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SPIEGAZIONE SULL'INTERLINEA
giuseppe di grande su videoscrittura, 09\09\2008, h. 23.13.
È chiamato interlinea lo spazio che viene interposto tra una linea di testo
e quella successiva [1].
Nel sistema tipografico essa viene calcolata in base all'occhio del
carattere [2] prescelto ed è espressa in punti tipografici [3].
Interlineare un testo significa aumentare lo spazio fra una linea e l'altra,
sterlineare significa diminuirlo. I programmi di impaginazione (come XPress)
hanno una impostazione di base cui al corpo di ciascun carattere corrisponde
un'interlinea standard (misurata sempre in punti tipografici).
Quando lo si ritiene necessario l'interlinea può essere aumentata o ridotta.
Generalmente viene ridotta nel caso in cui la giustezza [4] è corta o il
carattere ha un "occhio" piccolo (altezza del minuscolo ridotta rispetto
alle lettere discendenti o ascendenti); viene accresciuta nel caso in cui la
giustezza è lunga o il carattere ha un "occhio" grande.
Ai fini della leggibilità si considera ottimale un testo la cui giustezza
contenga
otto/dieci parole.
In alcuni casi l'interlineatura è aumentata o ridotta per accentuare
particolari
modelli di impaginazione, al di là della facilità o comodità di lettura. Le
prove
in fase di progettazione devono considerare opportunamente i rapporti tra
formato,
margini, corpo del testo, giustezza e interlinea.
Gli psicologi consigliano di utilizzare come misura di interlinea la x
minuscola del carattere utilizzato.
Questa misura va aumentata per i libri per bambini e ragazzi e modificata
quando si hanno dei caratteri con
tratti ascendenti e discendenti molto pronunciati.
Si potrebbe pensare che una maggiore interlinea possa facilitare la lettura.
Non è sempre così, perché ciò costringe l'occhio ad aumentare il numero di
sbalzi e di fissazioni da una linea alla successiva. Un'interlinea maggiore
è
consigliata solo nel caso in cui si vogliano creare stampe particolari, o si
voglia rallentare la lettura di un testo.
Ed ora, un po' di pubblicità
:[1] I moderni programmi di videoscrittura hanno tre impostazioni di
interlinea: l'interlinea delle righe di un paragrafo e la spaziatura
superiore e inferiore di un paragrafo.
[2] Si chiama occhio del carattere il segno grafico vero e proprio, che si
imprime con
la stampa. Dalle sue dimensioni dipendono l'ampiezza e la dimensione del
carattere, nonché la forza, o peso, cioè lo spessore del tratto d'inchiostro
(sottile
corrisponde al cosiddetto "chiaro"; medio al "grassetto" o "neretto"; grosso
produce il "nerissimo").
[3] Un punto tipografico equivale a 1/72 di pollice. Un pollice misura 2,54
centimetri. Quindi si deduce che un punto tipografico misura 0,0352
centimetri o 0,352 millimetri.
[4] La giustezza, cioè la larghezza della colonna composta, si misura in
righe tipografiche (ad esempio: g. 12, g. 36, g. 48, etc.) o in centimetri.
carlo loiodice
----- Original Message -----
From:
Carlo Loiodice
To:
Videoscrittura lista
Sent: Tuesday, September 09, 2008 11:39 AM
Subject: Videoscrittura: paragrafo n.3
Riprendiamo per un momento il discorso dei rientri.
A prescindere dai contenuti specifici, la scrittura è comunque un’arte o più modestamente una modalità visuale. Per cui il libro non è mai stato nella storia
un oggetto contenente fogli di carta (pagine) tutte percorse da righe uguali. Questo sarebbe stato un formato txt, come diremmo oggi. In un libro invece
c’è sempre stata la copertina, più o meno elaborata, una formattazione del testo, l’inserimento di contenuti grafici di vario tipo. Tutto questo per varie
ragioni: dare un ordine ai contenuti, fornire una mappa di orientamento al lettore e, perché no?, gratificarne il senso estetico. Se un libro fosse composto
da pagine tutte uguali, contenenti righe tutte uguali, senza mai uno spazio d’interruzione, ecc., ci sarebbe da impazzire per trovare qualcosa che stiamo
cercando. E allora, per tornare al nostro argomento, può essere utile poter individuare con nettezza i limiti di un paragrafo, a prescindere dal fatto
che lo si chiami così – come facciamo noi che scriviamo al computer – oppure in altro modo, secondo le definizioni dei linguisti o dei paleografi.
Questa cosa, che noi stiamo chiamando paragrafo, finisce quando portiamo il carrello a capo con il tasto enter, e lì ne comincia un altro che terminerà
con un altro enter. Escludiamo dal discorso i segni di punteggiatura, dei quali potremo eventualmente parlare in una occasione più avanti. E diciamo che
un paragrafo può benissimo terminare con una virgola o un punto e virgola (il caso degli elenchi) e non è detto che debba terminare con un punto fermo,
dopo del quale il discorso può benissimo continuare senza andare a capo.
Ho già ricordato che, nella scrittura dattilografica, si iniziava un paragrafo digitando 3 o 5 volte la barra spaziatrice. I più esperti sapevano anche
come usare i tabulatori. E insisto qui sul fatto che spazi e invii non bisogna mai darne più dello stretto necessario, per non costringere l’editor a fatiche
improbe nella formattazione definitiva del documento.
Il rientro di prima riga è sempre stato comunque un segno di riconoscimento di inizio paragrafo ed era visibile sul lato sinistro del foglio, mentre andando
a capo si viene a creare uno spazio bianco sul lato destro. Entrambie utili indicazioni per l’occhio.
Oggi comincia a prevalere un altro uso. Ma per capirci, diciamo due parole sul concetto di interlinea. La parola fa riferimento allo spazio bianco fra una
riga (linea) e l’altra. Spazio che, se mancasse, renderebbe impossibile seguire con l’occhio una direttrice, per via dell’affastellamento dei caratteri.
Nella finestra di dialogo del paragrafo ci sono due campi relativi all’interlinea.
La guida rapida – shift + f1 – è chiara e concisa.
“Interlinea Imposta la distanza verticale tra le righe di testo. Se si seleziona Minima, Esatta o Multipla, specificare una distanza nella casella Valore.
Valore Indicare la distanza verticale tra le righe di testo. Questa opzione è disponibile solo se si seleziona Minima, Esatta o Multipla nell'elenco Interlinea.”
IIl problema non è capire cosa vuol dire questa cosa, ma quando usare una modalità piuttosto che l’altra.
Per avvicinarci al problema, diciamo che il comune senso estetico cerca le proporzioni. Per cui, piuttosto che una pagina scritta per un terzo e con interlinea
1, quindi vuota per i rimanenti due terzi, è preferibile usare un’interlinea 2 che allarga l’area dello scritto. Invece non ha senso usare inutile spazio
vuoto fra le righe se il documento è lungo e la carta non è gratis.
Word mette a disposizione dei modelli preconfezionati e sarà utile dar loro un’occhiata.