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legge stanca? va bene cosi com'è!

lettera a la repubblica del 20\05\2008

n.b.
in fondo al lungo articolo c'è una precisazione sul titolo da parte dello stesso intervistato roberto scano.
(mp)

Ed ora, un po' di pubblicità

:

Lettere

martedì 20 maggio 2008

Roma - Caro Direttore, sono a scrivere questa lettera come presidente
dell'associazione IWA Italy, l'associazione degli sviluppatori esperti di
accessibilità
riconosciuta come tale dal CNIPA in relazione alla legge 4/2004. Come ben sa
sono uno degli autori della legge 4/2004 e dei requisiti tecnici della
suddetta
legge e spesso mi capita di leggere discussioni in cui la normativa (ma
soprattutto il decreto ministeriale contenente i requisiti tecnici) viene -
forse
per mancata conoscenza dell'argomento - indebitamente criticata.

IWA ha fornito inoltre supporto al CNIPA (Centro Nazionale Informatica
Pubblica Amministrazione) anche nella fase di formazione e divulgazione,
tramite
convegni ed attività di formazione gratuita erogata dallo stesso CNIPA
tramite docenti esperti di accessibilità di IWA ITALY. Esperti di IWA
inoltre stanno
fornendo supporto al CNIPA nella fase del cosiddetto "monitoraggio" dei siti
delle P.A. centrali, e stiamo vedendo che la situazione non è poi così nera
come spesso viene dipinta.

Innanzitutto, spiace che spesso vengano travisate le parole delle persone,
soprattutto "a scoppio ritardato". Mi riferisco in particolar modo alle
considerazioni pubblicate nel Web
 in cui ci si meraviglia che solo il 3% (tre per cento) delle P.A. centrali
abbia ad oggi una home page (non un sito) conforme ai requisiti tecnici
della
legge 4/2004.

Da qui, tralasciando le solite esternazioni sui mancati obblighi normativi
(forse quando si scrive velocemente ci si dimentica che oltre alla legge
4/2004
vi è anche il codice della P.A. Digitale...), nascono purtroppo delle
incomprensioni che portano sempre alla stessa minestra: le P.A. non
aggiornano i
siti Web con conformità ai requisiti tecnici in quanto "di difficile
applicazione e molto onerosi". Lo stesso Antonio De Vanna nelle sue
relazioni (la
prima delle quali risale ancora al mese di dicembre 2007... ma solo oggi fa
"scalpore"), fa ben capire che nel 3% figurano molti casi di eccellenza che
dimostrano proprio quanto l'inapplicabilità dei requisiti sia una leggenda
metropolitana.

Tra i casi citati dal dott. De Vanna vi sono oltre 150 scuole della
Lombardia che - autonomamente e senza necessità di stanziamenti statali -
hanno avviato
dei processi per sviluppare/convertire i siti dei propri istituti alla
conformità dei requisiti tecnici. Cosa significa? Significa che degli
insegnanti
(quindi non propriamente dei tecnici specializzati o, come si definiscono
alcuni, dei "professionisti") hanno investito del loro tempo per
documentarsi,
confrontarsi e quindi sviluppare siti Web conformi ai requisiti,
incontrandosi e scambiandosi informazioni tramite il progetto
Porte aperte sul Web
. Se questo non è sufficiente a dimostrare la teoria per cui l'applicazione
dei requisiti non è una cosa "per pochi eletti", basti solo ricordare che
ciò
che richiama la legge è una raccomandazione del 1999 (del secolo scorso) che
richiede di usare in modo corretto elementi ed attributi di linguaggi come
HTML e XHTML presenti da oltre 10 anni: chi si vuol definire professionista
e ad oggi non sa (o non vuol sapere) che per impaginare dei contenuti vanno
seguite delle regole, più che professionista può definirsi un "webbista" e -
come tale - non può certo proporsi per fornire servizi a realtà come le
Pubbliche
Amministrazioni che, per legge, devono fornire servizi fruibili da tutti,
indipendentemente dalle disabilità a cui possono essere soggetti alcuni
utenti.
Per aiutare la crescita dei "webbisti" (o dei professionisti volonterosi),
oltre a liste tecniche di discussione gratuite (
http://itlists.org
), è stato reso disponibile anche un manuale.

Personalmente, dopo aver scritto il manuale di applicazione della legge
4/2004 (con prefazione dell'allora Ministro Lucio Stanca), ho ritenuto utile
rilasciarlo
gratuitamente a disposizione
nel sito del CNIPA
, onde evitare le infinite discussioni su liste e forum sulla corretta
interpretazione per l'applicazione dei requisiti: il manuale c'è, è quindi
scaricabile,
fruibile ed è il riferimento anche per chi effettua le verifiche tecniche.
Tramite
Webaccessibile.org
, la risorsa di IWA ITALY per l'accessibilità del Web, sono inoltre
disponibili degli strumenti gratuiti di ausilio (citati dallo stesso Antonio
De Vanna
ai recenti convegni) per la valutazione dei requisiti, tra cui
la barra dell'accessibilità.

Rileggendo gli ultimi paragrafi, è ben chiaro che è tutto disponibile
gratuitamente, senza alcun costo per lo sviluppatore: l'unico "costo" da
sostenere
è la riconversione dello sviluppatore dal mancato rispetto degli standard al
corretto modo di sviluppare contenuti ed applicazioni per il Web. Spesso
durante
seminari e docenze veniamo in contatto con persone che, purtroppo, non hanno
avuto adeguata formazione nello sviluppo di contenuti tramite linguaggi di
marcatura: è un po' il medesimo problema che si trova quando si chiede
quanti sanno formattare correttamente i titoli e - in generale - il
documento con
i programmi di word processing...

Vorrei quindi concludere questa prima parte della lettera ribadendo per
l'ennesima volta che applicare i requisiti di legge non è una cosa riservata
a
pochi eletti ma è una serie di piccole regole applicabili da chiunque ne
comprenda le motivazioni e le modalità di implementazione. Chi non riesce
e/o
non vuole applicarle spesso estrae dal cilindro la scusa della difficoltà o
della particolare onerosità: in questo caso consigliamo sempre alle P.A. di
cambiare fornitore in quanto inadeguato alle esigenze di garantire l'accesso
a tutti i cittadini.

Tra le altre critiche che sorgono in questi giorni vi è il mancato
adeguamento della legge ai nuovi "standard", quali il cosiddetto "Web 2.0".
È doveroso
fare una premessa secondo cui il "Web 2.0" non è altro che un termine
commerciale per vendere qualcosa di vecchio come fosse novità anche alle
stesse P.A..
Vorrei ricordare ad esempio che AJAX non è altro che la combinazione di
Javascript con chiamate tramite oggetto
XMLHTTPRequest
 disponibile già da Microsoft Internet Explorer 5.0, quindi nulla di nuovo a
livello di "tecnologia". È pur vero che l'attuale normativa (basata sulle
uniche
raccomandazioni internazionali ritenute "stabili" dalla stessa UE) pone un
vincolo all'uso di script: il requisito 15, difatti, prevede che la pagina
deve
essere fruibile anche in assenza di script. Questo, in alcuni casi, è
possibile farlo anche per applicazioni AJAX-based in quanto un buon
sviluppatore
AJAX sa che deve pensare all'uso di AJAX all'interno dell'applicazione ma
deve applicarlo alla fine, ovvero deve comunque garantire l'utilizzo
dell'applicazione
anche in mancanza di AJAX.

Il Web evolve, e col Web evolvono anche le specifiche: stiamo difatti
sviluppando all'interno del W3C le future raccomandazioni per il Web tra cui
le
WCAG 2.0
 per l'accessibilità dei contenuti e le
ATAG 2.0
 per l'accessibilità delle applicazioni che generano contenuti per il Web.
Le WCAG 2.0 porteranno, tra le novità, la possibilità di utilizzare
tecnologie
"accessibility supported", ovvero una serie di tecnologie (HTML, CSS,
Javascript) dichiarate direttamente accessibili da utenti con tecnologie
assistive,
supportate dai browser più comuni in modo nativo e/o tramite plug-in. Questo
significa che le WCAG 2.0 rimuoveranno il limite del requisito 15 ma
chiederanno
allo sviluppatore di garantire direttamente l'accessibilità degli script e
degli oggetti di programmazione. Non sarà quindi sufficiente, ad esempio,
inserire
una mappa di Google o un widget di Flickr/YouTube nel sito della P.A. ma si
dovrà "potenziare" l'oggetto inserendo delle funzionalità che consentiranno
- per ogni elemento presente - l'identificazione del ruolo, dello stato e
delle proprietà (ovvero, quanto richiesto dalla nascente specifica WAI-ARIA
del
W3C).

Pertanto consigliamo già da oggi di documentarsi su come produrre
applicazioni accessibili: personalmente ho prodotto
un libro
 a cui hanno partecipato esperti internazionali del settore e, per chi vuole
essere all'avanguardia, consiglio di studiarsi i nuovi frame work
accessibili.

Allo sviluppo di queste specifiche partecipano, come unici italiani, i soci
IWA che nella fase di adeguamento della 4/2004 potranno portare il loro
attivo
contributo nello sviluppo di requisiti basati sui nuovi standard. Anche
l'ISO si sta muovendo nello sviluppo di nuove norme per le interfacce Web
(ISO
9241-151) ed anche in questo caso i soci IWA partecipano attivamente alla
definizione di tali norme tecniche. Ci tengo a precisare che chiunque,
all'interno
di IWA, può partecipare a queste attività sapendo bene che richiedono tempo
(audio conferenze settimanali, discussioni in liste tecniche, ecc. ecc.) e
non prevedono compensi. Lo stesso W3C sta riconoscendo le potenzialità di
italiani e questo ha portato alla nascita di una nostra divisione (IWA Labs)
dedicata alla sperimentazione delle future specifiche: stiamo testando
soluzioni per XHTML 2, per SMIL 3.0, WAI-ARIA e vediamo come sia possibile
effettivamente
garantire maggior solidità ed accessibilità alle applicazioni Web.

Riguardo all'adeguamento normativo italiano, ricordando che siamo legati
all'art. 12 della legge 4/2004:

virgolettato
1.Il regolamento di cui all'articolo 10 e il decreto di cui all'articolo 11
sono emanati osservando le linee guida indicate nelle comunicazioni, nelle
raccomandazioni
e nelle direttive sull'accessibilità dell'Unione europea, nonché nelle
normative internazionalmente riconosciute e tenendo conto degli indirizzi
forniti
dagli organismi pubblici e privati, anche internazionali, operanti nel
settore.
2.Il decreto di cui all'articolo 11 è periodicamente aggiornato, con la
medesima procedura, per il tempestivo recepimento delle modifiche delle
normative
di cui al comma 1 e delle innovazioni tecnologiche nel frattempo
intervenute.
fine virgolettato

Chi si occupa di aggiornare il decreto con i requisiti? Il Ministro per
l'Innovazione e le tecnologie che, nella definizione dei primi requisiti,
affidò
lo sviluppo alla "Commissione interministeriale permanente per l'impiego
delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione a favore delle
categorie
deboli o svantaggiate" presieduta dal Prof. Pierluigi Ridolfi che, nel 2003,
costituì una
segreteria tecnico-scientifica
 coordinata dal dott. Antonio De Vanna ed alla quale parteciparono
rappresentanze di associazioni di produttori di hardware e software,
associazioni di
disabili ed associazioni di sviluppatori esperti di accessibilità. La
segreteria tecnico-scientifica avviò una serie di gruppi di lavoro,
arrivando alla
predisposizione dei requisiti tecnici tra cui i requisiti per i siti
Internet, pubblicati (cosa mai successa in precedenza) nelle bozze di lavoro
per raccogliere
commenti dal mondo degli sviluppatori.

Successivamente, viste anche le fasi di mancata applicazione della legge
legate all'idea secondo cui in mancanza di un contratto non vi sono obblighi
per
le P.A., come IWA abbiamo scritto
nel novembre 2006
 una lettera al Ministro Nicolais, ai sottosegretari Magnolfi e Scanu e alla
Commissione Trasporti della Camera sollecitando la discussione del
progetto di legge 1226 Campa-Palmieri II
, depositato tra l'altro già dal 31 luglio 2006,lettera che ad oggi non ha
avuto alcuna risposta.

Ulteriore nota negativa è legata al fatto che l'attività della commissione
interministeriale permanente (e quindi della Segreteria) è rimasta ferma per
oltre due anni: solo verso la fine del 2007 il Ministro Nicolais tramite un
Decreto rimuoveva la commissione interministeriale permanente a favore di
una
commissione ministeriale la cui durata era limitata alla legislatura. La
commissione fu riassegnata con presidenza a Pierluigi Ridolfi e con la
Segreteria
tecnica assegnata ad Antonio De Vanna: sfortuna volle che la segreteria
riuscì ad effettuare una sola riunione in cui chiaramente si intendeva
analizzare
l'attuale situazione per adeguare i requisiti tecnici ai nuovi standard -
non appena questi saranno disponibili.

Ora si è quindi in attesa della ricostituzione della Commissione (auspicando
ad un ritorno alla Commissione Interministeriale) e con la costituzione di
una Segreteria tecnica che - a mio avviso - dovrebbe non dipendere dalla
durata della legislatura ma dovrebbe garantire un costante monitoraggio
delle
norme e raccomandazioni al fine di poter agevolmente fornire al Ministro
competente delle proposte di adeguamento delle cosiddette regole tecniche.

I tempi quindi sono maturi per iniziare a discutere di WCAG 2.0, ATAG 2.0,
WAI-ARIA ed ISO 9241-151 magari predisponendo una versione transitoria dei
requisiti
per garantire un tempo utile di adeguamento sia agli sviluppatori che alle
P.A. La mia idea è quella di proporre inizialmente la sostituzione del
requisito
15 con un requisito di chiara ispirazione alle WCAG 2.0, in particolar modo
al criterio di successo 4.1.2:
4.1.2. Nome, ruolo, valore. Per tutti i componenti presenti nell'interfaccia
utente come: il nome, il ruolo, gli stati, le proprietà e i valori di
programmazione
possono essere determinati programmaticamente mentre gli stati, le
proprietà, ed i valori che anche l'utente è in grado di impostare, possono
anche essere
stabiliti in modo programmatico. Qualsiasi notifica delle modifiche a questi
elementi è disponibile ai programmi utente, tra cui le tecnologie assistive.

In questo modo si chiede quindi allo sviluppatore di usare in modo corretto
le nuove tecnologie "Web 2.0", garantendo alla tecnologia assistiva di
comprendere
il ruolo di elementi che, per definizione, non sono oggetti attivi (esempio:
elementi "div" o "span" utilizzati per simulare menu a tendina, checkbox,
ecc. ecc.) e soprattutto di comprendere eventuali azioni/modifiche di
contenuto generate in modo dinamico (esempio: notifica di invio e-mail
tramite AJAX,
ecc.).

IWA ha attivato un gruppo di lavoro (aperto a tutti gli associati) nel
progetto IWA LABS con lo scopo di lavorare già alla predisposizione di una
bozza
di requisiti tecnici basati sulle versioni "2.0" delle linee guida del
progetto WAI del W3C, con finalità di predisporre un documento che sarà
presentato
come base di discussione alla prima riunione utile della futura segreteria
tecnico-scientifica a cui IWA parteciperà, come in precedenza, come
associazione
degli sviluppatori esperti di accessibilità (tra i quali, ricordo, figurano
gli unici italiani che stanno sviluppando le raccomandazioni W3C-WAI).

Sperando che quanto detto sopra possa chiarire anche ai Vostri lettori che
la mancata applicazione della normativa non è legata all'inefficienza della
legge 4/2004 ma va ricercata all'interno di altre problematiche dirigenziali
e tecniche all'interno delle P.A., cordiali saluti.

Roberto Scano
Presidente
IWA ITALY
roberto scano su osi
Come ho già avuto modo di dire anche sul forum di P.I. , il titolo non è
corretto in quanto nella stessa lettera si fa riferimento alle proposte di
modifica alla 4/2004.