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internet può essere per tutti

da il sole 24 ore
del 25\09\2008.

ACCESSIBILITÀ TECNOLOGIE E OPPORTUNITÀ
Per gli ipovedenti esistono da anni strumenti per migliorare la lettura
delle webpage. Ora tocca al Web 2.0

Ed ora, un po' di pubblicità

:

Con le tecnologie attuali l'accessibilità non sarà più una chimera, ma in
Italia è vista ancora come qualcosa di extra su cui si può risparmiare. Sono
molteplici i principali motivi di inaccessibilità di un sito. Ne fa un
elenco Luca Davanzo dell'Osservatorio Siti Internet, promosso dall'Unione
italiana
ciechi: «La mancanza di strutturazione nella pagina web attraverso l'uso di
intestazioni, filmati e immagini non commentati. Oppure animazioni flash non
progettate pensando all'accessibilità, il layout dei siti poco configurabile
nella grandezza del font o il colore (importanti ad esempio per gli
ipovedenti)
e l'eccessiva presenza di banner pubblicitari». Ma anche altri elementi
della pagina web possono rendere difficile la navigazione: «I link poco o
per niente
"parlanti": per esempio, se su un link c'è la scritta "clicca qui", ma non
si dice cosa succede se si clicca, un non vedente non capirà mai a cosa sia
associato quel link» continua Davanzo «oppure l'eccessiva vicinanza fra i
vari bottoni nella pagina rappresenta un ostacolo per le persone con
disabilità
motorie, che non hanno un buon controllo del mouse. A rendere la navigazione
difficoltosa anche le tabelle utilizzate per la formattazione della pagina
e non per la presentazione dei dati». Sono in cantiere progetti per
migliorare l'accessibilità anche del web 2.0, l'evoluzione di internet
incentrata sull'interattività
e sulla partecipazione attraverso blog, forum e applicazioni online, come
ricorda Roberto Scano, esperto di accessibilità dell'International
Webmasters
Association: «Stiamo sviluppando la Wai Aria, una serie di nuove specifiche
che, attraverso i browser come Internet Explorer o Firefox, si
interfacceranno
direttamente con le tecnologie assistive per i disabili (ad esempio,
screenreader o barre Braille per i ciechi), creando così un ambiente
fruibile indipendentemente
dal codice con cui il sito è stato scritto. Così i non vedenti o i non
udenti potranno navigare nel web avendo a disposizione le stesse
agevolazioni di
accessibilità di cui dispongono nei programmi installati nei propri pc,
chiaramente se gli sviluppatori applicheranno tali specifiche». E sono allo
studio
le linee guida per la Web content accessibility 2.0. Se da un lato la legge
Stanca (4/2004) prevede che i siti della pubblica amministrazione debbano
uniformarsi
a 22 requisiti per essere accessibili a tutti, dall'altro le sanzioni
previste per chi viola questa legge sono poco efficaci. Il Centro nazionale
per l'informatica
nella Pubblica amministrazione (Cnipa) ha rilevato, in un'analisi condotta a
marzo 2008, che solo il 3% dei 1.426 siti della rilevazione a campione
rispettava
i nove requisiti presi in esame, ma il 51% era conforme solo per 1 o 2
requisiti, e il 16% non rispettava nessun requisito.
Per i privati, invece, l'accessibilità è una scelta: nessun portale dei
quotidiani italiani lo è in senso stretto, anche se ce ne sono di più e meno
usabili:
se, infatti, un sito è accessibile quando rispecchia i requisiti stabiliti
dal consorzio internazionale W3C con le cosiddette linee guida Wcag 1.0, un
sito è usabile quando, anche se non accessibile in senso stretto, è
strutturato in modo da essere usato dall'utente di riferimento con
efficienza, efficacia
e soddisfazione. Fabio Ferrero dell'Istituto per i ciechi «Cavazza» ha
collaborato all'iniziativa della «Stampa », l'unico giornale in Italia a
prevedere
una versione del quotidiano pensata per i non vedenti, e osserva: «Spesso,
quello che scoraggia nel progettare un sito accessibile, è l'idea che si
abbiano
dei grandi costi aggiuntivi. In realtà, se nell'elaborare un progetto si
tiene conto fin dall'inizio della questione accessibilità, quest'ultima
incide
sulla spesa complessiva per circa il 3% del totale». Michele Diodati,
esperto in materia di web accessibile, pone l'attenzione sui vantaggi: «Sono
oltre
tre milioni gli utenti disabili, e a questi vanno aggiunti anche i milioni
di anziani e coloro che hanno poca dimestichezza con la navigazione in
internet.
È importante che sia garantita una possibilità paritaria rispetto agli altri
cittadini di accedere ai servizi e alle informazioni veicolate attraverso
il web». Il diritto all'accessibilità, insomma, non nasce dai numeri ma -
almeno per l'Italia - da uno dei principi fondanti della nostra
Costituzione,
il principio di uguaglianza e di non discriminazione.