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Eyetrack

articolo di punto informatico del 24\06\2008,commentato da opposti punti di vista.

giuseppe di grande

Ed ora, un po' di pubblicità

:

Due parole:
l'articolo è molto interessante. Da sviluppatore mi entusiasma, da cieco mi
terrorizza. Il sistema in futuro potrebbe essere un valido sostituto per le
periferiche di puntamento. Da parte di un cieco, che non vede cosa puntare,
presumo che sia del tutto inutilizzabile.
Due cose mi lasciano perplesso: il costo, prima dicono accessibile, poi
parlano di cifre intorno ai 20000 euro. Il sistema operativo, da ciò che
intuisco è del tutto proprietario. Dicono che non c'è una interfaccia per
Windows, che gli applicativi Windows dovrebbero essere ripensati, che il
sistema darebbe buoni vantaggi a tutti, eccetera.
Il sistema va oltre all'uso che nei prossimi anni si avrà con Surface di
Microsoft, sistema per cui penso diverse soluzioni, da approfondire e
ricercare, e se si diffondesse e diventasse di uso generale e veramente
accessibile, come costi, ci taglierebbe proprio fuori, a meno che qualcuno
non ridesse in futuro la vista, in qualche modo, ai ciechi.
Questo sistema è sicuramente ad uno stadio molto avanzato e consolidato,
rispetto al controllo di un computer tramite onde cerebrali. Però spero
vivamente che la ricerca si focalizzi maggiormente su quest'ultimo, poiché
da ciò che immagino lo vedo più conforme per l'utilizzo da parte di tutti,
anche di noi ciechi, rispetto al primo che si basa solo sulla cattura dei
movimenti della testa e binoculari degli occhi.

***

Da Punto Informatico
Interviste
di
Enrico Giancipoli
martedì 24 giugno 2008

Roma - Eye-tracking, i sistemi di misurazione della posizione dell'occhio e
dei
suoi movimenti
proliferano e si sviluppano
offrendo un ventaglio di nuove possibilità a tanti, capaci come sono, e
sempre di
più, di sostituire e aggiungersi ai tradizionali dispositivi di input come
mouse
e tastiera. Sono sistemi avanzati di eye-tracking quelli della
Montford University
di Leicester, di cui, come ricorderanno i lettori di Punto Informatico
si è parlato
nelle scorse settimane: testato in giochi online come World of Warcraft e
Second
Life, riportato anche in
un video
come esempio, l'eye-tracking in ambito videoludico rappresenta un'estensione
sensoriale
a favore dei gamer. Ma la tecnologia nasce in un settore differente: in
quello
medico, per cercare di ovviare ai problemi di chi è impossibilitato nei
movimenti.

una delle versioni di iAbleUna delle due società che produce il dispositivo
PRO-BE
di cui
si è parlato
nei giorni scorsi,
SR-LABS,
ha
realizzato
un'estensione dello stesso: la differenza sta nel fatto che il normale
sistema di
controllo è sostituito da un potente eye-tracker. Niente più pulsanti o
touch-screen.
Solo il movimento dell'occhio. L'eye-tracking è probabilmente la migliore
tecnologia
oggi esistente per permettere ai disabili quelle operazioni più semplici cui
sono
fisicamente impossibilitati. Pensando ad esempio ad un software di
domotica
un disabile può a tutti gli effetti controllare i parametri della propria
casa ed
azionare gli apparecchi elettronici in maniera completamente autonoma
mediante
un software - come quello di SR-LABS e Fimi Philips - che acquisisce ed
esegue
i comandi attraverso l'eye-tracking.

Inoltre è da notare che anche nelle più gravi patologie nervose come la
sclerosi
laterale amiotrofica, il controllo dei muscoli oculari è la funzione più
conservata.
Il più illustre "rappresentante" di questa malattia è sicuramente il fisico
Stephen Hawking,
che tiene oggi lezioni accademiche e contribuisce attivamente all'attività
scientifica
contemporanea seduto sulla propria sedia a rotelle, proprio attraverso un
sistema
di controllo oculare.
1759733/SAP_PS_336x280_Mith_Buster
SR-LABS è leader in Italia per l'eye-tracking. Punto Informatico ha
approfondito
con Paolo Invernizzi, Chief Technology Officer dell'azienda, i dettagli di
questa
tecnologia, riservando un'attenzione particolare all'analisi del
funzionamento
hardware e software.

Punto Informatico: Si parla sempre di più di eye-tracking, eppure non è
certo una
novità...
Paolo Invernizzi: L'eye-tracking ha una lunga storia alle spalle: per oltre
cent'anni
sono state usate le tecniche più svariate per la registrazione e l'analisi
dei
movimenti oculari. La più recente innovazione in questo campo è sicuramente
rappresentata
da apparati in grado di registrare con frequenze elevate (oltre 100 volte al
secondo)
la posizione della testa e occhi, diametro pupillare, e coordinate
dell'oggetto
"guardato" in maniera totalmente non invasiva pur consentendo un movimento
del
capo molto ampio: una telecamera "osserva" il nostro volto e un particolare
software
"stima" questi parametri analizzando l'immagine: noi stessi, fissando gli
occhi
di una persona, siamo in grado, più o meno, di capire "dove e cosa" sta
guardando.

PI: Pensando all'hardware, quali sono le difficoltà principali che si
incontrano
nella realizzazione di dispositivi di eye-tracking?
P.Inv.: Le principali difficoltà hardware per questo particolare segmento di
eye-tracker
risiedono nell'avere una buona immagine dalla camera, illuminata in maniera
ottimale,
che non risenta delle variazioni della luce esterna (ad esempio l'influenza
del
sole), che non disturbi il soggetto durante l'utilizzo, e naturalmente il
tutto
ad un costo accessibile. Ma il vero "cuore" dell'eye-tracker, alla fine, è
il software
che analizza l'immagine e ci "dice" dove stiamo guardando.

PI: Che caratteristiche deve avere questo software? C'è bisogno di
realizzare speciali
algoritmi?
P.Inv.: Le tecniche di base del software sono abbastanza "consolidate",
proprio
perché la tecnologia è decisamente matura. La tecnica maggiormente usata
consiste
nel costruire un modello matematico dell'occhio e nel ricondurre l'immagine
della
camera a quel modello. Ma il diavolo, si sa, sta nei dettagli: solo
ultimamente
questi algoritmi sono stati raffinati al punto tale da "compensare" anche i
movimenti
naturali della nostra testa, senza obbligare all'immobilità il capo con
speciali
mentoniere.
E non dimentichiamo poi che rimane scoperto anche un grande altro aspetto:
cosa
poi fare, in pratica, con questa mole di dati che ci arriva dalla macchina
cento/centoventi
volte al secondo? Qua si inserisce il lavoro e l'innovazione di SR Labs.

PI: Ci sono altri sviluppatori di eye-tracker in Italia oltre voi?
P.Inv.: La nostra specializzazione riguarda lo sviluppo di applicazioni e
progetti
ruotanti intorno al mondo dell'eye-tracking, e non lo sviluppo diretto
dell'hardware.
Personalmente non conosco altre realtà commerciali dedite a ciò.

PI: Che cos'ha il vostro eye-tracker di differente da quelli attualmente in
commercio?
P.Inv.: SR Labs è distributrice per l'Italia degli eye-tracker Tobii
Technologies,
leader mondiale in questo settore. Questi macchinari sono tutti di
nuovissima generazione,
binoculari, ed ad alta velocità. La caratteristica distintiva principale
dell'hardware
risiede sicuramente nella capacità di compensazione dei movimenti del capo,
nell'alta
qualità degli applicativi forniti a corredo, ed in parte sviluppati da noi
appositamente
per la macchina, come iAble.

una delle versioni di iAblePI: Solitamente chi sono i vostri clienti? A chi
fornite
l'eye tracker? Quanto costa?
P.Inv.: Nella maggior parte dei casi, gli acquirenti dell'ausilio
iAble-MyTobii
P10, eye-tracker destinato a persone con disabilità, sono Aziende Sanitarie
Locali.
La procedura più frequente prevede l'acquisto dei dispositivi da parte delle
ASL,
che a loro volta li concedono in comodato d'uso agli utenti finali. Il costo
del
sistema, che include l'hardware, i software e tutti i servizi correlati
all'utilizzo
dell'ausilio, in particolare l'assistenza tecnica online, è inferiore ai
20.000
euro.

PI: I campi di utilizzo dell'eye-tracking sono molteplici. Partiamo da
quello più
sociale: la disabilità. Secondo voi quali vantaggi si possono trarre
nell'utilizzo
di eye-tracker in ambito medico-sanitario?
P.Inv.: L'eye tracker iAble-MyTobii è concepito come un sistema per la
comunicazione
per persone affette da disabilità neuromotorie gravi. Per intenderci, si
tratta
di persone, nella maggior parte dei casi, completamente immobilizzate, a
parte
il movimento oculare, ma con capacità cognitive intatte. Per questi utenti,
iAble-MyTobii
può diventare l'unico mezzo di comunicazione sia con familiari e parenti,
che con
l'ambiente esterno.

PI: Il vostro eye-tracker è stato integrato sulla piattaforma i-Able. Avete
mai
pensato alle applicazioni su sistemi operativi più diffusi come Microsoft
Windows,
Linux o Mac OS X?
P.Inv.: La scelta di realizzare iAble è stata ponderata a lungo. La nostra
filosofia
è creare applicativi costruiti fin dall'inizio per essere utilizzati tramite
eye-tracker.
In fondo lo stesso Windows, o Mac OS X, o KDE/GNOME sono ambienti pensati,
fin
dall'inizio, per essere utilizzati con mouse e tastiera.
È possibile controllare questi ambienti "emulando" il mouse, molti già lo
fanno
e presto anche noi avremo questa opzione, ma a mio giudizio gli applicativi
più
comuni, come email, tastiere, browser, VoIP, word-processor, etc, possono e
devono
essere "ripensati" per l'utilizzo tramite eye-tracker: il vantaggio, in
termini
di comodità di utilizzo, è enorme.
Sono convinto che questa sia la soluzione migliore, ed i numeri ci
confortano: ad
oggi oltre un centinaio di persone in Italia stanno usando le nostre
soluzioni,
e questo ha portato il nostro paese in cima alla classifica mondiale per
questo
tipo di tecnologie assistive. Una conferma di cui andare fieri.

A cura di Enrico "Fr4nk" Giancipoli
paolo graziani

Io non credo che l'interazione tramite touch screen sia il futuro
dell'informatica. Questa tecnologia esiste da tempo, nelle sue varie forme,
ma finora ha trovato applicazioni principalmente nei palmari e nei totem,
dove, per ragioni di dimensioni limitate dell'apparecchio nel primo caso, o
di necessità di difesa dal vandalismo unita a necessità ridotte di
interazione nel secondo, una tastiera e un mouse sarebbero improponibili.

Anche l'eye-tracking non è una invenzione recente ma viene applicata quando
serve.

Sono del parere di Francesco, che pronostica che andrà in pensione scrivendo
ancora su una tastiera qwerty. Io in pensione ci sono già, uso le tastiere
qwerty da una vita e le ho viste cambiare nel tempo, sempre in direzione di
una maggiore complessità di funzioni e di un maggior numero di tasti. La
macchina da scrivere aveva solo i tasti alfanumerici, le prime tastiere per
computer aggiungevano a questi il pad numerico (che fungeva anche da frecce)
e 10 tasti funzione sulla sinistra, poi si sono allargate con i tasti
freccia e home, end, page up/down separati e lo spostamento dei tasti
funzione, diventati 12, allineati in alto. Ora si arricchiscono di altri
tastini abbinabili ai programmi più usati, a rotelle per il volume e lo
scrolling e chissà dove andremo a finire.

Questo significa che, ad onta di nuove tecnologie di interazione, quando si
deve lavorare comodamente ad una scrivania, la gente preferisce usare la
vecchia tastiera alternando questa al mouse, anche questo sempre più
complicato.

Questo non significa che la ricerca non vada avanti in altre direzioni,
comprese le brain interfaces, ma ogni cosa va vista nel giusto posto e nella
giusta prospettiva. Si stanno aprendo nuovi campi di applicazione
dell'informatica, dove il computer si nasconde in oggetti vari e
insospettabili, per cui si va verso "ambienti intelligenti". Uno dei primi
esempi è il telefono: la casalinga di Voghera che ha in mano un telefonino
non si rende conto di avere in mano in realtà un computer più potente di
quello che io avevo sotto la scrivania 10 anni fa.

In questo sfaccettato futuro sorgono necessità di nuove modalità di
interazione, per rispondere a specifiche necessità, senza dubbio
affascinanti, ma senza che vengano superate quelle attuali, che avranno
ancora il loro campo di applicazione.

Dal nostro punto di vista, questa è una fortuna, perché non ci dobbiamo
nascondere che non potremo usare tutto con l'efficienza che desideriamo, per
cui l'esistenza di alternative è una risorsa. Sempre per fortuna
(chiamiamola così) i nostri problemi non sono più ignorati e la legislazione
dei vari paesi e le normative internazionali impongono che lo sviluppo
tecnologico non emargini troppo chi ha problemi fisici, sensoriali o di
altra natura. Si parla molto, e si fa anche qualcosa, sulla e-inclusione.
Abbiamo passato una vita a rincorrere lo sviluppo tecnologico, inventando
soluzioni di accessibilità a posteriori, ma ora si sta lentamente affermando
il "design for all", con il quale chi progetta è indotto a pensare a noi fin
dall'inizio, perciò non è necessario fonderci il cervello per inventare
chissà che cosa.