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per un guasto sono fannullone
due articoli dal corriere del veneto
a)articolo postato da donato taddei su lista vista, 11\10\2008, h. 13.39.
Ed ora, un po' di pubblicità
:Certo Massimo Vettoretti ha ragione a lamentarsi.
Ma forse anche l'azienda: in tema di tagli può non avere i soldi per
comprare un centralino nuovo ma soprattutto non è detto gli serva, e se non
gli serve non deve mica comprarlo solo per dare qualcosa da fare a Massimo,
al quale, viste le spese che affronta, forse gli conviene prendersi
l'accompagnamento e la pensione e dedicarsi a qualcosa che ritiene più
costruttivo.
Sicuramente guadagna tempo e denaro e salute mentale perchè so bene, per
esperienza diretta, quanto sia frustrante un non-lavoro.
Allora Massimo, che è dirigente o esponente dell'uici deve impegnarsi
all'interno della sua associazione per promuovere soluzioni lavorative meno
fittizie e più gratificanti.
***
Il centralinista cieco a Brunetta «Per un guasto sono fannullone»
11-10-2008
Corriere del Veneto
Storia di Massimo che lavora alla Motorizzazione civile di Treviso «Mesi fa
si è rotto il centralino, nessuno lo ripara ma mi pagano lo stesso»
TREVISO - Appena entri in casa, senti un campanellino leggero. È quello di
Laal, una gattina dal nome indiano che si traduce in «Amata». Lei ti vede e
ti viene incontro. Lui invece arriva un attimo dopo. E per stringerti la
mano tentenna un po'. Poi ti trova.
«Buongiorno». Siamo al quarto piano di via Pescatori, in pieno centro a
Treviso. Qui vive Massimo Vettoretti, 29 anni, centralinista alla
Motorizzazione Civile. Cieco dalla nascita, il giovane ha deciso di
raccontare la sua rabbia. «Da mesi non faccio nulla. Il centralino si è
rotto e nessuno lo ha più riparato. È un oltraggio». Massimo soffre dalla
nascita di una malattia, l'amaurosi congenita di Leber. «Vedo a malapena la
differenza tra luce e buio ». Originario di Valdobbiadene, dal 2005 si è
trasferito in centro a Treviso. A novembre dello scorso anno è riuscito a
firmare un contratto a tempo indeterminato con l'ente ministeriale di via
Castellana. Un posto ottenuto grazie ad un apposito albo dei centralinisti
non vedenti. Un posto da poco meno di 1.200 euro netti al mese che molti
suoi coetanei invidiano. Ma che per lui si è trasformato in un inferno. Da
maggio, infatti, il centralino si è rotto. Massimo non deve più decentrare
le chiamate. Non deve più far niente. «Ogni giorno vado lo stesso a
lavorare», spiega. Ghermisce una sigaretta dal pacchetto. «Accendo il
computer. Mi collego ad internet. E resto lì, a farmi i fatti miei».
Massimo ha deciso di scrivere ai dirigenti. Spiegando che lui, di fare il
fannullone, non ne ha proprio voglia. Sono arrivate risposte vaghe.
«Ma io so quale è il vero problema. Riparare il centralino non è
conveniente. Ne servirebbe uno nuovo, che costa sui 13.000 euro. Ma nessuno
si muove. E così ogni giorno devo andare in quello sgabuzzino. Senza luce e
finestre. A non far nulla ».
Dopo tanti tentennamenti, Massimo ha deciso di raccontare la sua storia. Un
po' nella speranza che qualcosa cambi. Un po' per dare voce alle 1.350
persone che in provincia di Treviso (circa 10 mila in Veneto) hanno il
sussidio di invalidità perché ipovedenti o cieche. Per loro, non mancano gli
aiuti dalla tecnologia. Coincidenza, proprio ieri pomeriggio in piazza
Indipendenza, a Treviso, è stato presentato Kurzweil Mobile, un'applicazione
tecnologica che consente alle persone cieche di leggere tutti i testi a
stampa mediante lo scatto di una foto con il telefonino. Piccoli aiuti,
anche se ogni movimento rimane complesso.
Massimo mostra un po' del suo micromondo portandoci nel suo studio. C'è una
chitarra, un mixerino e una pianola. «Mi piace suonare». Avvia il computer.
Schermo nero e nessun mouse. «Mi arrangio con la tastiera normale e con
quella braille ». Da un microfono escono 140-160 parole al minuto:
incomprensibili. «Il computer mi dice quello che c'è scritto. Va così veloce
per non farmi perdere tempo». Apre qualche sito internet. Ci sono quelli più
leggibili e quelli inondati di grafica indecifrabile. Sul suo, di sito
www.vettoretti.net
- tutto è più semplice. Parole e parole. E poi ecco skype
e tutto il resto. I quaranta caratteri della tastiera braille saltano dentro
e fuori come impazziti. E lo schermo è sempre nero. Intanto, Massimo ci
racconta dei suoi progetti. Di quando insegna informatica. Del corso di
laurea in psicologia che da poco ha iniziato. Laal ogni tanto scampanella.
Ma ecco: il buio la inghiotte di nuovo. E della fatica del vivere.
Perché, anche se è vero che lui ha una pensione di invalidità da settecento
euro, i costi sono pur sempre alti. L'appartamento, in centro: seicento euro
al mese. E per andare al lavoro - sono tre chilometri - è costretto a
spendere almeno trecento euro di taxi. «Mi fanno lo sconto. Ma non posso
farne a meno. All'andata, cammino solo su un lato e non ho problemi. Ma il
ritorno devo attraversare. E la gente muore sulla Castellana. Figurarsi io
che non ci vedo».
Se piove, è ancora peggio. E se poi si arriva a lavoro e per cinque,
lunghissimi mesi ti lasciano lì a non far niente, allora la desolazione
diventa rabbia. «Io chiedo solo di poter lavorare. Lo sappia il ministro
Brunetta. Mi costringono a non far niente tutto il giorno. Con la gente che
chiama al centralino e non ottiene risposta. È un insulto. Peggio: un
oltraggio».
Mauro Pigozzo
***
b)articolo del corriere del veneto introdotto da donato taddei su lista vista
Il ministro delle politiche agricole fornirà all'amico Massimo Vettoretti un
pacco di brioches rigorosamente ecologiche, almeno quanto le ecoballe.
Ne parlerà col collega Matteoli: si deve riparare il centralino di Massimo
ed anche dargli un premio.
E Cervellin l'ha detto:
nella P.A. i disabili sono un peso, non una risorsa.
Come si concili questa considerazione oggettiva con le leggi protettive tipo
la 113 per cui bisogna assumere il centralinista cieco anche quando il
centralino non c'è più è roba che va oltre il premio di produttività per
Massimo.
Don
Subject: Costretto a fare il «fannullone» Zaia: «Interverrà il governo»
[Corriere del Veneto]
PressVisione anno VII / n. 644
Costretto a fare il «fannullone» Zaia: «Interverrà il governo»
13-10-2008
Corriere del Veneto
Il caso
Impiegato alla Motorizzazione di Treviso chiede solo di poter lavorare
Si muove il ministro dopo la denuncia del centralinista cieco
«Ne parlerò a Matteoli».
Ma secondo l'imprenditore non vedente Cervellin, quello di Massimo «non è un
caso isolato»
TREVISO. «Uno scandalo ». Così il ministro per le Politiche Agricole Luca
Zaia definisce il caso di Massimo Vettoretti, il ventinovenne non vedente di
Treviso che, assunto come centralinista dalla Motorizzazione civile, non può
lavorare perché il centralino è rotto da mesi. «Parlerò col ministro dei
Trasporti e troveremo una soluzione al più presto - afferma Zaia - . Lo
dobbiamo a Massimo ma anche ai contribuenti, che certo preferirebbero pagare
gente che lavora ». E Davide Cervellin, noto imprenditore non vedente di
Padova, denuncia: «Nella pubblica amministrazione si contano decine di casi
del genere. Per lo Stato, a differenza che per i privati, il disabile è
infatti un peso, non una risorsa».
Una richiesta semplice, quella di «di poter lavorare», ed un appello al
ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. Perché Massimo, da
novembre impiegato negli uffici di via Castellana, da maggio costretto a
«farsi i fatti suoi» perché il centralino in panne resta lì dov'è, non ce la
fa più «a non far niente tutto il giorno, con la gente che chiama e non
ottiene risposta ». Raggiunto ieri al telefono, Brunetta, alfiere della
battaglia anti-fannulloni nella pubblica amministrazione, ha preferito non
commentare, rinviando agli uffici ministeriali.
Si dice invece «profondamente colpito» il ministro (trevigiano come Massimo)
Luca Zaia, che invita il ragazzo a scrivergli all'indirizzo
ministro@politicheagricole.g
ov.it raccontandogli i dettagli della sua
storia. E promette: «Parlerò al più presto con il ministro dei Trasporti
Altero Matteoli (dal cui dicastero dipende la Motorizzazione,
ndr), che è una persona ragionevole e sono certo farà di tutto per risolvere
la situazione e far cambiare questo centralino ». Per il ministro Zaia
costringere Massimo a non fare nulla tutto il giorno (per di più con uno
stipendio di poco meno di 1200 euro al mese) è «una vergogna». Per lo stesso
Massimo, «che per quel che ha fatto meriterebbe un premio », e per i
contribuenti, «che con le loro tasse vorrebbero pagare gente che lavora ».
Ma il caso di Massimo, a quanto pare, non è affatto isolato. L'accusa arriva
da Davide Cervellin, fondatore e presidente di Tiflosystem e del Centro
Efesto, cieco dall'età di 16 anni: «Ho saputo in questi giorni di due
situazioni analoghe a Roma ed a Genova - spiega - e chissà quante altre ce
ne sono: Massimo lo conosco, è un ragazzo che sa il fatto suo, ma quanti
subiscono in silenzio?». A detta di Cervellin, il problema si anniderebbe
soprattutto negli uffici pubblici: «La legge impone ai privati ed alle
pubbliche amministrazioni di assumere un certo numero di disabili. Il punto
è che mentre i primi cercano di valorizzare un costo che sono costretti a
sopportare, perché sempre di uno stipendio si tratta e allora meglio trarne
qualcosa di buono, per le seconde il disabile non è un'opportunità ma una
tassa: si assume perché si deve, punto».
Il problema, spiega l'imprenditore, sta nella legge 68 del 1999, che guarda
alla quantità (una percentuale di disabili ogni tot dipendenti) ma non alla
qualità: «Perché un disabile ha bisogno che il posto di lavoro sia
riadattato alle sue esigenze e dev'essere messo nelle condizioni di poter
lavorare. E' incredibile che Massimo, laureato ed esperto di informatica,
stia a rispondere ad un centralino. Ma almeno il centralino, fino a qualche
mese fa, c'era. Ci sono disabili costretti in uffici vuoti, dove non possono
muovere neppure un dito».
Marco Bonet