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i milioni di google travolgono gli imbarazzi degli editori

da punto informatico del 29\10\2008

PI - News
di Gaia Bottà
mercoledì 29 ottobre 2008
a.. Google pagherà 125 milioni di dollari per fare pubblicità ad autori ed
editori: le case editrici sembrano aver compreso le opportunità offerte da
Google Book Search e dimostrano l'intenzione di arrendersi negoziando con
Mountain View un accordo extragiudiziale di portata milionaria e
potenzialmente rivoluzionaria.

Ed ora, un po' di pubblicità

:

2005 quando il presidente della Authors Guild, associazione di autori
statunitensi, aveva definito il progetto di scansione e di pubblicazione
massiva di Google "una evidente e spudorata violazione del diritto
d'autore". Era scattata la class action, seguita a ruota dalla denuncia
della Association of American Publishers e di una manciata di colossi
dell'editoria. Il fatto che Google offrisse indiscriminatamente agli scanner
testi caduti in pubblico dominio e testi ancora protetti dal copyright, il
fatto che ne rendesse accessibili ai netizen delle porzioni consistenti
senza aver fatto richiesta ai detentori dei diritti, aveva scatenato i
fervori del mondo editoriale, che da più parti ingiungeva la cessazione
dell'intemperante servizio.

Molti degli editori, dal 2005 ad oggi, hanno moderato il proprio
atteggiamento intransigente, hanno ammorbidito i toni e hanno cominciato ad
abbracciare il sistema proposto da Google. Esemplare l'ammissione di un
manipolo di case editrici che è stata costretta a riconoscere che il
servizio di ricerca e di assaggio di libri di Mountain View fosse uno
strumento utile ad aumentare le vendite, uno strumento di cui editori come
Harper Collins si sono appropriate declinandolo a seconda delle proprie
esigenze.
Incoraggiata da queste timide ammissioni, Google non ha rinunciato a
perseverare. Le denunce della concorrenza si sono abbattute su Mountain
View, ma il mercato sembra aver decretato il vincitore: Microsoft, che
accusava Google di assumere un atteggiamento troppo disinvolto nei confronti
del diritto d'autore, si è definitivamente ritirata dal business dei libri
online. Google, nel contempo, si è inventata il modello di business
dell'editoria del futuro fianco a fianco con editori e autori, con AAP,
Authors Guild e tutti coloro che vorranno aderire.

La proposta di archiviare il caso pendente in tribunale deve ancora passare
dall'approvazione di un giudice federale ma è già estremamente articolata e
lungimirante: oltre a ricompensare con 45 milioni di dollari gli autori i
cui libri sono già stati messi a disposizione, Google offrirà agli editori
di tutto il mondo informazioni, strumenti di controllo e possibilità di
guadagni, e riceverà in cambio l'autorizzazione a procedere con la
pubblicazione online a favore dei netizen statunitensi. Il fulcro
dell'accordo da 125 milioni di dollari sarà l'istituzione di un registro
degli autori, definito Book Rights Registry: vi saranno annoverati tutti gli
autori che lo desiderino e vi sarà registrata la loro disponibilità o meno
ad offrire le opere alla scansione, contribuirà a prevenire il problema
delle opere orfane. Attraverso il registro verranno gestiti i pagamenti e le
compensazioni che gli autori otterranno attraverso i servizi offerti dalla
grande G.

Non basterà introdurre il registro per gestire al meglio le aspettative dei
detentori dei diritti: per offrire un servizio sempre più di valore, per
ampliare il ventaglio dei sette milioni di libri già indicizzati, Google,
gli autori e gli editori stanno meditando di introdurre nuove possibilità
per mettere a disposizione i testi. Si lavorerà in primo luogo sui testi che
non vengono più stampati, testi pressoché irreperibili nelle librerie,
disseminati in biblioteche polverose o ordinati in scaffali di istituzioni
lontane migliaia di chilometri dal lettore: sono testi che verranno
scansionati con urgenza e messi a disposizione per il 20 per cento in
anteprima per i netizen e a vantaggio di autori che non vendono più
attraverso i canali tradizionali. Il cittadino della rete potrà acquistare
il testo completo in formato digitale, tornando a far fruttare i testi che
non conviene più produrre e vendere in formato cartaceo.

Se autore e editore si dimostrassero d'accordo, lo stesso acquisto di libri
digitali si potrà concludere per le opere coperte dal copyright e ancora sul
mercato: avranno la possibilità di aprire nuovi canali di vendita e di
soppesare l'interesse della platea dei lettori monitorando gli accessi ai
testi offerti al mercato online e alla pubblicità che attornierà le pagine
sfogliate. Google si riserverà il 37 per cento delle entrate garantite dalla
vendita dei libri e dalla pubblicità affiancata alle anteprime dei testi, il
resto convergerà nel registro e verrà equamente diviso fra i detentori dei
diritti. Google e gli editori sono d'accordo nel plasmare modelli di
sottoscrizione per l'accesso ai testi completi a favore di istituzioni e
agenzie educative. Non di solo mercato si tratta: biblioteche e scuole
potranno approfittare gratuitamente e liberamente delle opere fuori catalogo
nella loro interezza, mentre verranno messe a punto soluzioni per agevolare
gli utenti disabili nella fruizione dei testi.

"La missione di Google è quella di organizzare l'informazione mondiale e di
renderla accessibile e utile su scala universale - ha ricordato Sergey
Brin - Oggi, insieme con gli autori, gli editori e le biblioteche siamo
stati in grado di fare un grande balzo in avanti in questo senso". Si tratta
di un accordo scaturito dal "buon senso", a parere del presidente della
Authors Guild Roy Blount. Prima di chiamare in causa il mercato, sarà un
giudice federale a decidere del futuro dell'editoria digitale.

Gaia Bottà