articolo con commento introduttivo di donato taddei su lista vista 20\05\2008, h. 11.02.
Francesco si chiedeva se fosse appropriato misurare l'integrazione in
termini di inserimento allavoro, stante globalizzazione, delocalizzazione,
precarizzazione e simili parolacce.
Avrà per certi versi pure ragione ma Una cosaq è certa: se sono veri i
dati proposti in questa ricerca promossa da Asphi e politecnico di Milano,
illustrata nel sottostante articolo, la situazione è assolutamente desolante
e quindi conferma ilconcetto che esprimo da tempo circa il sostanziale
arretramento della condizione dei disabili nonostante la maggiore
sensibilità al problema, le maggiori risorse a ciò destinate, e questo
dimostra la totale inadeguatezza delle associazioni.
Qua si dice che nelle aziende considerate solo il 4% dei lavoratori è
disabile, di cui il 90% disabili motori e che solo nel 25% dei casi essi
sono muniti di tecnologie assistive.
Si dice pure che il 97% degli addetti alle risorse umane considera
l'assunzione del disabile un mero adempimento di obblighi di legge, più o
meno umanitario, mentre solo il restante 3% crede nel merito e nelle
competenze.
Che ne dite?
Don
PressVisione anno VII / n. 347
Accesso alle tecnologie aziendali, un problema ''dissolto''
19-05-2008
Redattore Sociale
Indagine dell'Osservatorio Ict su 97 responsabili delle risorse umane, 68
responsabili dei sistemi informativi e 1060 piccole e medie imprese. La
disabilità del personale delle aziende-campione è nel 90% dei casi fisica
MILANO - Le persone disabili che lavorano nelle aziende italiane possono
accedere senza problemi alle tecnologie per l'informazione e la
comunicazione?Una ricerca promossa dall"Osservatorio "Ict Accessibile e
Disabilità", costituito da Fondazione Asphi Onlus, Ict Institute e School of
Management del Politecnico di Milano, chiarisce che le imprese, se assumono
persone disabili, tendono a destinarle a compiti che non compromettono
l'utilizzo delle tecnologie informatiche aziendali o fanno svolgere loro
delle mansioni in cui non è necessario conoscere queste tecnologie. Il
ricercatore della School of Management Andrea Rangone, illustrando la
ricerca durante un convegno svoltosi oggi al Politecnico, ha osservato che
il problema dell'accesso dei disabili alle tecnologie aziendali non è stato
risolto, ma piuttosto "dissolto". In questo caso, un'ICT pervasiva non ha
promosso l'inclusione, ma l'esclusione, in ambito lavorativo, di un "pezzo"
importante di società».
L'indagine, compiuta tra il 2007 e il 2008, ha coinvolto 97 responsabili
delle risorse umane, 68 responsabili dei sistemi informativi e 1060 piccole
e medie imprese. Il numero di persone con disabilità nelle aziende-campione
rappresenta in media circa il 4% del totale dei dipendenti. Prevalgono i
casi di disabilità fisica (90%) rispetto a quelli con disabilità visiva
(2%), uditiva (6%) e intellettiva (2%). I lavoratori disabili ricoprono in
prevalenza funzioni di supporto. Molti lavorano anche nei call
center/customer service. Più raro l'utilizzo nei settori
operations/logistica e marketing/commerciale. Nella scala gerarchica, il
ruolo ricoperto nella stragrande maggioranza dei casi è quello
dell'impiegato, ma vi sono anche dei quadri (in quasi un terzo delle
aziende) e dei dirigenti (nel 5% delle imprese-campione).
I responsabili delle Risorse Umane spiegano l'assunzione di dipendenti con
disabilità sempre con la necessità di adempiere un obbligo previsto dalla
legge, qualcuno aggiunge anche il desiderio di agire con responsabilità
sociale. Solo il 3% dei responsabili RU motiva l'assunzione esclusivamente a
causa delle capacità del candidato. Il ricorso agli incentivi previsti dallo
Stato per l'assunzione di disabili è stato rilevato raramente. Gli obiettivi
della legge 68/1999, che mira a "valorizzare le abilità residue e le
potenzialità inespresse dei dipendenti con disabilità", evidenziandone il
passaggio "da obbligo a risorsa attiva", sembrano ancora non essere stati
raggiunti.
Ma chi gestisce più spesso il personale con disabilità? Nella maggior parte
dei casi, sono direttamente le "Risorse Umane", magari insieme ai diretti
superiori. Il coinvolgimento dei responsabili della funzione ICT è modesto
(6%), evidenziando nelle aziende-campione una limitata attenzione
all'accessibilità delle applicazioni ICT da parte dei dipendenti disabili.
La reale accessibilità degli strumenti informatici da parte dei disabili è
condizionata da due fattori: la presenza di ausili tecnologici adeguati che
permettano di utilizzare il personal computer e il cellulare per accedere
alle applicazioni dei sistemi informativi; la progettazione delle
applicazioni informatiche tenendo presente le necessità delle persone con
disabilità. L'indagine ha evidenziato che solo nel 25% dei casi sono
presenti in azienda tecnologie "assistive" per computer e quelle per
cellulare sono praticamente assenti (3% dei casi). Le prime, quando sono
presenti, vengono in aiuto soprattutto ai dipendenti con disabilità visiva.
(Sandra Tognarini)