare all’indennità di accompagnamento monetaria per i cittadini non autosufficienti e i diversamente abili la possibilità per loro di optare per
una dotazione mensile, di valore maggiore dell’indennità e finanziata anch’essa dallo Stato, di buoni-servizio per l’acquisto di servizi di assistenza
domiciliare integrata organizzati dai comuni:
- i buoni sono nominativi e non trasferibili;
- possono essere spesi dal cittadino solo per l’acquisto di servizi offerti dai comuni o da erogatori (cooperative, organizzazioni no profit, etc.) accreditati
e regolati dai comuni.

l) Governare l’immigrazione per non subirla
Affinché l’immigrazione sia vissuta non come una minaccia, ma come un'opportunità, è necessario che essa sia governata e non subita.
1. La legge Bossi-Fini produce immigrazione irregolare. Deve essere introdotta una modalità d’ingresso sponsorizzata e garantita da associazioni certificate
e da enti locali, che permetta - entro limiti temporali prestabiliti - la ricerca di lavoro. Nell’ambito di una programmazione imperniata su una corretta
lettura del fabbisogno di forza lavoro e di sostenibilità sociale dei nuovi ingressi, la politica migratoria deve incoraggiare l’afflusso di lavoratori
con profili professionali di qualità.
2. Si deve procedere all’estensione della durata dei permessi di soggiorno, alla semplificazione delle modalità dei rinnovi, alla conservazione delle prerogative
del soggiornante regolare nelle more dei rinnovi, a prestare la massima cura nel rendere efficienti, produttivi e rapidi i meccanismi amministrativi, passando
la responsabilità dei rinnovi ai comuni.
3. E’ necessario un patto di cittadinanza con gli immigrati, basato su un sistema chiaro di diritti e di doveri, con al centro i valori fondanti della
nostra Costituzione. Si deve poi prevedere la concessione del diritto di voto amministrativo dopo un congruo periodo di residenza regolare (cinque anni)
su richiesta degli interessati (in analogia al trattamento previsto dalla normativa per i comunitari). Quindi, una riforma delle norme sulla cittadinanza
che introduca il principio dello jus soli, affinché i bambini nati o cresciuti in Italia possano acquisire la cittadinanza italiana e che contempli una
verifica dell’integrazione sociale e linguistica dell’immigrato per il conseguimento della cittadinanza.
4. Favorire la regolarità dell’ingresso e della permanenza nel Paese e contrastare duramente la clandestinità e la criminalità.
Dare migliore efficacia ed effettività ai provvedimenti di espulsione ed organizzare un sistema di contrasto della clandestinità in cui siano presenti
i Centri di Identificazione e Garanzia per la determinazione dell’identità degli irregolari, al fine di permetterne il rimpatrio, che va sostenuto anche
con programmi di rimpatrio volontario ed assistito attraverso il Fondo Rimpatri.
Le donne straniere che denunciano violenze familiari devono ricevere un permesso di soggiorno per motivi di protezione umana.

m) Sanità: più imprenditorialità, meno intrusioni della politica
La Sanità italiana è al secondo posto nella graduatoria dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: ciò è il frutto dell'impianto universalistico del nostro
Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che garantisce ai cittadini standard generalizzati di assistenza e presenta centri di eccellenza di livello internazionale.
Il SSN è dunque un patrimonio che va valorizzato e rafforzato, correggendo gli squilibri territoriali che limitano il diritto alla salute in alcune Regioni
del Paese, specie nel Mezzogiorno, nonché le rigidità organizzative e le lentezze burocratiche che provocano file di attesa e disagi ai cittadini.
1. Modificare - rendendole più trasparenti - le relazioni contrattuali tra Regione ed Aziende ospedaliere, combinando le soluzioni positivamente adottate
in alcune Regioni - finanziamento ex ante di un'offerta equilibrata di servizi sul territorio - e quelle fondate sullo sviluppo di un certo grado di concorrenza
tra le strutture, tramite la capacità di attirare pazienti. Questo metodo segnalerebbe alla Regione le strutture migliori e quelle con performances peggiori
e aiuterebbe a sciogliere il nodo del corretto rapporto tra management ospedaliero e direzione politica.
E' necessario poi attuare - in cooperazione con le Regioni - un piano di ammodernamento strutturale e tecnologico della rete ospedaliera, per migliorare
i livelli di sicurezza e la qualità delle cure.
2. Il Governo del PD si impegna a ridurre le liste di attesa, che creano intollerabili differenze tra i cittadini. La legge n. 120 del 2007 ha introdotto
il concetto di "urgenza differibile", sulla cui base un cittadino ha il diritto di essere assistito dal SSN entro 72 ore dalla richiesta, per tutte le
patologie che, pur essendo urgenti, non necessitano di pronto soccorso o ricovero immediato. I tempi medi di attesa per una prestazione devono equivalersi
nell'attività pubblica istituzionale e in quella libero professionale.
3. Il caso delle nomine clientelari e partitiche nella Sanità è quello sotto il mirino dei media, anche se non è certamente l’unico. Per questo il PD sosterrà
il ddl predisposto dal Governo Prodi sulla “Qualità e sicurezza del SSN”, che contiene due importanti innovazioni: l’istituzione di un sistema nazionale
e regionale di valutazione dei risultati del SSN, nonché procedure di selezione e nomina del personale amministrativo e medico volte a valorizzare le competenze
tecniche e a neutralizzare le interferenze dirette della politica. La politica sceglie il ministro, il sottosegretario, l’assessore alla Sanità, ma non
deve scegliere i primari. Attraverso le opportune intese con le Regioni, si deve giungere a modifiche legislative e regolamentari tali da consentire che
la nomina dei Direttori Generali delle ASL sia effettuata attraverso la designazione da parte di una Commissione regionale di tre tecnici-saggi, che procedono
alla selezione dei candidati attraverso pubbliche audizioni. Alla fine di questa procedura - e solo allora - interviene la decisione del Presidente Regionale.
In alternativa, può essere perseguita la strada di un albo nazionale garantito da rigorose procedure concorsuali pubbliche, dal quale le singole Regioni
potranno scegliere le persone più adatte in base ad un rapporto fiduciario.
4. Gli italiani spendono di tasca propria almeno 25-30 miliardi di euro per servizi e prestazioni sanitarie che acquistano sul mercato, specie in aree
come l'odontoiatria. È quindi necessario operare per lo sviluppo di un pilastro realizzato su basi complementari, anche attraverso un patto con Sindacati
e Imprese per favorirne l'inserimento nella libera contrattazione. In particolare, è opportuna la creazione di un Fondo odontoiatrico promosso dal pubblico
e contribuito volontariamente dai cittadini. Due gli effetti positivi: il Fondo avrebbe maggior potere di acquisto delle prestazioni odontoiatriche, facendone
abbassare il costo di mercato; e i contributi godrebbero di sgravi fiscali, rapidamente coperti dalla emersione. Gli enti locali che lo volessero potrebbero
finanziare la contribuzione al Fondo per le categorie "deboli".
5. È indispensabile una forte iniezione di innovazione nel sistema. Ad esempio, con la telemedicina: un grande programma di diffusione di tecnologie, in
grado di far dialogare il cittadino con le strutture e con i professionisti, per quanto possibile, da casa, facendo muovere le informazioni invece dei
pazienti. Si devono far dialogare i professionisti per raggiungere efficacia ed efficienza nelle prestazioni fornite, valorizzando la medicina di base
come serio e reale filtro verso le prestazioni ospedaliere.
È necessario, per le persone affette da "malattie rare", accrescere l'impegno per la ricerca e per iniziative specifiche, quali: best practices cliniche
in materia di riabilitazione, riconosciute a livello internazionale; intervento multidisciplinare a favore del singolo paziente; promozione di centri di
eccellenza nazionali di riferimento per le singole patologie; valorizzazione delle associazioni di pazienti come interlocutori istituzionali.

n) Attuare la 194, in tutte le sue parti
Il dramma dell’aborto è una esperienza che le donne vogliono evitare. Devono essere aiutate a farlo, attraverso un più vigoroso impegno e il potenziamento
delle strutture sanitarie pubbliche e del volontariato.
L’accoglienza della vita è un valore per la società e va favorita e promossa con azioni specifiche a sostegno delle donne. Educare alla procreazione responsabile,
alla genitorialità, con particolare riferimento alle donne immigrate ed ai giovani, è un obiettivo prioritario per il PD.
La legge 194 è una legge equilibrata, che ha conseguito buoni risultati: ha consentito una maggiore tutela della salute della donna e favorito una forte
riduzione del numero degli aborti. Il PD si impegna dunque ad attuarla, anche alla luce delle nuove possibilità offerte dalla scienza, in tutte le sue
parti. L'obiettivo è un'ulteriore riduzione del numero degli aborti, anche attraverso azioni specifiche rivolte alle famiglie di immigrati e ai giovani.

7. CULTURA, SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA: PIÙ AUTONOMIA, PER L'EQUITÀ E L'ECCELLENZA

a) Scuola: quattro obiettivi precisi
1. Assicurare il successo educativo a tutti i ragazzi fino ai sedici anni.
2. Portare al diploma almeno l’85% dei nostri ragazzi, e comunque fare sì che nessuno lasci i percorsi di istruzione senza una qualificazione spendibile
sul mercato del lavoro.
3. Proseguire l’azione per ridare peso e valore, accanto ai licei, agli istituti tecnici e professionali di stato, in un sistema nazionale, articolato
sul territorio, di istruzione tecnica, anche di livello superiore.
4. Integrare l'educazione all'arte, dalle scuole primarie all'università, aumentando le forme di cooperazione tra sistema dell'istruzione e sistema culturale.

b) Autonomia fa migliore educazione
Realizzare un nuovo salto nell'autonomia degli Istituti scolastici, facendo leva sulle capacità manageriali dei loro dirigenti, all'interno di organi di
governo aperti al contesto sociale e territoriale; sulla piena responsabilità degli insegnanti nel definire - nel quadro di regole generali di funzionamento
del sistema e di indirizzi nazionali - gli specifici contenuti dell'insegnamento; sulla valutazione sistematica dei risultati; sulla possibilità effettiva
dei genitori di scegliere sul territorio la scuola cui iscrivere i figli e di partecipare consapevolmente alla sua gestione. Le scuole dell’autonomia devono
essere più libere, condizione essenziale per poter essere valutate. Devono poter disporre della flessibilità necessaria nell’orario, nella promozione della
formazione degli insegnanti (anche attraverso periodi sabbatici) e nella gestione degli organici, per reggere l’innovazione didattica e organizzativa necessaria.
In questo quadro, va pienamente valorizzata la professionalità docente, avviando una vera e propria carriera professionale degli insegnanti, che valorizzi
il merito e l’impegno.

c) Più ore di matematica
Nel contesto di un'azione volta a rafforzare le fondamentali competenze di base, accrescere le competenze matematiche e scientifiche dei nostri studenti,
anche attraverso un ampliamento delle ore di insegnamento e un programma straordinario di reclutamento di insegnanti, in modo tale da compensare, entro
la Legislatura, il gap di conoscenze specifiche rispetto alla media dei Paesi OCSE.
È necessario ampliare gli spazi dell'apprendimento dell'inglese e sperimentare l'insegnamento in inglese di una materia curricolare. Dovranno essere immediatamente
attivati i necessari corsi di formazione degli insegnanti.

d) Scuole belle ed aperte, anche ai nonni
Lo stato di abbandono e di scarsa manutenzione degli edifici scolastici è molto grave. Il Governo Prodi ha visto giusto lanciando il programma nazionale
per l’edilizia scolastica. Ci sono risorse non solo per riqualificare le strutture esistenti, ma per farne i luoghi più belli e accoglienti del quartiere,
con architetture nuove, attrezzature didattiche di qualità, strumenti tecnologici e ampia dotazione di servizi.
Ciò consentirà di svolgere meglio prima di tutto la funzione scolastica, accorpando nello stesso edificio diversi cicli e indirizzi formativi, in veri
e propri "campus della scuola dell’obbligo".
Dopo la ristrutturazione, questi patrimoni pubblici dovranno essere utilizzati al massimo grado, tenendoli aperti giorno e sera. Innanzitutto, per riportare
anche i genitori e gli adulti a studiare. Possono diventare centri di iniziative contro l’evasione dell’obbligo scolastico e per il recupero di ragazzi
in difficoltà. Dalla musica, al teatro, all’arte, al multimediale, tutte le forme di espressione culturale dei giovani devono trovare nel campus la propria
casa di produzione. Dalla formazione di piccole orchestre e cori, all’alfabetizzazione tecnologica della cittadinanza e per l’accesso ai nuovi servizi
di e-government, creando anche le condizioni di scambio tra le diverse generazioni (ad esempio, impegnando i ragazzi ad educare i nonni all’uso di internet).
Cento di questi "campus" dovranno essere pronti per il 2010.

e) Scuola primaria e sport
Estendere a tutta la scuola primaria l’introduzione della pratica motoria nel ciclo curricolare. Adottare la legge per lo sport per tutti destinata a disciplinare,
con le Regioni e gli enti locali, il miglior funzionamento del Fondo per lo sport di cittadinanza

f) Modernizzare le Università e creare una nuova leva di ricercatori
1. L'università deve essere un motore essenziale della mobilità sociale e della crescita.
a. Riduzione del numero di sedi universitarie e promozione della la loro specializzazione in poche discipline, per raggiungere livelli di eccellenza.
b. Modernizzazione delle Università italiane, esaltando la loro autonomia finanziaria, introducendo forme sistematiche di valutazione efficace dell'utilizzo
di risorse, incentivi e disincentivi, aumentando la competizione tra gli atenei. Vogliamo portare in 10 anni il trasferimento pubblico per l’università
e la ricerca al livello dei Paesi più attivi e vitali nell’economia globale, ma far sì che una quota crescente, fino ad arrivare almeno 30%, sia trasferita
tramite valutazione, avvalendosi dell'Agenzia Nazionale della Valutazione dell'Università e della Ricerca istituita dal Governo Prodi.
c. Nell'ambito del sistema nazionale dell'istruzione universitaria, va riconosciuta effettiva autonomia agli atenei e promossa la loro internazionalizzazione,
per rompere chiusure baronali e portare l'università italiana nel novero dell'eccellenza mondiale. Ciascun ateneo deve essere libero di assumere personale
docente italiano e straniero, di darsi il sistema di governo che ritiene più adeguato, di stabilire le norme per l’ammissione degli studenti, di fissare
liberamente le rette.
d. Garantita la funzione pubblica dell'insegnamento universitario, va perseguita la possibilità di utilizzo del regime privatistico per i docenti nuovi
assunti, agendo contemporaneamente per un rinnovamento del corpo docente universitario che abbatta l’incertezza dei lunghi precariati.
e. Più concorrenza dal lato della domanda e borse di studio spendibili in qualsiasi università. Sviluppare sistemi per la concessione di prestiti d’onore,
la cui restituzione potrebbe essere collegata ai redditi conseguiti dopo la conclusione degli studi. Indirizzare il ruolo delle fondazioni bancarie verso
la formazione di capitale umano, con borse di studio e investimenti a favore delle strutture.
f. Potenziamento della rete di Politecnici, che funzioni da dorsale tecnologica del Paese.
g. Progettazione e realizzazione di una grande università telematica pubblica.
h. ERASMUS effettivamente accessibili a tutti gli studenti universitari italiani, sostenendo con adeguate borse di studio coloro che provengono da famiglie
non abbienti.
2. Favorire la ricerca non finalizzata, con l’obiettivo di:
a. creare una nuova leva di giovani ricercatori;
b. investire su questi ricercatori come risorsa per modernizzare il funzionamento delle istituzioni di ricerca;
c. investire nella creazione di quell’”eccesso di capacità” che è precondizione di ogni ricerca finalizzata.
Per il conseguimento di questo secondo obiettivo, serve un programma, gestito da un’agenzia indipendente, per selezionare, con criteri internazionali,
1000 giovani ricercatori (italiani e stranieri) ad alto potenziale, ai quali finanziare altrettante idee di ricerca per un periodo di dieci anni, con contratti
di ricerca individuali e adeguato budget per spese di progetto (spesa preventivabile: 800-1000 milioni di euro nel decennio). Non si dovrebbero porre altre
condizioni, se non la qualità scientifica dei proponenti e l’accettazione di regole di valutazione di tale qualità nel corso dell'attività.

g) Cultura: il più importante investimento
Il PD è nato sotto la spinta di una concezione vitale e non burocratica della cultura, ispiratrice di una visione alta del vivere e rivelatrice di bisogni
spirituali non ancora palesati. La sua espressione concreta nella scienza, nelle arti e nel rispetto dei beni testamentari del nostro glorioso passato,
è al centro degli interessi e della politica del PD. Le giovani generazioni saranno messe in grado di concepire la cultura come il più importante investimento.
Ci impegnamo a riformare l’intero sistema culturale, rendendolo più produttivo e favorendo lo sviluppo di ogni suo segmento:
1. Convergenti politiche dal lato dell'offerta e della domanda di ricerca, puntando sulla modernizzazione di grandi servizi pubblici (infomobilità, energia
sostenibile, beni culturali, aerospazio, e-government, infrastrutture): una frazione della domanda pubblica sempre impegnata attraverso contratti con Università
o Enti di Ricerca. Realizzazione di concorsi di idee e di commissioni pubbliche di nuove opere artistiche, architettoniche e urbanistiche in tutto il territorio
nazionale.
2. Crediti d'imposta automatici (vedi 8b) per le imprese che assumono "scienziati" per attività di progettazione e ricerca e progetto di venture capital
promosso da Cassa Depositi e Prestiti nel settore dell'innovazione: robotica, social network, meccatronica, biotech.
3. Accrescere l'autonomia e premiare l'imprenditorialità delle organizzazioni culturali e introdurre sistemi di valutazione, per massimizzare gli effetti
dei finanziamenti pubblici nel settore[15].
4. Istituire il Centro nazionale per il cinema e l'audiovisivo, per razionalizzare e semplificare il sistema pubblico di sostegno e promozione dell'intero
settore, passando dall'attuale frammentazione delle competenze amministrative ad una gestione unitaria. A ciò concorre l'istituzione del nuovo Fondo di
finanziamento per il cinema e l'audiovisivo (vedi Azione n. 12/4).

8. IMPRESE PIÙ FORTI, PER COMPETERE MEGLIO

a) Nuove regole, per andare oltre il capitalismo "relazionale"
Proponiamo cinque iniziative, da attuare in parallelo e non in sequenza[16].
1. Una prima iniziativa normativa è volta ad applicare parti della cosiddetta Legge Amato (1990) ai settori industriali e dei servizi non finanziari. In
particolare, essa dovrebbe offrire incentivi a:
a. le imprese industriali di piccole e medie dimensioni che attuano processi di concentrazione e/o costruiscono efficaci reti integrate di imprese nei
mercati internazionali;
b. le stesse imprese che ‘aprono’ la propria struttura proprietaria ‘chiusa’ e – se richiesto dalla complessità della nuova dimensione organizzativa –
si dotano di manager indipendenti dal proprietario-imprenditore-capo famiglia e – in generale – di forme evolute di corporate governance;
c. le attività di servizio che, potendo sfruttare economie di scala e di scopo, si aggregano e assumono una più complessa forma societaria e organizzativa.
2. Una seconda iniziativa normativa riguarda qualche modifica da apportare alla Legge del 2001 sul nuovo diritto societario. In particolare, si tratterebbe
di incentivare a quotarsi in mercati regolamentati le società per azioni non quotate ma con caratteristiche da quotate, riducendo i divari fra i requisiti
richiesti alle Spa quotate e quelli richiesti alle Spa ‘aperte’ non quotate; alleggerire la regolamentazione delle Spa ‘chiuse’ e, come tali, non quotate.
3. Una terza, l'approvazione di una disciplina dei rapporti con parti collegate più rispettosa dei diritti e degli interessi delle minoranze; in modo tale
da ridurre i cosiddetti "benefici privati del controllo", e, per questa via, accrescere l'effettiva contendibilità delle imprese.
4. Una quarta iniziativa normativa e di policy riguarda l’esigenza di erodere gli ampi spazi di rendita, che si annidano nella maggior parte dei servizi
non finanziari, mediante processi di liberalizzazione.
5. Infine i conflitti di interesse vanno rimossi nella nuova logica dell'intervento pubblico: li elimina uno stato che fa meno gestione diretta, concentrandosi
su leggi antitrust.

b) Basta col fondo perduto: tutto per la ricerca e l'innovazione
Le politiche per il rilancio della competitività delle imprese[17] dovranno puntare sulla ricerca e l’innovazione, confermando le scelte strategiche impostate
dal Programma Industria 2015.
Progressiva riduzione dei sistemi tradizionali di incentivazione alle imprese, spostando le risorse pubbliche verso strumenti largamente automatici, che
garantiscano riduzione dei costi amministrativi di gestione e un quadro di certezze e stabilità nel tempo per chi investe.
Rendere strutturale il credito d’imposta su ricerca e sviluppo, che rappresenta uno strumento molto potente per le PMI, e può favorire una riqualificazione
del rapporto tra imprese e università.
Sul lato delle nuove frontiere tecnologiche, in particolare nei settori legati a sviluppo sostenibile, salute e benessere, creare le condizioni per lo
sviluppo di nuove filiere produttive ad elevato contenuto innovativo, agendo sia sul versante della riqualificazione della domanda pubblica, sia sul versante
del sostegno a progetti di innovazione realizzati dal sistema delle imprese.
Per le PMI, sostenere processi di collaborazione industriale per la realizzazione di reti di imprese in grado, da un lato, di valorizzare lo straordinario
patrimonio di vitalità imprenditoriale del nostro paese e dall’altro di affrontare i necessari processi di innovazione tecnologica ed internazionalizzazione
produttiva.

c) Contro la burocrazia: semplificare la vita a cittadini e imprese
1. Le tasse non sono solo quelle che si definiscono tali. Alla pressione fiscale andrebbe aggiunta la pressione burocratica, cioè il peso (monetario) delle
procedure burocratiche addossate ai cittadini e alle imprese. La responsabilità della pressione burocratica è in larghissima misura del Parlamento che
legifera senza vincoli sotto questo profilo. La proposta: in tutti i casi in cui il Parlamento intenda introdurre una nuova procedura, deve obbligatoriamente
procedere a valutarne il costo monetario per cittadini ed imprese e deve obbligatoriamente procedere ad attribuire a cittadini ed imprese un credito d'imposta
pari al 50% di quel costo. Il Parlamento smetterebbe di legiferare "gratis" in questo campo.
2. Divieto - a far data dal 1° gennaio 2009 - per le Pubbliche Amministrazioni di richiedere ai cittadini ed alle imprese documenti e certificati compilati
e/o emessi dalle stesse P.A. in senso lato[18]. Obbligo, per le amministrazioni dello Stato di mettere on line i documenti ed i certificati che potrebbero
essere richiesti da altre amministrazioni. Commissariamento per le amministrazioni che non lo avessero fatto entro la data prevista.
3. Il debito non è quello che si definisce tale. Infatti, al debito ufficiale bisognerebbe aggiungere i rimborsi fiscali (Iva, Ire ed Ires) che a volte
risalgono a 10 anni fa, nonché le somme dovute dalle pubbliche amministrazioni (in particolare dalle Aziende sanitarie alle imprese). Realizziamo un’emissione
straordinaria di titoli per coprire il pregresso e stabiliamo per legge che oltre i sei (da ridurre, nel medio periodo, a tre) mesi di ritardo della amministrazione
fiscale e delle pubbliche amministrazioni si faccia luogo alle stesse procedure che queste amministrazioni usano nei confronti dei cittadini. Sarà una
buona base per sciogliere un secondo, intricatissimo nodo: la lentezza esasperante dei “lavori pubblici”. Basterà seguire il buon esempio offerto dalle
realizzazioni delle opere pubbliche per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia: stanno procedendo ad un ritmo dieci volte superiore a quello usuale.
Dunque, cambiato quel che c'è da cambiare, si adottino come “normali” quelle procedure straordinarie.
4. Passare dall'amministrazione che autorizza, all'impresa responsabile della proprio attività[19].
Le Agenzie per le imprese, enti privati promossi dalle Associazioni o da professionisti associati, sono lo strumento attraverso il quale l'impresa diffusa
può accedere ad un nuovo rapporto con le Pubbliche Amministrazioni, fondato sull'autocertificazione e sui controlli ex post.

d) Promuovere la buona agricoltura
1. Spostare più risorse comunitarie dagli aiuti diretti al mercato verso le Politiche di Sviluppo Rurale (con particolare riferimento alle zone svantaggiate
e di montagna), in coerenza con lo spirito della riforma della Politica Agricola Comune (PAC), che è stato sostanzialmente tradito nella sua applicazione.
2. Incentivare la diffusione dell'agricoltura biologica, utilizzando al meglio lo strumento del relativo Piano e prevedendo la creazione di un Marchio
per il Biologico italiano[20].
3. Avviare un intervento coerente ed organico per lo sviluppo delle bioenergie, che dia un quadro di certezze nel lungo periodo, sia per quanto riguarda
gli incentivi fiscali, sia per quanto riguarda l'assetto normativo.
4. Porre un efficace freno al processo di continua erosione delle superfici destinate all'agricoltura da parte di altre tipologie di utilizzo.
5. Dare finalmente attuazione alla legge sull'indicazione in etichetta dell'origine delle materie prime agricole trasformate.
6. Favorire la filiera corta e il rapporto diretto tra i produttori agricoli e agroalimentari e i consumatori.
7. Difendere i marchi DOP e IGP a livello comunitario e in sede di accordi WTO.
8. Intensificare il sistema dei controlli per combattere l' "agropirateria" e le frodi alimentari.

e) Turismo: lo stato promuova l'Italia nel mondo
In attesa di una riforma del Titolo V della Costituzione, attraverso un'azione concertata con le Regioni deve essere riassunta in capo allo Stato la definizione
della strategia nazionale per lo sviluppo del Turismo. Deve invece restare affidata alle Regioni la gestione delle politiche di regolazione e sostegno
delle attività turistiche.
In questo quadro, il Governo del PD si impegna a promuovere un'iniziativa in sede europea per l'applicazione di un'aliquota IVA ridotta alle attività turistiche
nel loro complesso o a segmenti significativi delle stesse.

f) Più democrazia economica
Imprenditore e lavoratore sono legati da un "comune destino". E' quindi necessario dare avvio a forme più avanzate di democrazia economica, anche per consentire
ai lavoratori di partecipare ai profitti dell'impresa.
1. Partecipazione finanziaria. Si può "affiancare" al risparmio individuale, gestito da investitori istituzionali, un mercato di capitali "da lavoro dipendente",
con l'azionariato dei dipendenti e un più forte ruolo dei fondi pensione promossi dalla contrattazione collettiva.
2. Il modello duale nella governance d'impresa, anche prevedendo la presenza dei rappresentanti dei lavoratori nel Consiglio di Sorveglianza.
3. Forme negoziate tra le parti di costruzione di un legame diretto tra componenti della retribuzione dei lavoratori e utili di impresa (al di là della
contrattazione di secondo livello, fondata sulla produttività).
4. Diffusione del ricorso alla Responsabilità Sociale d'Impresa.

9. CONCORRENZA PRODUCE CRESCITA

a) Una legge all'anno e autorità più forti
1. Rendere sistematica nell’ordinamento l’analisi della necessità e della proporzionatezza delle restrizioni normative e amministrative esistenti o da
adottare. Devono rimanere vigenti solo quelle misure restrittive che sono strettamente necessarie e proporzionate al perseguimento dell’interesse generale.
2. Approvare una legge all’anno sulla concorrenza, impegnando il Parlamento ad istituire una Commissione speciale di esame, con sessione di lavoro e tempi
definiti (3 mesi) per esaminare in modo sistematico le segnalazioni e i pareri espressi dall’Autorità Antitrust in materia di restrizioni ingiustificate
alla concorrenza ed orientare l’attività normativa verso l’eliminazione degli ostacoli rilevati dall’Antitrust; e impegnando la Conferenza Stato-Regioni
a dedicare una seduta straordinaria rivolta all’assunzione di impegni reciproci e vincolanti nel campo della regolazione dei mercati e delle attività economiche.
Nella prima legge annuale, inserire le misure di liberalizzazione (telefonia, trasporto ferroviario, trasporti locali, distribuzione di carburanti, semplificazioni
per le imprese) previsto dal terzo pacchetto Bersani, approvato in un solo ramo del parlamento nella XV Legislatura.
3. Per fare funzionare al meglio i mercati gradualmente aperti alla concorrenza, le Autorità di regolazione sono essenziali.
Va quindi:
a. realizzata la riforma e l’armonizzazione dei meccanismi di nomina dei vertici di tutte le Autorità indipendenti: proposta del Governo e parere vincolante
delle commissioni parlamentari competenti; procedimento trasparente, preceduto dalla pubblicazione dei profili dei nominativi proposti dal governo (se
non addirittura di call pubblico delle candidature) e audizioni parlamentari per ciascuno di essi. In definitiva, il deterrente migliore è il controllo
sociale (o il suo timore);
b. previsto che i componenti di ciascuna Autorità scadano in tempi diversi, come accade nel caso della Corte Costituzionale;
c. introdotta e rafforzata l'attività di regolazione nei settori privi di Autorità (ad esempio, i trasporti), e previsto il coordinamento statale della
regolazione dei servizi pubblici erogati da Regioni e Comuni: può provvedervi un’Autorità nazionale, espressione congiunta dello Stato, delle Regioni e
dei Comuni.
4. Nel settore dei servizi bancari vanno conseguiti la riduzione dei costi dei servizi offerti, la trasparenza e la semplificazione dei contratti, la diffusione
degli strumenti di pagamento elettronici, il miglioramento delle opportunità di finanziamento di famiglie e imprese, attraverso l’introduzione di forme
di autoregolamentazione del settore e intese tra Governo, associazioni di rappresentanza e parti sociali interessate.

b) Servizi pubblici di qualità, a prezzi più bassi
La qualità e l’efficienza dei servizi pubblici rappresentano una variabile fondamentale per la qualità della vita di una collettività (anche ai fini della
tutela effettiva degli strati più deboli della popolazione) e per la competitività del sistema economico. L’obiettivo è la garanzia universale dei servizi
pubblici al massimo livello di qualità, al minimo costo di produzione e con la più ampia trasparenza dei meccanismi di determinazione delle tariffe.
Per garantire la qualità e l’universalità di questi “servizi di interesse generale”, il “pubblico” deve definire, a livello nazionale, gli standard minimi
di qualità, associati a controlli rigorosi e a sanzioni incisive. Nei controlli sarà necessario coinvolgere a pieno titolo i cittadini-utenti, con forme
sistematiche e trasparenti di raccolta dei reclami, delle segnalazioni, dei suggerimenti e con la garanzia del rimborso dei danni subiti a causa del mancato
rispetto degli standard minimi.
Un ulteriore fattore di modernizzazione dei servizi pubblici è costituito dall'aumento del grado di concorrenza nella loro erogazione. E’ indispensabile
che i cittadini/clienti (siano essi famiglie o imprese) possano godere dei vantaggi derivanti da un mercato nel quale più operatori competono tra loro
sul prezzo e sulla qualità del servizio, al fine di aggiudicarsi la preferenza dei clienti: la possibilità di scegliere tra offerte diverse è quindi un
presupposto indispensabile. Là dove questo non sia tecnicamente possibile (ad esempio nella gestione di reti), il fornitore del servizio, per un tempo
predefinito (che consenta gli investimenti necessari, ma non pregiudichi la possibilità di nuovi, futuri fornitori) va individuato attraverso gare che
siano aggiudicate sulla base del fondamentale criterio di incrementare i benefici per i cittadini/clienti, sia attraverso una diminuzione dei prezzi loro
applicati, sia attraverso la previsione di investimenti che garantiscano la sicurezza del servizio e la diminuzione futura dei costi, incentivando l’efficienza
del processo di fornitura.

c) Professionisti in Società
Anche per valorizzare le capacità dei giovani professionisti, che non dispongono (ancora) dei capitali necessari ad organizzare studi associati competitivi,
è necessario consentire la costituzione di società di capitali, secondo gli ordinari modelli societari previsti dal libro V del Codice civile, aventi per
oggetto esclusivo l’esercizio della professione o di più professioni (società multiprofessionali)[21].

d) Valorizzare le Associazioni dei consumatori
Per incidere sulle cause strutturali del carovita è necessario combinare lo strumento della concorrenza (già vigorosamente utilizzato dal Governo Prodi)
con quello della regolazione, incentivando processi di razionalizzazione e ammodernamento delle infrastrutture logistiche essenziali. Dovrà essere valorizzata
la voce delle associazioni "consumeristiche" in adeguate forme di coordinamento che ne superino l'attuale frammentazione.

10. SUD E MEDITERRANEO: puntare tutto sulle infrastrutture materiali
e immateriali e sul miglioramento della qualità dei servizi pubblici

Per far ripartire il Sud e renderlo una opportunità-Paese bisogna ricordare, innanzitutto, che dove sta bene un cittadino sta bene un’impresa. Ciò significa
riduzione degli incentivi finanziari a vantaggio degli investimenti sul capitale sociale e, in particolare, significa dare rilevanza strategica agli obiettivi
di servizio, finanziando con adeguate premialità target misurabili in campi come acqua, istruzione di base, servizi di cura per infanzia e anziani, così
da restituire una cittadinanza piena agli individui attraverso l’acquisizione di diritti e mettere le basi per creare un contesto favorevole allo sviluppo
economico. Lo stesso vale per il tema della sicurezza, sulla quale è giusto convogliare consistenti risorse della politica regionale, nazionale e comunitaria.
Occorre una drastica revisione dei programmi, e un altrettanto drastico accentramento delle risorse su pochi obiettivi, quantificabili e controllabili.
Il nostro obiettivo è quello di portare entro il 2013 la rete delle infrastrutture e dei servizi per i cittadini, le imprese e le istituzioni del Mezzogiorno
a dimezzare il gap accumulato rispetto al Centro-Nord. Si tratta, in primo luogo, delle infrastrutture della mobilità: strade, ferrovie, porti, aeroporti
e autostrade del mare. Almeno il 50% delle risorse comunitarie sarà impegnato su questi progetti. E poi, servizi pubblici essenziali, per i quali vanno
stabiliti obiettivi-standard: dal servizio idrico all’ambiente, dall’energia alla scuola, dalla giustizia alle università. Per realizzare questa strategia
- spendere i fondi comunitari sulle effettive priorità e spenderli con un sistema di valutazione e di premialità basato sulla qualità dei servizi e non
più sulla velocità della spesa - è indispensabile rafforzare il ruolo di coordinamento e di indirizzo del Governo nazionale. Le Regioni del Mezzogiorno
non devono essere lasciate sole, ma non devono neppure rifiutare un aiuto, sempre più necessario, per migliorare la qualità, la competenza e la verificabilità
dei risultati dell’intervento pubblico, in aree e in contesti in cui le istituzioni e la legalità vanno protette e salvaguardate come il primo bene pubblico.

11. LA DEMOCRAZIA GOVERNANTE

a) Valorizzare la sovranità popolare
Le scelte di riforma devono essere condivise dalle principali forze politiche, per resistere alle possibili alternanze di governo[22]. Per questo, ferme
restando queste finalità, siamo disponibili alle più ampie convergenze sia rispetto ai mezzi più efficaci, sia alle procedure più condivise.
La democrazia governante richiede anzitutto il pieno esercizio della sovranità popolare. E’ inaccettabile ritenere gli elettori italiani, solo sul piano
nazionale, dei minorenni incapaci di scelte chiare e dirette. Per questo, anche per rispondere tempestivamente e responsabilmente ai referendum elettorali,
appare necessaria la scelta diretta di soli 470 deputati in collegi uninominali maggioritari a doppio turno. Un sistema di primarie regolate per legge
garantirebbe apertura democratica nella scelta dei candidati; per i deputati che si presentano con lo stesso simbolo va previsto - in attuazione dell'art.
51 della Costituzione - il vincolo di presentare metà candidati uomini e metà donne. Quel sistema elettorale ben si presterebbe a stabilizzare un bipolarismo
fondato su grandi partiti a vocazione maggioritaria, quale si va configurando già in questa elezione, a partire dalle scelte unilaterali fatte dal PD.
Il PD è disponibile anche ad esaminare ipotesi di sistemi elettorali diversi, a condizione che possano corrispondere alla medesima finalità. Quanto alla
forma di governo, si tratta di verificare quale tra i modelli delle grandi democrazie contemporanee possa incontrare il maggiore consenso. In ogni caso,
qualora si convenisse di muoversi nel solco dell'attuale assetto parlamentare, il Presidente del Consiglio, nominato dal Capo dello Stato sulla base dei
risultati della Camera, dovrebbe ricevere da solo la fiducia esclusivamente dalla Camera, dovrebbe poter richiedere al Capo dello Stato la revoca dei ministri;
e i disegni di legge approvati dal Governo dovrebbero essere votati entro una data certa, comunque non oltre due mesi. La legge Finanziaria, finalmente
ricondotta al suo contenuto proprio, sarebbe votata nel testo predisposto dalla Commissione Bilancio. Le leggi, tranne quelle costituzionali, di revisione
costituzionale e quelle che ordinano i rapporti tra centro e periferia, dovrebbero - in caso di conflitto persistente - essere approvate dalla sola Camera.

Un Governo di un Paese moderno, integrato in Europa e con forte articolazione periferica dei poteri, non ha bisogno di più di 12 Ministeri. L'Esecutivo
nel suo complesso, compresi i Ministri, deve essere composto da non più di 60 persone, un numero più che ragionevole per assicurare efficienza interna
e un rapporto costante col Parlamento. Questi limiti vanno inseriti in Costituzione, per evitare che possano essere aggirati con leggi ordinarie, come
avvenuto in passato. Vanno, infine, eliminati i privilegi insiti nel trattamento previdenziale dei parlamentari, uniformando il metodo di calcolo dei vitalizi
a quello previsto per la generalità dei lavoratori.
Nella riforma dei sistemi elettorali, si deve prevedere il diritto di voto ai 16enni nelle elezioni amministrative, per spostare l’attenzione sui temi
dei giovani.
Il Senato rinnovato di 100 membri scelti dalle autonomie regionali e locali è la sede della collaborazione tra lo Stato e tali autonomie. L’opportuna revisione
dell’elenco di materie del Titolo V con una clausola di supremazia, trasversale alle materie, per il livello federale, col consenso del Senato, consentirebbe
di superare la conflittualità permanente.
Il PD, riconoscendo le peculiari esigenze che trovano espressione nelle Regioni a statuto speciale, promuove la collaborazione e l'intesa dello Stato con
le stesse.

b) Un quadro di contrappesi e pluralismo di poteri
La democrazia governante richiede seri contrappesi: una serie di scelte non devono essere effettuate dalla sola maggioranza di Governo. La regolarità delle
elezioni di deputati e senatori deve essere decisa dalla Corte costituzionale; la Prima Parte della Costituzione deve essere revisionabile solo a maggioranza
di due terzi e tale quorum di consensi va richiesto anche per l’elezione parlamentare di organi indipendenti; vanno introdotti il referendum propositivo,
nel caso in cui una proposta di legge di iniziativa popolare con un milione di firme sia ignorata dal Parlamento per un biennio, e norme rigorose contro
tutti i conflitti di interesse e il cumulo di cariche pubbliche; il quorum di partecipazione per la validità dei referendum va ricondotto alla metà più
uno dei partecipanti politicamente attivi, quelli che hanno votato alle precedenti elezioni politiche; alla Camera va previsto un significativo Statuto
dell’Opposizione, a cominciare dalle Commissioni parlamentari d’inchiesta, che devono essere decise su richiesta di un quarto dei deputati.

c) Diritti e doveri più chiari, se le leggi sono poche e chiare
Le leggi in vigore vanno rispettate ed attuate, anche attraverso la sistematica verifica parlamentare dei risultati raggiunti da ognuna di esse. Ma le
leggi devono essere poche e chiare.
Una o più commissioni tecniche ad hoc devono essere insediate nei primi due mesi di governo, con l'incarico di procedere alla redazione di testi unici
di settore[23], da adottare successivamente per legge, con l'abrogazione esplicita di tutte le disposizioni contrastanti o superflue. Deve poi prendere
avvio una vasta operazione di delegificazione, individuando per legge principi e criteri direttivi e rinviando discipline di dettaglio a fonti normative
di rango secondario. I soggetti titolati ad emanare tali norme secondarie dovrebbero esercitare la propria potestà normativa entro un termine preciso,
scaduto il quale si attiva una competenza surrogatoria.

d) Contro le nomine clientelari
Per ogni nomina[24], devono essere predeterminati e resi pubblici criteri di scelta fondati sulle competenze; attivate procedure di sollecitazione pubblica
delle candidature; organizzate pubbliche audizioni dei candidati e, infine, pubblicati lo stato e gli esiti delle procedure di selezione.
Il PD non può disporre per altri partiti. Ma per se stesso, sia attraverso il codice etico, sia attraverso norme statutarie relative ai comportamenti di
suoi iscritti eletti nelle istituzioni, il PD stabilisce indicazioni rigorose sulla qualità delle nomine.
La normativa introdotta nel 1990 sulla ineleggibilità e la sospensione degli eletti condannati per reati gravissimi, come quelli connessi alla mafia, alle
varie forme di criminalità organizzata, corruzione, concussione e così via - oggi limitata a Regioni e Enti locali - va estesa senza indugio anche ai parlamentari.

e) La risorsa degli italiani all'estero
L'Italia può riconquistare una posizione di eccellenza nell'economia globale se utilizza pienamente una risorsa troppo a lungo trascurata: gli italiani
residenti all'estero.
1. Informazione circolare - dall'Italia agli italiani all'estero e tra questi ultimi, e viceversa - sulla cultura italiana e le esperienze della nostra
comunità all'estero, utilizzando anzitutto il servizio pubblico radio televisivo italiano, anche rimuovendo i programmi criptati.
2. Promozione della lingua e della cultura italiana, con la riforma - già promossa dai Parlamentari eletti all'estero - delle leggi e dei relativi Regolamenti.
Essenziale, a questo scopo, la riforma dei Comites (Comitati degli Italiani all'Estero) e del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all'Estero).
3. Legge per il riacquisto della cittadinanza.
4. Riorganizzazione dei Consolati, utilizzando le professionalità degli italiani all'estero nei servizi consolari, nell’informazione, nelle attività di
promozione della lingua, della cultura e del Made in Italy, e valorizzando le Associazioni a scopo non lucrativo degli italiani residenti all'estero, i
servizi dei Patronati.
5. Diversa regolazione della imposizione fiscale e tariffaria (ICI, TARSU) sulle abitazioni di proprietà in Italia degli italiani residenti per quasi tutto
l'anno all'estero e piena attuazione della Finanziaria 2008, in tema di assegno di solidarietà.
6. Valorizzazione delle eccellenze italiane nel mondo. Sostegno di scambi di esperienze e progetti tra Università italiane e straniere, con il coinvolgimento
di professionalità italiane operanti all'estero.

12. OLTRE IL DUOPOLIO, LA TV DELL'ERA DIGITALE

L'Italia deve poter entrare nell'era della TV digitale con più libertà, più concorrenza, più qualità.
1. Il superamento del duopolio è oggi reso possibile dall'aumento di capacità trasmissiva garantito dalla TV digitale. Per andare oltre il duopolio occorre
correggere gli eccessi di concentrazione delle risorse economiche, accrescendo così il grado di pluralismo e di libertà del sistema.
2. Negli anni che ci separano dal passaggio al digitale (2012) ricondurremo il regime di assegnazione delle frequenze ai principi della normativa europea
e della giurisprudenza della Corte costituzionale. I criteri di proporzionalità, non discriminazione, trasparenza e apertura a nuovi entranti che sono
stati adottati per la transizione in Sardegna saranno alla base della transizione nazionale, nel rispetto delle direttive europee, delle sentenze della
Corte Costituzionale e delle norme antitrust.
3. Subito, nuove regole per il governo della RAI. Una Fondazione titolare delle azioni, che ridefinisce la missione del servizio pubblico nell'epoca della
multimedialità e delle multipiattaforme, nomina un amministratore unico del servizio pubblico responsabile della gestione.
4. I contenuti distribuiti dalle reti televisive attivano - per la loro produzione - un’importante filiera industriale, con punte di eccellenza artistica,
culturale, tecnologica. Non sempre, però, i rapporti fra distribuzione e produzione sono equilibrati. Il regime duopolistico ha fortemente rafforzato la
posizione contrattuale delle televisioni nei confronti dei produttori di contenuti. La nostra proposta è di destinare - come accade in altri Paesi del
mondo - una quota del 2% dell’intero fatturato pubblicitario delle reti televisive al finanziamento di produzioni di qualità, che abbiano un valore culturale
e artistico. Si tratta, in sostanza, di far vita ad un Fondo, pari a circa 100 milioni di euro, da destinare al finanziamento di produzioni audiovisive,
cinematografiche, teatrali e musicali.
***
c)programma del popolo delle libertà.
c)Berlusconi popolo delle libertà 43.5% programma integrale.

PRIMA MISSIONE: RILANCIARE LO SVILUPPO
La nostra proposta per rilanciare la crescita dell’economia italiana si fonda su sei iniziative: un nuovo fisco per le imprese; infrastrutture, nuove fonti
di energia e telecomunicazioni; lavoro; liberalizzazioni; sostegno al «made in Italy»; riorganizzazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione.

A Un nuovo fisco per le imprese
- Detassazione di straordinari, premi e incentivi legati a incrementi di produttività.
- Graduale e progressiva detassazione delle «tredicesime» o di una mensilità.
- Versamento Iva dovuto solo dopo il reale incasso della fattura.
- Rimborsi Iva in tempo commerciale (da 60 a 90 giorni), per lasciare liquidità nelle imprese.
- Eliminazione di adempimenti burocratici e fiscali superflui e costosi.
- Riforma degli studi di settore, partendo dalle realtà economiche territoriali e coinvolgendo anche i Comuni.
- Graduale e progressiva abolizione dell’Irap, a partire dall’abolizione dell’Irap sul costo del lavoro e sulle perdite.
- Graduale e progressiva riduzione dell’Iva sul turismo.

B Infrastrutture, nuove fonti di energia e telecomunicazioni
- Rilancio e rifinanziamento della «Legge Obiettivo» e delle Grandi opere con priorità alle Pedemontane lombarda e veneta, al Ponte sullo Stretto di Messina
e all’Alta velocità ferroviaria.
- Coinvolgimento delle piccole e medie imprese di costruzione nella realizzazione delle Grandi opere.
- Promozione e incentivazione della raccolta differenziata e della realizzazione di termovalorizzatori per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nelle
regioni deficitarie.
- Rilancio del trasporto aereo, con la valorizzazione e lo sviluppo degli «hub» di Malpensa e di Fiumicino.
- Partecipazione ai progetti europei di energia nucleare di ultima generazione.
- Incentivi alla diversificazione, alla cogenerazione, all’uso efficiente di energia, alle fonti rinnovabili: dal solare al geotermico, dall’eolico alle
biomasse, ai rifiuti urbani.
- Realizzazione dei rigassificatori già autorizzati.
- Diversificazione del funzionamento degli impianti elettrici ad olio combustibile attraverso il ricorso al carbone pulito. - Completamento del processo
di liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni e diffusione della banda larga su tutto il territorio nazionale.
- Regole europee nel settore dei media: pluralismo e concorrenza, valorizzazione delle produzioni europee, completamento del passaggio alla tecnologia
digitale.

C Lavoro
- Incremento delle tutele, delle garanzie e dei controlli in materia di sicurezza sul lavoro anche attraverso incentivi per le imprese.
- Obiettivo della piena occupazione per trasformare la flessibilità di ingresso nel mondo del lavoro in opportunità di stabilità del rapporto e di crescita
professionale, eliminando alla radice il fenomeno della precarietà.
- Attuazione della Legge Biagi per incentivare la creazione di nuovi posti di lavoro e per realizzare una maggiore inclusione nel mercato del lavoro di
giovani, donne, anziani e disabili.
- Riforma degli ammortizzatori sociali secondo i principi contenuti nel «Libro Bianco» del professor Marco Biagi.
- Completamento della «Borsa lavoro» per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

D Liberalizzazioni
- Liberalizzazione dei servizi privati e pubblici per migliorare il rapporto qualità/prezzo a favore dei consumatori a partire dal carico delle bollette.
- Liquidazione delle società pubbliche non essenziali.
- Difesa dei consumatori generalizzando e rafforzando il principio di «portabilità» dei rapporti con le banche, proposto dal governo Berlusconi.

E Sostegno al «Made in Italy»
- Interventi sull’Unione Europea per ridurre la regolamentazione comunitaria, per difendere la nostra produzione, contro la concorrenza asimmetrica che
viene dall’Asia.
- Sperimentazione della certificazione obbligatoria del «Made in Italy».
- Legge sui distretti industriali, sulle filiere produttive e sulle reti d’imprese.
- Sviluppo dell’agricoltura: salvaguardia degli interessi italiani in Europa, difesa e valorizzazione del prodotto italiano mediante l’indicazione obbligatoria
dell’origine geografica, contenimento dei costi di produzione (anche con la stabilizzazione del regime fiscale e previdenziale agricolo), valorizzazione
dei prodotti tipici, riduzione dei passaggi dal campo alla tavola dei prodotti agricoli, diffusione di mercati gestiti direttamente dai produttori agricoli.
F Riorganizzazione e digitalizzazione della P.A.
- Sviluppo del piano di riorganizzazione e di digitalizzazione della pubblica amministrazione avviato durante il governo Berlusconi per raggiungere i seguenti
obiettivi: considerevoli risparmi nel costo dello Stato, accesso dei cittadini agli uffici pubblici per via telematica, maggiore trasparenza e certezza
delle procedure.
- passaggio dall’archiviazione cartacea a quella digitale.

SECONDA MISSIONE:SOSTENERE LA FAMIGLIA,DARE AI GIOVANI UN FUTURO
La famiglia è al centro del nostro programma; per noi la famiglia è la comunità naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna; e per sostenere la famiglia
noi proponiamo: meno tasse, una casa per tutti, migliori servizi sociali, mettere i giovani in condizione di costruire il loro futuro.

A- Meno tasse

- Totale eliminazione dell’Ici sulla prima casa, senza oneri per i Comuni.
- Graduale e progressiva introduzione del «quoziente familiare» che tiene conto della composizione del nucleo familiare.
- Abolizione delle tasse sulle successioni e sulle donazioni reintrodotte dal governo Prodi.
- Graduale e progressiva diminuzione della pressione fiscale sotto il 40% del prodotto interno lordo in attuazione dei principi contenuti nella Legge delega
per la riforma fiscale del governo Berlusconi.
- Graduale e progressiva tassazione separata dei redditi da locazione.
- Rilevazione sul territorio dei redditi delle abitazioni, ai fini della formazione del catasto.
- Rafforzamento delle misure di contrasto all’evasione fiscale già contenute nella legge finanziaria del 2006 del governo Berlusconi.

B- Una casa per tutti

- «Piano casa» per costruire alloggi per i giovani e per le famiglie che ancora non dispongono di una casa in proprietà attraverso lo scambio tra proprietà
dei terreni e concessioni di edificabilità. Ogni Regione determinerà i criteri di assegnazione su cui costruire le graduatorie.
- Piano di riscatto concordato con le Regioni a favore degli inquilini di alloggi pubblici.
- Riduzione del costo dei mutui bancari delle famiglie, rendendone conveniente la ristrutturazione da parte delle banche.
- Graduale e progressiva detassazione degli investimenti in riscaldamento e difesa termica delle abitazioni e degli investimenti per la costruzione nelle
città di nuovi posti-auto sotterranei.
- Fondo pubblico di garanzia per i mutui contratti dai condomini per le opere di manutenzione e/o ristrutturazione.
- «Bonus locazioni» per aiutare le giovani coppie e i meno abbienti a sostenere l’onere degli affitti.
- Garanzie pubbliche per i «prestiti d’onore» e per il finanziamento d’avvio a favore di giovani che iniziano la loro attività di impresa.
- Graduale progressiva totalizzazione dei periodi contributivi.
- Ripresa in ogni settore di attività del sistema delle mutue che, con sostegno pubblico e privato, garantiscano ai giovani assistenza sociale e sanitaria
in caso di non lavoro e di bisogno, sul modello storico delle «Casse edili».

TERZA MISSIONE:PIÙ SICUREZZA,PIÙ GIUSTIZIA
Sicurezza e tutela del cittadino sono priorità assolute e saranno affrontate con interventi urgenti ed incisivi. Una giustizia lenta ed inefficiente, oltre
che essere fonte di disuguaglianza e di tensioni sociali, crea ostacolo alla crescita economica del Paese. Provvedimenti legislativi immediati e di sistema
debbono trovare attuazione per ridare al cittadino la fiducia nello Stato.

A-Più sicurezza

- Aumento progressivo delle risorse per la sicurezza.
- Maggiore presenza sul territorio delle forze dell’ordine ed incremento della polizia di prossimità, dei poliziotti e dei carabinieri di quartiere per
rafforzare la prevenzione dei «reati diffusi» (furto in appartamento, furto d’auto, spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione, ecc).
- Incentivi per installazioni di sistemi di sicurezza nei pubblici esercizi.
- Iniziativa del governo italiano in sede di Unione Europea affinché non si attuino più sanatorie indiscriminate per i clandestini.
- Apertura di nuovi Centri di permanenza temporanea per l’identificazione e l’espulsione dei clandestini.
- Contrasto dell’immigrazione clandestina, attraverso la collaborazione tra governi europei e con i paesi di origine e transito degli immigrati.
- Contrasto all’insediamento abusivo di nomadi e allontanamento di tutti coloro che risultino privi di mezzi di sostentamento legali e di regolare residenza.
- Precedenza per l’immigrazione regolare ai lavoratori dei paesi che garantiscono la reciprocità dei diritti, impediscono la partenza di clandestini dal
proprio territorio e accettino programmi comuni di formazione professionale negli stessi paesi.
- Conferma del collegamento stabilito nella Legge Bossi-Fini fra permesso di soggiorno e contratto di lavoro e contrasto allo sfruttamento illegale del
lavoro degli immigrati.
- Incentivi alle associazioni, alle scuole e agli oratori per la conoscenza della lingua, della cultura e delle leggi italiane da parte degli immigrati.
- Lotta al terrorismo interno ed internazionale, anche attraverso lo stretto controllo dei centri collegati alla predicazione fondamentalista.
- Tutela dell’ordine pubblico dagli attacchi alla legalità dei vari «disobbedienti» e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell’ordine.

B- Più giustizia

- Perfezionamento dell’azione intrapresa nella legislatura 2001-2006 dal governo Berlusconi, con il completamento della riforma dei codici, la definitiva
razionalizzazione delle leggi esistenti e l’attuazione dei principi enunciati dalle sentenze della Corte Costituzionale, non ancora trasposti in atti legislativi.
- Attuazione dei principi costituzionali del giusto processo per una maggiore tutela delle vittime e degli indagati.
- Aumento delle risorse per la giustizia, con un nuovo programma di priorità nell’allocazione delle risorse: più razionalità nelle spese, più investimenti
nell’amministrazione della giustizia quotidiana, a partire dalla giustizia civile.
- Garanzia della certezza della pena, con la previsione che i condannati con sentenza definitiva scontino effettivamente la pena inflitta ed esclusione
degli sconti di pena per i recidivi e per chi abbia commesso reati di particolare gravità e di allarme sociale.
- Inasprimento delle pene per i reati di violenza sui minori e sulle donne; gratuito patrocinio a favore delle vittime; istituzione del Tribunale della
famiglia, per garantire i diritti fondamentali dei componenti del nucleo familiare.
- Costruzione di nuove carceri e ristrutturazione di quelle esistenti.
- Rafforzamento della distinzione delle funzioni nella magistratura, come avviene in tutti i paesi europei; confronto con gli operatori della giustizia
per una riforma di ancor maggiore garanzia per i cittadini, che riconsideri l’organizzazione della magistratura, in attuazione dei principi costituzionali.
- Limitazione dell’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali al contrasto dei reati più gravi; divieto della diffusione e della pubblicazione
delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, con pesanti sanzioni a carico di tutti coloro che concorrono alla diffusione e pubblicazione.
- Riforma della normativa anche costituzionale in tema di responsabilità penale, civile e disciplinare dei magistrati, al fine di aumentare le garanzie
per i cittadini.
- Completamento della riforma del codice di procedura civile con snellimento dei tempi di definizione ed incentivi alle procedure extra giudiziali.

QUARTA MISSIONE:I SERVIZI AI CITTADINI
Sanità, scuola, università, ricerca, cultura e ambiente. Daremo agli italiani servizi pubblici degni di un Paese europeo, innovando nel campo della sanità,
della scuola, dell'università, della ricerca e nella tutela dell’ambiente.

A Sanità

- Completamento del piano del governo Berlusconi per l’eliminazione delle liste d’attesa.
- Incentivazione del rinnovamento tecnologico delle strutture ospedaliere e della realizzazione di nuove strutture, in particolare al Sud, in accordo con
le Regioni.
- Trasparenza nella scelta dei manager nelle aziende pubbliche sanitarie, con graduatorie che valorizzino il merito e la qualificazione professionale.
- Riforma della Legge 180 del 1978 in particolare per ciò che concerne il trattamento sanitario obbligatorio dei disturbati psichici.
- Attuazione della legge contro le droghe e potenziamento dei presidi pubblici e privati di prevenzione e di recupero dalle tossicodipendenze.

B Scuola, università, ricerca e cultura

- Ripresa nella scuola, per gli alunni e per gli insegnanti, delle «3 i»: inglese, impresa, informatica.
- Difesa del nostro patrimonio linguistico, delle nostre tradizioni e delle nostre culture anche per favorire l’integrazione degli stranieri.
- Attuazione per la prima volta in Italia del disposto dell’articolo 34 della Costituzione: «I capaci e meritevoli anche se privi di mezzi, hanno diritto
di raggiungere i gradi più alti degli studi».
- Commisurazione degli aumenti retributivi a criteri meritocratici con riconoscimenti agli insegnanti più preparati e più impegnati.
- Libera, graduale e progressiva trasformazione delle università in Fondazioni associative, aperte ai contributi dei territori, della società civile e
delle imprese, garantendo a tutti il diritto allo studio.
- Rafforzamento della competizione tra atenei, premiando qualità e risultati.
- Realizzazione dei «Fondi dei fondi» per finanziare gli investimenti in ricerca sul modello di quanto realizzato in Francia.
- Inserimento graduale e progressivo della detassazione degli utili reinvestiti in ricerca ed innovazione tecnologica.
- Legge quadro per lo spettacolo dal vivo (teatro, musica, danza) e per promuovere la creatività italiana in tutti i campi dello spettacolo, dell’arte
e della multimedialità.
- Promozione delle «cittadelle della cultura e della ricerca», con il concorso del pubblico e dei privati, per lo studio delle eccellenze italiane e lo
sviluppo di piani e strategie per la valorizzazione delle produzioni tradizionali.

C Ambiente

- Introduzione della destinazione di un «5 per mille» per l’ambiente.
- Legge obiettivo per il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale e la tutela del paesaggio, nel rispetto delle autonomie
territoriali, attraverso la demolizione degli ecomostri e il risanamento degli scempi arrecati al paesaggio italiano.
- Promozione di azioni coordinate di valorizzazione del territorio attraverso la programmazione negoziata con le Regioni, anche per ottimizzare l’utilizzo
dei fondi europei relativi ai beni culturali e al recupero dei centri storici.
- Realizzazione di strumenti di tutela del suolo e delle acque per una razionalizzazione della gestione delle risorse e per la prevenzione dei disastri
idrogeologici, fatte salve le competenze regionali.
- Aggiornamento della Legge 157/92 secondo gli indirizzi europei in materia di attività venatoria.

QUINTA MISSIONE:IL SUD
Noi vogliamo un’Italia che finalmente superi, attraverso un impegno straordinario, il drammatico divario tra Nord e Sud, realizzando una politica che valorizzi
la responsabilità dei territori e metta a frutto tutte le energie presenti nel Paese.

- Piano decennale straordinario concordato con le Regioni per il potenziamento, completamento e realizzazione delle infrastrutture: porti, reti stradali
e autostradali, alta capacità ferroviaria, Ponte sullo stretto, in modo da formare un sistema logistico integrato.
- Creazione di zone e porti franchi.
- «Leggi Obiettivo» speciali concentrate su turismo e beni culturali, agroalimentare e risorse idriche, infrastrutture e logistica, poli di eccellenza
per la ricerca e l’innovazione.
- Realizzazione di un piano strategico di riconversione dell’industria chimica pesante (impianti petrolchimici e centrali termoelettriche) ispirato alle
nuove tecnologie.
- Pieno e tempestivo utilizzo dei fondi comunitari attraverso nuove intese istituzionali di programma.
- Realizzazione della Banca del Sud secondo il progetto del governo Berlusconi.
- Federalismo fiscale solidale e misure di fiscalità di sviluppo (fiscalità compensativa) a favore delle aree svantaggiate.
- Contrasto alla criminalità organizzata; piano di emergenza per la sicurezza e la legalità.

SESTA MISSIONE:IL FEDERALISMO
La riforma del Titolo V della Costituzione ha posto le premesse per avviare un ampio processo di trasferimento di poteri dal centro alla periferia. Per
il riconoscimento di una effettiva autonomia delle Regioni e degli enti locali occorre realizzare il federalismo fiscale, che comporta il trasferimento
di risorse finanziarie dal centro alla periferia, a parità di spesa pubblica e di pressione fiscale complessiva.

- Attuazione al disposto dell’articolo 119 della Costituzione, assegnando agli enti territoriali le più idonee fonti di finanziamento, trovando il giusto
equilibrio tra autonomia, equità ed efficienza.
- Approvazione, a tal fine, da parte del Parlamento della proposta di legge «Nuove norme per l’attuazione dell’art. 119 della Costituzione», adottata dal
Consiglio Regionale della Lombardia il 19 giugno 2007.
- Garanzia della massima trasparenza ed efficienza nelle decisioni di entrata e di spesa, così da permettere il controllo della collettività sulle politiche
fiscali e di spesa delle amministrazioni locali.
- Garanzia che la perequazione riduca ma non annulli le differenze di capacità fiscale, fermo il principio costituzionale di giusto equilibrio tra solidarietà
ed efficienza, premiando i comportamenti finanziari virtuosi e le regioni con una minore evasione fiscale.

SETTIMA MISSIONE: UN PIANO STRAORDINARIO DI FINANZA PUBBLICA
Questo programma si estende sull’intero arco della prossima legislatura e sarà integralmente realizzato entro il suo termine. Cinque anni sono un periodo
di tempo sufficientemente lungo per graduare l’avanzamento progressivo degli interventi che ci impegniamo a realizzare. In ogni caso ci è ben chiaro che
la realizzazione del nostro programma è sottoposta a 3 vincoli esterni essenziali:

a) il vincolo costituito dalla crisi economica in atto nel mondo ed in Italia. Una crisi che può aggravarsi e che in questi ultimi due anni è stata irresponsabilmente
ignorata o sottovalutata dal governo Prodi;
b) il vincolo imposto dagli impegni di trattato europeo, impegni che l’Italia ha assunto e che il nostro prossimo governo intende rispettare. Come è stato
già fatto nel periodo del nostro governo caratterizzato da una congiuntura economica negativa che ha portato la Germania e la Francia - ma non l’Italia
- sulla soglia delle «sanzioni» europee;
c) il vincolo sostituito dall'attuale instabile equilibrio dei conti pubblici italiani. In questi termini, gli interventi attuativi del presente programma
saranno comunque progressivamente e responsabilmente realizzati in funzione dell'andamento dell'economia e nel rispetto dei criteri di rigore nella gestione
del bilancio pubblico.
Non facciamo e non promettiamo miracoli. In ogni caso, on metteremo le mani nelle tasche dei cittadini. Non aumenteremo dunque la pressione fiscale. Anzi
ci sforzeremo di ridurla. Fermo l'obiettivo di contrasto e di recupero dell'evasione fiscale. Il nostro impegno sarà all'opposto sul lato della spesa pubblica,
che ridurremo nella sua parte eccessiva, non di garanzia sociale, e perciò comprimibile. A partire dal costo della politica e dell'apparato burocratico
(ad esempio delle Province inutili).
In parallelo a questi interventi di carattere ordinario, pensiamo comunque che sia possibile e necessario un piano di ristrutturazione straordinaria della
nostra finanza pubblica. Un piano articolato come segue.
Dentro la struttura della nostra finanza pubblica, come si è via via formata in questi ultimi trent'anni, noi vediamo emergere cinque punti caratteristici
essenziali:
a) - l'attivo è superiore al passivo. Il patrimonio pubblico (circa 1.800 miliardi di Euro) è in specie superiore al debito pubblico (circa 1.500 miliardi
di Euro);
b) - tutto il passivo è collocato con debito pubblico sul mercato, mentre la parte di attivo che potrebbe essere collocata e valorizzata sul mercato, fatta
da azioni, aziende, immobili, crediti, diritti di concessione, etc. (fino al 40% del totale, fino a circa 700 miliardi di Euro) è ancora in mano pubblica;
c) - simmetricamente, il grosso del risparmio privato è direttamente ed indirettamente investito in passività (ed in specie in titoli del debito pubblico)
e non in attività;
d) - mentre quasi tutto il debito pubblico è del governo centrale (dello Stato), il grosso del patrimonio pubblico che può essere collocato e valorizzato
sul mercato – circa i 2/3 del totale – è dei governi locali (regioni, Province, Comuni). Da ultimo, mentre il governo centrale (lo Stato) tende a privatizzare,
molti Governi locali seguono il processo opposto tendendo a pubblicizzare;
e) - mentre quasi tutto il prelievo fiscale è centrale (dello Stato), la parte crescente della spesa pubblica discrezionale è locale (di Regioni, Province,
Comuni).
mentre quasi tutto il prelievo fiscale è centrale (dello Stato), la parte crescente della spesa pubblica discrezionale è locale (di Regioni, Province,
Comuni).

La nostra proposta è un grande  libero Patto fra Stato, Regioni, Province, Comuni, risparmiatori e di investitori, un patto che:

- realizzi il federalismo fiscale solidale, di cui all'art. 119 della Costituzione;
- riduca il debito dello Stato, immettendo sul mercato una quota corrispondente di patrimonio, pubblico, offrendo ai risparmiatori ed operatori economici
maggiori e migliori opportunità di investimento.

Gli effetti finali attesi sono: la riduzione del debito pubblico; un minore costo del debito pubblico residuo; una maggiore trasparenza, una maggiore responsabilità
ed efficienza della spesa pubblica; la riorganizzazione e la digitalizzazione della pubblica amministrazione, ilo rilancio dell'economia.
Solo su questa base, non aumentando le tasse sul reddito, sulla casa, sul risparmio, sulle partite Iva, ma abbattendo la manomorta del debito pubblico,
l'Italia può ripartire.
L'effetto positivo cumulato atteso è stimabile in termini di 1 punto di prodotto interno lordo di minor spesa pubblica corrente e di 1 punto di Prodotto
interno lordo di maggiore crescita. Tutte le ipotesi di intervento di finanza pubblica presenti in questo programma sono ampiamente coperte, grazie alla
somma degli effetti del piano straordinario e ai risultati della nostra azione contro l'evasione fiscale condotta con la riforma delle esattorie, mediante
l'effettiva partecipazione dei Comuni all'accertamento, il potenziamento dell'amministrazione finanziaria, il proggeto della riforma dal basso, e non dall'alto,
degli studi di settore.

***
d)Boselli partito socialista 1% programma
  »  Il programma per un'Italia laica, civile e moderna
Il programma per un'Italia laica, civile e moderna

Per un’Italia laica civile e moderna All'Italia occorrono cambiamenti profondi, una forte innovazione, una modernizzazione della vita civile, una maggiore
efficienza delle nostre istituzioni, minori disuguaglianze e più equità. Costante è il riferimento ai valori e ai principi della nostra Costituzione, frutto
della lotta di Liberazione. Ripartiamo da quei valori di giustizia, democrazia, libertà e uguaglianza, che hanno accompagnato la storia della Repubblica,
per un’Italia laica, civile e moderna. Diritti e doveri, giustizia ed equità, merito e bisogni non siano chimere ma la bussola per un programma riformista.

Le sfide globali
Il Partito Socialista è l’unico in Italia che si riconosce nel Partito Socialista Europeo e nell’Internazionale socialista. Il primo pilastro della nostra
politica estera è l’unità dell’Europa. Il secondo pilastro è l’Alleanza Atlantica, che deve essere consolidata su un piano di parità, attraverso l’unità
europea. Il terzo pilastro è la cooperazione con i paesi del Mediterraneo, che può dare una spinta decisiva allo sviluppo economico. L'Italia è la nuova
frontiera meridionale d'Europa nel rapporto con questi paesi. Occorre sviluppare tutte le potenzialità fornite da questo ruolo geopolitico, che comporta
l'assunzione di nuove responsabilità nella regolazione dei flussi migratori e nella capacità di intercettare al meglio le rotte commerciali ed economiche
che si stanno sviluppando.
I socialisti guardano lontano nel futuro. Se Turati nel 1929 sognava gli “Stati Uniti d’Europa”, oggi si possono sognare gli “Stati Uniti del mondo”. Sul
piano politico fondamentale è il ruolo delle Nazioni Unite, per affermare una concezione multilaterale dei rapporti internazionali. L’Italia contribuisce
ovunque alle missioni di pace sotto l’egida dell’Onu, dal Libano all’Afghanistan. Sul piano materiale, con l’impegno contro il sottosviluppo e la povertà,
serbatoi inesauribili delle organizzazioni terroristiche di tutte le matrici. Su quello morale, con l’impegno per i diritti umani, che è la stella polare
della nostra politica estera. L’Italia ha guidato con successo la campagna per la moratoria della pena di morte, finalmente raggiunta. Un mondo senza tortura,
senza sentenze capitali, senza censura né oppressione, senza doppi standard sui diritti umani tra Paesi ricchi e poveri sarà più sicuro, più ricco, più
tollerante, multi-culturale e multi-etnico.
La lotta al terrorismo internazionale deve essere affrontata su tutti i terreni. A livello politico con l’isolamento dalla comunità internazionale; a quello
militare con una cooperazione degli Stati nell’ambito delle Nazioni Unite; a quello nazionale con un’efficace azione di polizia e di intelligence che non
leda i diritti umani come avviene a Guantanamo.

Il contrasto ai cambiamenti climatici è la sfida più rilevante: energia pulita, risparmio energetico ed efficienti sistemi di smaltimento dei rifiuti sono
obiettivi da perseguire con determinazione. La tutela dell’ambiente costituisce un aspetto fondamentale di uno sviluppo sostenibile. Le imprese sono un
soggetto attivo nel definire la nostra collocazione internazionale. È compito dello Stato premiare, anche con il fisco, le imprese che esportano, che operano
salti di crescita e che contribuiscono a un nuovo modello di specializzazione dell’Italia nel contesto dell’economia mondiale.

La riforma delle istituzioni democratiche
La riforma delle istituzioni democratiche deve partire da un superamento del bicameralismo perfetto, con il passaggio ad una Camera legislativa e a una
Camera delle Regioni. Per completare questa riforma si dovranno cambiare anche i regolamenti parlamentari, introducendo tra l'altro una corsia preferenziale
per i disegni di legge del Governo. Prioritaria è la riforma dell'ordinamento giudiziario, mantenendo la completa autonomia e indipendenza della magistratura:
assicurare lo snellimento delle procedure processuali; attuare la separazione delle carriere tra giudice neutrale e pubblica accusa; garantire la certezza
della pena. Introdurre maggiori misure di sorveglianza dopo che si è scontata la pena e un sostegno terapeutico su base volontaria, alternativo ad ulteriori
restrizioni della libertà personale, contro chi commette atti di violenza nei confronti delle donne e degli omosessuali e per chi si macchia dell’infamia
della pedofilia, senza ricorrere a violazioni dell’integrità della persona, come la castrazione chimica, contraria alla nostra Costituzione. Le moderne
democrazie si fondano sul pluralismo del sistema informativo. Occorre, quindi, liberalizzare e regolamentare il mercato radiotelevisivo e pubblicitario,
superando l'attuale duopolio e favorendo l'ingresso di nuovi operatori. In questo contesto è necessaria una legge sul conflitto di interessi, che eviti
concentrazione di potere politico, economico, finanziario e mediatico nelle stesse mani, senza procedere a espropri ma congelando le proprietà.

Meriti e bisogni, equità e sviluppo
Rimettere in moto il meccanismo della crescita con azioni, che consentano il più rapido recupero della competitività perduta, è fondamentale per il risanamento
dei conti pubblici, la crescita dell’occupazione e la riduzione delle disuguaglianze. Chiave di volta dello sviluppo è l’innovazione: - occorre un aumento
straordinario della spesa pubblica e privata per la ricerca, per avvicinarsi all’obiettivo del 3% del Prodotto Interno Lordo fissato dal Trattato di Lisbona;
- un aumento della dotazione di fondi per la scuola pubblica e dell’università; - liberalizzazioni, con priorità a quelle misure che toccano le lobby e
gli interessi più forti, a cominciare dal cartello oligopolistico delle assicurazioni; - centralità del merito nella Pubblica Amministrazione e nuove regole
per la contrattazione sindacale in grado di incentivare la produttività.

Nord e Sud: due questioni nazionali
Le disuguaglianze all'interno della nostra penisola sono aumentate a dismisura negli ultimi dieci anni. Il Mezzogiorno è la parte dell'Italia che ancora
soffre dei ritardi più gravi. Le risorse comunitarie devono essere usate meglio. Al sistema delle elargizioni da parte delle casse dello Stato alle imprese
si deve sostituire l’investimento pubblico per infrastrutture, servizi, formazione e ricerca. Occorrono nuove strategie per invertire la rotta e uscire
dal declino costruendo non uno “Stato che fa ma uno Stato che fa fare”. Il malessere si diffonde al Sud come al Nord, configurando una nuova questione
meridionale. Il disagio sociale in cui vertono sempre più i lavoratori dipendenti necessita un incremento immediato dei salari e degli stipendi, attualmente
i più bassi in Europa. La buona e piena occupazione è un obiettivo che l'Italia può e deve raggiungere. A tal fine occorre anzitutto superare la precarietà
del lavoro, per una flessibilità nella sicurezza sociale. Il nuovo modello di welfare deve gradualmente spostare le tutele dal posto di lavoro all’individuo.
Non si tratta di ridurre i diritti ma di introdurne di nuovi e più forti. A dover essere contrastati sono soprattutto gli abusi e le illegalità nel mercato
del lavoro che generano livelli ancora più elevati di precarietà e di insicurezza. E' essenziale garantire una formazione continua dei lavoratori, giovani
e anziani, i cui costi siano a carico delle imprese. Occorre trasformare la perdita del lavoro da dramma a occasione di riqualificazione professionale.
L’erogazione delle tutele monetarie deve essere subordinata alla partecipazione a programmi di reinserimento nel mercato del lavoro, che consenta a chi
ha perso il lavoro di essere pronto a lavori di maggiore qualità. Garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro è un dovere civile e morale per cancellare
la vergognosa e tragica sequenza di omicidi bianchi. Bisogna prevedere più formazione alla sicurezza per chi fa impresa e per chi vi lavora, nonché investire
maggiori risorse per potenziare le ispezioni con un personale adeguatamente professionalizzato. Il problema della casa è diventato un dramma per i giovani
e per gli strati più deboli. Investimenti in edilizia pubblica non sono un retaggio del passato, ma sono una necessità per andare incontro a chi ha redditi
più bassi e non ha casa in proprietà. Occorrono misure di assistenza e di sostegno al reddito per gli anziani non autosufficienti e per i disabili, che
non possono essere lasciati a carico delle proprie rispettive famiglie. Nel quadro di una vasta opera di privatizzazione dei servizi la sanità deve restare
pubblica, cercando di uniformare le prestazioni che sono sempre più disuguali tra Nord e Sud. Il futuro dell'Italia è strettamente legato al potenziamento
dell'autonomia energetica. Attraverso un maggiore sfruttamento delle fonti rinnovabili, la costruzione di nuovi rigassificatori e politiche attive di risparmio;
il rafforzamento dei programmi di ricerca su tutte le fonti a partire dal sistema a idrogeno, fino ad una riconsiderazione dell’energia nucleare di ultima
generazione, si può generare sviluppo e rendere l'Italia meno dipendente dall'estero.

Formazione per tutti

Una Scuola Pubblica di qualità, riformata sulle esigenze della società della conoscenza, è una condizione irrinunciabile per garantire a tutti la possibilità
di costruirsi il proprio futuro. Occorre difendere la scuola pubblica perché soltanto lo Stato deve garantire pari opportunità per tutti. Non deve esistere
una scuola per i poveri ed una per i ricchi. Le scuole private devono essere libere, ma non possono pretendere di essere finanziate dallo Stato. La diffusione
delle reti telematiche è divenuta uno strumento per assicurare pari opportunità a tutti nel nuovo mondo delle comunicazioni. Lo Stato deve assicurare la
concorrenza con una netta separazione tra chi gestisce le reti e chi offre i servizi.

Diritti e doveri

Il rapporto tra Stato e cittadini si basa sul rispetto dei diritti e dei doveri. Occorre diffondere il rispetto della legalità. Gli scandali politici, finanziari,
giudiziari, a cui abbiamo assistito, denunciano la mancanza di un adeguato grado di etica pubblica e di senso civico a tutti i livelli. Sono ormai innumerevoli
gli episodi emblematici dello scollamento civile, di violenza tra le persone, di intolleranza, a cui occorre rapidamente porre rimedio. L'Italia deve maturare
un’etica della responsabilità individuale. Proseguire nella lotta all'evasione fiscale e contributiva è un obiettivo primario. Equità nei carichi fiscali,
snellimento delle pratiche burocratiche sono essenziali per un buon rapporto tra fisco e cittadino. Le famiglie italiane sono cambiate come dimostrano
i dati statistici più recenti. Aumentano i single e le coppie di fatto. La politica non può ignorare queste nuove realtà e deve riconoscere pari dignità
giuridica a tutte le cittadine e a tutti i cittadini. I diritti delle coppie composte da persone dello stesso sesso debbono essere garantiti; è urgente
approvare efficaci norme antidiscriminatorie e antiomofobia e permettere alle persone transessuali di ottenere la rettifica del sesso con regole meno restrittive,
in sintonia con la legislazione europea. Occorre regolamentare le unioni civili riconoscendo alle coppie stabili di poter formalizzare il proprio rapporto
con un contratto che abbia natura personale e patrimoniale, con effetti anche rispetto ai terzi. In questo contesto si deve riconoscere alle coppie formate
da persone dello stesso sesso un rafforzamento di questo istituto. Parallelamente per le coppie sposate senza figli deve essere introdotto il divorzio
breve, semplificando lunghe, costose e inutili pratiche burocratiche. Va intensificata la promozione di campagne a favore degli anticoncezionali rendendoli
più facilmente disponibili. Le politiche della parità tra uomini e donne favoriscono l’occupazione e la crescita. Una pari indipendenza economica per le
donne e gli uomini, l’equilibrio tra attività professionale e vita privata, la pari rappresentanza nel processo decisionale, l’eradicazione di tutte le
forme di violenza fondate sul genere, l’eliminazione di stereotipi sessisti e la promozione della parità tra i generi nelle politiche esterne e di sviluppo:
questi sono gli ambiti prioritari di intervento. Le quote rosa sono uno strumento discutibile, ma è l’unico che si è rivelato efficace in tutto il mondo
per garantire accesso alle donne nelle istituzioni.
Una volta che una presenza equilibrata di donne e di uomini sia diventata normale, si potrà abbandonare questo strumento, che ha unicamente uno scopo pratico.
La 194 è una legge di civiltà che ha ridotto le pratiche dell’aborto e i rischi per la salute e la vita delle donne. Non esiste un diritto all’aborto,
ma esiste un diritto alla maternità consapevole da parte delle donne. La legalizzazione della RU486 è positiva perché riduce l’impatto di un atto che resta
comunque un dramma. Bisogna giungere ad una profonda modifica della legge sulla fecondazione assistita con lo scopo di tutelare la salute delle donne.
I diritti vanno riconosciuti a tutti, sia ai cittadini italiani sia agli stranieri. L’Italia deve finalmente regolamentare tutti gli stranieri che hanno
un lavoro stabile e che non hanno commesso reati. Il diritto d’asilo deve essere garantito secondo il dettato costituzionale gli impegni internazionali
dell’Italia. In questo modo si potrà combattere meglio e più efficacemente l’immigrazione clandestina di tipo criminale.

La sicurezza alla base della convivenza civile

La sicurezza è un diritto alla base della convivenza civile. Sono le persone più deboli ad essere vittime della microcriminalità che va quindi contrastata
senza indulgenza e disattenzione. A tale scopo, bisognerà assicurare una più razionale ed efficiente presenza delle forze dell’ordine sul territorio, investendo
in nuove tecnologie, concentrando la vigilanza nelle aree di maggior rischio, ed evitando la duplicazione dei compiti. La grande criminalità organizzata,
che esercita soprattutto il commercio della droga e il traffico di esseri umani, è un pericolo per l’ordine pubblico e un fattore di inquinamento della
società e delle istituzioni. Su questo fronte si sono raggiunti importanti risultati ma non si deve attenuare l’impegno dello Stato.

Laicità, pluralismo e libertà

La laicità dello Stato è una caratteristica fondamentale della democrazia liberale. In Italia pluralismo, diritti civili, riconoscimento delle unioni di
fatto etc. sono continuamente rimessi in discussione. I vertici delle gerarchie ecclesiastiche, e non tutti, si arroccano su privilegi, come l’esenzione
Ici a favore delle attività commerciali con annessa cappella di culto, come la ripartizione truccata dell’8 per mille, o come il finanziamento delle scuole
confessionali, paritarie private o private che siano. Nessuno vuole aprire in Italia una guerra di religione. Ciò che è rivendicato dai laici, credenti
e non credenti, sono le stesse condizioni esistenti nei principali paesi europei tra Stato e Chiesa. L’impegno del partito socialista I socialisti, che
hanno segnato con le proprie lotte civili e sociali la storia d’Italia, si impegnano a portare avanti nel Parlamento, eletto il 13 aprile, con rigore,
coerenza ed onestà, principi di onestà e giustizia sociale, di sicurezza e di pace.

***
e)Daniela Santanchè la destra 2% programma.

ELEZIONI POLITICHE DEL 13-14 APRILE 2008
PREMESSA
I Movimenti politici “La Destra” e “Fiamma Tricolore” hanno deciso di unire le proprie forze, i
propri simboli e le proprie storie per candidarsi con un’unica lista e un programma comune alle
elezioni politiche del prossimo aprile.
“La Destra-Fiamma Tricolore” si candida a guidare l’Italia nella prossima Legislatura consapevole
della necessità storica per il popolo italiano di continuare ad avere nelle massime istituzioni rappresentanti
della storia della Destra sociale e nazionale, politica e culturale, che ne sappiano
tramandare valori e principi in questa era difficile e di transizione, senza cadere nel tranello di chi,
facendosi interprete di un pensiero unico, nell’economia come in politica, commette un tragico
errore unico. Riteniamo che la semplificazione del quadro politico, la governabilità e la crescita del
nostro Paese non risiedano affatto nella riduzione degli schieramenti politici a due soli soggetti
che tendono ad assomigliarsi sempre più offrendo al nostro popolo soltanto la misera idea di
un’alternanza di oligarchie e non quella di un’alternativa credibile per la risoluzione positiva dei
tanti, troppi, problemi che ancora affliggono la nostra Patria.
I valori e principi che ci animano e che ci uniscono in questa battaglia comune si qualificano nel:
concepire la Libertà innanzitutto come concreto esercizio di Diritti – della persona, delle comunità,
dei popoli – in coesistenza delle dimensioni del Sacro e del Bello; le scelte individuali con le
politiche per la famiglia come cellula fondamentale del più vasto corpo sociale; la politica per il
popolo, con il popolo e non per il potere, identificando i linguaggi e gli strumenti più adatti a
ri-costruire un dialogo politico scomparso da decenni;
promuovere la libertà e il dialogo tra le religioni senza gettare benzina sul fuoco dello scontro di
civiltà, scongiurando il rischio concreto di una perdita dei valori profondi della nostra civiltà – che
è romana e cristiana, e affonda le sue radici nel Diritto naturale – in nome di quel relativismo
laicista, ultimo ariete del degrado nichilista;
pensare uno Stato nuovo, non più astratto contratto tra individui atomizzati ma patto tra le generazioni
presenti, quelle passate e quelle a venire, comunione ereditaria tra corpi intermedi, comunità
e autonomie locali, sistema delle imprese e persone; uno Stato capace di arginare il potere
anonimo e senza volto delle grandi centrali finanziarie e multinazionali, dei poteri sopranazionali
privi di legittimazione politica e democratica; uno Stato capace di affermare che la politica – se tale
vuole essere – non può ridursi esclusivamente al rango di curatrice fallimentare
dell’amministrazione; uno Stato che promuova la cultura della legalità e fornisca ai cittadini una
giustizia finalmente rapida ed efficiente;
PROGRAMMA ELETTORALE
della lista
LA DESTRA – FIAMMA TRICOLORE
contrastare l’idea materialista che vede il Lavoro esclusivamente in ragione della sua funzione economica,
consapevoli che il lavoro è anche e soprattutto creazione, arte, cultura ed è intimamente
radicato nei luoghi e nelle comunità locali in cui si esplica;
riportare la persona, il lavoratore, al centro dei processi economici e produttivi, consapevoli che il
prodotto è comunque e sempre frutto del lavoro umano e non può avere mai la medesima dignità
dell’uomo che lo ha lavorato e prodotto, e che per questo vanno incentivati tutti i modelli che
tendono a forme di partecipazione del lavoratore al capitale dell’ impresa;
fuggire l’idea che la Vita possa ridursi al mercato, nuova forma di idolatria che caratterizza gli
adepti di quell’ideologia mercatista che si va diffondendo e che rappresenta la sintesi aberrante dei
peggiori presupposti del meccanicismo marxista con il substrato di fondo di certo liberismo materialista;
promuovere fermamente l’ampia partecipazione del mondo femminile nella vita politica e del
lavoro non solo tramite la legittima affermazione dei diritti delle donne ma soprattutto attraverso
un rinnovato apprezzamento di quei valori autenticamente femminili per i quali la donna è intesa
quale patrimonio costitutivo e fondante della società nel suo ruolo civile, culturale, istituzionale e
di motore propulsivo della famiglia;
vivere l'identità e l’appartenenza nazionale come missione, superando lo sconfittismo e l’idea del
declino, nel rispetto delle molteplici identità locali, delle tante piccole patrie che tutte contribuiscono
pienamente a definirci, insieme e a fianco del sogno europeo, della naturale ambizione mediterranea
e di una vocazione universale che trova le sue fondamenta nella nostra storia più antica;
pensare, di fronte ai fenomeni migratori e alle necessità di sostegno di cui il mondo occidentale si
deve fare carico, la costruzione di un modello anti-xenofobo che, lungi dall’essere multiculturalista,
rifugga la falsa idea di facili integrazioni estranee alla cultura dei doveri, che sappia scegliere
a chi offrire ospitalità per una più facile convivenza di culture e che, nel tempo, senza pretese
materialiste, possa arrivare a sviluppare un modello di identità arricchita, sul presupposto
dell’esistenza di un dato culturale e antropologico, legato alla terra, alla cultura e alla storia, dal
quale non si può prescindere – l’identità – che va affermato non in negazione dell’identità altrui
ma come presupposto necessario di relazione e di rispetto dell’altro da noi, e contemporaneamente
pensare a politiche di cooperazione che aiutino le popolazioni più bisognose a restare nei
propri Paesi evitando l’impoverimento e uno sradicamento carico di angosce.
Sulla base di questi principi che ci uniscono, riteniamo di dover offrire al nostro popolo la possibilità
di scegliere sulla base degli impegni di questo programma che ci unisce e che tutti i nostri candidati
al Parlamento si impegnano a rispettare – e a non tradire - nella prossima legislatura.
VALORI
Per noi la Vita è Sacra. Senza dubbi né esitazioni. Al centro della nostra proposta politica vi è la
Persona, dal concepimento alla morte, con i suoi diritti e la sua dignità.
Rivedere l’applicazione della Legge 194: intendiamo rendere efficace la parte sulla “prevenzione”
della L.194, con riferimento agli artt. 2 e 5 che sanciscono il ruolo di “prevenzione rispetto
all’aborto” dei consultori, al fine di rendere effettiva la Difesa della vita dal “concepimento” e non,
in termini equivoci, “dall’inizio” come è oggi.
Trasformare – secondo lo spirito della Legge – i Consultori in luoghi di sostegno e orientamento
alla vita e non all’interruzione volontaria di gravidanza.
Tutela della famiglia tradizionale: consapevoli della necessità di regolamentare i rapporti di
Diritto privato che scaturiscono dalle diverse forme di unione di fatto, vogliamo ribadire la nostra
ferma opposizione a formule tipo DICO e PACS, che investono il Diritto pubblico oltre alle finanze
dello Stato.
SICUREZZA E IMMIGRAZIONE
Certezza della pena - Revisione della Legge Gozzini e riduzione dei benefici di legge in relazione
alla carcerazione per tutti quei reati che creano allarme sociale; stretti controlli sull’applicazione
della pena; introduzione obbligatoria del “braccialetto elettronico” per accedere ai programmi di
reinserimento sociale per i detenuti. No ad ogni nuovo indulto e/o amnistia
Lotta durissima tanto contro la microcriminalità ( vera e propria piaga endemica diffusa
su tutto il nostro territorio nazionale) quanto contro il crimine organizzato e il racket con innalzamento
delle pene oggi previste.
Tolleranza zero contro lo spaccio di stupefacenti – innalzamento della pena fino
all’ergastolo per i grandi spacciatori.
Castrazione chimica per i pedofili - Inasprimento delle pene per i reati di violenza carnale.
Togliere la prostituzione dalle strade: abolire la Legge Merlin e al contempo contrastare
pesantemente lo sfruttamento della prostituzione da parte della criminalità.
Subordinare la concessione del “permesso di soggiorno lavorativo” alla firma di accordi bilaterali
con gli Stati di origine relativamente allo scontare nelle carceri di quei paesi le pene per eventuali
reati commessi in Italia dagli immigrati. Rilevazione delle impronte digitali e del DNA per
tutti gli stranieri extracomunitari che chiedano un permesso di soggiorno superiore
ai 6 mesi di permanenza sul territorio nazionale. Mappatura completa del fenomeno
migratorio in Italia e blocco di ogni ipotesi di sanatoria più o meno mascherata.
Ospitalità nei campi nomadi inderogabilmente legata alla dimostrazione della possibilità di mantenimento
per sé e il proprio nucleo familiare.
Rafforzamento dell’ordine sociale anche attraverso politiche che riconoscano alle forze
armate e alle forze dell’ordine (e più in generale, a chiunque operi come pubblico ufficiale
nell’ambito delle sue competenze), ruolo, dignità e possibilità operative con adeguata considerazione
delle necessità di struttura, logistica e personale. All’uopo considerando e risolvendo problemi
alloggiativi, adottando politiche salariali adeguate allo status e all’operato, provvedendo al riordino
e alla riqualificazione della carriere, e all’eliminazione del precariato, tanto nelle forze armate
che dell’ordine.
Basta con i fogli di via che diventano carta straccia. Espulsione reale ed immediata con
provvedimento del Prefetto di tutti i clandestini che girano in Italia senza regolare
permesso di soggiorno. Applicazione del reato di riduzione in schiavitù nei confronti degli scafisti.
Albo delle moschee e registro pubblico degli Imam. Edificazione di luoghi di culto estranei
alle ipotesi concordatarie subordinata all’approvazione del Ministero dell’Interno oltreché
all’autorizzazione del Sindaco e introduzione per legge dell’obbligo di pronunciare i sermoni in
lingua italiana allo scopo di scongiurare il fomento dell’integralismo religioso. Divieto di indossare
il velo islamico nelle scuole e comunque alle minorenni.
No a qualsivoglia riduzione dei tempi necessari all’ottenimento della cittadinanza italiana.
No al diritto di voto amministrativo per i residenti privi di cittadinanza.
Preferenza nazionale nell’assegnazione degli alloggi e nella scuola di ogni ordine e grado,
a partire dagli asili nido e dalla scuola materna.
No all’ingresso della Turchia nella Comunità europea.
GIUSTIZIA
Separazione funzionale delle carriere tra Magistratura inquirente e magistratura
requirente.
Per evitare l’attuale degenerazione delle correnti della Magistratura, che deve rimanere così indipendente
anche dalla “casta” dei magistrati politicizzati, proponiamo l’elezione a sorteggio dei componenti
del Consiglio Superiore della Magistratura tra coloro che ne hanno i requisiti.
Aumentare efficienza e soprattutto rapidità del corso della Giustizia sia per ciò che
concerne l’azione penale sempre e comunque doverosamente orientata ai criteri di “certezza del
diritto-certezza della pena” sia per ciò che concerne lo scandaloso stato in cui si trova la “giustizia
civile”. Completamento della riforma del codice di procedura civile: snellimento dei tempi di
definizione delle cause e forme di incentivo alle procedure extra-giudiziali.
GIOVANI E DONNE
Tassazione straordinaria di banche, assicurazioni, stock options di manager e utilizzazione
dei proventi del cosiddetto “signoraggio bancario” finalizzati a:
- finanziare il “mutuo sociale” per l’acquisto dell’abitazione;
- contribuire al pagamento degli interessi dei mutui ventennali a tasso agevolato della prima casa
popolare (costruita da enti pubblici) delle giovani coppie;
- sostenere la nascita di nuove imprese gestite da giovani, anche attraverso la sperimentazione di
un periodo “no tax” per le nuove iniziative imprenditoriali e professionali giovanili;
- defiscalizzare di un terzo il lavoro femminile per arrivare alla pari retribuzione tra donne
e uomini.
SVILUPPO: IMPRESA, AGRICOLTURA, LAVORO, ENERGIA
Siamo decisamente a favore dell’introduzione in Italia della flat tax, con una aliquota unica non
progressiva, che si sostituisca alle odierne Irpef e Ires e sia dunque valida per i redditi di qualunque
tipo, senza distinzione tra persone fisiche e imprese. La drammatica situazione dei conti
pubblici non ci consente di proporre immediatamente l’applicazione della flat tax ai redditi delle
persone fisiche, il cui gettito nell’anno 2006 è stato di 150 miliardi e 248 milioni di euro, pari al
34,8% di tutte le imposte incassate da tutte le pubbliche amministrazioni. L’applicazione della flat
tax ai redditi delle persone fisiche, però, rimane nel medio periodo il nostro obiettivo. Proponiamo
invece di iniziare immediatamente questo cammino virtuoso applicando la flat tax al reddito delle
persone
giuridiche, il cui gettito nel 2006 è stato di 35 miliardi e 915 milioni di euro, pari all’8,3% di tutte
le imposte incassate da tutte la PA. La percentuale obiettivo che intendiamo proporre è del 20%
da raggiungere in tre anni, riducendo del 2,5% all’anno l’attuale aliquota del 27,5%. Inoltre prevediamo,
allo scopo di ridurre il numero dei “lavoratori precari”, altre agevolazioni ed incentivi,
strutturati in modo da non configurare la fattispecie di “aiuti di stato”, per le imprese che assumeranno
un certo numero variabile di lavoratori a tempo indeterminato.
Contrattazione decentrata per introdurre la Partecipazione agli utili d’Impresa attraverso:
Minimo salariale inderogabile per tutti i tipi di lavoro;
Incrementi retributivi (secondo il principio della Partecipazione) legati alla produttività
dell’Azienda e contrattati “in loco” tra le parti.
Ulteriori forme di incentivazione fiscale in considerazione dell’aumento del “tasso partecipativo
agli utili”.
Detrazione degli utili reinvestiti in ricerca e formazione.
Introduzione di clausole sociali e ambientali per le importazioni da quei Paesi che non rispettano
i Diritti dei lavoratori e i doveri di Tutela dell’Ambiente in relazione agli standard europei con conseguente
tassazione maggiorata al fine di tutelare la produzione italiana da forme di concorrenza
sleale de facto.
Per le Piccole Imprese, le imprese artigiane e i commercianti al dettaglio: accelerazione dei
rimborsi Iva a 60 giorni, per lasciare liquidità all’impresa; inoltre, al fine di evitare
un’ulteriore penalizzazione per quelle imprese che soffrono problemi di liquidità dovuti
all’insolvenza dei clienti proponiamo che il versamento dell’Iva sia dovuto solo dopo il reale
incasso della fattura; graduale e progressiva abolizione dell’Irap, a partire dall’Irap sul costo del
lavoro e sulle perdite.
Revisione degli automatismi su cui si basano gli studi di settore (che sono particolarmente
penalizzanti per i giovani professionisti) e che vanno legati al territorio e non decisi esclusivamente
a livello centrale.
In merito allo sviluppo dell’Agricoltura italiana La Destra-Fiamma Tricolore intende farsi, in
modo più propositivo e concreto rispetto ai governi del passato, vessillifera di una politica di
difesa della qualità del prodotto italiano, del made in italy, imponendo, tramite un accordo
internazionale da raggiungere in sede di WTO, la lotta all’agropirateria che danneggia nel mondo
soprattutto la nostra agricoltura ed i suoi prodotti di qualità più noti; per questo proporremo la
multifunzionalità in agricoltura attraverso una legislazione capace di dare agli agricoltori più concrete
possibilità di integrazione al proprio reddito agricolo. Dopo la felice esperienza
dell’agriturismo vi è da rendere più concreto e remunerativo, con una opportuna legislazione,
l’apporto degli agricoltori alla tutela dell’ambiente.
Immediata riduzione dell’Iva sul turismo al fine di incentivarne lo sviluppo tanto sul mercato
interno quanto nella capacità di attrarre nuovi turisti stranieri.
Sulla strada dello sviluppo dell’autonomia energetica, nella necessità di continuare i programmi
già avviati di approvvigionamento energetico e intraprendere iniziative di partecipazione
ai progetti europei sul nucleare di ultima generazione, riteniamo sia un dovere dello
Stato favorire la nascita di una nuova filiera industriale basata sullo sfruttamento delle energie
rinnovabili insieme e a fianco alla creazione di una rete di microgenerazione
distribuita fatta di piccoli impianti, armonizzati sul territorio che vedano la responsabilizzazione e
il favore delle comunità locali.
TRASPARENZA FISCALE
Noi siamo certi che il problema in Italia sia quello di ridurre l’esorbitante spesa pubblica
senza dover per questo tagliare la “spesa sociale” che spesso è già inferiore a quella del resto dei
Paesi europei. Vogliamo che i proventi della tassazione siano spesi per i cittadini e non per la
“casta”.
Per questo proponiamo un serio Federalismo fiscale: perché vogliamo che si sappia chi paga le
tasse, regione per regione, e come le pubbliche amministrazioni usano quei soldi.
Ferma restando naturalmente la tutela dei diritti civili e sociali di tutti i cittadini, una riforma
fiscale seria che alleggerisca la pressione su cittadini e imprese, improntata a criteri di trasparenza
e territorialità, deve consistere nell’identificare i compiti operativi e i compiti legislativi dello
Stato, che saranno alcuni "esclusivi" e altri "concorrenti"con le Regioni, alle quali spetta la
responsabilità delle altre leggi. Questo non è "caos", ma è competizione tra Regioni a chi amministra
meglio, a dove la qualità della vita è migliore, a dove si attirano più investimenti e a dove c'è più
sicurezza e meno ladri a piede libero.
I compiti operativi dello Stato centrale devono essere ridotti e valutati a costi standard
I compiti dello Stato saranno finanziati con una delle due tasse nazionali.
La prima è la "tassa per pagare i servizi dello Stato", la seconda tassa nazionale è la "tassa per la
solidarietà”. La pagano tutti, il gettito va in un "piatto comune". Si calcola il PIL medio pro-capite
nazionale. Le regioni che lo superano non ricevono niente. Quelle dove si genera un PIL pro capite
inferiore alla media nazionale incassano quote della "tassa per la solidarietà", a condizione che
non vi sia significativa evasione fiscale e contributiva
Il calcolo non viene effettuato sui valori nominali, ma sulla base del "potere d'acquisto".
Tutto il resto, tutte le altre tasse, sono stabilite e gestite dalle Regioni in base ad un principio della
concorrenza fiscale tra le Regioni alle quali spetta decidere quanti servizi fornire ai residenti (
cittadini, imprese, associazioni ecc). La pressione fiscale varierà in funzione delle scelte degli
amministratori regionali.
LOTTA AL CARO VITA
Bloccare l’automatismo della gravazione dell’Iva sulle accise dei carburanti in relazione
alle oscillazioni del prezzo della benzina, fissando dei limiti rivedibili in base all’andamento
dell’indice Istat e impedendo l’odioso meccanismo della “tassa sulla tassa” che ha contribuito nei
soli ultimi due anni ad aumentare di ulteriori 16 centesimi al litro il costo della benzina verde .
Abolizione del “canone Rai” , vera e propria tassa ingiusta nei confronti dell’intera cittadinanza.
Blocco degli aumenti delle tariffe di luce, gas e telefono per due anni.
Introdurre il quoziente basato sul reddito familiare complessivo delle famiglie come criterio di
base per il prelievo fiscale, in ragione anche della presenza di disabili e anziani a carico del nucleo
familiare.
Realizzazione di patti concertativi con le categorie per diminuire il prelievo fiscale alle imprese
italiane e ai commercianti che ridurranno i prezzi dei generi di prima necessità
MUTUO SOCIALE
Intendiamo affermare in ogni sede il principio per cui ogni famiglia italiana ha diritto alla
proprietà della propria abitazione, senza sottostare a meccanismi di impoverimento del
reddito familiare attraverso la pratica usurante degli affitti o la stipula di mutui classici che
arricchiscono soltanto le banche e mettono a serio rischio, come dimostrano i più recenti avvenimenti,
il futuro di centinaia di migliaia di famiglie.
Non è attraverso forme di controllo del prezzo degli affitti che si risolve l’emergenza abitativa ma
attraverso l’istituzione del Mutuo sociale, a cui possano avere accesso quelle famiglie che necessitano
di abitazione e in cui nessun membro sia proprietario di immobili, attraverso cui comprare
case pubbliche a prezzo di costo senza passare attraverso le banche.
ACQUA BENE PRIMARIO
L’acqua è un bene primario della nazione e di prima necessità per il nostro popolo,
e in tal senso lo consideriamo di interesse strategico dello Stato.
Per questo motivo – e diversamente da altri settori - riteniamo sia doveroso considerare l’acqua,
la sua gestione, la sua distribuzione e la vendita al consumatore un “bene pubblico” meritevole
della massima tutela da parte dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali.
Gli interessi dei privati in questo settore non possono prevalere rispetto all’interesse generale.
Le politiche di privatizzazione delle acque vanno completamente riviste anche al fine di ritornare
a tariffe di vendita che non penalizzino il consumatore e contemporaneamente tutelino questo
bene pubblico.
Le aziende pubbliche che gestiscono e distribuiscono l’acqua devono rimanere o devono nuovamente
essere riconvertite in un capitale di azienda totalmente pubblico, senza alcuna infiltrazione
di privati. Tutti i cittadini-consumatori saranno a loro volta soci dell’azienda. Il “maggiore azionista”
rimarranno gli enti locali preposti, che dovranno gestire l’azienda nell’interesse comune.
SANITA’
Riteniamo che - anche creando un rapporto virtuoso tra sanità pubblica e sanità
privata, coinvolgendo Stato e Regioni – vada potenziato innanzitutto il Sistema pubblico
della sanità: intervenendo per rimuovere tutte le incrostazioni burocratiche, controllando
fortemente le spese inutili e rimuovendo i deficit di sistema, ma sempre tenendo al centro il
cittadino-paziente, garantendo in particolare ai non abbienti la possibilità di scegliere dove
e come farsi curare, garantendo anche a chi non è nelle condizioni economiche per farlo privatamente
di essere curato e assistito secondo criteri qualitativi e di eccellenza.
Riteniamo sia necessaria una vera e propria “rivoluzione” nel campo della sanità che non può poggiare
esclusivamente su criteri di privatizzazione, ma in base al principio di sussidiarietà, deve
poter contare sul coinvolgimento della cittadinanza organizzata in forma associativa per aiutare,
sostenere, tutelare i pazienti: in altre parole tutte quelle attività extra-ospedaliere a beneficio dei
pazienti, spesso ignorate dal sistema Pubblico ma apprezzate dai cittadini e necessarie alla qualità
della vita dei pazienti.
Le Associazioni meritevoli devono essere individuate, ed a loro deve essere affidato, attraverso la
stipula di convenzioni, un pezzo di sanità e di sostegno al sociale; non parliamo dei soliti contributi
a pioggia ai “furbetti delle cooperative” od agli amici degli amici: parliamo di meritocrazia.
Chi lavora bene, nell'interesse dei pazienti, e fa risparmiare denaro allo Stato, va
individuato, coinvolto nei processi decisionali e premiato.
E questo vale nel campo della salute, come dell’assistenza ai bisognosi e agli anziani, nel recupero
degli emarginati e dei tossicodipendenti: il “terzo settore”, il volontariato sociale, la società civile
organizzata per la tutela di chi ha meno sono anch’essi pilastri che la Destra considera fondamentali
per l’edificazione di un nuovo Stato Sociale.
Per ciò che concerne la nomina dei manager del settore sanitario riteniamo che essa debba essere
basata esclusivamente su criteri di capacità e merito e non in base all’odioso principio delle
nomine partitiche.
ISTRUZIONE
Ridare fiducia al corpo docente nelle scuole di ogni ordine e grado, premiando chi più
si impegna e merita, al fine di gratificare maggiormente chi occupa un ruolo così delicato come
l’insegnamento e migliorare gli standard scolastici.
Se uno slogan fortunato del passato prevedeva le 3 “i” di inglese, internet e impresa come elementi
centrali di un ragionamento modernizzatore per la scuola italiana, noi crediamo che vada oggi
invece posto l’accento su una quarta “i”, quella di “Identità” che deve tornare orgogliosamente nei
programmi scolastici e che non può più venir annientata dalla cultura post-sessantottina che vuole
educare i nostri figli come individui sradicati, cosmopoliti e privi della conoscenza della propria
storia e della propria memoria (autentiche basi su cui costruire con successo il proprio futuro)
senza capacità critica, in una scuola massificata che continua a rifiutare il merito come primo ed
essenziale elemento di selezione e avanzamento negli studi.
Identità: a maggior ragione ribadiamo questo nostro pensiero nel momento in cui sempre più
sono compagni di classe degli studenti italiani migliaia di immigrati e i loro figli.
Ribadiamo la nostra assoluta contrarietà all’insegnamento del Corano o di qualsivoglia
altra Religione diversa da quella Cattolica nelle scuole statali e crediamo sia invece
doveroso introdurre l’obbligo di studiare la cultura e la civiltà giuridica del nostro Paese proprio al
fine di non creare
sacche di emarginazione tra gli studenti di culture e religioni diverse.
Proponiamo l’abolizione dei test di ingresso all’Università: i criteri di selezione dei “capaci e meritevoli”
devono avvenire principalmente attraverso la valutazione del curriculum studiorum
FIDUCIA NELLO STATO
Tutti i rimborsi/debiti che lo Stato (amministrazioni centrali e locali) ha nei confronti
sia delle persone fisiche che delle persone giuridiche devono essere liquidati
entro e non oltre sei mesi, eventualmente anche con titoli dello Stato. Il provvedimento interessa
ad esempio tutti i rimborsi IVA - IRPEF- IRPEG e tutte quelle aziende che lavorano per lo
Stato, dagli ospedali alle manutenzioni delle strade.
OPERE PUBBLICHE
Parere consultivo – e non più vincolante - delle Sovraintendenze e degli Enti locali
per tutte quelle opere di grande interesse pubblico e sociale.
Costruire tutte le opere pubbliche necessarie a mantenere l’Italia ai livelli europei, dall’Alta Velocità,
ai porti, alle reti stradali e autostradali. Se non si fanno tutte le infrastrutture necessarie l’Italia
sarà presto fuori dai mercati europei e internazionali.
Con particolare riferimento al Mezzogiorno d’Italia: è nostra convinzione che con un Sud rinnovato,
con autonoma capacità di sviluppo, capace di trovare finalmente una propria vocazione di
crescita tutta l’Italia ne trarrà benefici immensi. Questione settentrionale e questione meridionale
si risolvono insieme, nella capacità di dare risposte ai problemi concreti: un’Italia a due velocità
nel mondo dell’economia globalizzata non va da nessuna parte, è solo un treno che deraglia. Per
questo crediamo che il Sud necessiti di particolare attenzione nella realizzazione di tutte quelle
opere pubbliche che possano essere utili alla sua rinascita. Dalla rete idrica per l’agricoltura fino
alla realizzazione di infrastrutture turistiche, dalla attenzione al rispetto del territorio fino alla
riconversione dei vecchi e ormai dismessi mega-poli industriali.
AMBIENTE
L’Ambiente per noi è innanzitutto un bene comune da salvaguardare, tutelare, difendere e sostenere,
ma è anche un’occasione, per una nazione come l’Italia, tra le più ricche al mondo in quanto
a patrimonio ambientale e culturale, una nuova occasione di sviluppo.
In questo senso la Destra-Fiamma Tricolore ritiene di dover dar vita ad una politica ambientale
capace di far coesistere in maniera sinergica la tutela della natura con le attività umane.
Di fronte allo scempio dei rifiuti in Campania di cui riteniamo responsabili i governi locali di
centro-sinistra è dovere dello Stato adottare provvedimenti normativi per la riduzione a monte dei
rifiuti, favorire il riciclo e il riutilizzo delle materie attraverso la diffusione su tutto il territorio
nazionale della raccolta differenziata e, realizzando un ciclo industriale realmente integrato, procedere
alla realizzazione di termovalorizzatori.
Nello specifico della situazione campana ci impegneremo per la restituzione ai cittadini della
Tarsu ad oggi pagata per un servizio non reso.
La gestione delle Aree protette per noi deve situarsi nell’ottica di uno sviluppo eco-sostenibile ed
eco-compatibile; l’attività venatoria va sostenuta nel suo valore associativo, culturale e tradizionale
e a questo fine riteniamo necessaria la revisione della Legge 157/92, in un percorso di armonizzazione
con le normative europee e di recepimento delle direttive 79/409/CEE (uccelli) e
92/43/CEE (habitat) nel rispetto concreto di natura e tradizione.
RIFORME
La destra italiana vuole una riforma vera ed efficiente dello Stato.
Al primo posto mettiamo l’istituzione della Repubblica Presidenziale, solo un Presidente eletto dal
popolo può garantire contemporaneamente la stabilità e la governabilità delle Istituzioni e la maggior
partecipazione democratica del popolo alle scelte div Governo.
Unitamente alla Repubblica Presidenziale la Destra crede nella bontà
dell’amministrazione federale delle Regioni e degli Enti locali sulla base dl principio di
“sussidiarietà”
Una seria riforma della politica contro le logiche di casta necessita il riconoscimento giuridico
dei partiti e l’applicazione dell’art. 49 della Costituzione.
Nella lotta contro gli sprechi di palazzo la Destra si propone di abolire radicalmente tutti gli
enti inutili ad oggi ancora esistenti. Inoltre vogliamo ridurre per legge tutte le assemblee
elettive fino alla metà del numero attuale dei loro componenti.
Nel rapporto tra eletti ed elettori crediamo sia doveroso reintrodurre la preferenza anche per
l’elezione dei membri del Parlamento italiano così come già avviene per gli eletti al Parlamento
europeo e nei vari Consigli regionali. Unitamente alla reintroduzione della possibilità di scelta da
parte degli elettori dei propri rappresentanti la Destra vuole introdurre criteri certi di riduzione
delle spese per le campagne elettorali.
L’enorme burocrazia e l’inefficienza di ampi settori del servizio pubblico che opprimono quotidianamente
gli italiani non sono responsabilità dei dipendenti della Pubblica amministrazione, ma
“mali del sistema” che vanno curati con determinazione attraverso la riduzione
delle innumerevoli leggi che appesantiscono il rapporto tra cittadino e P.A. e contemporaneamente
introducendo reali criteri di meritocrazia in ogni ordine e grado del pubblico impiego
oltreché ad attente politiche di riduzione reale degli sprechi.

***
f)Pierferdinando Casini centro 6.5% alcune indicazioni programmatiche.

Tratto da
http://www.noipress.it/

Il leader dell'udc critica le proposte sul fronte fiscale dei candidati premier del Pd e del Pdl e guarda invece ad una "vera 'Pax fiscale' accompagnata
da una pax legislativa per due anni mai piú nuove leggi sui temi delle tasse:. Per noi - prosegue Casini - la lotta all'evasione si fa ad esempio con la
cedolare secca al 20% sugli affitti: riparte il mercato ed emerge una quota di affitti in nero. O con un sistema di conflitto di interessi tra contribuenti
che possa rendere conveniente l'emersione di nuovo gettito".

“Noi - spiega il candidato premier dell'Udc - proponiamo forti deduzioni legate al numero di figli, secondo un principio di defiscalizzazione selettiva:
ad esempio rendendo detraibili integralmente le spese per i libri di testo, per le rette e la mensa degli asili nido e delle scuole materne. Con l'obiettivo
finale di arrivare a riconoscere, di fatto, a ogni famiglia una sorta di cifra forfettaria per le spese di mantenimento dei figli".

Poi l’ex presidente della Camera propone una
soluzione
per ridurre il debito pubblico, partendo da una nuova stagione di liberalizzazioni: "Bisogna cedere le partecipazioni dello Stato in Eni, Enel, Finmeccanica.
“La svolta liberale – afferma - passa anche da qui, da una cultura vera del mercato: applicata nei fatti e non solo enunciata. Se il Tesoro cedesse le
partecipazioni residue si ridurrebbe il debito dal 105 all'80% del Pil. Solo grazie alla minore spesa in tassi di interessi si libererebbero 20 miliardi
l'anno, una somma che da sola vale ben più di una manovra".

‘Bisogna cambiare mentalità – continua Casini - stiamo proponendo una rivoluzione culturale, me ne rendo conto. Non a caso parliamo di approccio gradualista
e sempre guidato dal principio della seperazione tra proprietà pubblica delle reti e privatizzazione delle gestioni. Lo Stato deve disfarsi delle sue quote
nel giro di due legislature, mi sembra un tempo realistico. Non va sottovalutato il fatto che anche abbattendo il debito pubblico si recuperano i margini
per finalità sociali destinate ai ceti più deboli".

Per Casini, vanno poi privatizzate anche le municipalizzate: "la privatizzazione delle municipalizzate è un nostro cavallo di battaglia. Proponiamo un
ddl nel solco di quello originale presentato da Linda Lanzillotta. Bisogna arrivare a gare pubbliche aperte come unica modalità di affidamento della gestione".

Asse Veltroni-Berlusconi sembra patto di potere. Non ostile in linea di principio alle larghe intese, l’ex presidente della Camera adombra un "patto di
potere" tra Veltroni e Berlusconi. "Ma quali poteri forti! In
Italia
-dichiara - sono i poteri deboli e non fanno paura a nessuno. Piuttosto il vero potere forte rischia di essere questo un patto tutto politico. Non sono
contrario alle grandi coalizioni, ma se sono formate nell'interesse dei cittadini e in nome di valori condivisi".

"Questo gioco di sponda tra Veltroni e Berlusconi, che si copiano i programmi e invitano a votare per l'uno o per l'altro in nome del cosiddetto voto utile,
fa pensare piuttosto a un patto di potere congegnato alle spalle dei cittadini, nell'interesse di quei due leader ma contro gli interessi degli italiani.
Noi - assicura il leader dell'Udc- vigileremo affinchè questo non accada".

Giustizia, Sanità e Pubblica Amministrazione. Infine Casini punta l’attenzione sull’efficienza del settore pubblico, a partire da quella che chiama la
rottamazione della giustizia civile: "sulla giustizia noi pensiamo a un piano di 'rottamazione delle cause civili' attraverso un sistema nuovo di incentivi
fiscali. Chi accetta di chiudere un contenzioso o di conciliare riceve un bonus fiscale. Sarà un modo per alleggerire il carico dei giudici e di dare maggiore
rapidità alla giustizia che è il primo problema da risolvere".

“Le Province vanno abolite tutte. Così come va abolito il Cnel" (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, ndr, ricollocando il personale in esubero
nella pubblica amministrazione". E' necessario -aggiunge il candidato premier- un piano anche per evitare, ad esempio, che le forze dell'ordine debbano
svolgere compiti ordinariamente propri della pubblica amministrazione.