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ecco la storia del bastone bianco

da superabile.it 16\10\2008.

In occasione della Giornata internazionale, l'Unione italiana dei ciechi e
degli ipovedenti racconta la nascita e lo sviluppo di quello che resta il
fondamentale strumento di orientamento per le persone con disabilità visiva
in tutto il mondo. Da Isacco ai giorni nostri, passando per il ricooscimento
istituzionale avvenuto negli anni '30 del XX secolo

Ed ora, un po' di pubblicità

:

ROMA - L'uso del bastone come mezzo di deambulazione e di riconoscimento
delle persone cieche si perde nei meandri della storia e del mito.
Patriarchi biblici, poeti, musici, filosofi e mendicanti sono stati
"fotografati" con questo oggetto il cui spessore semantico oscilla tra
quello di scettro di un'autorità vaticinante e quello di sostegno di una
mendicità errante.

La stratificazione storica - da Isacco ai giorni nostri - ha  sedimentato in
questo ausilio tiflotecnico, fossile per secoli, una carica simbolica
fortemente condizionante. Nel profondo dell'inconscio  sociale ed
individuale esso suscita sentimenti che oscillano dal rispetto all'angoscia;
è a partire dagli anni trenta del '900 che il bastone bianco si è affermato
istituzionalmente nel mondo politico e giuridico come ausilio di mobilità e
simbolo di riconoscimento; cioè  non più solo come mezzo per la
deambulazione di persone dal cammino incerto, ma prioritariamente come mezzo
per l'identificazione e secondariamente per la deambulazione delle persone
con grave deficit  visivo.

Questo ausilio sottile e discreto getta una grande e cupa ombra simbolica,
che oscura l'aspetto funzionale di riscatto ed affermazione di un'autonomia
personale che passa anche come appropriazione di un raggio di mobilità
spazialmente determinato. In questa ombra lunga  rientra pure la difficoltà
che, in ambito almeno italiano, si ha nel reperire informazioni storiche e
tiflodidattiche su questo ausilio.

Storicamente è accertato che il fotografo James Biggs fu il primo, nel 1921,
a proporre pubblicamente l'uso del bastone bianco come ausilio per la
mobilità delle persone cieche. Biggs gestiva il proprio studio fotografico a
Bristol e perdette la vista dopo essere stato investito  da un'automobile.
Nella necessità di dover raggiungere il proprio posto di lavoro egli giunse
alla conclusione, in base alla propria esperienza, che un bastone verniciato
di bianco aumentava notevolmente la visibilità di questo oggetto e gli era
più facile attraversare le strade. Egli cercò di sensibilizzare l'opinione
pubblica utilizzando i canali di informazione allora disponibili senza però
avere alcun riscontro significativo.

Bisognò attendere un decennio per poter registrare una maternità
ufficialmente dichiarata e socialmente riconosciuta, con un luogo e una data
di nascita: Guillelmine (Guilly) d'Herbemont, Parigi, 7 febbraio 1931. M.lle
D'Herbemont (1893-1992), nell'inverno 1931 lanciò una campagna  nazionale di
mobilitazione a favore dell'uso del bastone bianco come riconoscimento delle
persone cieche in Francia; le istituzioni e l'opinione pubblica accolsero
con favore l'iniziativa. Questa campagna ebbe una risonanza internazionale e
in brevissimo tempo tutta Europa  si trovò allineata sulla scia tracciata
dalla Francia. La campagna fu ripresa immediatamente e con forza dai Lions
Club britannici.

Nel maggio dello stesso anno la BBC lanciò una campagna radiofonica affinché
il bastone bianco divenisse il simbolo di riconoscimento dei non vedenti di
Sua Maestà. Negli stessi anni una campagna simile andava diffondendosi e
affermandosi anche negli Stati Uniti e dopo i primi tentativi di utilizzare
bastoni neri si passò a quelli bianchi per aumentarne la visibilità. Fino a
questo momento il bastone veniva utilizzato facendo affidamento al buon
senso; pochi lo usavano con le tecniche che vengono oggi chiamate diagonale
e pendolare, i più lo utilizzavano come bastone d'appoggio. Una tragica
impennata ed un cambio di rotta fu impresso a questo tema alla fine della
seconda guerra mondiale quando gli Stati Uniti dovettero affrontare
seriamente la riabilitazione ed il reinserimento sociale dei veterani di
guerra.

Il dott. Richard Edwin Hoover (1915-1986) trasformò il bastone bianco in
bastone lungo bianco per la mobilità delle persone cieche. In questo modo
egli recuperava la primaria funzione del bastone come ausilio per la
mobilità autonoma delle persone non vedenti e lo associava al colore bianco
che ormai si era affermato (se non consolidato) come simbolo di
riconoscimento. Al dott. Hoover si deve la messa a punto di una metodologia
e di una tecnica d'uso che rimangono sostanzialmente ancora valide e che
sono fatte proprie dai corsi di orientamento e mobilità.

Il Presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson il 6 ottobre 1964 firmò la
risoluzione del Congresso che istituiva il 15 ottobre come giornata della
sicurezza del bastone bianco. In questo modo il bastone bianco entrava di
fatto e di diritto nella vita sociale e culturale degli statunitensi e di lì
a poco si sarebbe diffusa nel resto del mondo. Venti anni dopo, nel 1984, la
World Blind Union ha ufficialmente riconosciuto il bastone bianco come
simbolo di riconoscimento per tutte le persone non vedenti del mondo. E
l'omino con il bastone ne è diventato il simbolo.

Bill Clinton nel suo discorso annuale del 2000 lo ricordava come strumento
di emancipazione, di libertà e di partecipazione attiva e responsabile nella
vita sociale, lavorativa e di studio delle persone non vedenti. Più
recentemente, la European Blind Union (EBU) ha organizzato nel 2002  la
Conferenza Internazionale sulla Mobilità e Trasporto votando, tra altre
cose, una risoluzione riguardante la formazione alla mobilità per le persone
cieche e ipovedenti. Tale risoluzione afferma che la formazione alla
mobilità dovrebbe essere messa a disposizione di tutte le persone cieche e
ipovedenti di tutti i gruppi di età e dovrebbe includere le persone con
minorazioni aggiuntive.

Sotto la spinta dei vertici delle associazioni di categoria e di un'opinione
interna trasversale, il bastone bianco sta riscattando il proprio ruolo di
ausilio funzionale ad una maggiore autonomia e  mobilità responsabile come
requisito per una partecipazione attiva alla vita familiare, sociale,
lavorativa. Seppure lentamente, stiamo assistendo ad uno stemperarsi
dell'ombra simbolica entro una progettualità educativa e riabilitativa che
mette l'ausilio per la mobilità, e le tecnologie ad esso associate, al
centro di un dibattito culturale di più ampio respiro (dalle barriere
architettoniche a quelle percettive, dall'accessibilità e fruibilità di
spazi e servizi ai percorsi dedicati, ...).

L'Unione Italiana dei Ciechi ha recentemente diramato una circolare il cui
oggetto è "Interventi riabilitativi e di integrazione sociale dei  soggetti
minorati della vista". Questa lettera richiama  specificatamente un
documento a firma del Ministro della Salute il  quale afferma che "sono
molteplici le evidenze che mostrano come la disabilita' visiva si può
tradurre facilmente in un handicap pluridimensionale che ostacola
l'organizzazione autonoma della vita quotidiana e le opportunità di
partecipazione alla vita sociale [...] I progetti devono necessariamente
inglobare tutti quegli interventi finalizzati a portare il soggetto a
muoversi, camminare, parlare, vestirsi, mangiare, comunicare e realizzarsi
efficacemente nel proprio ambiente familiare, lavorativo, scolastico e
sociale".

L'indirizzo del percorso culturale intrapreso a più livelli sembra condurci
verso un approccio multifunzionale in cui lo strumento storico della
mobilità, a fianco del cane guida e delle tecnologie,  serve come mezzo
per... In questo modo il bastone bianco potrebbe, o dovrebbe, perdere parte
della sua carica simbolica autoreferenziale fine a se stessa per divenire
quello che Koyrè definisce la caratteristica di un autentico ausilio ossia
il fatto di essere un prolungamento del cervello. Se  l'arnese, lo strumento
e la protesi integrano e sostituiscono la forza e il potere di una parte del
corpo o di una sua abilità, l'ausilio è cosa totalmente diversa; è la
componente semantica a trasformarlo, è  la capacità elaborativa e la
ricchezza esperienziale di chi ne fa uso a modificare, a trasformare un
arnese in un ausilio. Il bastone, insieme agli altri ausili, dovrebbe stare
all'orientamento e mobilità  così come il sistema Braille sta alla lettura e
alla scrittura. Ossia come un ausilio di accesso alla cultura,
all'informazione e all'autonomia nella comunicazione e nella relazione; un
ausilio di cui  non ci si debba vergognare perché serve, con altre cose, a
stare insieme agli altri reclamando il diritto all'eguaglianza e al
riconoscimento ed esercitando i doveri di una partecipazione  responsabile
alla vita collettiva.

(a cura dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti).