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palestre proibite ai non vedenti
dal messaggero veneto del 08\10\2008.
Dopo una serie di risposte negative soltanto una struttura di Cordenons gli
garantisce la necessaria assistenza di un istruttore Palestre "proibite" per
i non vedenti L'odissea di Orlando Rusalen, in difficoltà a fare attività
sportiva a Pordenone
Ed ora, un po' di pubblicità
:PORDENONE - E' cieco, ama lo sport e vuole allenarsi, ma due palestre di
Pordenone gli hanno chiuso la porta in faccia. «Un'esclusione che mi umilia
profondamente
- ha segnalato l'esclusione Orlando Rusalen -. Il diritto all'integrazione
dei disabili è, ancora una volta, negato». Il caso fa discutere. «La
discriminazione
si ripete - ha raccontato -. Nel 2006 ho dovuto portare in tribunale i
titolari del Dream village per potermi allenare nella sala attrezzi con
l'accompagnamento
necessario. Sono autonomo nella mobilità: mi avvalgo di assistenza nel
passaggio da un attrezzo all'altro e per programmare le macchine».Due anni
fa, l'accordo
sull'attività ginnica fu sottoscritto davanti al giudice del tribunale di
Pordenone perché le leggi anti-discriminazione (67 del 2006) e di
integrazione
(104 del 1992) servono a qualcosa. Orlando Rusalen ha fatto palestra con un
assistente della struttura in sala attrezzi, sino alla chiusura del Dream
village
nell'agosto scorso. Una battaglia legale vinta, con l'avvocato Matteo
Brovedani, ma tante ancora da combattere.
«A settembre ho tentato di iscrivermi al Kosmic, in viale Libertà - ha
raccontato Rusalen - e ho trovato un muro. Mi serve l'accompagnamento in
sala attrezzi,
ma i titolari del centro mi hanno negato l'iscrizione e il supporto per
motivi di organico insufficiente. Quello che mi serve è un'attenzione
minima, per
spostarmi tra gli attrezzi, e, quindi, ho proposto un periodo di prova. Sono
stati irremovibili: "Caso mai ti telefoneremo", mi hanno detto. Non li ho
più sentiti».
L'alternativa è assumere un personal trainer: 30-35 euro orari e la palestra
diventa un lusso impossibile, per chi lavora come centralinista nel Bronx.
«Ho chiesto di iscrivermi al Mareuno, la palestra di viale Venezia - è
l'altra tappa dell'odissea dell'esclusione di Rusalen -. E' finita con un
altro
no, senza possibilità di entrare in sala attrezzi. Non ho voluto fare
polemiche né avviare azioni legali, ma voglio segnalare quello che capita a
Pordenone:
le leggi sull'inclusione e sulle pari opportunità non sono applicate».
Orlando scia, ha una mobilità autonoma in città e il diritto di allenarsi,
come tutti gli altri cittadini. «Le barriere mentali - ha detto - sono più
difficili
da abbattere di quelle architettoniche. A conti fatti, non sono libero di
scegliere la palestra, a Pordenone». A Cordenons, invece, si aprono le porte
della sala attrezzi ai disabili. «Nel Body center ho trovato la massima
disponibilità e un'accoglienza straordinaria - è l'esperienza di Rusalen -.
Mi
hanno rassicurato: "Non ci sono problemi, ci sarà l'istruttore presente in
sala attrezzi". Sto pensando di iscrivermi a Cordenons, anche se il percorso
ha qualche difficoltà». "No problem" il tratto in autobus, però manca il
marciapiede in via Nogaredo e raggiungere la palestra camminando sul ciglio
della
strada aumenta il rischio. «Sto provando il percorso in autonomia - ha
concluso l'associato dell'Unione italiana ciechi di Pordenone -. Fare
palestra 2
o 3 volte la settimana mi piace molto: quello che non è mai gradito sono le
scelte costrette, in barba ai diritti e alle pari opportunità. Sempre più
invisibili».
Chiara Benotti