- presentazione del sito
- Registrazione
- Eventi, mostre, convegni ed iniziative segnalate dalle aziende
- Recensioni ed articoli
- Le Mailing Lists
- La rivista Pc Ciechi
- Wiki
- Chi siamo
- Donazioni
- Un progetto degno di nota: Wintalbra
- Come navigare in questo sito
- rss
- Bancomat Accessibili sul territorio nazionale
- Contattaci
- I sostenitori di SpazioAusili
IMPIANTATO PER LA PRIMA VOLTA OCCHIO BIONICO
FONTE:
cinque articoli a decorrere dal 22\04\2008
http://notizie.alice.it/notizie/scienze_e_tecnologie/2008/04_aprile/21/g...
Ed ora, un po' di pubblicità
:E' in grado di ripristinare livello base visione
postato 20 ore fa da APCOM
Roma, 21 apr. (Apcom) - Impiantato per la prima volta un "occhio bionico" in due pazienti inglesi, malati di retinite pigmentosa, una malattia ereditaria
che colpisce la retina. La speranza dei medici è che questa prima sperimentazione terapeutica si riveli valida e riesca da dare speranza a chi ha perso
la vista a causa di questa patologia. L'occhio bionico impiantato una settimana fa da Lyndon da Cruz, si chiama Argus II e lavora attraverso una telecamera
che trasmette un segnale radio ad un sottilissimo ricevitore e ad una piccola lastra elettronica impiantati nell'occhio e attaccati alla retina. Gli elettrodi
stimolano quanto rimane dei nervi della retina permettendo al segnale di passare lungo il nervo ottico e di raggiungere il cervello.
L'occhio bionico, impiantato al Moorfield Eye Hospital di Londra è stato sviluppato da una società americana, Second Sight, e secondo i ricercatori, il
dispositivo è in grado di ripristinare un livello base di visione. Ma, comprensibilmente, c'è ancora molta cautela su questa nuova tecnica.
La sperimentazione ha lo scopo di aiutare a vedere di nuovo le persone che hanno perso la vista a causa della retinite pigmentosa, una malattia lunga a
carattere progressivo che insorge generalmente durante l'infanzia e che in Gran Bretagna colpisce, secondo quanto riferisce BBC News dai 20mila ai 25mila
individui.
Non è certo se i due pazienti, sui quali è stata sperimentata la tecnica, riusciranno a vedere di nuovo: qualora l'esito fosse positivo, dicono i medici,
consisterà, almeno per ora, nel distinguere contorni di luce ed ombre. Ma i dottori sono ottimisti, in fondo sono solo i primi approcci.
Lyndon da Cruz, che ha eseguito l'operazione è entusiasta di questa tecnica e di come è andata l'operazione. "Il dispositivo è stato impiantato con successo
in tutte e due i pazienti che ora si stanno riprendendo bene".
Anche David Head, British Retinitis Pigmentosa Society, è soddisfatto del lavoro compiuto, e confida molto nel successo di questa nuova "terapia" l'unica
speranza, ha detto, insieme alla ricerca sulle cellule staminali, per i malati di retinite pigmentosa.
http://notizie.alice.it/notizie/scienze_e_tecnologie/2008/04_aprile/21/g...
***
Londra, impiantato l'occhio bionico: speranze per i ciechi
23-04-2008
La Nuova Venezia
LONDRA. In Gran Bretagna due pazienti sulla cinquantina completamente ciechi hanno riacquistato un uso parziale della vista grazie ad una pionieristica
operazione chirurgica che ha permesso di impiantare una retina artificiale, prontamente ribattezzata «occhio bionico».
Gli interventi, senza precedenti nel Regno Unito, sono stati effettuati al Moorfields Eye Hospital di Londra e rientrano in un programma sperimentale di
tre anni che prevede di impiantare'occhi bionici' a quindici ciechi negli Stati Uniti, in Europa e Messico.
Se il bilancio del programma sarà positivo la nuova, avveniristica tecnica potrebbe diventare di routine dopo il 2010. I due ciechi operati a Londra soffrono
di una malattia ereditaria, la retinite pigmentosa, che distrugge progressivamente le cellule dell'occhio sensibili alla luce.
L'intervento (di circa 3 ore, per un costo pari a circa 19.000 euro) dovrebbe renderli in grado di vedere in bianco e nero semplici oggetti e di potersi
quindi muovere senza avere più bisogno di qualcuno.
I chirughi-oculisti del Moorfields Eye Hospital hanno vinto la cecità impiantando nella retina al fondo dell'occhio una barretta metallica fitta di elettrodi
che trasmettono al nervo ottico gli impulsi visivi catturati da mini-camere montate su uno speciale paio d'occhiali.
Il congegno (chiamato Argus II Retinal Implant) è stato sviluppato negli Stati Uniti dalla società'Second Sight' ed è un modello superiore (avendo 60 invece
di 16 elettrodi) rispetto ad un prototipo installato per la prima volta dentro un occhio umano nel 2002. Adesso già si lavora ad un occhio bionico ancora
più potente e perfezionato, con mille elettrodi.
In Gran Bretagna le operazioni sui due pazienti senza più il dono della vista sono state compiute la settimana scorsa.
Secondo i medici ci vorranno alcuni mesi prima che le due persone imparino ad usare al meglio i nuovi «occhi bionici», ancora molto primitivi rispetto
alle capacità dell'occhio naturale.
A detta di Greg Cosendai, rappresentante di Second Sight in Europa, dovrebbero ricevere abbastanza informazione per poter leggere anche se non si può dare
per scontato che sapranno farlo.
***
da punto informatico
Locchio bionico ci vede
23-04-2008
Punto Informatico
Roma - I medici dell'ospedale Moorfields Eye, a Londra, hanno impiantato in due pazienti totalmente ciechi un microchip che ha permesso loro di riacquistare
parzialmente la vista. Dopo svariate ricerche e sperimentazioni, l'occhio bionico approda così negli ospedali per l'impianto nei soggetti volontari.
Il dispositivo è realizzato della società americana Second Sight e prevede l'installazione di un chip sul fondo della retina di quelle persone che hanno
perso la vista a causa di malattie degenerative come la retinite pigmentosa: il chip è dotato di elettrodi sensibili ai segnali inviati da una piccola
videocamera montata su un paio di occhiali, ed è connesso al nervo ottico per l'invio diretto delle informazioni al cervello che si incaricherà della loro
interpretazione.
Il transumanesimo imperfetto del nuovo cyber-occhio prevede poi che la suddetta cam sia collegata a un apparato montato all'altezza della vita, che la
alimenta e elabora digitalmente le immagini prima di inviarle al chip retinico.
I risultati fatti registrare dall'impianto appaiono molto incoraggianti: i due uomini sulla cinquantina operati nel nosocomio londinese erano affetti proprio
da retinite pigmentosa, incapacitati per questo a vedere, ma dopo l'operazione durata tre ore sono stati in grado di riconoscere semplici oggetti, andare
in giro e muoversi senza la necessità di accompagnamento o di un cane guida.
Il chip impiantato non è ancora in grado di replicare fedelmente lo straordinario lavoro caratteristico della retina umana, limitandosi attualmente a restituire
immagini su una griglia di elettrodi di 10x6. Un risultato che è comunque migliore di quello del prototipo, impiantato già a partire del 2002, con una
griglia di elettrodi di 4x4. Oltre ai due uomini inglesi, la sperimentazione del sistema di Second Sight interesserà altri tredici pazienti sparsi negli
Stati Uniti, in Europa e in Messico.
Secondo il parere dei medici, l'adattamento del soggetto all'impianto dovrebbe durare alcuni mesi, periodo dopo il quale il dispositivo dovrebbe dispiegare
tutti i propri effetti positivi sulla vista e la qualità di vita generale del paziente.
Non mancano le testimonianze a riguardo: Linda Morfoot, californiana di 64 anni a cui hanno diagnosticato la retinite pigmentosa a 21 anni, è divenuta
quasi completamente cieca verso i 50; dopo l'impianto di un chip a 16 elettrodi nel 2004, ha ricominciato una nuova vita. "Posso tirare a canestro con
mio nipote, posso camminare su un marciapiede. Posso trovare la porta per uscire da una stanza, e posso vedere mia nipote che danza sulla scena" dice Morfoot.
L'impianto del cyber-occhio le ha permesso di osservare la statua della libertà a New York e le luci della notte parigina dall'alto della Torre Eiffel.
Sensazioni e visioni che l'hanno fatta sentire "più connessa a quello che c'è intorno a me".
Alfonso Maruccia
***
da tuttoscienze de la stampa
L'occhio che ridà la vista ai ciechi
images/busta_scritta
"Così si distinguono gli oggetti e in futuro si riconosceranno i volti"
MARIA CHIARA BONAZZI
L'occhio bionico di seconda generazione è appena stato impiantato per la
prima volta in Europa, nell'ambito di una sperimentazione internazionale
molto
promettente. Stavolta sono ben 60 gli elettrodi fotosensibili della protesi
artificiale trasferita con successo sulla retina di due pazienti del
Moorfields
Eye Hospital di Londra: si tratta di un bel balzo in avanti della tecnologia
rispetto agli originali 16, che permettevano soltanto di distinguere
vagamente
i contorni degli oggetti a chi aveva perduto la vista per una malattia come
la retinite pigmentosa o la degenerazione maculare.
Questa è la seconda versione del sistema sviluppato da un gruppo di
scienziati californiani e ora conosciuto come impianto retinale «Argus II».
Ma è già
in cantiere una versione rivoluzionaria della medesima retina artificiale,
che sarebbe dotata di un migliaio di elettrodi e permetterebbe a chi la
porta
di riconoscere la fisionomia altrui. Il sistema attuale, primo nel suo
genere, incorpora una videocamera in un paio di occhiali scuri. Le immagini
sono
convertite in segnali elettrici, che sono trasmessi senza fili alla protesi
retinale, i cui elettrodi li decodificano, creando una pur rudimentale
immagine
in bianco e nero, che arriva al cervello correndo lungo il nervo ottico.
Questa immagine è costruita come una serie di pixel bianchi e neri, che
corrispondono
agli elettrodi stimolati, e permette al paziente di riconoscere movimento,
luce e ombra.
Una paziente americana di nome Linda Moorfoot, ammalata di retinite
pigmentosa e totalmente cieca da una ventina d'anni, è entusiasta: ora è in
grado di
vedere approssimativamente il mondo sotto forma di blocchi di luce e ombra.
«Quando vado alla partita di hockey dei nipotini - dice con entusiasmo -
vedo
la direzione in cui si muove il gioco e sono in grado di vedere la mia
nipotina che danza sul palcoscenico. E' meraviglioso». E dire che la sua
retina
artificiale contiene soltanto 16 elettrodi: corrisponde cioè alla prima
versione del modello, quella che risale al 2002.
La seconda, appena impiantata sui due anonimi pazienti inglesi, è molto più
sofisticata. Spiega Mark Humayun, professore di oftalmologia e ingegneria
biomedica
presso il Doheny Eye Institute di Los Angeles, che ha sviluppato questa
tecnologia: «La videocamera è piccolissima e a bassissimo voltaggio, per cui
siamo
riusciti a impiantarla nell'occhio e ad accoppiare i movimenti dell'occhio
alla posizione della videocamera stessa. Il cervello fornisce le
informazioni
mancanti ed è tutto un fiorire di prospettive nuove. Spero che in un periodo
compreso fra i tre e i cinque anni riusciremo a mettere a punto una
tecnologia
molto più avanzata».
Al momento la protesi retinale non è ancora in grado di elaborare
direttamente la luce che arriva alla retina attraverso la lente. Il prossimo
traguardo
consiste quindi nella realizzazione di una telecamera dalle dimensioni di un
pisello, che si spera possa essere inserita direttamente nei tessuti dell'occhio.
Ma questa tecnologia, almeno per il momento, non può ridare la vista a chi l'ha
perduta per un grave danno al nervo ottico, causato per esempio da un
glaucoma
oppure da un ictus.
Lyndon da Cruz, lo specialista che ha effettuato gli interventi chirurgici
all'ospedale oftalmico di Londra, dice: «Il Moorfields Hospital è fiero di
essere
uno dei soli tre centri in Europa che sono stati scelti per l'applicazione
di questa entusiasmante tecnologia. L'intervento è riuscito e i pazienti si
stanno riprendendo bene. E' veramente speciale far parte di un programma
totalmente nuovo, destinato a pazienti che altrimenti non avrebbero avuto
nessuna
speranza di riacquistare la vista».
Comunque, il dottor John Marshall, del Saint Thomas Hospital di Londra e
della «British Retinitis Pigmentosa Society», avverte che, sebbene «questi
impianti
siano un'ottima notizia, la gente non deve farsi l'idea che questo sistema
diventerà presto un sistema di routine per curare la cecità. Abbiamo infatti
ancora tantissimo da imparare».
+
L'occhio bionico per tornare a vedere
***
da superabile
Argus II, l'occhio bionico: successo a Londra per il nuovo prototipo di protesi retinale
26-04-2008
SuperAbile.it
Una nuova tecnologia destinata a coloro che sono rimasti ciechi a causa della retinite pigmentosa promette un miglioramento della qualità della vita. Ma
per il dottor Marshall, del Saint Thomas Hospital di Londra, sebbene sia stato fatto un enorme passo in avanti si è ancora molto lontani dalla sconfitta
definitiva della cecità
ROMA - Lo chiamano occhio bionico di seconda generazione ma il suo nome è Argus II. Questa seconda versione di protesi retinale, sviluppata da un gruppo
di scienziati californiani, è stata impiantata per la prima volta su due pazienti completamenti ciechi all'ospedale oftalmico Moorfields Hospital, pochi
giorni fa. Secondo i medici, Argus II permetterebbe di distinguere movimenti, contorni degli oggetti, luci e ombre, consentendo finalmente ai non vedenti
di potersi muovere autonomamente.
La nuova tecnologia è destinata a coloro che sono rimasti ciechi a causa della retinite pigmentosa, una malattia ereditaria, che distrugge progressivamente
le cellule dell'occhio sensibili alla luce, normalmente diagnosticata fin da bambini. L'operazione chirurgica consiste nell'impianto di una sottile placca
di metallo, guarnita di elettrodi, nel retro dell'occhio. I pazienti vengono poi dotati di un paio di speciali occhiali scuri in cui è stata inserita una
minuscola videocamera che rimanda le immagini catturate agli elettrodi della protesi retinale, connessi a loro volta al nervo ottico celebrale, che li
decodificano riproducendo in maniera rudimentale l'ambiente circostante. Il paziente deve portare con sé, appesa al fianco, una minuscola strumentazione
che alimenta la videocamera e analizza le immagini.
La novità sostanziale è che gli elettrodi fotosensibili sono sessanta rispetto ai sedici della prima versione di Argus, che iniziò ad essere impiantata
nel 2002 in America con ottimi risultati. Al momento la protesi non è in grado di elaborare direttamente la luce che arriva alla retina attraverso la lente
ma si sta già lavorando affinché si possa realizzare una telecamera più piccola da inserire direttamente nei tessuti dell'occhio, mentre in California
gli scienziati stanno progettando una versione con mille elettrodi, che dovrebbe permettere di riconoscere i volti delle persone; in Germania una a 400
è già in via di sperimentazione.
L'operazione rientra in un programma sperimentale di tre anni che prevede di impiantare a quindici ciechi negli Stati Uniti, in Europa e Messico le nuove
protesi retinali. Se il bilancio sarà positivo si stima che questi interventi possano diventare di routine dopo il 2010. Mark Humayun, professore di oftalmologia
e ingegneria biomedica presso il Doheny Eye Institute di Los Angeles, che ha sviluppato la nuova versione di Argus, precisa che questa tecnologia, almeno
per ora, non può ridare la vista a chi l'ha perduta per un grave danno al nervo ottico, causato da un glaucoma o da un ictus.
(Aneta Carreri)