Salta al contenuto principale

a qualcuno i torrent dei libri non piacciono!

da punto informatico del 03\07\2008

Alfonso Maruccia

Ed ora, un po' di pubblicità

:

Roma - Parli di BitTorrent nelle università e subito
viene alla mente
il download di brani in formato MP3, immagini ISO di videogame con crack
incorporato e il rip in alta definizione dell'ultima novità uscita su
Blu-ray
Disc. Ma la condivisione su torrent significa anche contenuti testuali,
libri, manuali, testi di studio e quant'altro possa essere digitalizzato
con
un
(bel) po' di pazienza e uno scanner veloce a propria disposizione.
>
Una realtà
finora di secondo piano nell'ambito della condivisione via P2P di
contenuti
e opere d'ingegno negli States come altrove, ma che emerge grazie
all'operato
di portali come
Textbook Torrents
, che fa appunto dello sharing di cultura e manualistica il suo interesse
privilegiato, invitando tutti ad acquistare un testo non presente in
archivio
e a metterlo online.
>
Uno sforzo non indifferente, che infatti tende a non rappresentare una
minaccia particolarmente sentita da parte dei detentori del copyright sui
testi
disponibili per il download: nel peggiore dei casi, come successo appunto
a
Textbook Torrents nel caso dei libri dell'editore accademico Pearson
Education,
il sito riceve una richiesta di "takedown" dei contenuti la cui
accettazione
fa contento il publisher e mette al riparo da attacchi legali in
tribunale.
>
Ma la cultura dello sharing negli States non viaggia solo su torrent, come
dimostra l'altrettanto importante esempio di
Scribd
: un'ampia scelta di testi di ogni genere e provenienza, milioni di opere
visualizzate al mese e una capacità di storage definita "illimitata" in
homepage
con tanto di supporto ai formati di documenti più diffusi come Word, Excel
e
PDF ne fanno una fonte ideale di cultura condivisa difficile da
controllare
in ogni sua maglia.
>
La policy di Scribd descrive un comportamento molto più duro di quello di
Textbook Torrents nei confronti dell'infrazione di copyright, con la
promessa
di cancellare i testi potenzialmente riprodotti "illegalmente", senza
nemmeno la necessità di una richiesta specifica da parte degli aventi
diritto e il
ban permanente di quegli utenti recidivi nella pratica di condivisione non
autorizzata.
>
Non che, a conti fatti, una policy del genere serva a qualcosa: come
dimostra una veloce ricerca delle
opere fumettare
targate Marvel tanto care alla cultura americana, quei contenuti che non
dovrebbero esserci in effetti ci sono e proliferano in varie forme e
dimensioni.
>
La disponibilità crescente di contenuti testuali o comunque tipici della
carta stampata in forme digitali potrebbe infine aumentare la sensibilità
dei
detentori del copyright nei confronti del problema. E a quel punto, oltre
che di
accesso garantito alla cultura
si aprirebbe la via a
un nuovo fronte
dello scontro infinito tra industria e utenti.