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approfondite riflessioni sui problemi di lettura e scrittura non vedenti

vari su lista vista,a decorrere dal 20\10\2008, h. 14.39.

lottini andrea.

Ed ora, un po' di pubblicità

:

Anch’io, durante la frequenza delle elementari al Garibaldi di Reggio Emilia

Nella prima metà degli anni Sessanta, ho imparato ed usato il sistema di

Scrittura Balou. 

Con questo sistema ho scritto anche varie lettere ai miei genitori e ne ho

ricevute da loro una o due, data la grossa difficoltà e il grande dispendio di

tempo che occorreva, sia per imparare che per usare questo sistema, specialmente per

chi non era abituato ad usare il punteruolo. 

Per scrivere con questo sistema si usava una piccola tavoletta metallica

Rettangolare (poggiata sul piano di lavoro in maniera tale che i lati lunghi

andassero da destra a sinistra e quelli corti dall’alto in basso di esso)

composta da un piano scanalato (come quello delle tavolette per scrivere in

Braille ma con le scanalature più sottili poiché il punteruolo aveva una punta

Più acuminata perché i pubti dovevano essere più piccoli) e da una lastra

Metallica “casellinata” e fissata con una cerniera su un lato corto del piano

scanalato. 

Sul piano scanalato si poggiava un foglio di carta spessa come quella usata

Per scrivere in Braille, lo si fermava bucandolo con i quattro chiodini

che spuntavano verso l’alto ad ogni angolo del piano scanalato e vi si

poggiava poi la lastra “casellinata”,. 

Su questa lastra erano disposte orizzontalmente e una sopra l’altra tre file di

Casellini; quella in alto e quella in basso davano la possibilità di fare al

massimo 6 punti per ogni casellino (tre sul lato destro e tre su quello

sinistro, come per le tavolette Braille), mentre quella centrale dava la

possibilità di fare otto punti (quattro per lato di ogni casellino). 

Ogni segno della scrittura in nero si componeva combinando un certo numero di

punti di uno o più casellini. 

Come ai punti possibili di un casellino della tavoletta Braille vengono

assegnati dei numeri (1, 2, 3 sul lato destro, 4, 5, 6 sul lato sinistro) e

i segni Braille non sono altro che determinate combinazioni di essi, un

casellino Balou aveva 20 punti (6 + 8 + 6, tutti contrassegnati da un numero ma

di cui non ricordo l’esatta posizione progressiva da 1 a 20) e i segni usati

dai vedenti non erano altro che combinazioni di questi punti che, a differenza

del Braille, non occupavano solo un casellino per ogni segno ma spesso ne

occupavano anche due o tre, intendendo per casellino tre casellini posti

verticalmente uno sopra l’altro (uno cioè per ogni fila di casellini a

disposizione). 

È vero che era un sistema che ci permetteva di comunicare con chi ci vedeva

Usando i suoi stessi segni di scrittura ma è anche vero che era difficoltoso da

imparare (occorreva o imparare a memoria tutte le combinazioni numeriche

dei punti relativi ad ogni segno oppure avere sempre appresso un “indicatore”

dove, per ogni segno, erano elencati i punti da fare), lento a scrivere e

dispendiosissimo di spazio su carta, molto più dispendioso della scrittura

Braille. 

Fra una riga e l’altra infatti, restava molto più spazio vuoto che tra le righe

Braille; la grandezza delle lettere, se non ricordo male, era più o meno la

stessa di quelle Braille e anche la lettura tattile risultava, una volta

imparato a conoscere bene i segni della scrittura in nero e almeno per me,

abbastanza spigliata.  

Una volta giunti alla fine delle tre file di casellini (fine riga), si apriva

laTavoletta e si faceva in modo che i buchi fatti dai due chiodini posti nella

Parte  più bassa di essa (quella più vicina al suo utilizzatore) andassero ad

infilarsi nei due chiodini posti sul lato più distante dall’utilizzatore,

facendo così scorrere in avanti il foglio e posizionandosi così “a capo”, su

uno spazio bianco di esso e pronto per essere “punzonato”. 

Molto più difficoltoso che in Braille (ricordo quasi impossibile) era correggere

gli errori, data la minor grande4zza dei punti e la loro maggior vicinanza

all’interno di un determinato segno. 

Era un sistema che, date le difficoltà di apprendimento, la Lentezza estrema

con cui si scriveva e, soprattutto, l’enorme spreco di carta che comportava,

non avrebbe avuto futuro, anche pensando di ideare macchine più o meno

elettroniche come è stato poi fatto per il Braille: ci permetteva sì di

comunicare con i vedenti senza che loro imparassero il Braille ma, di fatto,

era una comunicazione scritta ridotta a poche frasi alla volta che, per giunta,

costavano a noi ore di lavoro per essere composte. 

Anche a scuola ricordo che il Balou non fu mai materia obbligatoria: lo si

imparava facoltativamente da qualcuno che già lo conosceva, quasi fosse per noi

bambini un gioco in più rispetto a quelli che facevamo. 
mario barbuto
Ottimo, Andrea!
Descrizione precisa, dettagliata ed esauriente.
La numerazione dei punti era, dal lato scrittura,
dall'1 al 10 la colonna di destra e dall'11 al 20 quella di sinistra.

L'apprendimento per noi era obbligatorio, ma soltanto in seconda elementare.

In effetti una macchina automatica che facesse qualcosa di simile l'aveva
già realizzata lo stesso Braille, sebbene con caratteristiche un po'
diverse e aveva denominato il suo metodo "rafigrafico".

Sul fervore intellettuale di coloro che frequentarono l'INJA di Parigi
nella prima metà dell'800, la storiografia ha indagato davvero poco. Ho la
sensazione che un clima di ricerca e di scoperta, associato a una grande
vivacità di mente di parecchi ospiti, abbiano finito per regalare a noi
ciechi di tutto il mondo qualcosa di prezioso e irripetibile.

bruno scola.
no no, caro mario,
la numerazione dei punti ballù non era dieci a destra e fino a venti a
sinistra.
in effetti per fare una lettera necessitavano anche due o tre o anche
quattro casellini.
per dare una definizione di questo alfabeto, lo dico io che ero esperto, si
definivano le lettere in aste verticali dando ai punti il numero logico.
queste aste verticali venivano separate da una linea trattino.
quando parlo di questo discorso intendo che si dovesse scrivere la mappa di
una lettera in braille.
per esempio la lettera i maiuscola si faceva in diversi modi a seconda del
gusto che uno voleva dare al carattere.
adesso io ve ne dico alcune tra cui quella che mi piacea di più per prima:

lettera i maiuscola:
17-23456-17.

questa lettera aveva un riccio in alto e in basso, come due forche.

lettera i maiuscola:

17-1234567-17

questa lettera aveva l'asta verticale che in alto e in basso aveva due
astine come un piedistallo.

ora vi do la lettera l maiuscola, tanto per farvi divertire nei due esempi
come sopra.

lettera l primo esempio:
17-234567-17-7-7-6.

lettera l secondo esempio:

17-1234567-17-7-7

questa ultima era veramente squallida a mio parere, ma nella stampa ci sono
anche questi caratteri.

per invitarvi a giocare un poco eccovi la lettera m maiuscola nel formato
che a me piaceva:

lettera m maiuscola:

17-23456-137-4-137-23456-17

se osservate questa lettera occupava ben quattro casellini.
lo spazio da lettera a lettera era di un casellino.
ora giocateci un poco voi con le vostre tavolette.
carlo loiodice.
La demo Ballu di Bruno Scola mi suscita una riflessione flash, che probabilmente non serve a niente; ma non si sa mai...

Tra le interfacce fra i ciechi e il mondo dei segni scritti, quelle che hanno avuto meno diffusione e successo sono proprio quelle che tentavano di riportare
sotto il tatto l'immagine reale: vale a dire, la scrittura Ballu e la macchinetta Optacon.

Significherà qualcosa?
antonio quadraro.
può significare che c'è qualche resistenza fra i potenziali utilizzatori della scrittura che riproduce tattilmente le forme delle lettere dei vedenti, ma
può anche significare che riprodurre le forme delle lettere comuni dicciamo così, è funzionale ad una comunicazione più fluida con i vedenti, ma lo è meno
per la decifrabilità e la velocità di fruzione dell'informazione scritta.

Lo stesso probleme si è posto subito dopo l'invenzione del metodo Braille, allorché i maestri vedenti, in Francia come in italia, furono i principali avversari
di quella innovazione, e la ragione era proprio che quel metodo isolava i ciechi dal mondo dei vedenti.

Ora, alla luce dei risultati raggiunti, io credo che occorre sempre distinguere fra l'apparenza (il modo di presentare l'informazione) e la sostanza (l'informazione,
ossia il suo contenuto).

Sapendo che non esiste una soluzione perfetta, occorre sempre pesare i pro e i contro di ciascuna delle soluzioni esistenti o future.

lottini andrea.
Prendendo spunto dalla domanda posta da Carlo, a lui suggerita dalla mail di

Bruno di demo Sul Ballou, e dall’intervento successivo di Antonio, mi permetto

di fare alcune considerazioni, nell’intento di contribuire ad un dibattito che

mi sembra utile e chiarificatore. 

Ho usato il Ballou, come facevo rilevare in un mio messaggio di ieri, solo

da bambino (non ho mai visto, se ben ricordo, le tavolette grandi che pur

sembrano esistere o essere esistite e ho solo scritto, senza fare alcun

disegno); ho usato l’optacon per circa dieci anni, lavorando con esso come

Programmatore  di Elaboratori dal 1981 al 1989 (dopo ho avuto la barra braille,

che uso tutt’ora), leggendo anche vari libri, arrivando ad una velocità di 50-

55 parole al minuto e, in principio, ne sono stato uno strenuo difensore proprio

adducendo il fatto che ci faceva vedere come realmente un libro era scritto e

questo, in qualche modo, ci “normalizzava”, nel senso di ridurre la nostra

distanza dal mondo dei vedenti, di farci vedere un libro, un giornale o

qualsiasi altro scritto come essi lo vedevano. 

Riflettendo però mi rendo conto che, sia l’optacon che il Ballou, avevano come

Limite la lentezza nell’acquisire e/o nello scrivere, cosa che ne ha

Probabilmente sminuito in modo irreversibile il valore di fatto, fino a

determinarne l’abbandono.  

Inoltre, almeno per l’optacon, l’uso prolungato stancava molto; dopo un certo

Tempo che lo si usava bisognava riposare un po’ poiché il dito indice della

Mano sinistra, a forza di essere sottoposto alle vibrazioni dei puntini della

Matrice, si informicoliva e non permetteva più di distinguere bene le lettere. 

Il Ballou poi aveva anche grandi problemi di spazio, molto più grandi del

Braille che, su carta, come tutti sappiamo, comporta un elevato consumo di

essa e una scarsa maneggevolezza dei libri prodotti, oltre che una eccessiva

grandezza dei loro volumi; immaginiamoci i libri in ballou! 

Mi viene in mente un articolo che lessi da qualche parte agli inizi degli anni

’80, quando ormai anche da noi i non vedenti lavoravano come programmatori, che

Parlava della costruzione di un prototipo di terminale “a spilli”, circa 16.000

che ricoprivano tutto lo schermo e che si sarebbero alzati e abbassati in

ragione di quanto appariva sullo schermo stesso, dandocene un’immagine tattile

corrispondente a quella che si vedeva con gli occhi. 

Non ricordo altro; lo evidenzio tanto per dare un’idea degli sforzi che in

Passato si sono fatti per darci la possibilità di ottenere tattilmente

un’immagine la più vicina possibile a quella che si ottiene con gli occhi,

ovviamente escludendo i colori, gli sfondi ecc.  

Qualcuno ricorda in proposito qualcosa? 

Comunque, per me, come dice Antonio, occorre valutare i pro e i contro di ogni

tecnica di Lettura/scrittura, dando la priorità a quella che ci permettere di

essere più Veloci nell’acquisizione delle informazioni e nel comunicare le

nostre, a Prescindere dal fatto che l’immagine che ne abbiamo della loro

disposizione sia O meno quella reale, quella cioè che si vede con gli occhi. 

Personalmente, uso praticamente solo la Barra Braille, sia per lavoro che per

Leggere libri; la sintesi vocale la uso (a casa perché al lavoro non ho le

casse) solo Per spostarmi tra le varie applicazioni aperte di Windows (velocizza

il riconoscimento di dove sei), senza abbandonare tuttavia l’uso contemporaneo

della barra. 

C’è anche da dire che io, nonostante sia programmatore, uso poco extralavoro il

Computer: leggo/scrivo e-mail; leggo libri, scannerizzao qualcosa (molto poco

in verità, anzi ultimamente proprio niente), navigo un po’ in rete e nulla più. 

Anche dei programmi che mi servono per fare quanto sopra detto ho una

Conoscenza limitata, giusto ciò che mi serve, come del resto dello screen

Reader che uso. 

Mi rendo conto che, per altri utenti che usano il computer per fare altre

cose, la sintesi vocale sia più indispensabile che per me. 
donato taddei
quel toscanaccio di Andrea ovviamente ha ragione sulla lentezza dell'optacon cui però, appunto come al balloo, devo degli elementi di conoscenza e di socializzazione.

sono però pure convinto che un uso prolungato dell'optacon potesse essere perfino dannoso a livello nervoso. 

mentre sono molto meno convinto della lentezza di lettura del Balloo:

se l'avessimo esercitata come abbiamo esercitato il braille avremmo comunque raggiunto una buona velocità.

Se con l'optacon che bisognava pure spostare la telecamera lungo i righi si riuscivano a legere anche una cinquantina di parole al minuto non vedo perchè
non si dovrebbe poter raggiungere una velocità di parecchio superiore su un supporto fisso, e senza sovraccarichi nervosi.

Tra queste due cose c'è  poi un'altra analogia:

per formare la lettera più larga in Ballou  occorrevano come è stato detto più caselline, fino a un massimo di 5 che moltiplicate per i 10  per 2 punti
di ogni casellina fanno proprio ua mappa di un centinaio di punti, come la mappa a misura di polpastrello delle fotocellule dell'optacon che erano appunto
144.

Con una mappa di 144 punti per pollice quadrato, se ne toccano di stili, carateri tipografici, ma pure si raspavano semplici disegni, qualche diagramma
di flusso. 

Magari finisce che la letterina di Natale coi fiorellini e le lettere ricamate a sbalzo gliela scrive Giuseppe ai suoi possibili clienti, che così anche
a loro l'output di biblos avrà più senso.

Scherzo ma mi chiedo come potrebbe fare ora un insegnante di sostegno a far toccare al suo alunno cieco le lettere a stampatello, mostrargli cosa chiamano
corsivo, maiuscoletto, sottolineato ecc., o gotico o courier che quelli si trovano in ogni menu di ogni word processor con cui deve imparare a formattare
i compiti?

Allora c'erano questi strumenti didattici specifici che sono ormai pezzi da museo: il cubaritmo, i numeri arabi, il cuscinetto col cordoncino e gli spilli,
il Ballou, il regolo per scrivere a matita in stampatello, il guidamano per scrivere a penna, almeno la firma e ora in piena era tecnologica e di integrazione
di quali strumenti dispone l'insegnante di sostegno per appunto compensare il deficit di esperienze derivante dalla cecità?

Mi chiedo come fanno la geografia i nostri ragazzi ciechi, senza cartine geografiche tattili per farsi una pallida idea?

O semplicemente come possono apprendere la forma dei numeri e dei caratteri? 

giuseppe di grande
Don,
alcune stampanti attuali hanno la possibilità di stampare le lettere in
rilievo. Per degli amici ho già fatto un programma banale che stampa in
rilievo tutto l'alfabeto, in lettere maiuscole e minuscole. Magari lo
aggiungo come add-on in Biblos.
In una futura versione si potrà comunque stampare anche con lettere in
rilievo, anche miscelando braille e lettere.
Ho toccato personalmente queste stampe. Sono gradevoli e danno l'idea di
come appaia una lettera in nero.
In ogni caso, il sistema utilizzato in quelle stampanti non mi soddisfa.
Quindi penso di utilizzare poi altre tecniche per poter stampare tali
lettere in rilievo, anche in considerazione dei tipi di font utilizzati.
Perché l'arial ha un determinato aspetto, il times new roman ne ha un altro,
il courier un altro ancora e il sapphire (se non ricordo male) possiede quei
ghiri gori goticheggianti che sono bellissimi, eccetera.
Vorrei avere più contatti con chi sa o con chi produce o con chi ha
stampanti particolari che possano stampare in rilievo con risoluzione
maggiore. Poiché la risoluzione grafica di punti delle attuali e comuni
stampanti braille per me è sconfortante: hanno troppo pochi punti. Una
griglia di 16000 punti, come leggevo se non ricordo male nel messaggio di
Andrea, è una risoluzione infima. Consideriamo che la risoluzione a puntoni
grandi del commodore 64 raggiungeva i 300 per 200 punti, cioè 64000. Ed
erano punti grossissimi, rispetto alle risoluzioni attuali. Figurati delle
griglie di più o meno 128 per 128 punti quanta poca libertà diano, e con
tale risoluzione accoppiata alla profondità binaria del punto, acceso
spento, si riescono a riprodurre stampe in rilievo poco definite.
Se potessi avere tra le mani qualche stampante speciale con almeno una
risoluzione doppia o tripla, con almeno una profondità di punto di 16
livelli, sì che tirerei fuori delle stampe in rilievo veramente carine. Si
potrebbero riprodurre anche delle opere, delle immagini, penso con una
sufficiente risoluzione per poterne distinguere tratti, luci, ombre, ecc.
donato taddei
Allora ho centrato quasi nel segno.
Embeh la letterina con buon Natale al bos della Bic, al responsabile della
stamperia regionale ex stamperia nazionale braille, a Daniele, a Mario, ecc.
potrebbe essere una buona trovata, ma anche a qualche distretto scolastico,
provveditorato, preside ecc.
Però attenzione il problema del braille, o meglio il problema del tatto,  è
fino a un certo punto problema di risoluzione.
Un esempio noto a tutti: leggere  i puntini sul bordo delle monete:
problematico capire se erano due o tre puntini.
Perchè erano troppo piccoli e troppo vicini.
Wuello che potremmo chiamare il pixel della percezione tattile è in realtà
la superficie di qualche millimetro quadrato, diciamo l'equivalente di una
lettera in corpo 10-12.
é infatti, giusto perchè si è anche parlato di altre anticaglie come la
macchina da scrivere a martelletti, toccando dietro il foglio si percepiva
la percussione del martelletto, come un punto o una forma indistinta.
Invece era l'esatto contorno del carattere sul martelletto che per esempio
nelle matrici per i ciclostile diventava un buco da cui colava l'inchiostro
per imprimersi sul volantino, ancorchè pressochè inintelligibile al tatto.
Analogamente la profondità;
ci potrà pure essere una macchina capace di farmi 16 gradazioni di
imprimitura ma su un rilievo di un millimetro il mio tatto ne riuscirà a
individuare tre o quattro, diciamo al massimo otto di tali gradazioni.
Entro questi vincoli, che non sono tecnologici ma della percezione tattile
utile, tutto si può fare.
Ma quanto sono grosse le lettere che stampi tu?
Come i numeri delle banconote o più grandi?
Con questo Ballou di cui avrai sentito parlare solo ora i numeri erano
all'incirca appunto della dimensione di quelli stampigliati sulle banconote,
non so se di una volt o attuali.
Il tondino della O minuscola si otteneva con soli otto punti e ne risultava
un tondino del diametro di due terzi dicentimetro
Ricordo di aver toccato banconote con quel bel 10 stampigliato ma sono
andato ora a controllare per scrupolo e non ne ho trovata dico una che si
tastasse bene il numero come prima.
é cambiato qualcosa o la stampigliatura si è semplicemente ammaccata da non
essere più distinguibile?

Questo delle ammaccature col tempo è un altro dei vincoli di qualsiasi
stampa a rilievo.
bruno scola
beh oggi ci sarebbe il termofon che già da anni potrebbe sostituire il ballù.

in effetti è un apparecchio simile ad una fotocopiatrice che usa carta speciale per rendere in rilievo un segno nero su una superficie bianca.

io ricordo che mi son fatto fare delle mappe della stazione di milano a grandi linee e mi sono state utilissime.

queste mappe sono state fatte però in maniera certosina, con delle indicazioni secondo un metodo da me voluto.

ebbene, io ricordo che andai a milano e ritrovai tutto come volevo io uscendo dalla stazione senza accompagnatori.

ridete tutti?

beh io le cose le faccio sul serio!

una mappa di un semaforo, di una strada, di un qualcosa che potesse rendere lo spazio di un qualcosa per un cieco anche è molto importante, come del resto
le lettere nei vari formati, arricciate, corsive, eccetera, ma oggi credo che nessun insegnante sa nemmeno che esistono questi metodi.
paolo graziani.
Amici, mi pare che su questi argomenti si stia facendo una gran confusione
e, dimentichi della storia e dell'esperienza, si stia cercando di
ripercorrere all'indietro lo sviluppo degli strumenti di autonomia
riscoprendo le cose superate, non senza ragione.

Intanto, quello che cita Bruno non è il Termoform ma il sistema Stereocopy
Minolta. Si tratta di carta che ingloba capsule chimiche che sviluppano gas
sopra una certa temperatura. Disegnando o fotocopiando con questa carta, si
può poi far rigonfiare le parti nere mettendo la carta stessa in un apposito
fornetto a raggi infrarossi, i quali scaldano solo ciò che assorbe le
radiazioni, cioè il nero, lasciando fredde le parti bianche: il gas
sviluppato all'interno della carta ne provoca il rigonfiamento. Esiste da
quasi 30 anni, è utile per produrre rapidamente semplici disegni in rilievo,
ma non bisogna credere che si possa percepire tutto ciò che si fotocopia.
Pensare di leggere un testo con questo sistema è folle: dovrebbe essere
ingrandito enormemente. Fra l'altro, la carta speciale è molto costosa. Ce
n'è un tipo prodotta in Svezia che si chiama Swell paper.

Il termoform invece è un sintema di riproduzione di rilievo su plastica che
però parte da una matrice già in rilievo. Può riprodurre anche l'impronta di
oggetti; ho visto ad esempio delle belle riproduzioni di foglie di albero.
In pratica, è una applicazione della tecnica con la quale vengono prodotti i
piccoli imballaggi degli oggetti che troviamo appesi sugli scaffali dei
supermercati.

Queste due tecniche sono ancora usate, ma hanno il loro proprio campo di
applicazione tiflologica.

Il Ballù aveva senso quando non c'era altro modo di comunicare con i
vedenti. Non ha mai avuto senso come scrittura per i ciechi, data la
sproporzione di efficienza con il sistema Braille. Da quando i ciechi hanno
incominciato ad usare la macchina da scrivere classica, è caduto in disuso.

L'Optacon ha avuto il suo periodo di successo negli anni '70 e '80, quando
non c'era altro modo di leggere direttamente la carta stampata e perfino lo
schermo del computer. Lo scanner e l'OCR, nonché lo screen reader, ne hanno
decretato l'obsolescenza. Chi ce l'ha, ha occasione di usarlo anche oggi, ma
non certo come lo usava 25 anni fa. Resta infatti insostituibile per
"visualizzare" l'aspetto grafico di una pagina stampata e per trovare il
punto dove apporre una firma. Le sensazioni di fastidio e di stanchezza
prodotte dagli aghetti vibranti sono tipiche della fase iniziale di uso.
Quando si arivva a leggere a sufficiente velocità, non si avvertono più. Io
l'ho usato per anni per diverse ore al giorno e mi ci ero abituato
benissimo, anche se non ho mai superato le 30-35 parole al minuto di
velocità.

Le stampe grafiche a puntini hanno applicazione per produrre semplici e
rudimentali grafici e disegni, ma pensare di farne una forma di stampa in
rilievo alternativa al Braille non mi pare proponibile, se non per curiosità
o per qualche limitata applicazione. Fra l'altro, le normali stampanti
Braille, pur permettendo una modalità grafica, la realizzano con la
composizione degli stessi punti dei caratteri Braille, come dimensione e
spaziatura. Esiste una stampante con due dimensioni di punti, la Tiger,
sviluppata all'Università dell'Oregon e distribuita dalla Tiglosystem. Con
questa, si possono fare disegni a  puntini con maggiore definizione.

Lascio ai tiflologi considerazioni più profonde sull'uso di queste tecniche.

donato taddei
Certo Bruno il termoform può fare bene questo mestiere.

Tuttavia esso necessita di una matrice a rilievo ottenuta da una stampa a rilievo tipo braille.

Dunque si ritorna a quanto si stava dicendo.

Ora poichè è decisamente poco verosimile che una scuola o un distretto acquisti per i suoi pochissimi o eventuali alunni ciechi una stampante braille, un
jaws, un software per la matematica, e pure un termoform, poichè la tecnologia oggi lo consente, bisogna mettere in condizione l'insegnante di sostegno,
l'alunno cieco o ipovedente di poter utilizzare un computer e poco altro per poter produrre una serie di materiali e di sussidi didattici integrativi.

Viceversa si sa come va a finire:

questo non c'è, quest'altro non si sa come procurarselo, il terzo c'è qualcuno che deve assumere informazioni contattando questa o quella organizzazione
di categoria,

e un miserabile diagramma che mostri per dire   la curva della domenda e dell'offerta continuerà a mancare a un cieco, o semplicemente potersi stampare
a caratteri ingranditi gli appunti dell'insegnante.

donato taddei.

allora, come ci ha ben spiegato Graziani, quella tua "mappina" di Milano era stata ottenuta con una tecnologia diversa dal termoform.

Posso chiederti per informazione quanto ti è costata?

E non è problema di prezzo perchè ci sono cose che uno può ritenere utili ed essere disposto a pagare qualsiasi cifra. 

A me andò meglio:

il collega di corso e poi di lavoro alla Fabbri editori Daniele Pasqualini, che aveva lo strano hobby di disegnare città, stazioni, infrastrutture, quando
gli dissi che mi avrebbe fatto piacere farmi uno schema geometrico-mentale della città in cui stavo emigrando, mi si presentò con un foglione di bristol
in cui tra linee punteggiate in braille, scotch, cordoncini e altre tecniche cartografiche caserecce, potei capire l'anello della circonvallazione dei
filobus, quello più interna dei  tram, e man mano cominciai a capire dove abitavo, dove lavoravo, dov'erano i navigli e Brera, dove il parco Sempione e
il castello Sforzesco, il duomo e la palazzina liberty, dove dovevo cambiare autobus venendo dalla stazione.

E qualcosa ricordo ancora a distanza di 28 anni. 

Così sapevo se il collega che mi accompagnava alla macchinetta del caffè, abitava da quelle parti o al lato opposto della città,  o che l'ospedale di Niguarda
si trova al nord di Milano e l'aereoporto di Linate a sud-est. 

Questo oggi si potrebbe ottenere con un uso scientifico del navigatore satellitare ma non è la stessa cosa:

personalmente non ci capisco una mazza quando mi si dice vai a destra, poi la seconda a sinistra e poi ancora a destra e poi ancora di fronte a sinistra.

Perciò giustamente Tranfaglia aveva prospettato la possibilità di avere un software di esplorazione delle mappe satellitari che ti aiutasse appunto a farti
questo schema mentale, quasi indispensabile per l'orientamento. 

Viviamo praticamente in una unica grande mappa tridimensinale accessibile con gli apparecchi di consumo di massa: i ciechi hanno il diritto di usufruire
di una riduzione tattile di tutto questo realmente a portata di mano.

Perciò ci dovranno prima o poi essere software in grado di interagire con tali sistemi di mappe per ricavarne quanto basta a tirarne fuori una piantina
tattile, la rappresentazione tattile di un sistema idrografico od orografico, insomma una rappresentazione anche tattile dello spazio-mondo. 

Però sono chiacchiere da bar! 

Uno strano silenzio è seguito alla mia domanda su quali strumenti ha oggi nell'era della tecnologia e dell'integrazione un insegnante di sostegno o un disabile
della vista per implementare una più sistematica acquisizione esperenziale del mondo che lo circonda. 

Non basta ribadire il concetto che certe tecniche sono state superate dal tempo ma si deve anche evidenziare da cosa sono state sostituite e in meglio.

Siamo o non siamo nella società dell'informazione? 

Sono cosciente che se insisto a porre questa domanda precisa avrò in risposta una sbrodolata di insulti dall'erudito di turno che mi rinfaccerà qualche
banale lapsus di otto anni fa, ma di certo non avrò risposte in positivo del tipo:

guarda che gli alunni disabili della vista, con l'insegnante di sostegno, hanno a disposizione tutta una serie di strumenti integrativi per la geografia,
la matematica, il disegno, l'economia, la storia dell'arte ecc. 

Su questo ha ragione Tranfa sono fordiano:

il progresso, o il suo omologo tecnologico è tale se è fruibile da tutti.

Viceversa, nel caso di specie della tecnologia digitale, è quella parolaccia che a Cecolandia non si digerisce molto, il "digital divide". 

bruno scola.
in effetti quelle mappe, dico quelle perchè erano una decina ora non ricordo, mi erano state fatte gratis da un mio amico geometra che conosceva la stazione
di milano perchè era di milano.

queste mappe erano state fatte secondo dei criteri che io gli avevo chiesto: discesa dal treno, arrivo alla testa dei treni, entrata in stazione, discesa
per le scale, salone sottostante, descrizione della parte esterna della stazione e qualche altra caratteristica.